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Cosi lontani, così vicini - Cristianesimo e Islam a confronto sulla disabilità

Sulle tematiche della sofferenza e della disabilità, o sulle nuove sfide della bioetica le posizioni di Islam e Cristianesimo sono poi così lontane? Ne parliamo con Giuseppe Scattolin, missionario comboniano, da tempo appassionato conoscitore della cultura islamica.

Frammentate e contrastanti sono spesso le notizie che ci giungono dal grande universo della cultura islamica. Così, tolte le strumentalizzazioni politiche e gli stereotipi, ci accorgiamo di conoscere ben poco di quella che è la visione che l'Islam propone rispetto a tematiche centrali della vita dell'uomo, quali il rapporto con la sofferenza e la disabilità e il confronto con le nuove sfide della bioetica. 
Forse abbiamo saputo, circa un anno fa, che in Iraq, in un attentato kamikaze, a saltare in aria sono state due ragazze affette da sindrome di down. Incapaci di azionare da sole il detonatore sono state fatte esplodere a distanza con un radiocomando. Per contro abbiamo appreso che in alcuni Paesi musulmani le persone affette da sindrome di down sarebbero oggetto di particolare protezione e considerate "sagge" e verso di loro il mondo arabo proverebbe una grande venerazione non foss'altro per la tenerezza che suscitano in chi le avvicina. 
In Arabia Saudita le persone con handicap vengono agevolate finanziariamente nel loro pellegrinaggio alla Mecca. Per contro in Pakistan abbiamo il caso di minorati mentali portati in carcere per effetto delle leggi sulla blasfemia senza alcuna considerazione per la loro patologia. 
Se è vero che in molti Paesi musulmani milioni di donne vengono sottoposte a brutali pratiche di mutilazione genitale che provocano nei casi più gravi vere e proprie forme di invalidità, è vero anche che ogni qualvolta si pone il problema arrivano subito interventi da parte di esponenti del mondo arabo volti a chiarire che "quelle pratiche" nulla avrebbero a che fare con il Corano. 
Infine, forse non si conosce che pure nei Paesi islamici si stanno cominciando ad affrontare le nuove sfide della bioetica. L' eutanasia viene generalmente condannata, ma c'è dibattito su cosa si intenda per "accanimento terapeutico" e molti fedeli musulmani vengono consigliati a redigere il testamento biologico. 
Affrontiamo questi argomenti con un esperto di cultura islamica, il missionario comboniano Giuseppe Scattolin che, con una scelta decisamente controcorrente per il mondo cattolico - e anche per il mondo missionario - si occupa di Islam ormai da decenni. Docente di mistica islamica, ha scritto diversi libri in argomento. Sacerdote dal 1968, dopo essere vissuto a lungo prima in Libano, poi in Sudan, risiede da oramai 28 anni in Egitto dove collabora con l'università di Mansura. 

- Da dove è nato questo suo interesse per l'Islam? 
«L'origine è sicuramente il Concilio Vaticano II che, con la sua apertura verso le altre religioni, ha portato alcuni di noi missionari ad avvicinarsi ad un mondo considerato molto chiuso, ricercando delle vie di comunicazione. Purtroppo devo dire che il dialogo con l'Islam non è un tema molto sentito all'interno della Chiesa cattolica, spesso neanche tra quei religiosi e missionari che operano in Paesi islamici, che si limitano ad etichettare i musulmani come persone fanatiche, con le quali risulterebbe impossibile un dialogo. Questo - posso dire, per restare sul tema della vostra rivista - è un vero e proprio "handicap mentale". In Egitto ho trovato, per fortuna, da parte di religiosi appartenenti ai Gesuiti, Domenicani e Piccoli Fratelli, molta disponibilità ad operare su questo fronte nella ricerca di valori comuni per costruire un cammino insieme». 

- Il suo lavoro di approfondimento della cultura islamica come è stato accolto dal mondo musulmano? 
«Con molta simpatia, devo dire. Attualmente in Egitto dirigo una tesi di un musulmano sulla mistica islamica, tengo delle lezioni sull'islam all'università di Mansura e sto pubblicando un'antologia di testi di mistica islamica. In questo lavoro il mio sforzo è quello di favorire la conoscenza dei valori originari dell'Islam». 

