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Il terapista occupazionale questo sconosciuto

Un lavoro molto concreto e importante, eppure sono pochi che lo svolgono in Italia. Abbiamo incontrato uno di loro, Marco Lodi Pasini, che ci ha raccontato il perché della sua scelta.

Sfruttare al massimo le risorse che la persona può ancora esprimere, fissare obiettivi possibili per raggiungere un pezzo di autonomia in più. A questo e a molto altro si dedica il terapista occupazionale, una figura misconosciuta in Italia ma molto utilizzata ed apprezzata in altri paesi europei. Marco Lodi Pasini ci racconta la sua esperienza e la sua passione per questo lavoro.

 

Cos’è la terapia occupazionale?

La Terapia Occupazionale è una professione sanitaria che ha come scopo il raggiungimento della massima autonomia possibile da parte della persona che ha subito un danno fisico/psichico all’interno di un  percorso/progetto riabilitativo. Il mezzo terapeutico da noi utilizzato è prevalentemente l’attività vera e propria che viene valutata, sperimentata e adattata in base alle esigenze personali e alle capacità del cliente con qualsiasi disabilità e di qualsiasi età.

 

Come lavora il terapista occupazionale?

Lavoriamo in molti ambiti. Il terapista occupazionale stabilisce con il suo “cliente” (e/o con i suoi familiari) gli obiettivi sui quali lavorare. Qualsiasi attività di vita quotidiana risulta essere un ottimo obiettivo riabilitativo se essa è importante per la persona che ho davanti!

 

Nello specifico, di quali ambiti della vita quotidiana si occupa?

Qualche esempio? Lavarsi, cucinare, vestirsi, fare la barba, truccarsi, tornare ad andare al bar, usare il pc, prendere i mezzi pubblici, riuscire a salire macchina, tenere meglio la penna per scrivere, allacciarsi le scarpe, andare a scuola, recarsi al lavoro, fare la spesa... La vita quotidiana comprende tutti gli ambiti! Noi siamo soliti raggruppare tutte queste attività di vita quotidiana (AVQ) in 3 sfere (cura del sé, lavoro/studio, tempo libero), che compongono la giornata di ognuno di noi. Il T.O., grazie alle sue competenze e alle informazioni raccolte dal cliente e dalla sua famiglia, definisce l’obiettivo e propone strategie e ausili per raggiungerlo. Quasi sempre, oltre alle difficoltà personali della persona, vi sono degli “ostacoli ambientali” che rendono difficoltosa l’espressione della massima autonomia negli spazi che ci circondano (barriere architettoniche). Spesso mi trovo quindi a verificare l’aspetto domiciliare e a consigliare modifiche ad personam funzionali allo svolgimento delle attività di vita quotidiana, un esempio è il bagno, elemento sempre problematico/delicato per una persona con disabilità e che ha un forte impatto emotivo e intimo quando questo ambiente diventa un ostacolo alla propria autonomia. L’esperienza mi ha portato a riscontrare frequentemente la situazione di un bagno, apparentemente accessibile, ma in maniera assolutamente “standard” (wc con il buco molto alto, maniglioni ribaltabili e/o a muro a distanze non corrette o non fruibili, accessori non comodi ecc) questo porta ad una incongruenza con ciò di cui ha realmente bisogno la persona in base alle sue possibilità residue e esigenze. Basta guardare i wc per disabili nei luoghi pubblici, che tutto sembrano tranne che realmente funzionali e comodi. In questo senso il nostro intervento serve a trovare la soluzione migliore per quella persona considerandola a 360°

 

Secondo te, in Italia, c’è bisogno di una figura come la tua? Se sì, quali sono le persone che ne possono avere più bisogno?

