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Ecco il Bacio e la Carezza del Papa

Nessuno si senta inutile e solo.

Abitavamo in due casette gemelle in una località allora piuttosto isolata rispetto a Varese. Eravamo arrivati da poco a causa della mia malattia che si aggravava, anche se allora camminavo ancora. Il nostro padrone di casa era loro zio e noi giocavamo insieme: Maurizio ed io avevamo la stessa età, sei anni, Alberto invece era il piccolo, ne aveva solo due. Le nostre mamme erano amiche, perché mamma Bruna era sarta e ci vestiva, a volte scappavo da lei per imparare a cucire. Poi, la vita ci separò; Maurizio ed Alberto in seminario e noi a Bologna; facemmo in tempo, però, a gioire per la nascita di Franco, il loro fratellino. Tornati a Varese, riprendemmo i contatti, mai interrotti del tutto.

Un altro distacco, fino a quando ci ritrovammo dopo quasi quaranta anni, grazie ad Elena, l' architetto mia compagna di scuola, che sta seguendo i lavori alla parrocchia Beata Vergine Immacolata Lavanderie, dove don Alberto è parroco. Sì, il Signore della Storia lo è anche di quella con la esse minuscola e talvolta ama sorprenderci, riannodando i fili creduti spezzati per sempre, che legano le nostre vite.

 

Ed ecco che martedì 24 settembre, alle nove, Olympia ed io siamo partite in auto con l'amico Gianluigi alla volta della Stazione Centrale di Milano per prendere il Freccia rossa che avrebbe condotto noi, Elena, Rosella e mia cugina Greta a Roma, dove ci saremmo ricongiunti con don Alberto e i suoi parrocchiani, per partecipare all'Udienza generale di Papa Francesco.

Grande era l'emozione, perché chi ha problemi di mobilità spesso deve affrontare mortificanti rifiuti, ma Elena si era informata sui nuovi servizi di assistenza ai disabili offerti da Trenitalia e tutto sembrava essere sotto controllo.

Le cose belle, tuttavia, vanno conquistate e a mettere alla prova la nostra tenacia ha provveduto un ingorgo autostradale che ci ha bloccati dopo aver superato il primo casello: così abbiamo impiegato tre lunghe ore per percorrere sessanta chilometri! Il nostro treno era perso, Elena, però, con il numero del mio biglietto ormai inservibile, ha convinto un'impiegata molto gentile ad emetterne uno nuovo.

Finalmente, eravamo in carrozza. Io, ben ancorata sulla mia sedia e Olympia comodamente seduta al mio fianco, guardavamo beate scorrere la ridente campagna italiana.

Tutto si era placato, in perfetto orario sia arrivati nella nostra splendida Capitale, dove abbiamo ritrovato le nostre compagne di avventura e già ci attendeva il minibus della Meditral, la società che, insieme al Comune di Roma, gestisce il servizio di trasporto delle persone disabili, prenotato per condurci in albergo dall'architetto Tommaso Empler, più volte docente ai corsi da noi organizzati per progettare senza barriere architettoniche.

Poco più tardi sono arrivati anche don Alberto e i suoi parrocchiani: Tu da mille strade ci raduni all'unità.

 

Nella notte non riuscivo a dormire: mi sembrava impossibile aver potuto realizzare, senza troppe difficoltà, un'impresa impensabile solo fino a qualche anno fa. Le dure lotte, dunque, non sono state vane!

All'alba del giorno dopo, ci incamminiamo verso piazza San Pietro, dove dobbiamo separarci:  da una parte, Olympia ed io riuniti con altri disabili e i loro assistenti; gli altri, ai posti loro assegnati.

Dopo un'oretta, il nostro gruppo viene trasferito ai piedi della scalinata preparata per l'Udienza. Un agente di sorveglianza cammina avanti indietro, osservando ogni cosa. Ad un tratto, con tono solenne, dice: “Ora dovete sopportare un po' di fatica ed il caldo, ma al termine, sarete portati in un luogo riparato e verrà il Papa a salutarvi ad uno ad uno.” Qualcuno osa chiederne la ragione: “Non chiedete a me, rispose, il Signore vi ha scelti, recitate una Ave Maria!”.

Prima di partire, due cuginette mi avevano affidato due lettere per il Papa e, con la forza datami da quelle parole, ho consegnato il bustone all'agente. Poi, è avvenuto quanto annunciato. Siamo stati spostati in un luogo appartato, alla sinistra della Basilica; ogni disabile aveva alle spalle il suo accompagnatore. E’ cominciata l'attesa, rallegrata da un clima mite e dalla luminosità del cielo. Accanto a me c'era una persona assistita dalla sorella, che, gridando, chiamava continuamente Papa Francesco, mentre con pazienza la sorella la calmava.

Alle tredici, è arrivato il Pontefice. Ci avevano avvertiti di non scattare foto, ma di non perdere l'incontro con il Suo sguardo. Giunto davanti alla mia vicina, lei, con risatine di gioia, infila le sue mani nelle maniche del Papa, che si intrattenne a giocare ed a ridere con lei.

Si ferma di fronte a me, ci guardiamo e gli dico: “Prego per Lei”. I Suoi occhi si illuminano, mi guarda ancora più profondamente e mi risponde: ”Grazie, ne ho molto bisogno!” Guarda Olympia e si abbracciano; la mano bruna di lei si staglia sulla Sua veste, l'incontro tra il Vicario di Cristo e l'Africa. Alle 20 dello stesso giorno si conclude il nostro viaggio così breve, ma tanto toccante che rimarrà per sempre nei nostri cuori.

 

Ringrazio Colui che tutto può e coloro che con uno splendido lavoro di squadra lo hanno permesso. Grazie anche a Papa Francesco che con il Suo bacio e la Sua carezza ci ha fatto sentire al centro dell'umanità e non degli scartati. Ora, anch'io voglio portare a tutti il bacio e la carezza del Papa, affinché nessuno si senta inutile e solo.

 

Laura Belloni

 

P. s.: come in ogni redazione che si rispetti, arriva un'ultimora: Papa Francesco ha risposto alle due cuginette che mi avevano affidato le loro lettere!

 Lisdha news n 80, Gennaio 2014

05/02/2014