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I fondi per pagare gli assistenti devono arrivare direttamente ai cittadini

Il Movimento per la vita indipendente rivendica il diritto che i fondi per la vita indipendente non vengano gestiti dalle istituzioni, ma arrivino direttamente ai cittadini in modo che possano usarli per pagare gli assistenti. Questo porterebbe non solo ad un migliore servizio, ma anche a risparmi per lo Stato.

Al di là del riconoscimento degli sgravi fiscali, il costo di un assistente finisce per gravare quasi esclusivamente sulle famiglie. Questo malgrado la legge 162/98 sancisca  il "diritto ad una vita indipendente" mediante progetti personalizzati finanziati dallo Stato e gestiti in modo indiretto (che nel linguaggio burocratese e burocratocentrico sta a indicare che i fondi non vengono gestiti dalle istituzioni bensì dai singoli cittadini che utilizzano questo strumento).

In tutta Italia il Movimento per la Vita Indipendente opera per ottenere che i finanziamenti per favorire la vita indipendente delle persone con disabilità vengano dati non alle istituzioni, ma direttamente ai cittadini che li possano utilizzare per assumere i propri assistenti.

Con i pochi fondi stanziati inizialmente e sperimentalmente sui progetti di vita indipendente, per altro mescolati con altri di stampo più tradizionale si sono avviate alcune esperienze e anche nel nostro Paese - ma non c’era motivo di dubitarne - il sistema funziona, e garantisce alle persone che sono riuscite a farsi assegnare quei fondi, una qualità di vita molto maggiore.

Non solo, fornisce anche un numero di ore di assistenza maggiore rispetto a quelle fornite dagli enti, a parità di denaro impiegato, poiché un’ora di assistenza pagata con un contratto di lavoro individuale (ad esempio con un contratto di tipo colf) costa poco più della metà di un’ora fornita da una cooperativa di assistenza in convenzione con il comune o con la asl.

Per di più con contratti personalizzati in termini di orari e di mansionari, discussi direttamente fra le parti, che così arrivano ad un ottimale e "normale" rapporto di interdipendenza fra chi utilizza delle prestazioni lavorative e chi le fornisce con la piena dignità di un lavoro retribuito e con le coperture previdenziali e assicurative adeguate.

Oggi i fondi della legge 162 sono confluiti nel gran calderone del fondo sociale unico che lo Stato assegna alle Regioni e alle Province autonome. Questo fatto, il fatto cioè che i fondi non sono più stanziati specificamente ha prodotto il risultato che dove si erano già avviate esperienze di progetti personalizzati, queste sono stati mantenute e in alcuni casi sono state perfino aumentate, come ad esempio nel Friuli Venezia Giulia, mentre dove nulla è stato fatto è molto più difficile che qualcosa si muova ora.

Segnali positivi ci sono: sulla base della legge 162/98 sono state approvate delibere nella regione Piemonte, nel Veneto, in Friuli-Venezia Giulia, in Calabria, e Venezia è città molto attiva in questo campo. La Toscana ha da tempo vigente una legge regionale, prima ancora dell’approvazione della legge 162/98. Ci sono esperienze in corso in diverse città (Verona, Como, Torino, Roma, Siracusa, Bolzano, Cagliari, etc.). Dopo Enil Italia sono nate diverse organizzazioni tematiche sulla vita indipendente che agiscono localmente.

 “Ci dicono che non ci sono i fondi, ma non è vero –commentano i responsabili del. Movimento per la Vita Indipendente della Toscana – E’ ora di smettere di togliere i finanziamenti essenziali per la vita delle persone per darli a cooperative e fondazioni e alle multinazionali che gestiscono vari istituti o case di riposo facendo enormi profitti sulla pelle degli utenti”.

03/02/2017