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Casa alla Fontana, la novità nel cuore di Milano

Giovani famiglie che desiderano  dare un significato quotidiano alla parola solidarietà; uomini e donne  con svantaggi intellettivi o fisici che rifiutano l'idea di passare da una famiglia ormai anziana ad un'istituzione proprio perché hanno vissuto un calore che non intendono perdere; studenti che desiderano trascorrere un periodo della loro vita, collaborando informalmente ad una proposta di solidarietà: ecco i protagonisti di Casa alla Fontana, una residenza integrata posta nel cuore della città di Milano.

Italo Calvino nelle "Città Invisibili" fornisce una bellissima definizione di città: «Di una città non ti godi le sette o settanta meraviglie, ma la risposta che dà ad una tua domanda». Non sempre siamo abituati a giudicare con questo occhio le nostre città, ma qualche volta ci sono dei progetti residenziali innovativi che sembrano essere fatti apposta per ricordarci che quello è il "cuore"  e la ragione d'essere delle nostre possibilità di convivenza.
E' il caso di Casa alla Fontana, una struttura residenziale che sorge a Milano poco distante dalla stazione di Porta Garibaldi e che vede la compresenza in un clima di mutuo aiuto di tre tipologie di soggetti: famiglie, studenti e persone con disabilità.

L'iniziativa, che si è concretamente realizzata nell'autunno scorso, dopo un lungo periodo di preparazione, è stata promossa  dall'associazione Comunità e Famiglia, la cooperativa sociale la Cordata e la fondazione Idea Vita. Lo scopo era quello di creare una struttura che rispondesse in maniera non assistenzialistica all'esigenza di tante famiglie di ragazzi disabili preoccupate per il momento in cui la loro presenza verrà mancare, ma anche finalizzata a offrire risposta al legittimo bisogno di autonomia della persona disabile ormai adulta. 
Ecco allora che l'esperienza diversa delle tre organizzazioni è stata messa in comune dando vita ad un progetto originale. L'associazione Comunità e Famiglia ha messo in comune la sua esperienza nella costruzione di comunità familiari, chiamate "condomini solidali", ispirate a criteri di solidarietà e mutuo aiuto. La cooperativa La Cordata ha offerto la competenza maturata negli anni  nella realizzazione di pensionati integrati che vedano la compresenza di studenti e lavoratori con soggetti affetti da disagio psicofisico e sociale. La fondazione Idea Vita, invece, creata da familiari di persone disabili, ha offerto lo stimolo a promuovere una proposta che possa  garantire nel tempo la qualità della vita della persona con disabilità.

Casa alla Fontana, nata dalla ristrutturazione di una porzione di un edificio residenziale sviluppatosi in epoche diverse, è strutturata su tre piani. Il piano rialzato comprende alcune aree comuni e gli alloggi (tutti con camere singole e realizzati con criteri di accessibilità) dei quattro disabili attualmente presenti. Al primo piano stanno due famiglie che fanno capo all'associazione Comunità  e Famiglia e dispongono di piccoli appartamenti, mentre al secondo piano vivono sette studenti, provenienti da diverse zone di Italia, che dispongono in camere doppie con cucina in comune.

«L'idea di fondo - commenta Francesco Villabruna che coordina la struttura - è quella di creare una convivenza che si svolga in un clima di solidarietà e di mutuo aiuto». Tra i partecipanti non vi è dunque un "contratto" che definisca nei dettagli il loro contributo alla gestione della casa e in particolare all'assistenza dei disabili ospitati.

L'aspetto innovativo della casa  è costituito dall'ospitare in una struttura appositamente progettata, persone con differenti tipologie di esigenze che, in una città come Milano, trovano difficoltà a risolvere il loro problema abitativo e che, soprattutto, sono sensibili ai valori di solidarietà riconoscendo nell'esperienza di vita comunitaria un elemento di crescita e di testimonianza civile e culturale.

Il contesto di  S. Maria alla Fontana è più che mai adatto ad ospitare un progetto di residenza integrata: secondo i promotori dell'iniziativa infatti la diversità degli spazi, nati dal susseguirsi di epoche storiche,  è ben adatta ad ospitare un nuovo modello di abitazione che sappia integrare la diversità della vita delle persone. In una situazione del genere convive chi è giovane e chi ha famiglia, chi studia e chi non può porre al centro della propria vita le sue capacità intellettuali, chi ha studiato, ma non ha le possibilità fisiche di condurre una vita completamente autonoma. Un piccolo spaccato di umanità in cui far convivere situazioni e problematiche diverse che, grazie alla disponibilità di ciascuno, permette di vivere i propri limiti e disagi come aspetto di apertura, comunione e aiuto scambievole anziché di chiusura, difesa e attacco.