- Nel modo di affrontare la disabilità vede delle differenze di approccio tra Islam e cristianesimo? 
«Bisogna considerare che - anche se su questo vi sono interpretazioni diverse - l'Islam può essere considerato un prolungamento della tradizione biblica, letto nel contesto di Maometto e con un'accentuazione particolare dell'assolutezza di Dio. Pertanto le radici dell'interpretazione del male, della sofferenza e quindi anche del modo di intendere la disabilità, sono in qualche modo comuni in quanto si rifanno all'interpretazione biblica. Tutto ciò che avviene, quindi anche il male, la malattia, la sofferenza, è in qualche modo "volontà di Dio" e viene spiegato in termini di prova per far maturare una fede più profonda. Piuttosto noto che normalmente il musulmano ha più la consapevolezza del significato della sofferenza, rispetto al "cristiano medio"». 

- Quale può essere il motivo? 
«Io credo che dipenda in gran parte dal fatto che un musulmano fin da piccolo ha un contatto diretto con i testi sacri coranici, anche attraverso l'apprendimento a memoria. Questo fa sì che la sua vita sia in qualche modo "imbevuta" dai testi coranici. Questa cultura della "memoria" è molto utile per creare una mentalità. Tra i cristiani non c'è questa attenzione, c'è poca conoscenza dei testi sacri e di conseguenza questi ultimi permeano poco la vita concreta e il modo di affrontare il dolore e il suo significato». 

- La sensibilità verso l'handicap si esprime con specifiche azioni? 
«Innanzitutto ogni musulmano deve pagare l'imposta coranica, la Zakat, che viene utilizzata sia per sostenere le attività religiose che per offrire un aiuto ai bisognosi e, tra questi i disabili. Ovviamente numerose sono le attività di aiuto in questo campo, ma mi piace ricordare il centro per disabili Nostra Signora della Pace ad Amman in Giordania, gestito insieme da cristiani e musulmani (http://www.ourladyofpeacecentre.org) che è anche una bellissima esperienza di dialogo interreligioso». 

- Le pratiche della circoncisione femminile, e soprattutto della loro forma più grave ossia l'infibulazione, determinano vere e proprie situazioni di handicap e sono molto diffuse nei Paesi islamici. Qual è la posizione che assume l'Islam su questo argomento? 
«La circoncisione femminile è sicuramente ampiamente praticata nei Paesi Islamici. L'argomento è passato all'attenzione della comunità internazionale dopo la denuncia di una giornalista della Cnn. In tutta onestà posso dire che su questo come su altri temi c'è dibattito nel mondo islamico, ma non c'è una posizioni univoca. Su molti argomenti non è facile dire che cosa dice il Corano». 

- Venendo a tematiche in Occidente molto dibattute, come l'aborto in caso di malformazioni del feto, o l'eutanasia di persone affette da patologie gravi, che tipo di posizioni assume il mondo islamico? 
«Nell'Islam si dice che c'è vita umana dopo che il feto ha raggiunto un certo sviluppo, in genere intorno al quarantesimo giorno; da quel momento in poi - salvo casi particolari di pericolo di vita della madre o di stupro - normalmente l'aborto non è accettato moralmente. 
Per quanto riguarda l'eutanasia il dibattito non è così acceso come in Occidente; c'è l'idea del rispetto della vita, ma anche la convinzione che vada rispettato il naturale declino della vita stessa; sicuramente su questi temi sempre di più anche l'Islam sarà portato a confrontarsi. Credo comunque che lo farà con un approccio più "duttile" di quello utilizzato dalla Chiesa Cattolica». 

- Quando si parla di posizione del mondo islamico a cosa ci si riferisce dal momento che nell'Islam non vi è un'autorità unica? 
«E' vero che dal punto di vista istituzionale non vi è questa autorità, ma vi sono dei Centri islamici che vengono riconosciuti da tutto o quasi il mondo islamico come autorità morale, come ad esempio l'università islamica di Azhar. Per cui quando una delle autorità di tali centri si pronuncia, allora poco per volta si crea un'accettazione della sua fatwa (opinione giuridica) e si crea un consenso comunitario che poi diviene obbligatorio per tutti. Questo per l'Islam sunnita. Per l'Islam sciita vale invece l'autorità assoluta dell'Imam, come ad esempio Khomeini». 


Marcella Codini 

Lisdha news 60 - gennaio 2009

29/01/2009