Questa domanda mi fa sempre un po’ ridere… in realtà dovrebbe essere “Secondo te perché in Italia questa figura ci ha messo tanto ad arrivare?”. Nel resto d’Europa, sia con il nome di Terapista Occupazionale, sia con quello di Ergoterapista, è conosciuta e riconosciuta e ha la sua importanza e il suo rilievo all’interno di tutte le strutture riabilitative e sanitarie. Il fatto che in Italia non vi sia ancora questa conoscenza dipende probabilmente da un fattore culturale: i concetti di “autonomia”, “indipendenza”, “provare a fare da soli” sono ancora termini poco diffusi, ai quali spesso si proferisce invece una assistenza, sicuramente importante e rilevante, ma che talvolta impedisce l’espressione di abilità, magari piccole, ma comunque presenti anche nella persona con una disabilità.

 

Chi può averne bisogno?

Qualsiasi persona e di qualsiasi età, che si senta limitata nello svolgimento delle attività di vita quotidiana per un problema di natura sia fisica che psichica. Ad esempio una persona che dopo un ictus non riesce più a vestirsi e a lavarsi,  una persona che a causa dell’artrite reumatoide non riesce più ad utilizzare gli oggetti di casa (posate, penne, chiavi, ecc.), un bambino che fa fatica a scrivere, ha problemi nelle attività di gioco, una persona che a causa di un disagio psichico non riesce più ad organizzare la propria vita quotidiana e  perde l’interesse per qualsiasi occupazione, una persona anziana che si accorge che non riesce più a  fare le cose che faceva prima, sia in termini di affaticabilità che di sicurezza. Insomma la terapia occupazionale è indicata per qualsiasi persona che dica: “ma come potrei ritornare a fare…?” “Come potrei imparare a fare…?”

 

Che rapporto hai con i tuoi assistiti?

Io in Italia lavoro in libera professione. Questo mi consente di avere molta più libertà nel gestire orari e modalità di intervento: posso lavorare con i miei clienti a casa loro, dove vivono e dove sperimentano in modo diretto le loro difficoltà nella vita quotidiana. Un intervento di questo tipo così personalizzato e che coinvolge attività strettamente legate al proprio vissuto mi permette di creare un rapporto di forte fiducia e responsabilità. Devo confessare  che al primo colloquio è sempre un po’ difficile far capire l’utilità del mio intervento, ma dopo il primo approccio e trattamento di valutazione il cliente apprezza subito la “praticità” della mia terapia, perché è così che definirei il nostro lavoro: molto pratico e centrato sui bisogni della persona.

 

Qual è il percorso per diventare terapista occupazionale?

Laurea triennale in professioni sanitarie all’interno delle facoltà di Medicina e Chirurgia. In Lombardia, il corso di terapia Occupazionale è presente a Milano e a Pavia. Le altre sedi sono consultabili al sito: www.aito.it.

 

Come faccio a rivolgermi a un terapista occupazionale, che canali posso utilizzare?

Bella domanda. I terapisti occupazionali sono ancora relativamente pochi sul territorio nazionale.  Bisognerebbe informarsi con il medico fisiatra della struttura ospedaliera/riabilitativa sulla possibilità di poter usufruire di questo servizio. Mentre sul territorio è possibile rivolgersi al medico di base, che dovrebbe conoscere questa figura.

 

Ci sono cose che tu preferisci fare rispetto ad altre, nell’ambito del tuo lavoro?

Non ci sono cose che preferisco e altre no, mi piace tutto! Mi piace molto “sfidare” la mia inventiva nel trovare soluzioni/strategie per rendere la persona autonoma. Mi ricordo ancora una giovane signora che in seguito ad un ictus (e l’impossibilità quindi di muovere un braccio) mi ha detto: “Voglio tornare a fare la casalinga”. Insieme abbiamo analizzato come poter fare tutte le attività di casa con una mano sola. I movimenti del braccio non sono migliorati in modo significativo rispetto al primo giorno, ma la signora è tornata a fare la casalinga. Ci siamo riusciti. Anzi c’è riuscita. Ritengo che il ruolo del t.o. sia proprio quello di tirare fuori capacità “nascoste” e guidare la persona verso un cambiamento della qualità di vita.

