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Don Luigi Verdi: La crisi? Una grande opportunità

Lo sostiene don Luigi Verdi, fondatore e coordinatore della Fraternità di Romena. "Chi ha vissuto non può non avere cicatrici, ma la bellezza è quando riesci a trasformare le tue ferite da maledizione in benedizione, cercando di trarre da tutto ciò che vivi tutta la bellezza che ti è consentito."

Un luogo dove poter tirare il fiato per riprendere il proprio cammino di vita con un maggior vigore. E’ quello che si propone di essere la “Fraternità di Romena”, che ha sede presso un’antica pieve romanica a Pratovecchio nel casentino. La pieve, che era sporadicamente visitata da qualche gruppo di turisti e utilizzata dai pochi parrocchiani, dal 1991 dopo essere stata completamente ristrutturata e riportata alla sua antica bellezza, è divenuta un luogo d'incontro per migliaia di viandanti in cammino verso una qualità di vita più autentica e alla ricerca di un tessuto diverso di relazioni.

Nel settembre scorso Romena si è resa protagonista di un interessante convegno dal titolo eloquente “Osare passi nuovi”, che ha visto la partecipazione di importanti figure del mondo della cultura, dell’arte e dello spettacolo. Tra gli ospiti il filosofo Vito Mancuso e il cardinale Walter Kasper.

Dall’esperienza di Romena sono nati alcuni gruppi che vengono incontro ad esigenze specifiche, come il gruppo di Nain, dedicato ai genitori che hanno subito la perdita di un figlio, o la Compagnia delle Arti che realizza spettacoli a favore di persone in situazioni di disagio, malattia e solitudine: disabili, bambini ricoverati in ospedale, anziani che vivono nelle case di riposo. Ma sono sorti anche gruppi locali in alcune città italiane, tra cui Padova e Milano, che organizzano incontri e conferenze.  A Varese ha recentemente preso il via, su iniziativa di frate Giorgio Bonati, che ha vissuto tre anni a Romena, un gruppo che si ritrova mensilmente presso i padri cappuccini di viale Borri.

La Fraternità di Romena nasce dall’intuizione di don Luigi Verdi, 56 anni, che proprio a Pratovecchio nel salentino aveva iniziato il suo cammino di sacerdote.
Nel 1991, dopo una profonda crisi personale e spirituale, chiede al vescovo di Fiesole di poter realizzare a Romena un'esperienza di fraternità. Comincia così il cammino di Romena. La storia di questo prete  e della fraternità ci tocca da vicino in quanto è la storia di un’esperienza in cui i limiti, le contraddizioni, le ferite della vita, diventano il luogo privilegiato della rinascita e della fecondità. Vediamo come, attraverso le parole di don Luigi…

 

Don Luigi, sappiamo che hai provato su di te il disagio di un handicap fisico. Puoi raccontarci qualcosa di questa vicenda e dei problemi che ha comportato nella tua vita?

Sono nato con una malformazione alle dita delle mani e dei piedi, a causa dell’assunzione da parte di mia madre del farmaco Talidomide durante la gravidanza. Ho dovuto fare sette operazioni per separare le dita fra loro perché avevo solo il pollice libero. A quei tempi c’era una chirurgia plastica alla buona e la mia famiglia era povera. Questo difetto  ha comportato un sentirmi diverso, perché non solo vedevo la mia diversità, ma vedevo come mi guardavano gli altri. Quando da bambino andavo in spiaggia, tutti mi guardavano e ridevano. Ma quello che era un problema da bambino è diventato un dramma nell’adolescenza. Così, ad esempio, andavo poche volte al mare, e quando ci andavo mettevo i calzettoni anche in spiaggia, li toglievo solo per fare il bagno e poi uscito dall’acqua li rimettevo subito. Facevo di tutto per nascondere le mani e i piedi…

 

E come ne sei uscito?

Quando sono andato in crisi a 32 anni, cercavo di comprendere il nocciolo della mia crisi, e l’ho identificato nelle mie mani e nella mia timidezza. Mi hanno colpito le parole di un salmo: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta pietra angolare”. E ho capito che i nostri punti deboli possono diventare il meglio di noi. Allora ho cominciato una grande lotta con me stesso per non avere più paura dello sguardo degli altri. Sono stato un anno intero a sforzarmi  di guardare tutte le persone negli occhi senza abbassare lo sguardo, senza scappare. Prima non riuscivo, diventavo tutto rosso, poi ce l’ho fatta. Perché la paura è come un cane, se scappi ti morde. Le mie mani, da strumenti inutili sono diventati lo strumento più creativo che ho, tutto quello che c’è a Romena l’ho costruito io, dalle icone, alle falegnameria, alla lavorazione dei metalli. In questo modo le mani e gli occhi che erano il mio punto debole sono diventate il meglio di me. Da questo percorso è nato il mio desiderio di aiutare  tutti coloro che passano una crisi e cercano una via per uscirne.

 

Che tipo di aiuto offre la fraternità di Romena in questo difficile percorso?

Io non sopporto il volontariato troppo generoso, credo che il massimo dell’amore non è l’amore troppo generoso, ma l’amore delicato e rispettoso.  A Romena si cerca di dare una mano a chi è nelle ferite, nel dolore, in un modo non patetico. Ogni persona deve sentirsi accolta in quella ferita, aiutata a non scappare dalla vita, a starci dentro. Perché per tirarsi fuori si  ha bisogno dell’aiuto di un altro. Gesù nell’incontro con Lazzaro dice: “Togliete la pietra”. Chi ha un dolore ha bisogno di qualcuno che tolga la pietra. Anch’io ho avuto bisogno di qualcuno che mi ha aiutato a togliere la pietra, altrimenti non ce l’avrei fatta. Dopo di che Gesù dice: “Esci”. A quel punto bisogna che la persona esca, che si muova. Poi Gesù dice: “Toglietegli le bende”. Vuol dire che occorre che lasciamo libero l’altro, perché a volte quando si aiutano le persone si crea dipendenza.

