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Andrea Bocelli - Voce e canto fioriscono dal buio

La vicenda umana di Andrea Bocelli, il tenore italiano più conosciuto nel mondo.

La biografia cha affrontiamo questa volta è quella di un grande artista del nostro tempo, anzi, dei nostri giorni! Ripercorreremo la storia di Andrea Bocelli, il noto tenore che nel corso della sua carriera ha venduto oltre 70 milioni di dischi.                                                                                                                                                                                                                   

 

Bocelli nasce nel 1958 nella fattoria di famiglia a Lajatico: una comunità rurale situata fra i vigneti e gli uliveti della provincia di Pisa, nella campagna toscana. Andrea ha la vista debole sin dalla nascita a causa di un glaucoma congenito.  Ha solo sei anni quando inizia a suonare il pianoforte, ma il suo entusiasmo lo porta a dedicarsi anche al flauto e al sassofono. Ai suoi genitori va il merito di aver individuato ed incoraggiato il suo talento musicale, consentendogli di avvicinarsi alla musica sin da piccolo.

Quando inizia a cantare il suo "appeal" è percepibile da subito, come testimoniano i parenti, rapiti di fronte alle sue estemporanee esecuzioni.

Nel 1970, partecipa a  una competizione canora a Viareggio e vince il primo premio, la Margherita d’Oro, interpretando “O sole mio”. Andrea non ha ancora 12 anni!                                                                                                                            

  E proprio nello stesso anno perderà completamente la vista: sta giocando con gli amici quando viene colpito da una pallonata proprio sull'occhio con cui vedeva ancora. 

 

Bocelli continua a studiare e finisce il liceo, sempre trovando il tempo per esercitare e far crescere la sua voce. La sua volontà di riuscire, accresciuta dalle potenzialità nella percezione e riproduzione dei suoni che gli vengono proprio dalla mancanza della vista, lo portano a prendere lezioni  prima dal grande maestro Luciano Bettarini, quindi da un tenore che appassiona gli amanti dell’Opera: Franco Corelli.  Per pagarsi le lezioni, Bocelli suona nei piano-bar, e nel frattempo si laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Pisa.

In questi anni  incontra Enrica, che diventerà sua moglie e che gli darà due figli: Amos e Matteo. Il matrimonio, celebrato nell’89, si è concluso nel 2002. L'attuale compagna di Bocelli è Veronica Berti, figlia del baritono Ivano Berti.

 

L’inizio "ufficiale" della sua carriera di cantante è casuale. Corre l’anno 1992 e Zucchero, già famoso, tiene un’audizione per realizzare un provino di "Miserere", canzone pensata per Luciano Pavarotti. E questo è il momento che cambia la vita di Andrea. Pavarotti, infatti, ascoltando la registrazione del suo provino, dice a Zucchero: "Grazie per la splendida canzone, ma lascia che sia Andrea a cantarla. Nessuno è più adatto di lui." Così, nell'estate del 1993 Bocelli partecipa al “Miserere Tour” di Zucchero Fornaciari.

 

Partecipando al Festival di Sanremo, supera le eliminatorie cantando "Miserere" e poi stravince nella categoria Nuove Proposte e nel 1994 partecipa nuovamente al Festival tra i Big con "Il mare calmo della sera", aggiudicandosi un punteggio record. Il suo primo album omonimo è la conferma di una popolarità in rapida crescita: in poche settimane ottiene il primo disco di platino. Torna a Sanremo l'anno successivo e canta "Con te partirò", che viene inserita nell'album "Bocelli" e che in Italia ottiene un doppio disco di platino. In Francia il singolo rimarrà in testa alle classifiche per sei settimane; in Belgio per 12 settimane: il più grande successo di tutti i tempi.
Sarà tuttavia l'album "Romanza", del ’96, a raggiungere rapidamente il successo internazionale. Poche settimane dopo l’uscita, il lavoro è già disco di platino in quasi tutti i paesi nei quali è stato pubblicato.  

