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Simona Atzori - La danza, la pittura e la gioia

Incontro con Simona Atzori.

Per questo appuntamento trimestrale di Lisdha News ho incontrato un personaggio  veramente… affascinante: Simona Atzori. Una giovane donna piena di gioia ed entusiasmo, che danza e dipinge e ha raggiunto già una notevole fama non solo in Italia, ma anche in Canada e altri paesi. Nata a Milano nel 1974, abita oggi a Gerenzano (Varese) dove dipinge, usando il piede. A quattro anni ha iniziato a dipingere, a sei ha deciso di dedicarsi anche alla danza classica. Nel gennaio del 1983 è entrata a far parte dell’Associazione dei pittori che dipingono con la bocca e con i piedi, superando brillantemente gli esami di ammissione.

Ha avuto il piacere di donare un suo quadro a Giovanni Paolo II durante un’ udienza privata in Vaticano. Ha studiato in Canada, alla facoltà Visual Arts presso La University of Western Ontario, laureandosi con Honour nel 2001. Inoltre ha il merito di aver portato la danza in chiesa. Guida anche degli incontri per condividere con gli altri le sue conoscenze e il suo entusiasmo e, se tutto questo ancora non bastasse, è una giovane donna capace di comunicare tanta serenità e un’instancabile voglia di fare, sostenuta da una grande fede.

 

- Come si presenterebbe ai nostri lettori?

«Mi presenterei come una donna moderna che ama la vita e attraverso le sue grandi passioni, che sono la danza e la pittura, vuole portare avanti un messaggio di positività, che sento proprio dentro di me. Perché la vita è un grande dono e io ho la fortuna di avere la capacità di danzare e di dipingere e di poter comunicare questo messaggio di fiducia a tantepersone».

 

- Sono proprio due grandi talenti: e quando sono nate queste passioni?

«Più o meno insieme: quella per la pittura è iniziata che ero piccolissima, avevo poco più di quattro anni, la passione per la danza poco dopo. Le ho portate avanti contemporaneamente, come due grandi sogni».

 

- Chi l’ha accompagnata nella sua crescita artistica, sia nella danza, sia

nella pittura?

«Il primo appoggio, fondamentale, è stato sicuramente quello della mia famiglia perché loro hanno visto in me, attraverso queste due arti, la mia voglia di vivere, la mia gioia. Per quanto riguarda la pittura, all’età di otto anni sono entrata a far parte dell’Associazione dei pittori che dipingono con la bocca e col piede e, con il loro aiuto sono riuscita a concretizzare abbastanza presto questo mio sogno. Poi ho studiato privatamente, quindi sono andata in Canada per continuare i miei studi nell’ ambito delle arti visive».

 

- Sicuramente un’esperienza importante, andare così lontani, da soli, richiede

tanta voglia di crescere!

«E’ vero e l’esperienza canadese è stata sicuramente una delle più belle della mia vita. Mi ha dato tanto, mi ha aperto da un punto di vista personale. E’ stato molto bello conoscere una cultura diversa e tante persone con cui condividere degli interessi».

 

- Lei è così giovane e ha già fatto tante cose! Si è pieni di ammirazione

vedendo tutto questo. Scrive anche poesie. La poesia è un altro modo per

esprimersi?

«Diciamo che mi è sempre piaciuto molto scrivere, adesso sto lavorando a una cosa che pubblicherò appena sarà pronta. Mi piace anche molto comunicare con le persone, infatti faccio incontri multinazionali nelle scuole, nelle aziende e nelle associazioni, perché è importante ricordare a tutti quanto è grande il dono della vita. Bisogna evitare che una piccola difficoltà metta a rischio la serenità o la stessa voglia di vivere. Io credo anzi che debba essere un modo per tirare fuori il meglio che c’è dentro di noi. Attraverso questi incontri ho la possibilità di conoscere tanti giovani e tante persone impegnate nel mondo del lavoro e della scuola, associazioni…».

 

Prima di continuare a parlare con Simona Aztori, è bello inserire qui una

delle sue poesie:

 

IO SORRIDO IN TANTI MODI

Io sorrido in tanti modi:

sorrido vivendo

sorrido amando

sorrido dipingendo

sorrido danzando

dove nel mio mondo …

sorridere significa solamente vivere…

 

- Continuiamo ora con l’intervista: tutte queste espressioni artistiche – la

pittura, la danza, la scrittura, sono un po’  … frecce dello stesso arco per

arrivare lontano, per toccare la coscienza delle persone perché capiscano il

valore della vita.

«Sicuramente. Io credo che sia importante rendersi conto che vicino a noi ci sono delle persone, al di là di ciò che abbiamo o non abbiamo. La diversità fa parte di ciascun individuo, è ciò che rende l’individuo ricco e unico. Se tutti fossimo uguali, non avrebbe senso esistere, invece è proprio la nostra diversità, la differenza tra l’uno e l’altro, che ci rende ciò che siamo, che ci rende unici. A volte è difficile per le persone pensare questa cosa che sembra così semplice ed elementare… ci inventiamo chissà cosa per vedere delle differenze che non mettono in luce la nostra unicità e che, quindi, possono anche caratterizzarci in negativo. La nostra diversità è proprio ciò che rende possibile la comunicazione».

 

- So che ha incontrato Giovanni Paolo II…

«Sì, ho avuto l’onore di incontrarlo e di donargli un mio quadro. E’ stato uno dei momenti più importanti della mia vita. Al di là dell’essere papa, Giovanni Paolo II era proprio un grande uomo. E’ un ricordo che non mi abbandonerà mai».

