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Dignità sociale per le persone con disabilità

L'8 novembre il Comitato lombardo per la vita indipendente delle persone con disabilità manifesterà davanti al Consiglio Regionale per chiedere che la Regione Lombardia cominci a occuparsi seriamente della dignità sociale delle persone con disabilità, e dei loro diritti umani.

Purtroppo siamo ancora lontani da questo obiettivo, anzi, la nostra regione se ne sta costantemente allontanando, lesinando le risorse, e preferendo favorire, con quelle disponibili, politiche e forme di intervento volte ad affidare a soggetti terzi (cooperative, comunità, istituti) la responsabilità della loro assistenza, anche quando le persone con disabilità vogliono farsene carico personalmente.

Diverse regioni d'Italia, il Piemonte, la Toscana, il Friuli Venezia Giulia, il Veneto, la Puglia, e altre ancora, hanno dimostrato, con grande soddisfazione degli interessati, che è una soluzione efficace, e che costa meno. Purtroppo dispiace a coloro che gestiscono i servizi, perché vorrebbero continuare a sopravvivere, quando non a lucrare, sulle nostre spalle, sui nostri bisogni, ma in questo modo finiscono col privarci dei nostri diritti.

È nostro diritto, come lo è per ogni cittadino o cittadina italiani, uscire di casa quando se ne sente il bisogno e la necessità, frequentare chi desideriamo, dove e quando lo riteniamo opportuno, occuparci della nostra persona, della nostra casa, delle nostre relazioni, della nostra intimità.

Questa pratica di vita si chiama vita indipendente ed è regolamentata, in Italia, da una legge poco applicata perché tocca alle regioni farla funzionare, la 162/98. Ma noi persone con disabilità abbiamo dimostrato, dove ci è stato consentito, che è possibile impiegando una figura professionale, scelta, formata, remunerata dalle stesse persone con disabilità che ne usufruiscono sulla base di contratti legali, aggiungendo, in casi piùcomplessi nei quali la disabilità impedisce il facile svolgimento della comunicazione, supporti in più.

La soluzione di cui stiamo parlando è quella dell'assistenza personale autogestita.

Occorrono, ovviamente, fondi destinati allo scopo, assegnati alle persone con disabilità, qualunque sia la loro patologia, quando necessario coadiuvati da chi legalmente ne amministra  gli interessi, destinati all'assunzione di assistenti personali.

Non si tratta di costringere a subire una forma di assistenza non desiderata anche a coloro che desiderano farsi assistere dai familiari o da figure specializzate, si tratta invece di consentire a chi lo desidera di poter vivere con gli stessi diritti che sono garantiti alle persone senza disabilità, e questo è possibile solo attraverso gli assistenti personali autogestiti, cioè sulla base della parità di rapporto tra il datore di lavoro (la persona con disabilità) e il dipendente (l'assistente personale).

Siamo anche consapevoli che per assicurare il diritto alla vita indipendente a tutte le persone con disabilità non è sufficiente mettere a disposizione la figura dell'assistente personale. Occorrono anche ausili e norme non discriminanti (discriminante è, per esempio, la normativa sull'ISEE attualmente in vigore che, dopo aver finalmente riconosciuto che le indennità e le agevolazioni riconosciute a titolo del disabilità non fanno reddito, esclude da questo riconoscimento le persone sposate o quelle che hanno un reddito)  che predispongano la società a prevederci e ad accoglierci come qualunque altro cittadino. Intanto però si darebbero risposte necessarie ed efficaci soprattutto alle persone con le disabilità più gravose.

A corroborare la consapevolezza del nostro diritto è giunta, nel 2006, la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità che, con il suo articolo 19, sancisce il diritto delle persone con disabilità a vivere dove vogliono, con chi vogliono, e con l'assistenza necessaria. Inoltre stabilisce che ogni luogo del vivere comune deve essere predisposto anche per le persone con disabilità.

 

Questi sono i primi passi che chiediamo vengano compiuti dalla regione Lombardia:

 

Il consiglio regionale si impegni a prendere visione delle proposte di legge depositate fino ad ora, a discuterle, e a porvi le migliorie necessarie che tengano conto delle nostre considerazioni in premessa, e di quanto sollecitato dalla commissione di controllo sull'applicazione della convenzione Onu che, riunitasi di recente a Ginevra, ha espresso grande preoccupazione rispetto alla condizione delle persone con disabilitàitaliane. Inutile dire che non ha certo escluso quelle lombarde.

Il consiglio regionale solleciti la giunta, indicando delle linee guida che tengano conto delle nostre considerazioni in premessa, a mettere a punto, entro il 2016, una delibera che destini dei fondi significativi alle persone con gravi disabilità che necessitino di assistenti personali, per realizzare la loro vita indipendente, superando la logica della B1, che destina fondi solo ad alcune patologie e solo se riconosciute pressoché allettate, e superando anche la logica B2 che viene riconosciuta in misura talmente ridicola per chi necessita di molte ore di assistenza, da essere considerata perfino inutile, e quindi non richiesta.

Ida Sala

29/10/2016