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Mitica Frida Kahlo

Una vita segnata da un dolore continuo e lacerante, oltre trenta operazioni subite, ma sempre Frida con le sue opere inneggerà alla vita con gioia. Al suo fianco il pittore Diego Rivera con cui ebbe un rapporto passionale e burrascoso.

Magdalena Carmen Frida Kahlo Calderón nasce a Coyoacán, presso Città del Messico, il 6 luglio 1907.  Il padre, ebreo di origine ungherese emigrato in Messico, è un fotografo di successo afflitto da crisi epilettiche. Frida trascorse con il padre lunghi momenti felici. Lei, più delle cinque sorelle, conosceva il significato della malattia e dell'isolamento.          

Era una bimba scatenata, un vero monello, ma a sei anni si ammalò di poliomielite e fu costretta all’immobilità per nove mesi. Alcuni cronisti raccontano che, in realtà, Frida era afflitta da spina bifida ed il suo male non fu curato nel modo opportuno, in quanto scambiato per poliomielite.  Dopo la malattia fece moltissima attività fisica, dedicandosi a sport diversi: dalla boxe al calcio, dalla lotta libera al nuoto. Tutto per riportare alla normalità la gamba destra, che rimase però sempre più piccola dell’altra. Frida cercava di nasconderla indossando anche tre o quattro calze e scarpe con un tacco speciale che la costringevano a camminare con lievi saltelli, quasi come un uccellino.

Fin dall'adolescenza manifestò talento artistico e uno spirito indipendente e passionale, riluttante verso ogni convenzione sociale. Studiò alla Escuela Nacional Preparatoria nel 1922 e lì poté osservare al lavoro Diego Rivera che stava dipingendo il suo affresco, La Creación. Frida, poco più che quindicenne, rimase totalmente affascinata dalle grandi immagini che vide e dall’uomo che stava illustrando il rapporto tra l'uomo e la creazione. Passerà parecchio tempo prima che Frida e Diego Rivera si ritrovino, presentati tra l'altro dalla fotografa di origine italiana Tina Modotti.

 

Il terribile incidente

Ma torniamo alla giovane Frida: nel 1925, quando aveva diciott’anni avvenne il terribile incidente che segnò profondamente la sua vita. Stava viaggiando su un autobus che si scontrò con un tram. Il suo corpo fu quasi schiacciato, trafitto dal corrimano di metallo. La spina dorsale venne fratturata in tre punti nella regione lombare, il bacino schiacciato, il piede destro spezzato, le pelvi rotte trapassate da parte a parte, cosa che le impedirà di conoscere la maternità, se non per pochi mesi, perché avrà solo aborti. Si salvò per miracolo, ma i medici trascurarono la lesione che aveva riportato alla spina dorsale. Quando corsero ai ripari, imponendole nove mesi d'immobilità totale, il danno era ormai irreparabile. Subì numerose operazioni chirurgiche e, finalmente uscita dall’ospedale, fu costretta per anni a giacere immobile sul letto di casa col busto ingessato. Riprese poi a camminare, sempre accompagnata da fortissimi dolori. Il suo corpo fu sempre sofferente.

Sapendo tutto questo, ancor più colpisce l’incredibile gioia di vivere di Frida.

Dopo l’incidente impegnò il suo tempo leggendo moltissimo, in particolare del movimento comunista: a questo fece seguito l’impegno politico. Fu membro della Lega Giovanile Comunista e fu tra coloro che accolsero Lev Trotskyj quando arrivò i Messico nel 1937. Il suo impegno non venne meno fino a pochi giorni prima della morte, quando quasi inferma, in sedia a rotelle, partecipò alla manifestazione contro la destituzione da parte della Cia del presidente guatemalteco Jacobo Arbenz Guzmàn.

