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Affrontare la vita con un sorriso - Luca Fagioli

E’stato attore di teatro e di cinema. Ora costretto sulla sedia a rotelle dipinge e scrive. Incontro con l’artista eclettico Luca Fagioli che da febbraio ha deciso di aderire al Movimento Trampled Art per la difesa dell’arte e della cultura italiana.

Luca Fagioli è nato nel 1960 a Pisa, affetto da nanismo acondroplasico, una condizione che colpisce solo gli arti - braccia e gambe - che crescono meno rispetto al resto del corpo. Tale forma può portare all’ernia del disco e a una successiva paraplegia, come sembrava dovesse accadere ma, come Luca stesso racconterà, a lui non è successo. Sorridendo dice che nella sua famiglia solo lui, fra tutti, ha avuto questo onore: essere molto basso e non soffrire di vertigini. E’ con questo spirito, sempre accompagnato dal sorriso, che ha affrontato la sua cosiddetta diversità. Tutto il periodo adolescenziale  è stato molto duro, ma comunque fondamentale e formativo. “Mia madre – racconta - non mi ha mai nascosto, mi ha buttato subito nella giungla perché capissi come funziona la vita, anche con il suo cinismo e la sua ignoranza. Sono caduto tante volte – aggiunge – ma mi sono rialzato subito con il sorriso”. Parlando con lui e di lui bisogna ricordare il suo eclettismo: è stato attore di teatro e di cinema e oggi, costretto sulla sedia a rotelle, dipinge e scrive. Una persona solare, di cui dobbiamo ricordare molte esperienze significative. Nel cinema, ad esempio, ha lavorato con grandi registi e interpreti. Ne citiamo alcuni e ne parleremo ancora con lui: ha recitato per Bava ne “Il gioko”, con Vanzina ne “I mitici”, con Benvenuti in “Ivo il tardivo” e ancora con Bigagli in “Il guerriero Camillo”, Malaponti ne “La grande prugna”, Pieraccioni ne “Il pesce innamorato” (1999), con Dario Argento in “Nonhosonno” (2000) e anche con Martin Scorsese in “Gang of New York” o con Michael Hoffman e Michelle Pfeiffer in “Sogno di una notte di mezza estate”. Tante belle esperienze che l’hanno portato a essere quello che è oggi.

 

- Luca, quali sono i ricordi più belli dei tuoi anni di formazione?

«Mentre frequentavo la Scuola d'Arte, lavoravo in un gruppo di artisti di strada. Dapprima li aiutavo a fare le scenografie, quindi ho iniziato a interpretare il ruolo del clown: da quel momento in poi non mi sono più fermato! Portavo sulle spalle il peso di un’infanzia difficile, tormentata: il mio essere nano, il non essere accettato dagli altri, il sentirmi spesso il dito puntato addosso, tutta una serie di pregiudizi. Quando ho iniziato a esibirmi con il naso rosso tutte le mie paure sono sparite, l’emozione era continua: ho trovato il mio habitat».

 

- Definisci te stesso un “manovale dell’arte”: com’è nato in te l’amore per l’Arte? Cosa significa la parola “Arte”?

«L'amore per l’Arte è nato con mio padre: lui dipingeva, disegnava, creava ed era un incanto guardarlo. Poi dedicandomi completamente alla Scuola d’Arte e al Teatro, mi sono reso conto di quale enorme forza vitale offrano queste esperienze. L'arte è vita, è armonia. Oggi posso dire che anche la mia disabilità, ogni disabilità, è Arte. Mi definisco “manovale” perché ho la fortuna di poter imparare ogni giorno qualcosa di nuovo. L'arte salverà il mondo. L'arte non conosce le barriere. E’ universale».

 

- Sei un artista eclettico: recitare, scrivere, dipingere, sono modi diversi per esprimere le tue emozioni?

«Sono battiti, ritmi diversi del cuore. Da sei anni non recito più, a causa di un dolore trascurato durante la mia ultima tournee con Gabriele Lavia. Mi hanno dovuto operare al midollo perché un’ernia aveva schiacciato le vertebre. Gli esperti avevano detto che sarei rimasto paralizzato per sempre, ma ho dimostrato che avevano torto: oggi mi posso alzare, anche se devo usare le stampelle. Recitare, scrivere e dipingere sono passioni, coinvolgenti ed esaltanti. Vivendole l’artista respira un frullato di emozioni. Sono tre virtù che ti permettono di Vivere, non solo di sopravvivere. Sono forme d’espressione molto diverse e io cerco di Viverle con tutto me stesso».

 

- Esaminiamo una per una le sfaccettature della tua Arte: la recitazione ti ha avvicinato al mondo del Teatro e a quello del Cinema. Ambiti sicuramente di grande fascino, ma, allo stesso tempo, fortemente competitivi e non facili. Raccontaci della tua esperienza. Quali sono stati gli incontri e i momenti più belli?

«Non basterebbero 100 pagine! Ogni momento porta un’emozione diversa. Come non essere pieni di sorpresa e gioia nell’avere  a che fare con maestri quali Martin Scorsese, Gabriele Lavia, Alessandro Haber, Solenghi, Michael Piccolì, Alessandro Benvenuti e tantissimi altri. Ogni momento vissuto con loro è stato una lezione di vita e l’occasione di una crescita professionale. Incontri come questi fanno capire che i sogni possono avverarsi!»