 

Così Andrea Bocelli, giudicato da molti la voce lirica che il teatro d’opera attendeva da anni, “esplode” come fenomeno planetario. Bocelli, dicono molti critici musicali, rappresenta una ventata d’aria nuova nell’ambito lirico, un ambito che – spesso - rischia di dimenticare la propria vocazione popolare, restando un fenomeno elitario. L’”anomalia” Bocelli che, da una parte, ha suscitato entusiasmo consentendo a molti di avvicinarsi in un modo nuovo alla lirica, dall’altra - ovvero secondo alcuni critici musicali - metterebbe a repentaglio la forma d’arte musicale che rappresenta quanto di meglio l’Italia abbia saputo produrre negli ultimi quattro secoli. La commistione lirica-musica leggera, inoltre, altererebbe in modo irreversibile la voce del cantante. Leggiamo, al proposito le parole del pianista, scrittore e critico musicale Giorgio De Martino Kwon che, oltre alle collaborazioni giornalistiche e teatrali e ai tanti scritti a tema musicale, ha lavorato con Andrea Bocelli firmando la sua biografia ufficiale. 

 

Se Andrea Bocelli – afferma De Martino - fosse stato “solo” un cantante lirico, sarebbe stato subito portato in palmo di mano dalla più esigente aristocrazia musicologica. Ma la sua voce è indisponibile a steccati: in ogni angolo del globo risuona in “Time to say goodbye”, mentre in teatro la stessa vibra nei capolavori del melodramma. Genere che proprio in ragione del “fenomeno Bocelli” trova una spinta rigenerante d’inaudita potenza. Grazie al tenore pisano, i riflettori mediatici tornano a ricordarsi dell’Opera e i giovani escono dalla prigione del pregiudizio e dell’inconsapevolezza, scoprendo nel teatro musicale una miniera d’emozioni. Un simile ambasciatore dell’arte lirica, capace di muovere folle oceaniche, di lanciare un genere melodico “cross over” che conta oggi innumerevoli emulatori, di accrescere la percezione del bello in ampie fasce di popolazione, genera – come tutti i veri miti – anche una deriva di snobistica diffidenza. Anche se sempre più esigua, ogni giorno che passa. S’incrementa invece, parallelamente alla fama planetaria, la consapevolezza di Andrea Bocelli della funzione culturale e sociale che il suo nome ormai rappresenta: il mito non è fiaba accessoria bensì forza attiva, il mito è ingrediente vitale della civiltà umana”.   

 

Ma torniamo alla storia: nel 1994 debutta sulla scena lirica nel “Macbeth” di Verdi. La sua fama e bravura raggiungono anche gli ambienti vaticani, tanto che nel Natale del ’94, viene invitato a cantare l’”Adeste Fideles” al cospetto del Papa.

 

E’  l’inizio d’una ascesa folgorante. Bocelli, da allora, non ha più lasciato il palcoscenico.

Nel ‘96 la melodia della canzone “Con te partirò” e il suo arrangiamento in duetto con Sarah Brightman, “Time to say Goodbye” risuonano in tutto il mondo e il “fenomeno Bocelli” sbaraglia i record di classifica. Parallelamente il cantante imposta il proprio percorso lirico.

 

Nel ’99 viene pubblicato un lavoro interamente dedicato ad Arie Sacre. Pagine «composte per esaltare la grandezza di Dio e celebrare la sua gloria» scrive Bocelli, definendo l’album «fortemente desiderato e voluto». “Arie Sacre” è talmente bello da diventare l’album classico più venduto mai pubblicato da un artista solista. Bocelli si guadagna un posto nel Libro del Guinness dei Primati, conquistando contemporaneamente la prima, la seconda e la terza posizione nelle classifiche americane della musica classica e restando in vetta di settimana in settimana, per quasi tre anni e mezzo.