 

La scoperta della pittura

Nel periodo di immobilità forzata che seguì l’incidente Frida - oltre che alla lettura - si dedicò alla pittura. Il suo primo soggetto fu un autoritratto. I genitori, quindi, decisero di regalarle un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto - in modo che potesse vedersi - e dei colori. Il dono ebbe inizialmente un effetto sconvolgente per Frida, portandola al tema ricorrente dell'autoritratto. Nei quadri raffigurò gli aspetti drammatici della sua vita. Il rapporto ossessivo con il suo corpo martoriato caratterizza infatti la sua arte. Allo stesso tempo difese quello che sentiva il suo popolo facendo confluire negli autoritratti quel folclore messicano e quell'autobiografismo utopico che li rende così originali rispetto alla canonica pittura dell’epoca. Nelle immagini forti ma segnate a volte da una sorta di humor, gli elementi fantastici vengono accostati a oggetti in apparenza incongruenti. Frida realizzerà soprattutto quadri di piccole dimensioni dove si ritrae, ad esempio, con una colonna romana fratturata al posto della spina dorsale o circondata dalle scimmie che cura come figlie nella Casa Azul dove viveva.

 

L’incontro con Diego Ravera.

Le ci vollero quasi tre anni per rimettersi in piedi e per riprendere una vita quasi normale. Fu allora che andò a trovare Diego Rivera, uno dei pittori più ammirati di quel tempo. Ufficialmente voleva solo mostrargli i suoi lavori e avere da lui un parere da esperto. In realtà, inseguiva un sogno ben diverso e da parecchio tempo. Frida non aveva infatti dimenticato Rivera e già quando aveva 15 anni aveva scritto sul suo diario: "Voglio avere un figlio da Diego. Prima o poi glielo dirò". Nell’ottobre del 1928 Frida gli portò quindi i suoi dipinti per avere un giudizio. Questi, a quel tempo illustre pittore murale, rimase colpito dallo stile moderno della giovane artista tanto che la prese sotto la sua ala e la inserì nella scena politica e culturale messicana. Rivera aveva quarant'anni, Frida venti di meno. Sapeva che lui era un noto seduttore: anche se era grande e grosso e non certo bello, conquistava moltissime donne perché aveva qualcosa di magnetico oltre alla grande personalità e vitalità. Era spiritoso, molto disponibile, considerato da tutti un genio e diceva che le donne erano superiori agli uomini perché più sensibili, più belle, più buone. Quando Frida andò a trovarlo e gli mostrò il suo lavoro Rivera le disse: "Hai talento". Da quel giorno praticamente non si lasciarono mai. Fu un amore coinvolgente e travolgente fatto di contrasti e affinità elettive. La loro fu una vita tempestosa ma ricca emotivamente e artisticamente.  Si sposarono nel 1929 quindi, dopo un divorzio, si sposarono nuovamente nel 1940. Rivera era già al terzo matrimonio e Frida, innamorata, volle l’unione pur sapendo dei continui tradimenti a cui andava incontro. Decisero di vivere in due case separate collegate, però, da un ponte, in modo da avere ognuno i propri spazi "da artista". Nel ‘39 divorziarono a causa del tradimento di Rivera con Cristina Kahlo, la sorella di Frida. Rivera tornò da Frida un anno dopo: non l'aveva mai dimenticata e, malgrado i tradimenti, mai aveva smesso di amarla. Le fece una nuova proposta di matrimonio che lei accettò non senza qualche riserva. Si risposarono nel 1940 a San Francisco. Ma dopo anni di dolori coniugali anche Frida inizierà a tradire il marito. Ebbe - dicono le cronache - numerosi amanti, di ambo i sessi, con nomi che, neanche all'epoca, potevano passare inosservati come quelli del rivoluzionario russo Lev Trotsky e del poeta André Breton. Fu amica e probabilmente amante di Tina Modotti, militante comunista e fotografa nel Messico degli anni Venti.

La sua vita con Rivera fu difficile, ma Frida, che non poteva restargli lontana, diceva spesso con amara ironia: "Ho avuto due grossi incidenti in vita mia. Il primo mi ha fatto scontrare con un tram e l'altro mi ha portato tra le braccia di Diego".   