 

- Nel quadro che gli ha donato che cosa aveva raffigurato?

«Avevo raffigurato proprio lui, con la cupola di San Pietro alle spalle. Era uno dei miei primi ritratti: è stata un’emozione sia farlo che donarglielo!».

 

- Sempre restando in ambito… Vaticano: a lei va il merito di aver portato per

la prima volta la danza in chiesa. Ci parli della sua coreografia “Amen” e

di quello che vuole esprimere.

«La coreografia è di Paolo Londi, l’ha creata nel 2000 per il Giubileo. L’ abbiamo presentata nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e Martiri. Con questa coreografia siamo entrati a far parte della Storia della Danza.  “Amen” è citata anche nell’Enciclopedia Multimediale del Vaticano! Per noi è stato un momento molto importante e significativo, sia dal punto di vista personale che da un punto di vista lavorativo».

 

In cosa consiste questa coreografia?

«È un mio solo sull’Adagetto di Mahler. Danzo e, alla fine, tengo tra le dita un crocefisso. È una cosa molto suggestiva e per me anche significativa, perché mi sono resa conto di quanto la danza sia un modo per ringraziare il Signore per i doni che ho ricevuto: prima di tutto quello della vita, poi anche la danza, la pittura e, ancora, la possibilità di esprimere questi doni, attraverso tutto quello che ho dentro. La coreografia “Amen”, quindi, simboleggia il mio ringraziamento più forte».

 

- Oltre a lei e a Paolo Londi, chi lavora con voi per realizzare questi

momenti di danza?

«È il Pescara Dance Festival, che prende il nome proprio dal Festival che si tiene tutti gli anni a luglio a Pescara. Paolo Londi è il direttore del Festival e le altre sono danzatrici molto giovani che hanno vinto il festival. Noi vogliamo aiutarli a crescere: credo che la nostra sia l’unica Compagnia formata da elementi così giovani, che crescono con noi e possono poi continuare la loro strada da soli».

 

- Avete realizzato tante cose insieme?

«Sì, abbiamo vari spettacoli, l’ultimo si chiama “Mamma dice”: parla dei nove mesi del feto prima della nascita. In tutte le nostre coreografie e nei nostri spettacoli c’è un significato molto forte. Vogliamo arrivare a comunicare a tutti le varie sfaccettature della vita».

 

- State presentando in diverse occasioni “Mamma dice”?

«Abbiamo fatto la prima l’anno scorso a Saronno, poi danzeremo al festival di Siviglia, quindi saremo a Ivrea. È circa un anno che portiamo in giro questa coreografia. Poi abbiamo altri spettacoli, che rappresentiamo a seconda delle richieste».

 

- Voi avete quindi un ventaglio di proposte. Continuate a ballare anche “Amen”

in queste occasioni?

«Sì, balliamo “Amen” nei teatri, all’interno di alcuni spettacoli. Rimane il nostro cavallo di battaglia, insieme a un’altra coreografia che si chiama “Legàmi” – nata nel 2001 - nella quale porto in scena anche la pittura. Dipingo in scena, oltre che danzare, quindi il significato è molto, molto forte».

 

- Siete stati anche altrove?

«Sì, tra l’altro siamo stati in Francia, a Cipro, in Grecia. Abbiamo fatto una mostra in Cina...».

 

- Dall’Italia al mondo. E’ un percorso che richiede impegno e anche coraggio:

quali sono i suoi obiettivi?

«… l’impegno non deve mai mancare, perché sia la danza sia la pittura, ma anche  i miei incontri motivazionali richiedono – appunto – tanto impegno, tanta forza. “Coraggio” non è una parola che uso perché  non potrei fare altro che quello che sto facendo. I miei progetti sono di portare avanti la danza e la pittura e gli incontri come faccio da anni: proprio per portare un messaggio di positività e di amore per la vita, di forza, di passione. Se si crede veramente in quello che si fa, si riesce a farlo».

 

- Ha anche ricevuto tanti premi, sia per la danza, sia per la pittura: che

sensazioni le danno questi riconoscimenti?

«Mi fanno sentire lusingata, felice. Per me è molto bello e importante quando sono gli altri a riconoscere quello che ho fatto. Io non do nulla per scontato, ma danzare e dipingere è la mia vita, quindi quando si ricevono degli apprezzamenti e dei premi è importantissimo. A fine febbraio ho ricevuto il premio “Santa Caterina d’oro” della città di Siena: per me è stato molto bello. E’ quello che mi dà la forza, la voglia e l’entusiasmo per andare avanti: è come se qualcuno mi dicesse “stai facendo bene, continua”».

 

- Come vede il suo futuro?

«Lo vedo sempre pieno di luce e di colore. Il mio progetto è quello di continuare a portare avanti quello che sto facendo, con la speranza che l’entusiasmo dell’inizio resti sempre vivo. Auguro a me stessa di non perdere mai la freschezza di oggi, perché altrimenti il mio messaggio perderebbe d’ intensità e non avrebbe più senso continuare».

 

Grazie di essere stata con Lisdha News: credo che la sua comunicatività sia molto forte, sia vedendo le sue esibizioni sul palco che sentendola parlare. Sicuramente trasmette anche a chi le è vicino, chi lavora con lei questa gioia e quest’entusiasmo. La ringrazio di averci donato questo momento luminoso e… “colorato”, come dice lei stessa.

 

Chiara Ambrosioni

Lisdha News n 61, aprile-giugno 2009

20/06/2009