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Due anni a casa per assistere un familiare

A chi spetta e a quali condizioni il congedo biennale retribuito. Che succede quando il figlio a chiederlo.

La presenza in famiglia di un anziano non autosufficiente o di una persona disabile grave richiede un impegno di cura non indifferente, particolarmente gravoso se il familiare svolge un’attività lavorativa. Ecco perché nel tempo sono state introdotte delle agevolazioni volte a rendere più agevole la vita del  lavoratore che si trova a destreggiarsi tra impegni di cura familiari e lavoro esterno.

Oltre ai permessi previsti dall’ art. 33 della Legge 104/92 (3 giorni al mese) vi è la possibilità di usufruire di due anni di congedo retribuito. Lo prevede una normativa del 2000, la L.388   (articolo 80, comma 2, poi ripreso dall'articolo 42, comma 5 del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151), che ha visto nel tempo modifiche e chiarimenti, per effetto di successivi interventi legislativi, sentenze e circolari.

Purtroppo i cambiamenti in materia di agevolazioni lavorative sono continui, il che non sempre contribuisce alla chiarezza e alla semplificazione applicativa. Vediamo comunque di fare il punto della situazione.

 

CHI NE HA DIRITTO

I beneficiari potenziali del periodo di due anni di congedo retribuito sono lavoratori dipendenti (anche a tempo determinato) del settore pubblico e privato, che hanno un familiare con handicap in situazione di gravità. Non ne hanno diritto i lavoratori domestici e i lavoratori a domicilio.

Usufruiscono del beneficio non tutti i familiari, ma esclusivamente:

- i genitori, anche adottivi o affidatari, ai quali  il beneficio spetta in maniera alternativa. Può essere richiesto dal genitore lavoratore anche quando l’altro genitore non ne ha diritto perché non lavoratore, e ciò a prescindere dalla maggiore o minore età del figlio disabile.

- i fratelli o le sorelle, a condizione che entrambi i genitori siano morti o impossibilitati a provvedere all’assistenza del figlio in quanto totalmente inabili. L’inabilità dei genitori deve essere comprovata da specifica documentazione da cui sia rilevabile lo stato di invalidità totale;

- il coniuge, inizialmente escluso, inizialmente escluso dalla fruizione del beneficio, è stato successivamente “autorizzato” per effetto di una sentenza della Corte Costituzionale (n. 158 del 18 aprile 2007) e attualmente ha un diritto prioritario rispetto agli altri aventi diritto.

- i figli, anch’essi inizialmente esclusi dal beneficio ed ammessi anche loro a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale (n.19 del 26 gennaio 2009), possono ottenere la concessione dei congedi in assenza di altri soggetti idonei a prendersi cura della persona in situazione di disabilità grave.

 

Rimangono esclusi dal beneficio i lavoratori che, pur assistendo un familiare con handicap grave e convivano con questi, non siano genitori, coniugi, fratelli o sorelle, o figli. Ad esempio, nipoti, cugini, generi non possono richiedere la concessione dei due anni di permesso retribuito.

 

Il familiare da assistere deve essere in possesso del certificato di handicap grave (articolo 3, comma 3 della Legge 104/1992). Non basta che sia stata riconosciuta l’invalidità totale con diritto all’indennità di accompagnamento. Non è invece più necessario che il requisito vi sia da almeno 5 anni (come previsto prima della Legge 350/2003). Non sono ammesse, a parte per i grandi invalidi di guerra e i soggetti con sindrome di Down, certificazioni di altro genere quali ad esempio il certificato di invalidità totale con diritto all'indennità di accompagnamento o frequenza.

Chi non dispone del certificato di handicap grave deve richiederne l'accertamento presso la segreteria della Commissione della propria Asl di residenza e sottoporsi ad una nuova visita.

 

Il  disabile non deve inoltre essere ricoverato a tempo pieno in istituto e non deve prestare attività lavorativa nel periodo in cui viene richiesto il congedo.

 

Per ricovero a tempo pieno in istituti specializzati si intende:

a) la permanenza durante le intere 24 ore in una struttura adibita ad accoglimento dei portatori di handicap. Sono esclusi quindi i ricoveri in day hospital e in centri diurni con finalità assistenziali, riabilitative o occupazionali, con riferimento ai quali dunque si può usufruire dei congedi,come precisato dalla Circolare Inps n.90 del 23/5/2007;

b) il ricovero presso una struttura ospedaliera anche se per motivi non legati all’handicap;

c) il ricovero presso una struttura ospedaliera finalizzato ad un intervento chirurgico.

 

Nel caso di ricovero in struttura ospedaliera il congedo è concesso:

a) se il richiedente assiste un bambino con grave handicap in tenera età (0-3 anni);

b) se il soggetto con handicap è ricoverato per motivi diagnostico-terapeutici e necessita di assistenza;

c) se la presenza del  familiare sia stata richiesta dall’ospedale per effettive necessità terapeutiche.

 

 

LA FRAZIONABILITÀ

L'articolo 42, comma 5, del Decreto Legislativo 26 marzo 2001, n. 151 prevede che il periodo di congedo, può essere fruito in modo continuativo o frazionato. Il beneficio è frazionabile anche a giorni interi.

 

 

LA RETRIBUZIONE, LE FERIE E LA TREDICESIMA

L’indennità è corrisposta nella misura dell'ultima retribuzione percepita ed è coperta da contribuzione figurativa ai fini pensionistici. L'indennità e la contribuzione figurativa spettano fino ad un importo complessivo massimo di 36.151,98 euro annue per il congedo di durata annuale. Detto importo è rivalutato annualmente, a decorrere dall'anno 2002, sulla base della variazione dell'indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. L'indennità e il contributo figurativo vengono rapportati a mesi e giorni in misura proporzionale, se il congedo è richiesto per periodi frazionati.

