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Acquamicizia

L’associazione Acquamondo di Varese, impegnata da quasi quarant’anni per permettere a tutti di provare il piacere dello stare in acqua.

Una delle attività più consigliate per bambini e adulti è il nuoto: fa bene perché sviluppa armoniosamente il corpo, non è eccessivamente faticoso per le articolazioni (l’acqua sostiene la maggior parte del peso del corpo), l’acqua fa parte integrante dell’allenamento se si fa aquagym o simili perché fa resistenza e obbliga il muscolo a lavorare di più, senza contare il meraviglioso massaggio che l’acqua fa quando si sta semplicemente pucciati in piscina (o al mare, va bene, d’accordo…) a godersi la faccenda.

Tutto questo, però, se si è una persona con difficoltà motorie diventa estremamente difficile. Non che non ci siano corsi di nuoto per persone con disabilità: è che sono quasi sempre a pagamento e quasi sempre rivolti ai bambini o agli adolescenti, senza contare che non tutte le piscine sono accessibili: basta una scala e alla piscina non si arriva più, o si arriva con un tale sforzo che ci si chiede perché caspita fare tutta quella fatica.

L’associazione Acquamondo Moroni Nuoto Disabili Onlus di Varese voleva rispondere a questi bisogni: non tutti quelli che vorrebbero “giocare con l’acqua” sono bambini o giovani e non tutti possono permettersi di pagare un corso di nuoto specializzato, senza contare che non è poi così facile fidarsi di se stessi nell’acqua, magari avendone anche paura.

Nel 1975, ben 39 anni fa! Acquamondo nasce a Varese grazie al contributo di Lions Club Varese Host, Lions Club Varese Settelaghi, Panathlon Varese, Rotary Club Varese, Rotary Club Varese Verbano, e Soroptimist International Varese, a cui più tardi si aggiungerà il Rotary Varese Ceresio e al lavoro e all’entusiasmo della dottoressa Erminia Moroni Bulgheroni, medico fisiatra all’epoca primario di Riabilitazione all’Ospedale del Circolo.

L’idea era semplice, in sé: favorire un contatto con l’acqua in maniera sicura a persone di qualsiasi età con problemi di mobilità o con problemi mentali, il tutto portato avanti in un’epoca in cui la disabilità era ancora vissuta come stigma, qualcosa da vivere di nascosto, possibilmente lontano dagli occhi della comunità. Una piccola rivoluzione, insomma, resa possibile anche dalla disponibilità della piscina varesina “Robur et Fides” di via Marzorati, che sin dall’inizio delle attività dell’associazione ha garantito l’uso delle proprie vasche a un prezzo vantaggioso.

“Se dovessi descriverti l’associazione, ti direi che è un’associazione fatta di “belle persone”, dice Ale, titolare di un bar di Varese e affetto da sclerosi multipla. “Con la persona in acqua con te nasce un vero rapporto di amicizia, che continua anche fuori dalla piscina e al di là del continuare o meno a frequentare la piscina.”

La modalità di lavoro all’Acquamondo, infatti, è decisamente diversa da un normale corso di nuoto. Tanto per cominciare, i volontari non sono istruttori di nuoto: sono persone che sanno nuotare e non hanno paura dell’acqua, punto. Hanno seguito un piccolo corso per imparare a lavorare con persone con disabilità e basta: non riabilitano e non fanno attività mediche di recupero. Il loro scopo è aiutare i loro assistiti a superare la paura dell’acqua e a imparare a galleggiare con le proprie modalità, divertendosi tutti insieme.

“Io ho la sclerosi multipla” continua Ale “E ci sono movimenti, come camminare, che non posso fare se non in acqua. Quando un paio di volontari o gli stessi ragazzi della piscina mi hanno aiutato a scendere in vasca, io sono lì con un amico e posso farlo. E’ bellissimo, non si può definirlo in altro modo.”