                                                                    

- A Teatro hai lavorato per i ragazzi e con artisti “giovani” perché legati al mondo della satira e del sorriso, come Migone e Bergonzoni. Penso anche al programma con Paolo Rossi (“Scatafascio”, trasmesso da Italia 1). Qual è la tua visione del teatro oggi: dal punto di vista personale e anche sociale?

«Da anni ho smesso di fare teatro e mi manca moltissimo. Quando sono a teatro mi sento vivo e anche pieno di nostalgia. Le esperienze con Paolo Rossi, Bergonzoni e Migone sono state molto importanti: loro erano i miei miti e mai avrei pensato di poterci lavorare assieme. Da un po’ di tempo a questa parte il teatro, l'arte in generale, sta soffrendo. A causa dei tanti tagli fatti dal Governo, tutto è stato ridotto e sminuito, portando a una crescita dell’ignoranza e della mancanza di rispetto verso la Cultura. E’ un vero peccato, perché il nostro paese è sempre stato un punto di riferimento per l’Arte, a livello mondiale. Sono convinto che presto le cose cambieranno in meglio, che l'arte salverà il mondo».

 

- Hai vissuto tante esperienze artistiche emozionanti nel mondo del cinema e del teatro, oggi continui a “fare Arte” in altri modi …

«La passione non conosce ostacoli. Il cinema è un bel mondo, molto diverso dal teatro: ma quando si recita l'adrenalina è l'emozione sono incontenibili. Nulla vieta che prima o poi, anche con le stampelle o con la sedia a rotelle, io possa tornare in scena. Se capiterà l'occasione, non mi tirerò indietro: parola d'onore!»

 

- Veniamo a un’altra tua passione! Quella per la Poesia, per la Scrittura. La vita porta sempre nuove emozioni, nuove esperienze. Tu vivi una sorta di percorso personale che ti porta a decidere in quale modo, con quale forma, esprimere tali sensazioni? Se trasportarle nella scrittura, piuttosto che sulla tela?

«Il mio cuore deve riuscire a esprimere, a esternare quello che ho dentro, non posso farne a meno. Nella mia sedentarietà obbligata, dopo l’operazione, ho cercato un modo per “scacciare i demoni”, per riuscire a superare quei brutti momenti. Così ho cominciato a scrivere, a buttare giù le parole che il cuore mi suggeriva. Parole orfane che ogni tanto sembrano girare nell’aria come randagie. Erano abbandonate e io le ho adottate. Ogni giorno cerco di esternare quell'amore che ognuno di noi sente esplodere nel proprio cuore, quell’amore che a volte non riconosciamo o del quale abbiamo paura. Quell’amore per noi stessi che non spaventa gli altri, allontanandoli, ma, anzi, li fa avvicinare a noi».

 

- Anche il tuo rapporto con l’arte pittorica ha una sua storia.

«Mio padre dipingeva, era molto bravo, e mi ha contagiato con questa sua passione. Mi sono diplomato all'Istituto Statale d'Arte di Pisa, ma subito ho iniziato a dedicarmi al teatro. Spesso non mi restava il tempo per dipingere. Ma, in qualche modo, ho sempre preservato il mio legame con la Recitazione, la Scrittura e la Pittura. Sono, come dicevo, tre forme d'arte, tre emozioni. Tre forme di comunicazione che si tengono per mano. La pittura è intrigante, come un pennello che accarezza, come le labbra che sfiorano labbra, poi arriva il colore, il cuore. La pittura, l'arte, non ha barriere di nessun tipo e non conosce il razzismo».

 

- Hai allestito una tua bella mostra personale, intitolata “Oltre”. Oltre cosa vuoi portare i tuoi spettatori?

«Non voglio portare “oltre”, ma voglio aiutare chi guarda un mio quadro a soffermarsi un momento, a sedersi come quando ci si siede in un prato e si guarda il cielo, con la speranza di vedere una stella cadente. Ecco! Immaginatevi quell'espressione di attesa e stupore, poi usatela quando guardate un’opera. E’ la cosa più bella che si possa immaginare! Esporre la tua opera dona la stessa emozione di vedere un figlio varcare il portone nel suo primo giorno di scuola».

 

- A livello stilistico chi sono i tuoi modelli?

«Le mie fonti di ispirazione sono tante, anche perché non può mancare una buona base di cultura generale. In particolare mi piacciono gli espressionisti e gli astrattisti concettuali».

 

- Il tuo amore per la pittura e per l’arte ti ha portato a unirti al Movimento Trampled Art, nato proprio nel febbraio di questo 2014. Il Movimento vede personalità artistiche dell’ultima avanguardia in prima linea per la difesa dell'Arte e della Cultura italiana: un programma davvero impegnativo!

«In primis ho conosciuto il grande pittore Alessandro Giorgetti. Un vero amico che subito mi ha dato tanti consigli e input, come quello di “Circus Life”: una ventina di lavori sul circo. Inoltre ho avuto la fortuna di essere uno dei primi a far parte del suo Movimento, di cui condivido completamente il Manifesto. L'arte sta soffrendo, l'arte è metafora della vita e oggi è in mano a chi la rende disponibile solo in cambio di denaro. Bene, l'intento di Trampled Art è spazzare via i bottegai, gli usurai che cercano di imbrogliare. Ogni artista deve avere almeno una volta la possibilità di esporre senza pagare, anche perché se la sua arte ha un valore, è un buon investimento culturale che fa bene al paese».

Chiara Ambrosioni

Lisdha news n. 81, Aprile 2014

 

28/04/2014
Luca Fagioli