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Ray Charles e la sua storia appassionante

Non vedeva ma la sua musica ha “aperto gli occhi” a molti.

Viaggiando nel tempo oggi la nostra “telecamera” mette a fuoco un personaggio a noi contemporaneo: Ray Charles, da molti chiamato “il genio” o “il padre del soul”. Nato nel 1930 ad Albany - città dello stato della Georgia, negli Stati Uniti – è mancato solo pochi anni fa, nel 2004. E’ stato pianista e cantante e ha il merito di aver dato una struttura precisa al sound del Rythm and Blues: ha messo insieme soul, country, jazz e gospel, oltre alle linee melodiche tipiche del pop.

Ma com’è stata la sua vita? I genitori erano povera gente: la madre lavorava in una segheria, mentre il padre riparava le strade, oltre ad essere meccanico e operaio. Aveva anche tre famiglie in contemporanea e decise presto di abbandonare Ray e la madre: i due si trasferirono in Florida e lei crebbe il figlio da sola.

Ray parlava molto di quando era piccolo, ricordando la madre con il suo amore e le sue attenzioni, ma anche i momenti tristi. Sono ancora colorati i suoi ricordi del fratello George, ma grande era il dolore di Ray al ripensare al giorno in cui Gorge, di soli quattro anni e di un anno più giovane di lui, cadde in una pozza d’acqua e morì annegato mentre lui cercava disperatamente di salvarlo chiamando aiuto. Ricordava anche il suo primo contatto con la Chiesa Battista vicina a casa, dove fu introdotto non solo alla religione, ma anche alla musica.

Ray Charles non è nato cieco, iniziò a diventarlo a sei anni e non si è mai capito se sia stato a causa di un glaucoma o per un’infezione dovuta a una sostanza chimica – forse del sapone -  che gli finì negli occhi, che poi non furono curati in modo adeguato. Nel giro di un anno la vista si fece sempre più confusa, mentre la madre lo portava inutilmente da un dottore all’altro. Da quel momento il bambino frequentò una scuola per studenti ciechi a St.Augustin, in Florida, a 160 chilometri da casa. Lì imparò a scrivere musica e a suonare pianoforte, sassofono e clarinetto. Quando, solo quindicenne, perse entrambi i genitori, iniziò a lavorare come musicista itinerante. Infatti già durante gli anni della scuola,  Ray aveva suonato in band diverse, ognuna con un suo sound e un suo stile. Fu sempre attratto e “distratto” da tutti i generi musicali. L’udito tanto sviluppato e il senso del ritmo gli consentivano di mettere a fuoco non solo gli strumenti e le melodie, ma anche gli arrangiamenti delle diverse sezioni strumentali: fiati, percussioni, etc. La sua passione per la musica era incontenibile!

Si ispirava soprattutto al famoso Nat King Cole e mise a punto un suo sound, caratterizzato da un canto di gola che richiama il gospel. C’è chi dice che fu proprio lui a iniziare un nuovo stile musicale: il “soul”. Una curiosità: tra le band con cui suonò ce n’era una, The Florida Playboys,  con cui iniziò a indossare i suoi caratteristici occhiali da sole, che – da quel momento – non tolse più. Naturalmente ha sempre usato strumenti “modificati” per adattarsi alle sue esigenze: il pianoforte, ad esempio, aveva tutti i tasti dello stesso colore, ma quelli che dovrebbero essere neri erano più rialzati ed appuntiti, mentre i tasti bianchi erano più “bassi” del solito e perfettamente lisci.

Torniamo ai passaggi della sua vita e all’inizio di quello che sarà un mezzo secolo di carriera. Nel ’47 Charles si spostò a Seattle, dove iniziò anche a registrare musica. Inizialmente lo fece con l’etichetta Swingtime Records e

risale a questo periodo il suo primo successo: “Confession Blues”. Il brano raggiunse il secondo posto della classifica Rock&Blues e fu solo l’inizio.

Per non tralasciare la sua vita privata, sappiamo che nel 1951 Charles si sposò per la prima volta, ma fu un matrimonio molto breve. Le sue vicende amorose furono molto complesse: infatti si sposò due volte ed ebbe 12 figli da 7 donne diverse! Con loro Charles fu molto generoso: poco prima di morire donò a ciascuno dei 12 figli un milione di dollari.