Ed ecco le parole con cui Rivera descrisse il lavoro della moglie:                                        "... E’ la prima volta nella storia dell’arte che una donna esprime con totale sincerità, scarnificata e, potremmo dire, tranquillamente feroce, i fatti e particolari che riguardano esclusivamente la donna. La sua sincerità, che si potrebbe definire insieme molto tenera e crudele, la portò a dare di certi fatti la testimonianza più indiscutibile e sicura; è perciò che dipinse la sua stessa nascita, il suo allattamento, la sua crescita dentro la sua famiglia e le sue terribili sofferenze, e di ogni cosa senza permettersi mai la minima esagerazione né divergenza dai fatti precisi, mantenendosi realista e profonda, come lo è sempre il popolo messicano nella sua arte, compresi i casi in cui generalizza fatti e sentimenti, arrivando alla loro espressione cosmogonica ..."

                            

Lo sviluppo artistico

E parlando ancora della particolare arte pittorica di Frida, bisogna dire che dal marito  assimilò uno stile volutamente naif, che la portò a dipingere piccoli autoritratti ispirati all'arte popolare e alle tradizioni precolombiane. La sua chiara intenzione era, ricorrendo a soggetti tratti dalle civiltà native, affermare in maniera inequivocabile la propria identità messicana. A partire dal 1938 la pittura si intensifica: i dipinti  di Frida, oltre a descrivere gli ‘incidenti’ della sua vita, parlano del suo stato interiore e del suo modo di percepire la relazione con il mondo. Quasi tutti includono tra i soggetti un bambino, sua personificazione. Quando, nel ’38, il poeta e saggista surrealista André Breton vide per la prima volta il suo lavoro ne rimase talmente stregato da proporle una mostra a Parigi. Qui lei frequentò i surrealisti. Pur sapendo che l’etichetta surrealista le avrebbe portato l’approvazione dei critici, le piaceva l’idea di essere considerata un’artista originale.

Grazie all’appoggio di Rivera e alle importanti amicizie sia di mecenati come Rockfeller che di artisti come Ricasso, l’arte di Frida ottenne molti consensi.

 

Il suo stato di salute peggiora

Ma la sua salute, piano piano, si deteriorò. Aveva subito 35 operazioni chirurgiche. Negli ultimi dieci anni della sua vita fu costretta a usare 22 corsetti ortopedici per sorreggere la sua schiena martoriata. Frattanto lei continuava a lavorare, a vincere premi, a battersi per i suoi ideali politici, a dare e a chiedere amore.
L'amputazione della gamba destra, nell'agosto 1953, fu l'ultimo colpo, il più grave di tutti, sia dal punto di vista fisico che da quello spirituale. Ma benché costretta a muoversi ormai esclusivamente su una sedia a rotelle, Frida dedicò l'energia che le restava, fino all'ultimo respiro, a lavoro e politica. Il 13 luglio 1954 si arrese al male, a 47 anni. Nel suo diario aveva annotato: "Attendo con gioia la fine e spero di non tornare più".

L’eredità

Rimasto solo, Rivera donò la Casa Azul di Frida al popolo messicano, ma solo nel 1958, e cioè un anno dopo la sua morte, il governo la trasformò nel museo che accoglie le più importanti opere della Kahlo e di alcuni suoi amici. Rivera dedicò gli ultimi anni della sua vita a far conoscere il lavoro di sua moglie. I suoi sforzi hanno avuto più successo di quanto lui stesso potesse prevedere. Frida ha vinto il suo destino di dolore e oggi viene riconosciuta come un'artista molto più grande, e originale, di suo marito.

La vita, il dolore e la morte di Frida Kahlo sono state raccontate in almeno tre film, l'ultimo dei quali - tratto dalla biografia scritta da Hayden Herrera - è stato girato dalla regista Julie Taymor (Frida) e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2002.

 

Chiara Ambrosioni

Lisdha News n 68, gennaio-marzo 2011

19/12/2013