 

Come viene vista la figura del terapista occupazionale dalle strutture ospedaliere?

Purtroppo siamo ancora poco inseriti in queste strutture. Diciamo che dove è presente c’è ancora molto lavoro da fare per creare dei percorsi riabilitativi integrati che valorizzino la nostra figura come elemento importante al team interdisciplinare perché utile ad un intervento mirato e personalizzato al recupero delle attività più pratiche e personali di “quella” persona, di “quel” paziente, oltre che un riferimento per l’applicazione di quanto appreso nel percorso riabilitativo nell’ambiente domiciliare e nella relazione con i familiari che assistono il paziente e quindi nella gestione di una nuova condizione di vita. Il fatto stesso che questo aspetto non venga dato per scontato da parte di un team ospedaliero, ha un grosso peso nel vissuto di un paziente ricoverato!

 

Perché hai deciso di fare questo lavoro?

Ho sempre pensato che il mio lavoro potesse essere aiutare gli altri, anche se la terapia occupazionale l’ho conosciuta solo qualche settimana prima di iscrivermi all’Università… Ho potuto parlare con Riccardo, terapista occupazionale tra i primi in Italia, che mi ha fatto vedere uno strano oggetto di legno e mi ha detto: “Sai cos’è? È un piccolo oggetto che ho creato per far mescolare le carte da gioco ad una persona che può farlo solo con una mano”. Nella sua semplicità, mi ha colpito che si lavorasse per cercare di sfruttare al massimo le risorse che la persona può ancora esprimere e non solo sulle sue difficoltà e ho trovato eccezionale che il terapista occupazionale si concentrasse non su quello che  lui ritiene importante, ma su ciò che la persona ritiene importante per la sua vita…

Così nel corso degli anni ho “scoperto” che per una signora è importantissimo riuscire ad andare a prendere il pane da sola, per un signore scrivere al pc, per un ragazzo riuscire a tenere il joystick della playstation, per un altro tagliare una mela, per una signora allacciarsi il reggiseno con una mano sola, per una ragazza cucinare con il microonde e apparecchiare la tavola, per un altro riuscire a sfogliare e leggere un libro…

 

Fabio Simonelli

 

Marco Lodi Pasini

Dopo la maturità scientifica, frequenta il corso di Terapia Occupazionale presso l’Università degli Studi di Milano e si laurea, nel 2008, con il massimo dei voti. Durante gli studi comprende come l’autonomia e la partecipazione della persona, obiettivi principali della sua professione, vengano fortemente condizionati dall’ambiente. La volontà di approfondire la tematica uomo-ambiente, lo portano a contatto con l’arch. Del Zanna e lo Studio gdz, che frequenta dapprima come tesista, successivamente come collaboratore. E’ tra i fondatori di Dolcecasa, (www.dolcecasa.mi.it) servizio volto all’adattamento del domicilio per persone con disabilità nella città di Milano.
Parallelamente a queste attività inizia a svolgere anche la professione di terapista occupazionale in numerosi ambiti (bambini con problemi comportamentali, anziani con demenza, persone con problematiche neurologiche).

Attualmente si divide tra la Svizzera, dove collabora con lo studio di Ergoterapia Mondo Mani di Camorino, all’interno del quale sta approfondendo la pratica ergoterapica nella riabilitazione neurologica, nella riabilitazione dell’arto superiore e nella scelta degli ausili necessari a favorire l’autonomia della persona, e l’Italia.

Qui, oltre al lavoro con l’arch. Del Zanna, collabora con la Coop Il Seme Onlus di Cardano al Campo (Varese) per il progetto regionale per minori con varie problematiche evolutive su ragazzi con problematiche evolutive e svolge la libera professione nelle province di Varese, Como e Milano, seguendo i propri clienti presso il loro domicilio.

29/11/2015