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Dalla Regione Lombardia buoni per l’assistenza di disabili e anziani

La Regione Lombardia ha approvato nei mesi scorsi alcuni provvedimenti per sostenere l’assistenza di persone con disabilità. Tra questi un buono di 1000 euro mensili per pagare l’assistente personale in caso di disabilità gravissime. Interventi interessanti, però con alcuni limiti…

In Lombardia recenti provvedimenti sembrano dare una prima, anche se parziale risposta, ai problemi dell’assistenza di persone con disabilità e anziani non autosufficienti. Innanzitutto la Delibera Regionale 740 del 27 settembre 2013 ha istituito il Buono per persone con disabilità gravissime, erogato dalla Asl  e un Buono sociale mensile di 800 euro che dovrà essere erogato dai comuni a favore delle persone con disabilità grave e per anziani non autosufficienti.

Successivamente (con delibera 856 del 25 ottobre 2013) ha previsto altre misure di aiuto per  disabili e anziani che necessitano di ricovero presso strutture o per gli anziani affetti da demenza che restano al proprio domicilio. Vediamo le caratteristiche dei singoli provvedimenti.

 

Buono per persone con disabilità gravissime, erogato dalle Asl

Per le persone in condizione di gravissima disabilità, la Regione ha definito un Buono mensile di 1000 euro. Il Buono, erogato senza limite di reddito, è da considerarsi come un "aiuto economico" per compensare i costi dell'assistenza assicurata dai famigliari e/o per rimborsare i costi dell'eventuale assistente personale ("badante”).  E’ erogato previa valutazione multidimensionale effettuata dall’Asl e predisposizione del Progetto individuale.

Sono destinatari del buono:

- persone di qualsiasi età affette da malattie del motoneurone, compresa la Sla

- persone di qualsiasi età in stato vegetativo

- persone con età inferiore ai 65 anni, con altre patologie, in condizione di dipendenza vitale e necessità di assistenza al domicilio continua nell’arco delle 24 ore e che presentino le seguenti condizioni:
• perdita di ogni autonomia motoria indipendentemente dalla patologia di base e assenza di autonomia nello svolgimento delle attività della vita quotidiana

• dipendenza totale – dall’accudente e/o da tecnologie assistive – nella funzione della respirazione o della nutrizione

• permanenza al domicilio con assistenza vigile effettuata da famigliari e/o assistente personale nell’arco delle 24 ore.

Per ottenere il Buono occorre rivolgersi all’Asl di residenza che provvede alla valutazione multidimensionale della persona e alla redazione del relativo progetto individuale.

 

Il Comitato Lombardo per la Vita Indipendente delle persone con disabilità ha inviato all’assessore Regionale per la Famiglia, Solidarietà sociale e Volontariato, Maria Cristina Cantù una lettera in cui si sottolineano alcuni aspetti problematici di questa misura.

 “Abbiamo apprezzato lo sforzo di dare alla vita indipendente la dignità che le spetta riservandole un miglior trattamento economico – commentano i responsabili del Comitato - Tuttavia il dato preponderante riguarda il numero di persone escluse da questa misura pur in presenza di un altissimo fabbisogno assistenziale

Ci sembra di percepire una discriminazione nell'escludere dal buono persone con dipendenza vitale per una patologia gravissima che fino a 64 anni hanno potuto godere di un aiuto tanto necessario e che allo scoccare dei 65 ne vengono inspiegabilmente private.

Siamo anche stati informati che, tra le persone di età inferiore a 65 anni, più di una si è vista rifiutare il buono pur avendo tutti i requisiti, "perché non necessita di assistenza a domicilio". Dunque, pur avendo una gravissima disabilità, per aver diritto a un contributo per pagarsi l'assistenza, bisogna stare agli arresti domiciliari!

Cogliamo qui una seconda discriminazione tra adulti sotto i 65 anni e minori: questi ultimi possono almeno andare a scuola!

A questo punto ci chiediamo chi potrà permettersi di avviare un progetto di vita indipendente: se non è possibile uscire di casa, altrimenti non si ha diritto al buono da  1000 euro, di che autodeterminazione, di che vita indipendente stiamo parlando?! Gli assistenti personali servono anche a uscire di casa, proprio per assicurare alle persone con disabilità i diritti fondamentali di circolazione, di associazione, di manifestazione, di espressione.

Chiediamo di rivedere la formulazione, onde sgombrare il campo da interpretazioni a dir poco meschine da parte delle Asl”.

Misure a favore delle persone con disabilità grave e per anziani non autosufficienti attivate dai Comuni

Per le persone in condizione di non autosufficienza o di disabilità grave la Regione Lombardia ha definito le seguenti misure:

 

- Buono sociale mensile, erogabile fino ad un importo massimo di  800 euro, da considerarsi come un "aiuto economico" per compensare i costi dell'assistenza assicurata dai famigliari e/o per rimborsare i costi dell'eventuale assistente personale ("badante”)

- Potenziamento del Servizio di Assistenza Domiciliare (Sad) da parte del Comune di residenza

- Erogazione di Voucher per acquisto degli interventi necessari

- Erogazione di contributi sociali per periodi di sollievo trascorsi dalla persona fragile presso strutture residenziali o semiresidenziali socio sanitarie o sociali

Il Buono mensile di 800 euro è cumulabile con il buono di 1000 euro erogato dalle Asl alle persone con gravissima disabilità esclusivamente nei seguenti casi:

• persone con gravissima disabilità per le quali sia indicato l’avvio di un progetto per la vita indipendente

• persone affette da malattie del motoneurone, ivi compresa la Sla, già beneficiarie degli interventi

di cui alla delibera n. 4139/2012 (livelli C e D).