Mi piace a molto san Paolo quando dice: “Non siamo padroni della vostra fede, ma collaboratori della vostra gioia”. E Romena vuole essere un luogo dove entri ed esci quando vuoi.

 

Nella situazione  di crisi in cui viviamo la tendenza è quella dello scoraggiamento…

In questo  tempo di crisi siamo tutti un po’ più soli e muti nel dolore, è un tempo che ha ucciso la responsabilità  e la consapevolezza e ci ha dato dei ritmi veloci  e folli.

La  tendenza è quella di lamentarsi, chiudersi, pensare che non vale la pena.

San Francesco diceva che il peggiore dei mali è la malinconia, quando vuoi un mondo migliore, una vita migliore e non sai apprezzare quello che hai.

Dobbiamo pensare che la crisi è una grande opportunità. In questo tempo di crisi dobbiamo salvare la bellezza e la tenerezza. Non facciamoci mai sconfiggere dal dolore, dalla depressione. Se vuoi che gli altri ti avvicinino, avvicinati tu.  Se io aspettavo che gli altri mi accettassero non sarei arrivato da nessun parte. A questo proposito a me piace molto l’immagine del mandorlo. Ne ho piantato uno nella pieve 10 anni fa. Il mandorlo è il primo che fa i fiori e l’ultimo che fa i frutti. Appena ho iniziato la fraternità mi sono detto: se aspetto che la Chiesa cambi, muoio prima io. Invece di aspettare i frutti comincio io a fiorire, comincio io a cambiare. In questo momento di crisi invece di aspettare che la Chiesa cambi, che il mondo cambi, che tutto cambi… bisogna iniziare da noi, ripartire da cose minime, dalla libertà interiore, dal perdono, perché solo il perdono riapre il futuro ed è la forza della nostra debolezza.

 

I momenti di crisi nella vita sono anche momenti di profonda solitudine…

La solitudine è il peggiore dei mali e io l’ho vissuto. A volte aspetti solo che qualcuno si avvicini a te, che ti tocchi le mani... “Non è bene che l’uomo sia solo”, si legge nella Bibbia. Si dice allora che Dio prende una costola e crea la donna, ma la traduzione non è corretta, in realtà si fa riferimento ad un “faccia a faccia” tra l’uomo e la donna. C’è una solitudine che si cerca, quando si è oberati dalle cose da fare, ma il problema è quando la solitudine è imposta dalla vita, perché vieni messo da parte. Quando a Romena vedo persone sole è una cosa che mi rattrista sempre molto.

 

Penso che l’esperienza di Wolfgang Fasser, non vedente, che accompagna gli ospiti di Romena di notte nel bosco sia un esempio di quanto anche chi è portatore di una disabilità grave può a sua volta aiutare gli altri (anche i cosiddetti "normodotati") a superare i propri limiti e scoprire nuove dimensioni…

Sì l’incontro con la diversità è utile a tutti. Posso dire che molte persone disabili vengono a Romena.  Inoltre le persone che più sono attive nella fraternità, sono tutte persone che hanno grandi ferite.  In Wolfang Fasser  il suo handicap che sono gli occhi, è diventato il suo punto di forza, perché ha una percezione e una sensibilità e un vedere più profondo degli altri.  Occorre imparare a vedere la bellezza nelle nostre ferite, vedere i propri limiti come delle opportunità. Chi ha vissuto non può non avere cicatrici, ma la bellezza non è se si hanno più grandi ferite o meno, ma come porti le tue ferite, cercando di trarre da ciò che vivi tutta la bellezza che ti è consentito. Questa è stata la mia esperienza che poi vedo riflessa in tutti gli uomini e tutte le donne.

La parola beato, è stata spesso mal tradotta come felice, ma non è così. Il termine ebraico è stare diritto in piedi. La cosa più bella è quando qualcuno riesce a trasformare le sue ferite da maledizione in benedizione, riesce a stare dritto in piedi, nella sua dignità. Io credo che non c’è niente di più grande di una persona ferita che riesce invece che a maledire a benedire. E in questi anni di persone così ne ho trovate tante. Le persone disabili in questo hanno una grande potenzialità. Sono queste le persone che salvano il mondo, che reggono il mondo. Diceva bene Nelson Mandela “La forza non è nel non cadere ma nel riuscire a rialzarsi”.

 Marcella Codini

 

Per informazioni  sulla fraternità di Romena (via di Pieve di Romena - Arezzo)

consultare il sito: http://www.romena.it o telefonare al numero  0575 – 582060

 

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Io non sopporto il volontariato troppo generoso, credo che il massimo dell'amore non è l'amore troppo generoso, ma l'amore delicato e rispettoso.

" Io non sopporto il volontariato troppo generoso,

credo che il massimo dell'amore

non è l'amore troppo generoso,

ma l'amore delicato e rispettoso."

 

 “San Francesco diceva

che il peggiore dei mali è la malinconia,

quando vuoi un mondo migliore,

una vita migliore

e non sai apprezzare quello che hai.”

  

  

“In questo momento di crisi

invece di aspettare che la Chiesa cambi, 

che il mondo cambi, che tutto cambi,

bisogna iniziare da noi, ripartire da cose minime,

dalla libertà interiore, dal perdono,

perché solo il perdono riapre il futuro

ed è la forza della nostra debolezza.” 

14/01/2015