 

Lo stesso anno debutta negli Stati Uniti cantando a Detroit e ricevendo una nomination come “Best New Artist” ai Grammy Awards. E’ il primo artista classico a ricevere questo onore in trentotto anni. Il 1999 è anche l’anno dell’album “Sogno”, all’interno del quale regala la bella interpretazione in duetto con Céline Dion del brano “The Prayer”. Il mito continua a crescere, così come i numeri delle vendite dei suoi album. La Dion ha affermato: «se Dio avesse una voce, sarebbe molto simile a quella di Andrea Bocelli».

All’inizio del 2000 Bocelli ha avuto alcuni problemi con il Fisco, risoltisi grazie al condono fiscale del 2003 e con la chiusura della vertenza con il Fisco italiano per 5,7 milioni di euro. Sempre nel 2000 una tappa fondamentale nella sua carriera: “La Bohème” di Puccini, con Zubin Mehta, alla guida dell’Orchestra Filarmonica d’Israele.
Il 28 ottobre del 2001  è a New York, a “Ground Zero” e canta l’”Ave Maria” di Schubert dinnanzi al mondo nel corso del “Memorial” per le vittime dell’11 settembre.

 

Dopo ulteriori successi discografici e riconoscimenti internazionali alla fine del 2002 realizza un progetto discografico molto particolare, intitolato “Sentimento”, una collezione di brani romantici di compositori quali Tosti, Liszt, Denza e Gastaldon, arrangiati per orchestra da Maazel. Sarà un enorme successo per il quale riceverà ai “Classical Brit Awards” del 2003 una duplice nomination.

 

Il 26 febbraio del 2006 si è esibito in Mondovisione davanti a quasi 800milioni di spettatori nella Cerimonia di chiusura dei XX Giochi olimpici invernali di Torino.  Nel 2007 canta l’Ave Verum Corpus di Mozart alla cerimonia funebre dell’amico Pavarotti. Tra le altre grandi apparizioni, il 25 maggio del 2009 ha eseguito un concerto al Colosseo di Roma, condotto da Milly Carlucci e trasmesso in diretta su Raiuno, il cui incasso è stato devoluto per la ricostruzione del Conservatorio dell’Aquila, gravemente danneggiato dal terremoto. Il 7 luglio del 2009 ha cantato al funerale delle vittime della tragedia alla stazione ferroviaria di Viareggio.

 

Bocelli ha finora pubblicato ben 26 album. L’apprezzamento del suo lavoro è grande nel mondo della musica. De Martino, analizzando l’ opera e la vita di Bocelli, afferma:    “Andrea Bocelli ha dovuto fare i conti con un duplice dono, in entrambi i casi totalizzante. Il primo sta nelle superbe potenzialità della voce: un timbro riconoscibile come una firma, diverso da tutti (come per la Callas: impossibile confonderlo, impossibile restarne intoccati), pastoso e potente, versatile al punto da spaziare dal belcanto al furore verista, dal repertorio sacro alla romanza popolare.

Il secondo dono è persino più delicato e complesso del miracolo di due corde vocali che seducono le platee del globo: l’avventura umana ha portato Andrea Bocelli – nell’adolescenza – ad una diversa abilità che gli ha precluso la vista. Verosimilmente una privazione che ha incrementato il dilagare d’una sensibilità eccezionale, di una vera e proprio sensitività.

 

Bocelli trasfigura il limite: rende ipertrofiche la sue capacità d’approfondimento del testo, la percezione delle sfumature dell’espressione musicale. Il risultato è un «saper porgere» che abbatte sistematicamente le barriere di repertorio, quelle linguistiche e culturali. Il risultato è anche una quotidianità professionale fatta di voracità culturale e di feroce autocritica, nella ricerca di una perfezione che sfiora l’utopia”.

 

Voglio concludere questa biografia “in fieri” di Bocelli proprio con alcune sue parole: «Più mi addentro nel canto, meno comprendo. So solo che Dio mi ha dato una voce che mi permette di esprimere quello che provo, e in questo senso credo di poterla definire una voce riconoscibile».

Chiara Ambrosioni

Lisdha news n 68, aprile-giugno 2011

 

 

19/11/2013