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Diritti a tutti i costi, non risparmi a tutti i costi!

  Un appello ai politici perché non scarichino il peso della crisi sui soggetti più deboli, e tra questi i disabili e le loro famiglie.

 

Un appello ai politici perché non scarichino il peso della crisi sui soggetti più deboli, e tra questi i disabili e le loro famiglie.

Convinti che la politica non può e non deve ignorare o trattare con superficialità le questioni relative ai diritti delle persone con disabilità e delle loro famiglie, l’Anffas di Varese, che da oltre 30 anni rappresenta oltre 300 famiglie sul territorio varesino e porta avanti le loro istanze, in occasione dell’ultima consultazione elettorale,  ha rivolto un pressante invito ai politici, che operano sia a livello locale che nazionale, rivolto a mettere al centro la persona con i propri diritti.

Ecco i punti salienti.

 1 “Nulla su si noi senza di noi”: ridateci le opportunità di concertazione! Negli ultimi anni si è assistito all’abbandono dei luoghi della concertazione, in favore di un sistema nei migliore dei casi di superficiale comunicazione. E’ di fondamentale importanza ricostituire, ai vari livelli, i luoghi di una concertazione proficua con le formazioni ed organizzazioni maggiormente rappresentative.

 2 Ripartiamo dai diritti umani: dare attuazione alla Convenzione Onu. Il punto di partenza delle politiche che ci riguardano deve essere la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità ratificata dall’Italia con la L18/09. E’ necessario che il nostro Paese renda concreto e pienamente applicato tale strumento, a partire dalla redazione di un testo coordinato sulla disabilità che raccolga, sintetizzi e semplifichi tutte le norme, azioni ed iniziative in materia.

3 A ciascuno il suo progetto di vita: attuare l’art.14 della Legge 328/00. L’attuale sistema di accertamento e verifica dell’invalidità civile, stato di handicap e disabilità è basato su un approccio medico-legale e assicurativo superato, antieconomico e spesso fonte di autentiche vessazioni e discriminazioni. La classificazione ICF, i sistemi di valutazione dei sostegni  ed il riferimento a paradigmi avanzati, uniti alla formulazione di un progetto di vita individuale e personalizzato posso garantire un’equa e razionale distribuzione delle risorse ed il rispetto dei fondamentali diritti delle persone con disabilità.

 4 Ad ognuno ciò che spetta: rivedere i livelli essenziali ed aggiornare il nomenclatore tariffario. In Italia permane una discriminazione territoriale frutto della disomogeneità delle rete dei servizi per le persone con disabilità. E’ necessario che siano definiti degli adeguati livelli (i livelli essenziali sanitari e quelli delle prestazioni sociali), strumenti e supporti, opportunamente  finanziati e costantemente aggiornati, garantiti a tutti i cittadini quali diritti soggettivi immediatamente esigibili.

5 Ridiamo respiro al sistema sociale: finanziare i fondi sulle politiche sociali  e non autosufficienza. E’ necessario invertire quanto avvenuto negli ultimi anni con l’indiscriminato taglio lineare dei fondi nazionali sulle politiche sociali e per la non autosufficienza, nonché di quei capitoli del fondo sanitario dedicati a fondamentali servizi per la tutela della salute dei cittadini con disabilità. Un primo passo non può che essere rappresentato dal rifinanziamento dei due fondi sociali, riportandolo almeno ai valori del 2008, nonché dal progressivo trasferimento di risorse dal fondo sanitario verso quello sociale per superare il modello sanitarizzante in favore di quello bio-psico-sociale.

6. Basta i diritti sulla carta! Dare attuazione alle leggi sulla disabilità. L’Italia ha tante buone norme in materia di disabilità, per la maggior parte inapplicate. E’ fondamentale ripartire dalla piena e concreta attuazione delle leggi esistenti (per esempio la L. 104/92 e la L 328/2000) e dall’allocazione delle necessarie risorse economiche. 