Tornando alla musica, il nostro artista, nel corso degli anni ’50, continuò a unire blues, gospel e jazz, realizzando composizioni dinamiche, che divennero molto popolari: i successi vennero uno dopo l’altro. “I Got a Woman” del ’53 lo fece conoscere in tutta l’America, poi arrivarono “What’d I Say” e le molto note “Georgia On My Mind", "Hit the Road Jack" e "Unchain My Heart".  La sua fama, partita dal mondo del Rock&Blues, si allargò al mondo del pop e il numero dei suoi fans continuò ad aumentare!

Ci furono anche dei momenti bui: nel ’75 Ray Charles fu arrestato perché trovato in possesso di eroina, una droga dalla quale fu dipendente per circa vent’anni. Ma questi furono anche gli anni dei suoi più grandi successi e lo videro al lavoro con cantanti come Randy Newman e Stenie Wonder. La sua versione di “Georgia On My Mind”, ad esempio, nel ’79 fu proclamata canzone ufficiale del suo Stato, la Georgia. Contribuirono a renderlo famoso le apparizioni in pellicole per il grande schermo - “The Blues Brothers” – in famosi show televisivi e in pubblicità come quella della Pepsi. Negli anni ’80 ebbe successo in tutto il mondo: la sua cover di un famoso brano giapponese arrivò al terzo posto della hit-parade del paese del Sol Levante.

Suonò per l’elezione del presidente Ronald Reagan e anche per Bill Clinton.

Nell’85 gli portò fortuna la partecipazione a “We Are the World” – il brano a favore del popolo africano scritto da Quincy Jones e cantato con tanti artisti famosi - che riaccese l’interesse per il suo lavoro, per il suo canto appassionato e per l’intelligente fusione di diversi generi da lui realizzata.  

In questo periodo Charles soffrì di gravi disturbi al timpano: riuscì a risolvere il suo problema, ma venne a contatto con tante persone che avevano problemi all’udito. Entrò quindi a far parte di associazioni internazionali che lavoravano per aiutare i disabili con difficoltà di questo tipo. Fece molte donazioni e raccolte di fondi che garantirono grandi risultati. “La maggior parte della gente – diceva – dà per scontato il sentire. Io non posso farlo: gli occhi sono il mio handicap, ma le orecchie sono la mia opportunità, mi fanno vedere quello che i miei occhi non possono mostrarmi”.

Charles è stato molto attivo fino a pochi anni fa: nel 2002, ad esempio, venne a Roma dove, con altri artisti, prese parte a un concerto in favore della pace che si svolse all’interno del Colosseo: è stato l’unico evento realizzato all’interno del famoso monumento non solo nei tempi moderni, ma fin dal lontano 404 d.C.!

Ray Charles è morto nel 2004 a causa di un tumore al fegato.

Due mesi dopo è uscito il suo ultimo lavoro, dove duetta con tanti amici musicisti: il titolo è “Genius Loves Company” e gli artisti sono, tra gli altri, B.B. King, Van Morrison, Willie Nelson, James Taylor,  Natalie Cole, Elton John, Bonnie Raitt, e Norah Jones. L’album ha vinto ben dieci Grammy, gli Oscar del mondo della musica. Ma vogliamo ancora parlare di premi e riconoscimenti: infatti Charles ne ha ricevuti moltissimi nella sua vita, e non solo per i suoi successi musicali. Oltre ad essere autore dell’inno della sua Georgia, ha impresso le orme di mani e piedi sull’Hollywood Walk of Fame – il famoso marciapiede hollywoodiano coperto di impronte di

celebrità del mondo dello spettacolo - ed è stato uno dei primi ad entrare a far parte della Rock’n’Roll Hall of Fame. E’ il decimo nella lista dei “100 più grandi artisti di tutti i tempi” secondo la rivista musicale Rolling Stones. Dal 2004 è tra gli artisti della Jazz Hall of Fame e, tra l’altro, gli sono state dedicate strade e piazze in varie città.

Chiudiamo con alcune sue parole: “Non sono un cantante country: sono un cantante che canta canzoni country. Non sono un cantante blues, ma posso cantare il blues. Posso anche cantare canzoni d’amore. Non sono uno specialista, ma posso essere definito un factotum”. E ancora: “La musica non può essere separata da quello che sono. Fa parte di me: non posso fare a meno della musica come non posso fare a meno del mio fegato. Credo che Dio mi chiamerà a Lui quando sarà pronto. E allora avrò un sacco di tempo per fare una lunga vacanza”.

 Chiara Ambrosioni

 

18/12/2013