Home / DI COSA PARLIAMO / Assistenza e previdenza / La pensione di reversibilità per i figli inabili

La pensione di reversibilità per i figli inabili

Una sicurezza per il futuro quando viene meno l'aiuto economico dei genitori.

I figli riconosciuti inabili al lavoro hanno diritto alla pensione di reversibilità senza limiti di età, purché al momento del decesso del genitore siano a carico di questo.

Vediamo nello specifico cos'è, quali sono i requisiti e come richiederla.

 

Cos'è e come funziona

La pensione di reversibilità è l'erogazione di un assegno pensione che viene versata a favore dell'erede più prossimo in caso di decesso del pensionato o dell'assicurato.

Nel primo caso si tratta di pensione di reversibilità diretta, in quanto, la persona deceduta è già titolare di pensione.

Nel secondo caso, invece, si parla di pensione di reversibilità indiretta, poiché il lavoratore deceduto non è titolare ancora di pensione, ma possiede al momento del decesso i requisiti per il riconoscimento della pensione di vecchiaia o di invalidità (i requisiti sono: almeno 15 anni di contributi e assicurato da almeno 5 anni, di cui almeno 3 versati nel quinquennio precedente alla data di morte).

 

I requisiti: inabilità al lavoro e vivenza a carico

Il figlio inabile per avere diritto alla reversibilità deve essere inabile al lavoro e a carico del genitore al momento del decesso di questo.

Inabilità al lavoro: l'inabile al lavoro è colui che, a causa d infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell'assoluta impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa (L. n. 222 del 12/06/1984).

Il figlio, quindi, non deve svolgere attività lavorativa o svolgerla con finalità terapeutiche.

Come meglio specificato nella Circolare Inps n. 15/2009 al fine di avere e mantenere il diritto alla pensione di reversibilità l'attività lavorativa svolta deve presentare i seguenti requisiti:

- la natura terapeutica dell'attività lavorativa. Tale concetto è da intendere ed accertare in senso ampio tenendo conto che per alcune persone affette da gravi disabilità, il concetto di lavoro assume una diversa connotazione rispetto a quello di prestazione d’opera retribuita atta a garantire un’esistenza libera e dignitosa ai sensi dell’art. 38 della Costituzione. Infatti, per queste persone il lavoro assume una valenza terapeutica, in quanto l’attività lavorativa può favorire lo sviluppo di alcune autonomie della persona (autonomie personali, autonomie motorie, sviluppo della comunicazione, sviluppo delle competenze socio-adattative) come previsto nei comuni programmi di riabilitazione;

- l’attività lavorativa sia svolta presso i laboratori protetti, ovvero le cooperative sociali (legge 8 novembre 1991, n. 381), nonché presso datori di lavoro che abbiano stipulato le convenzioni di cui all’art. 11 della legge n. 68 del 1999, che assumono i predetti  soggetti con convenzioni di integrazione lavorativa, di cui all'articolo 11 della legge 12 marzo 1999, n. 68, con contratti di formazione e lavoro, con contratti di apprendistato o con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata;

- la durata dell’attività lavorativa non sia superiore alle 25 ore settimanali.

Vivenza a carico: il secondo requisito è la non autosufficienza economica. Infatti, il figlio inabile deve essere a carico del genitore al momento del decesso, ossia non avere un reddito personale superiore a quello indicato per l'erogazione della pensione per gli invalidi civili (per l'anno 2016 pari ad € 16.532,10).

Se titolare di indennità di accompagnamento non deve essere titolare di un reddito superiore a quello suddetto aumentato dell'importo dell'indennità stessa (per il 2016 pari ad € 512,34, pertanto in questo caso il limite di reddito è di €  17.044,44).

I redditi da considerare sono quelli assoggettabili ad Irpef.

 

Modi e termini per presentare la richiesta

Per richiedere la pensione di reversibilità occorre presentare domanda all'Inps se il lavoratore/pensionato deceduto era iscritto a questo ente, oppure ad altro ente di riferimento.

Qualora l'ente erogatore sia l'Inps gli interessati devono presentare specifica domanda di pensione presso l'Inps per via telematica oppure tramite Caf e Patronato.

La domanda di pensione di reversibilità deve essere redatta su apposito modello scaricabile gratis dal sito dell'Inps nella sezione modulistica con allegati i documenti richiesti come specificato in tale sezione.

La prescrizione del diritto alla pensione di reversibilità, secondo il codice civile, è trascorsi 10 anni dalla data del decesso del titolare della pensione diretta. Ciò vuole dire che si ha un tempo massimo di 10 anni dal decesso per presentare la suddetta domanda.

 

Durata

L'erogazione della pensione di reversibilità, termina con la morte del beneficiario o dal momento in cui vengono meno le condizioni soggettive che hanno determinato il diritto come per esempio, svolgimento di attività lavorativa priva dei requisiti specificati dalla Circolare Inps da parte dell'inabile.

Infatti, qualora l'inabile inizi a svolgere attività lavorativa senza i requisiti sopra specificati, anche part time e conseguentemente risulti titolare di reddito perde il diritto alla pensione di reversibilità.

La perdita del diritto alla pensione di reversibilià è definitiva ed è esclusa la possibilità di ripristino anche nel caso intervengano successivamente le dimissioni o il licenziamento.

 

Importo e rivalutazione Istat

La pensione di reversibilità viene calcolata in base alla quota spettante al coniuge, figli, nipoti, genitori e fratelli diverse a seconda del grado di parentela.

Ogni anno l'importo è rivalutato in base all'indice di inflazione e al costo della vita rilevato dall'Istat.

 

                                                                                                                                 Morena Restelli

18/02/2016