7. Pagare il giusto: rendere la compartecipazione al costo dei servizi simbolica e sostenibile. Nel corso degli ultimi anni si è registrato un aumento progressivo e insostenibile della richiesta di compartecipazione al costo da parte delle famiglie per servizi e supporti essenziali per una buona qualità della vita delle persone con disabilità. Tale deriva va assolutamente contrastata attraverso l’emanazione di adeguati strumenti  che abbiano alla base il criterio del “pagare il giusto”: la compartecipazione al costo , laddove prevista dalla legge, deve essere sempre simbolica, sostenibile e basata sul reddito della sola persona con disabilità, fatte salve situazioni regionali di miglior favore.

8 No alla morte civile delle persone: abrogare interdizione e inabilitazione e dare forza all’amministratore di sostegno. Purtroppo, anche se rivisitati, sono ancora presenti nel nostro ordinamento giuridico i vecchi istituti di protezione giuridica dell’interdizione e dell’inabilitazione, che di fatto determinano la “morte civile” della persona con annullamento della sua dignità. E’ necessario che vengano definitivamente abrogati e che si rafforzino l’istituto dell’ amministratore di sostegno e tutti gli strumenti che tutelano e favoriscono la capacità di agire delle persone con disabilità.

9 Fermiano la discarica sulle famiglie: dare adeguati sostegni a genitori e familiari. L’attuale normativa prevede una serie di agevolazioni, permessi e misure di sostegno alla conciliazione lavoro-famiglia, ma le stesse – laddove attuate – non sono assolutamente  sufficienti. Occorre prevedere percorsi di flessibilità lavorativa ed integrazione al reddito per il mantenimento del posto di lavoro, sostegno al reddito per il familiare non lavoratore o impossibilitato, a causa della disabilità del figlio, a proseguire l’attività lavorativa, nonché flessibilità in uscita con anticipazione dell’età pensionabile.

10 Agire prima, agire subito: garantire diagnosi e presa in carico ai bambini con disabilità. Intervenire bene prima, significa intervenire meno dopo ed  evitare le vergognose liste d’attesa nell’età della vita in cui l’intervento di cura risulta più efficace. E’ indispensabile che il nostro Paese ottemperi alle raccomandazioni dell’Onu in materia di salute e disabilità, a partire dalla raccolta dei dati relativi all’età 0-5 anni.

11. Tutti a scuola, senza se e senza ma: garantire l’inclusione scolastica. La scuola è un luogo naturale per l’inclusione sociale delle persone con disabilità e per favorirne l’acquisizione di adeguate competenze ed abilità in vista della partecipazione attiva al contesto sociale e/o di un futuro inserimento nel mondo del lavoro. Le persone con disabilità “vissute” come ricchezza ed opportunità di crescita per tutti e non come “problema” impongono all’intero sistema scolastico di ri-orientare il proprio approccio in chiave inclusiva, operando prioritariamente sull’approccio culturale, ma anche garantendo un’adeguata e qualificata presenza di figure formate, nonché introducendo innovativi sistemi  educativi e di apprendimento quali strumenti informatici, lavagne interattive, tecniche e linguaggi semplificati. 

12 Meno assistenza + lavoro= maggiore inclusione sociale: garantire l’inclusione lavorativa. Recenti provvedimenti normativi consentono alle aziende di sottrarsi agli obblighi previsti dalla Legge 68/99. Di fatto l’accesso al mondo del lavoro vero delle persone con disabilità rimane una chimera e comporta una reale discriminazione addirittura doppia nel caso delle donne con disabilità. Investire per creare opportunità di lavoro significa avere cittadini con pari diritti, ma anche con pari doveri. Si richiede un formale impegno a creare concrete opportunità dando piena applicazione alla Legge 68 e potenziando il sistema della formazione professionale.

13 Rendiamo tutto più facile: garantire l’accessibilità delle formazione e informazione per le persone con disabilità intellettiva. Le persone con disabilità intellettiva e/o relazionale hanno diritto ad accedere all’informazione, alla formazione e alla cultura, in condizioni di pari opportunità con gli altri. Occorre mettere in campo e sviluppare strumenti e buone prassi, quali soprattutto il linguaggio facile da leggere e da comprendere, per rendere accessibili le opportunità di formazione e di informazione.ì

La presidente Anfffas Varese Anna Castiglioni

06/11/2013