La norma istitutiva non precisa nulla riguardo alla maturazione delle ferie nel corso della fruizione del congedo. L'Inpdap precisa che il congedo incide negativamente sulla maturazione delle ferie salvo indicazioni più di favore dei singoli Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, mentre l'Inps non dà alcuna indicazione in proposito.

Nell'indennità mensile è già compresa anche la tredicesima. Infatti l'indennità per il congedo viene corrisposta nella misura dell'ultima retribuzione ricevuta e cioè quella percepita nell'ultimo mese di lavoro che precede il congedo, comprensiva quindi del rateo per tredicesima mensilità, altre mensilità aggiuntive, gratifiche, indennità, premi ecc.

 

INCOMPATIBILITÀ E ALTRE CONDIZIONI

Il padre e la madre non possono utilizzare contemporaneamente il congedo in questione ma solo alternativamente.

La normativa vigente prevede esplicitamente che durante il periodo di congedo entrambi i genitori non possano usufruire dei benefici di cui all'articolo 33 della Legge 104/92, cioè dei permessi lavorativi di tre giorni mensili. Ossia: se uno dei due genitori sta fruendo del congedo retribuito di due anni, l'altro non può richiedere la fruizione dei permessi mensili di tre giorni. Può invece fruire del congedo parentale o del congedo di  maternità.

Ogni lavoratore può fruire di due anni di congedo (retribuito e/o non retribuito) nell’intero arco della propria vita lavorativa.

Se un genitore (ad es. la madre) utilizza completamente i due anni di congedo retribuito per assistere il figlio con grave handicap, l’altro genitore (il padre) può fruire dei due anni di congedo non retribuito per eventi e cause particolari.

La continuità e l'esclusività. Vi sono due soli casi in cui per l'accesso ai congedi retribuiti vengono richiesti i requisiti di continuità ed esclusività dell'assistenza.

Il primo caso è quello in cui il figlio sia maggiorenne e non convivente con i genitori.

Il secondo caso è quello in cui i congedi vengano richiesti dai fratelli o sorelle conviventi con il disabile, dopo la scomparsa dei genitori o nel caso in cui questi ultimi siano inabili totali. In entrambi i casi, il lavoratore deve dimostrare di assicurare l'assistenza in via esclusiva e continuativa.

La convivenza. Come già precisato ai genitori non è richiesto il requisito della convivenza, ma la sistematicità e l’adeguatezza dell’assistenza.

Invece tale requisito è richiesto nel caso il congedo retribuito sia richiesto dai fratelli, dalle sorelle o dai figli della persona con handicap grave.

Il concetto di “convivenza” tuttavia non è stato esplicitato dal Legislatore, né trova nessuna definizione nel Codice Civile.

L’Inps, in uno specifico Messaggio (2 settembre 2009, n. 19583), sostiene l’interpretazione più restrittiva: per convivenze si deve intendere solo la comune residenza, luogo in cui la persona ha la dimora abituale. Non è accettabile, secondo l’Inps, la condizione di domicilio né la mera elezione di domicilio speciale previsto per determinati atti o affari dall’articolo 47 del codice civile.
Unica eccezione: il permesso viene concesso anche quando, pur essendovi residenza in due interni diversi (es. condominio) il numero civico sia comunque il medesimo.

Nelle ultime circolari INPS 32 del 6 marzo 2012 e Dipartimento della Funzione Pubblica 1 del 3 febbraio 2012, al fine di tutelare i diritti del disabile e del soggetto che lo assiste, e in linea con gli ultimi orientamenti espressi nelle precedenti circolari, il requisito della convivenza si intende soddisfattoanche nei casi in cui vi sia la dimora temporanea, risultante dall'iscrizione nello schedario della popolazione temporanea di cui all'art. 32 del D.P.R. 223/1989. Le amministrazioni saranno deputate ai controlli del caso (D.P.R. 445/2000 art. 71).

 

COME RICHIEDERLO

Lavoratori privati. La domanda deve essere inviata o recapitata all’Istituto previdenziale in duplice copia, utilizzando l’apposita modulistica predisposta dall’istituto. Una delle due copie deve essere restituita a vista all'interessato con l’attestazione, da parte dell’Inps, dell'avvenuta ricezione, o rimandata a stretto giro di posta se pervenuta con tale mezzo.

Lavoratori pubblici. La domanda va presentata all’amministrazione o ente di appartenenza.
Il diritto al congedo straordinario è comunque concesso entro 60 giorni dalla richiesta.
Nella domanda va indicato con precisione il periodo di congedo e, in caso di modifica del periodo fissato in precedenza, deve essere presentata una nuova domanda, sempre con le stesse modalità.     
Alla domanda deve essere allegata la dichiarazione dell'altro genitore di non avere fruito del beneficio e l'impegno a comunicare eventuali modifiche. Va allegata inoltre la documentazione (anche in copia dichiarata autentica) relativa al riconoscimento della gravità dell'handicap con dichiarazione di responsabilità relativa al fatto che non sono intervenute variazioni nel riconoscimento del grado di gravità dell'handicap.

Il congedo straordinario e le relative prestazioni decorrono dalla data indicata sulla domanda, salvo decorrenza diversa fissata dal datore di lavoro. In ogni caso il lavoratore ha diritto di iniziare il periodo di congedo entro 60 giorni dalla richiesta.

 

Marcella Codini 

 

16/12/2016