Attualmente i disabili ospitati  sono quattro di cui tre con disabilità psichico-cognitiva e uno con una grave disabilità motoria dovuta alla tetraparesi spastica. Si tratta di persone ormai adulte, che in qualche caso hanno già avuto esperienze di autonomia. C'è poi la possibilità di ospitare una quinta persona: «L 'idea - spiega Alessia Masciadri, educatrice che presta servizio nella comunità - è quella di riservare l'ultimo posto ad ospitalità più brevi, di persone che vogliano sperimentarsi per qualche mese in un'esperienza di autonomia». 

Qualche problema sembra derivare secondo i responsabili dalla compresenza di persone con diverse tipologie di disabilità: fisica e psichica. Inoltre la presenza di una persona con disabilità fisica grave sembra richiedere un intervento assistenziale più personalizzato, diverso da quello offerto dagli educatori della Cordata che si avvicendano nella comunità con lo scopo sia di occuparsi dei disabili ospitati, sia di aiutare l'interrelazione con gli altri soggetti presenti: famiglie e studenti. 

I disabili  - di età compresa tra i trentatré e i quarantacinque anni - durante i giorni feriali sono impegnati in attività lavorative esterne e tornano dalle loro famiglie il venerdì sera per poi rientrare nella struttura la domenica sera. «Stiamo pensando di progettare qualche week-end insieme - racconta ancora Alessia Masciadri - questo anche per aiutarli a sentirsi più a casa. Questa struttura è stata pensata proprio per essere vissuta come una casa, tuttavia ci vuole del tempo affinché i disabili ospitati possano viverla così e molto dipende anche dal rapporto che si instaura con le famiglie. Per il momento per la maggior parte di loro si può parlare di una sorta di seconda bitazione». 

«Nota dolente - sostiene Vallabruna - sono le risorse a disposizione della struttura: la retta per i disabili ospitati è totalmente a carico delle loro famiglie e abbiamo solo un contributo della Cariplo della durata di un anno. Nella fase della costituzione abbiamo ricevuto finanziamenti anche dalla Fondazione Peppino Vismara, dalla Provincia di Milano e dalla Regione Lombardia, mentre purtroppo nessuna attenzione è venuta dal Comune di Milano».

Nonostante tutto,  dalle parole e dagli sguardi dei due operatori, emerge un clima di ottimismo «Si tratta di un progetto sperimentale -spiega ancora Masciadri- ma questo ci dà l'opportunità di costruire insieme qualcosa di nuovo, di metterci del nostro. 
Ora dobbiamo operare anche per integrarci di più con il territorio e per meglio organizzare la rete di volontari che pian piano si sta creando. Sicuramente i problemi non mancano, ma la sensazione è di poterli risolvere».


Marcella Codini

Lisdha news n. 49, aprile 2006



UNA STRUTTURA CHE CHIAMA ALLA RELAZIONE

Una "casa" in un luogo particolare: il santuario di Santa Maria alla Fontana. Una volta era una località "fuori porta", lontana dalla città. Costruito intorno alla sorgente miracolosa, il  Santuario venne eretto dapprima come luogo di culto, ma nei successivi ampliamenti, si arricchì di spazi nei quali alloggiare gli ospiti che si allontanavano dalla città per cercare un'occasione di riposo, un momento di calma e tranquillità.
Proprio in questo particolare contesto si colloca il progetto "Casa alla Fontana". Un luogo a tutti gli effetti a vocazione residenziale, dove l'abitare non è però il risultato di una suddivisione funzionale di spazi con stanze disposte lungo ortogonali corridoi. Infatti l'articolazione degli spazi, la suddivisione della struttura su più livelli, gli alti locali al piano terra e il tetto inclinato della mansarda, il corridoio che si stringe e si allarga per permettere a tutti di accedere alla terrazza sopra il chiostro, costituiscono tutti elementi che arricchiscono un architettura che può offrire spazi carichi di significato e di stimoli per un abitare pieno e coinvolgente.
Casa alla Fontana unisce quindi delle caratteristiche di "normalità", per il suo essere situata nella città con la "novità" delle relazioni vissute tra i residenti, per costruire una realtà dove si sperimenta concretamente la vita condivisa di un "condominio accogliente".

Casa alla Fontana
Piazza S. Maria alla Fontana, 11
20159 , tel. 02/69002151- 02/60737829 www.casaallafontana.org.





17/11/2013