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Testimonianza di una vita a colori con Elena Wenk

“L’arte è stata importante per la mia formazione come persona” a dirlo è Helena Wenk, arte-terapista affetta da atrofia muscolare spinale, che propone percorsi per persone con disabilità fisica.

L’arteterapia, cioè la cura attraverso l’arte, viene applicata alle patologie più disparate. E' un intervento di aiuto e di sostegno che comporta l'uso dei materiali artistici e si fonda sul presupposto che il processo creativo produce benessere, salute e migliora la qualità della vita. Attraverso l'espressione artistica è possibile incrementare la consapevolezza di sé, fronteggiare situazioni di difficoltà e stress, esperienze traumatiche, migliorare le abilità cognitive e godere del piacere che la creatività artistica porta con sé. Il prodotto finito, cioè il disegno, permette di esplicitare i propri conflitti e le proprie ansie che, assumendo concretezza e divenendo finalmente qualcosa di esterno a sé, trovano finalmente il distacco necessario per poter essere affrontate in maniera meno ansiogena.

A parlarci dei colori della sua vita è una pittrice e arte-terapista. Di origini tedesche, nata a Milano quarantacinque anni fa, cresciuta a Bellagio e ora residente a Como: Helena Wenk.

Elena che è affetta da un’atrofia muscolare spinale di tipo II si è diplomata al Centro di Artiterapie di Lecco con una tesi dal titolo “L’essenziale è invisibile agli occhi. L’arte come espressione dell’anima”. Ha messo al centro dei suoi studi le persone affette da disabilità motoria dimostrando i risultati sorprendenti che si possono ottenere.

Incontro Helena nella sua casa di Como. Alle pareti le sue opere, cordiale e sorridente passiamo spontaneamente a darci del tu. Mi fermo a osservare dei dipinti riposti su di un tavolino, mi dice che sono vecchi di molti anni fa e, con grande umiltà, aggiunge che quelli non sono neanche un granché. Falso, sono bellissimi.

 

-Sei stata la prima studentessa con disabilità motoria al Centro di Artiterapie di Lecco, hai trovato delle resistenze?

« Si, tantissime. Dicevano che non ero idonea per le mie difficoltà fisiche e manuali. Avevo bisogno di ausili come ad esempio supporti per tenere il foglio o pennelli apposta e di un assistente che mi aiutasse, tutto questo era visto come un ostacolo, un impedimento. Col tempo poi le cose sono cambiate: ho superato le difficoltà e ho proseguito gli studi molto bene anche grazie al fatto che io ero abituata a dipingere già da prima».

 

-Perciò nella tua vita la pittura non è arrivata in un secondo momento, ha da sempre avuto un ruolo importante?

«Si, nella mia famiglia ci sono molti artisti ed io ho iniziato a dipingere fin da piccola. Probabilmente il fatto di non poter correre o fare altri giochi mi ha portato a sviluppare questa passione. Non sono riuscita a frequentare il liceo artistico perché a quel tempo abitavo a Bellagio, ero bloccata in un paesino in mezzo al lago privo di mezzi adatti per potermi spostare. Ho fatto  però vari corsi d’arte anche con maestri privati, molte mostre e sono diventata pittrice professionista».

 

- Dipingi anche oggi?

« Oggi meno perché la malattia è progredita, attualmente perciò mi dedico di più alla computer art».

 

- In che cosa consiste una seduta di arteterapia?

«Io mi occupo di persone con disabilità fisiche, più o meno gravi. Per prima cosa si stabilisce la durata della terapia che deve essere almeno di sei mesi per ottenere dei risultati, poi si focalizzano gli obiettivi e si comincia. In media una seduta dura due ore e si compone di due momenti: una parte in cui si disegna e un’altra in cui si parla. Nella prima anche io disegno insieme a loro, nella seconda si discute del proprio disegno coinvolgendo perciò la sfera emotiva. Inizialmente da parte dei pazienti c’è sempre un certo timore, sostengono di non essere capaci poi vedono i risultati e acquistano sicurezza. Probabilmente anche il fatto di vedere me che, come loro, ho dei limiti motori dà fiducia. Si instaura un rapporto diverso e si ha un bel confronto. Vedono le mie difficoltà e come riesco a superarle. Adesso faccio anche delle sedute di arteterapia tramite skype. Molte persone hanno difficoltà a spostarsi e per questo internet diventa un mezzo più comodo».

 

- Per un paziente con difficoltà motorie l’arteterapia che benefici dà e come può cambiare la vita?

« Tira fuori quello che una persona ha dentro, è un “buttare fuori”. Riesce a trasportare su di un foglio le emozioni che uno non si rende neanche conto di avere. Il paziente si accorge di questi sentimenti dopo, a disegno fatto, con il mio aiuto. Vengono a galla temi molto profondi. Ho seguito una persona completamente paralizzata, Serena riusciva a muovere soltanto il pollice e nel percorso che abbiamo fatto insieme la sua vita è completamente cambiata. Ha iniziato a disegnare al computer con un mouse apposta. Partiva da una situazione di depressione e insicurezza, era convinta di non saper fare niente. Alla fine della terapia ha scoperto di essere capace a disegnare, era molto contenta e ha iniziato anche ad uscire di casa cosa che prima non faceva. I suoi fantasmi interiori sono venuti fuori e li ha superati».

 

- In Italia, secondo te, a che punto è l’arteterapia?

« E’ molto conosciuta per le patologie mentali e meno nei settori che interessano a me: disabilità motoria, malati terminali, malati di tumore. All’estero è più praticata anche in questi settori».

 

- Ti sei poi interessata anche alla computer art…

« Si, l’interesse è nato con l’avanzare della malattia. E’ utile per le persone con difficoltà motorie gravissime. In questo caso un mouse apposta prende il posto del pennello. E’ tutto digitale, ci sono dei programmi di pittura molto avanzati che riproducono l’effetto visivo di pastelli, tempere ad olio ecc...Oggi l’arte digitale è una vera e propria corrente artistica».

 

- Prima hai parlato dei benefici dei pazienti, e a te quali benefici ha portato la pittura?

« Beh devo dire che ora disegno meno. Fino ai trent’anni la pittura è stata essenziale per la mia vita mentre adesso, che ho anche altri interessi, non ha più quel ruolo centrale. E’ stata molto importante per la mia crescita, per la mia formazione come persona. Oggi che mi sento “formata” non vedo più l’arte come l’unico mezzo per accedere alla mia anima ma ha preso spazio anche la fede, la preghiera. Ho avuto un percorso di crescita. Inizialmente l’arte era qualcosa di strettamente personale, uno sfogo mio, un’esigenza. Poi ad un certo punto disegnare per me stessa non mi  bastava più, avevo bisogno di condividere ed è nato l’interesse per l’ arteterapia. Adesso invece il mio obbiettivo è quello di riuscire a trasmettere, attraverso l’arte, un messaggio di fede».

Valentina Bertocchi

24/01/2014
Elena Wenk, arteterapia