Per le situazioni sopra evidenziate, il contributo comunale è attivabile, ad integrazione del buono di 1.000 euro erogato dalla Asl, esclusivamente per remunerare le prestazioni rese da assistente personale/badante regolarmente assunto/a ed è determinato sulla base dei vigenti regolamenti comunali.

Per ottenere il Buono occorre rivolgersi al Comune di residenza che può effettuare la valutazione multidimensionale in collaborazione con la Asl.

 

Anche su questa misura il Comitato Lombardo per la Vita Indipendente mette in luce alcune problematiche emerse: “ Il dato che ci risulta più significativo è che nessun ambito ha ancora emesso bandi in merito.

Inoltre, attualmente, lo strumento dell'Isee continua ad essere utilizzato per decidere dell'accesso o meno a un tipo di intervento previsto, cosa che è da ritenere illegittima: occorre tornare all'uso dell'Isee come strumento per stabilire la misura della compartecipazione alla spesa anziché come confine tra la totalità e il nulla.

Inoltre facciamo osservare che la cifra di € 800 è già di per sé insufficiente a coprire la spesa di un assistente personale e che la condizione di disabilità grave comporta spese che le persone senza disabilità non hanno necessità di sostenere. Ogni misura economica che viene destinata a titolo della disabilità serve a colmare questo svantaggio, cioè a restituire un po' di uguaglianza tra i cittadini. L'Isee nazionale considera tali benefici alla stregua di reddito, anziché indennità come dovrebbero continuare ad essere e diventa, in questo modo, strumento vessatorio e persecutorio e finanche un disincentivo per la persona disabile ad un lavoro soddisfacente e anche ad un'abitazione di proprietà che permettano risparmi, poiché questi risparmi verranno considerati comunque un capitale da usare per la spesa corrente dell’assistenza e contribuiranno al suo impoverimento. Ogni indicatore della situazione economica non sarà mai adeguato se non terrà conto di questo divario.”

 

Interventi a sostegno della famiglia e dei suoi componenti fragili

La Regione Lombardia ha previsto con delibera 856 del 25 ottobre 2013 nuovi interventi a sostegno della famiglia e dei suoi componenti fragili, caratterizzati da elevata flessibilità sia temporale sia nella erogazione, intensità e tipologia delle prestazioni. Questi interventi sono dedicati alle famiglie o alle persone che vivono condizioni di fragilità, quali gli anziani che necessitano di un alloggio con protezione sociosanitaria, i minori con gravissima disabilità e o vittime di abuso o violenza, le persone affette da gioco d’azzardo patologico, ed ancora gli anziani che presentano forme di demenza e sono assistiti al domicilio, ma il loro contesto familiare mostra segni di stress o di debolezza.

La famiglia deve rivolgersi alla Asl di riferimento, che provvede ad effettuare la valutazione multidimensionale del bisogno della persona, predisporre il Progetto individuale, stipulare il contratto con l’Ente gestore, coinvolgere il Medico di Cure primarie, monitorare e controllare costantemente gli interventi, consegnare alla famiglia entro 15 giorni lavorativi l’esito della valutazione, il Progetto individuale, l’elenco degli Enti erogatori

Le misure sono assegnate alla famiglia o alla persona fragile per un massimo di 6 mesi.

In dettaglio, per quanto riguarda anziani e disabili le misure previste sono:

 

a)                 “Residenzialità leggera” - Interventi e prestazioni sociosanitarie rivolte a persone anziane o disabili in condizioni di fragilità, che necessitano di una soluzione abitativa con caratteristiche di protezione sociosanitaria.

In fase di avvio, questa misura è rivolta in particolare alle persone anziane, in condizioni di parziale autosufficienza e fragilità, che provengono dal proprio domicilio, o da Case albergo o Mini alloggi protetti regolarmente in esercizio.

Non possono accedere alla misura le persone già ospiti di Rsa/Rsd o di strutture non regolarmente inserite nella rete, nonché le persone in condizioni di totale non autosufficienza.

 

b)  “Residenzialità per minori con gravissima disabilità” - Interventi e prestazioni sociosanitarie di residenzialità di tipo continuativo per minori con gravissima disabilità.I minori possono provenire da:

- Domicilio: la famiglia presenta all’Asl di residenza la documentazione sanitaria attestante la diagnosi e le condizioni di disabilità del minore

- Struttura ospedaliera o riabilitativa: la struttura trasmette all’Asl, prima delle dimissioni, la documentazione sanitaria al fine di garantire la continuità assistenziale.

La famiglia può ottenere un voucher di 115 euro giornalieri, al fine di retribuire la struttura che ospiterà il minore.

 

c)                 “Rsa/Rsd aperta” - Presa in carico integrata della persona affetta da demenza/Alzheimer da parte delle Rsa e Rrd in una logica multi servizi.

E’ previsto un voucher mensile di  500 euro per la durata massima di 6 mesi. In ogni caso l’ammontare complessivo del voucher non può essere superiore a  3.000 euro.

La misura è rivolta a persone di norma anziane, al proprio domicilio, affette da Malattia di Alzheimer o altra forma di demenza certificata, con una rete familiare e sociale connotata da fragilità: la valutazione è infatti effettuata con la “relative Stress Scale” (RssS). Sono escluse le persone con patologia psichiatrica e quelle che usufruiscono dei buoni previsti dalla delibera 740/2013.

In fase di avvio, la misura è destinata a persone che non usufruiscono di altri servizi sociosanitari, ad eccezione dell’Assistenza Domiciliare Integrata (Adi), avendo cura di evitare la duplicazione di prestazioni e di verificare che gli interventi erogati con questa misura non siano esigibili attraverso l’Adi.

 

 

M. C.

Lisdha news n. 81, Aprile 2014

28/04/2014