 

Proprio per la particolarità di ogni persona, il rapporto dei volontari è spesso di uno a uno, un volontario per un assistito. “E’ anche per questo che l’attesa può essere lunga. Capita a chiunque di pensare che una persona è simpatica o antipatica “a pelle”, soprattutto nel caso di bambini e ragazzi down, per cui è necessario trovare la persona giusta”, dice Cristina, volontaria da più di trent’anni (“Direi che mi trovo molto bene, se ci sto da così tanto tempo!” commenta ridendo) “Devi anche imparare a creare tu il rapporto con la persona. C’è per esempio un ragazzo autistico che scende in acqua con una ragazza con la quale ha instaurato un rapporto splendido, compreso il lasciarsi toccare; se per un qualsiasi motivo decide di uscire dalla piscina per mettersi a correre a bordo vasca sono io che devo interpretare “la cattiva” e richiamarlo, altrimenti a lei non da ascolto.”

Cristina sottolinea la penuria di volontari: “Stiamo cercando persone che se la sentano di fare volontariato con noi. Al momento siamo pochi, tanto che alcuni si fanno anche tre ore filate in acqua. Non è qualcosa che richieda tantissimo tempo, alla fine tutto è concentrato al sabato mattina, ma deve essere svolto con responsabilità: se decidi di fare questo tipo di volontariato devi sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che si è affidato a te e che su di te fa affidamento.”

Come Ale, anche Cristina si emoziona quando racconta che “L’amicizia che si crea fra i volontari è vera: spesso ci capita di incontrarci anche fuori dalla piscina, qualcuno dice che il tal giorno andrà a fare una gita, c’è qualcun altro che si aggrega? O magari qualcun altro dice che il giorno talaltro ci sarà questa manifestazione, qualcuno ci viene? E così si va avanti. Anche con gli assistiti è così: ho avuto una bambina che ha iniziato quando andava alle elementari e ha proseguito fino alla fine delle medie, poi ha smesso e ora lavora all’ospedale. Ci sentiamo e ci vediamo ancora, dopo tanti anni.”

Grazie agli sponsor e all’attività di puro volontariato di chi è impegnato con l’associazione, chi usufruisce di questo servizio non paga nulla. Tutte le attività si concentrano il sabato mattina, con un inizio alle 8.30 finendo con l’ultimo turno circa alle 13. I volontari in acqua si occupano generalmente di un assistito solo, ma la cosa non è rigida, poiché in alcuni casi sono previsti alcuni piccoli gruppi. I volontari poi collaborano fra loro: “Mentre il mio assistito sta facendo qualcosa da solo, per esempio, io posso aiutare un altro volontario a fare muovere le braccia al suo assistito o dare un occhio in più al gruppo che un’altra volontaria sta seguendo nello stesso momento” dice ancora Cristina.

Anche se lo scopo di Acquamondo non è insegnare a nuotare in senso stretto, ci sono casi in cui un ragazzo arriva con nessun tipo di conoscenza dell’acqua e poi diventano autentici pesci: “Giusto per farti capire, un ragazzo di quelli che ti si incollano al collo dicendoti “non lasciarmi cadere, non farmi annegare!” ricorda Cristina con un sorriso. “E’ finito a fare gare a livello agonistico.”

L’invito che l’associazione fa a chiunque sia interessato sia a diventare volontario che a tentare l’avventura con l’acqua, è di andarli a trovare direttamente in piscina il sabato mattina dalle 10 alle 12.

“L’atmosfera che si respira, di amicizia e di gioia, è indescrivibile”, dice Ale.

Gli fa eco Cristina: “Per me, essere volontaria lì è qualcosa che ti fa stare bene, in un certo senso che ti rimette al mondo, che ti aiuta ad andare avanti. Ti alzi con mille cose per la testa, umore nero, vai lì, ritrovi i tuoi amici, fai le tue ore e… esci che sei di nuovo felice.”

Dana Della Bosca

28/01/2015