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Pensione di invalidità civile parametrata alle capacità di lavoro

L’invalidità va verificata alla luce delle capacità lavorativa del richiedente: non si tratta quindi di un dato biologico, ma di valutare se le attitudini dell’assicurato possono essere espletate.

Più difficile ottenere l’assegno di invalidità: la verifica, infatti della malattia, non va effettuata avendo a riferimento un dato biologico quale la generica capacità di guadagno, ma con riguardo alla capacità di lavoro, intesa come diminuzione effettiva di svolgere le attività in linea con le attitudini dell’assicurato. Ne deriva, pertanto, che occorrerà valutare in concreto le condizioni di quest’ultimo, tenendo conto della sua età, della sua formazione e personalità professionale e se tali fattori possano concretamente incidere sulla capacità di compiere tutte quelle attività svolte finora. È quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con una recente sentenza (n.4710)

 Ai fini della valutazione dell’invalidità, ciò che conta davvero è dunque la personalità professionale dell’assicurato che non è la somma delle singole manifestazioni morbose che lo affliggono né delle percentuali di invalidità relative a ciascuna infermità riscontrata.

A fare la differenza è il quadro morboso complessivo del richiedente. Non si può quindi valutare l’invalidità in base alle tabelle antinfortunistiche: ma occorre andare oltre, e verificare la capacità lavorativa dell’assicurato con riferimento alle sue specifiche attitudini.

06/05/2016