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Emergency - Sempre in prima linea

Da sette anni Emergency opera in prima linea per curare le vittime delle guerre e soprattutto delle mine antiuomo, disseminate in 64 paesi del Sud del mondo.

Da settimane i notiziari  ci aggiornano sugli attacchi degli alleati anglo-americani contro le postazioni dei terroristi taleban. Con altrettanta precisione veniamo informati  sull’andamento dei vari indici borsistici. E poi, dibattiti, tavole rotonde, inviati speciali ed esperti militari. Tutti parlano e sono in grado di fare previsioni, tutti sembrano certi di essere nel giusto. Bush tuona “Vinceremo”. Vorrei gridare forte: Basta! Ho bisogno di silenzio, perché mi sembra che l’uomo si sia pericolosamente smarrito nella dantesca selva oscura.

Eppure sono convinta che il bene sia ancora al lavoro in qualche angolo della terra. Navigo in Internet e mi imbatto nel sito di Emergency, un’associazione umanitaria, nata a Milano nel 1994 per iniziativa del chirurgo Gino Strada, che si prefigge di curare le vittime civili delle guerre.

Scorro le due schede  che la segreteria mi spedisce via e-mail. Dall’inizio della guerra in Ruanda, nel 1994, Emergency è presente con i suoi Centri chirurgici, ma anche i con suoi centri di riabilitazione fisica e protesica in ogni zona del pianeta tormentata da qualche conflitto. Sì, perché guerra è sinonimo di mutilazioni, handicap gravi, che si aggiungono a situazioni di povertà ed emarginazione già preesistenti. Dove c’è una guerra, là c’è Emergency che fascia le ferite, si prende cura, riabilita, apre centri ortopedici per la costruzione di protesi.  Ma Emergency non è solo questo. Molte delle sue energie, infatti, vengono investite in attività di educazione alla pace nelle scuole e tra la gente: forse l’unica arma vincente in grado di ricondurre l’umanità alla luce. Certo, il cammino non sara' breve, ma vale la pena di provare.

Scorrendo l’elenco delle iniziative di Emergency, si riaccende la speranza che qualcosa si possa ancora fare. Forse varrebbe la pena di sostenerle.

Laura Belloni

 

Arrivare là dove tutti scappano e avere il coraggio di restare fianco a fianco con popolazioni devastate da conflitti. Essere accanto all’uomo sfigurato dalla sofferenza che “vale” perché è un uomo, a prescindere dalle sue convinzioni religiose e dalla sua cultura.  Rischiare la vita per salvare la vita, anche quando si tratta di esistenze dimenticate che non verranno mai ricordate da minuti di silenzio, che non troveranno spazio sulle nostre televisioni, se non in quelle rare trasmissioni in tarda serata...

Tutto questo è “Emergency”  un’organizzazione umanitaria sorta nel 1994 per iniziativa di medici, infermieri, tecnici con esperienza di lavoro umanitario in zone di guerra. I suoi obiettivi sono: curare le vittime civili dei conflitti organizzando ospedali e centri di riabilitazione; prestare assistenza  sanitaria di base alle popolazioni nelle zone di guerra con particolare attenzione per i problemi materni e infantili; addestrare personale locale a far fronte alle necessita' mediche, chirurgiche e riabilitative più urgenti; diffondere una cultura di pace.

Fin dall’inizio, le attività umanitarie di Emergency si sono concentrate sui casi di civili feriti di guerra, in particolare sul trattamento e sulla riabilitazione delle vittime di mine antiuomo.

“Quando uno pensa agli ospedali di guerra - commenta il medico milanese Gino Strada fondatore dell’associazione - si immagina quelli che vede nei film. Quando 10 anni fa mi recai per la prima volta in Afganistan, scoprii che  lì era tutto diverso. I feriti arrivavano, a dorso di mulo, e la maggior parte non erano militari ma contadini, donne e soprattutto tanti bambini. Piccoli con braccia e gambe mozzati, con ustioni tremende su tutto il corpo. Non riuscivo a capire. Poi un infermiere mi spiegò. Erano le mine. Le mine antiuomo disseminate in mezzo ai campi, nelle strade attorno ai cimiteri e ai pozzi d'acqua, dappertutto!

Oggi sono disseminate in 64 Paesi nel Sud del mondo... ma chi li ricorda piu'? Quando si allontanano i giornalisti e i riflettori si spengono diventano altre le notizie da "prima pagina" ma le persone continuano a saltare in aria”.

L’associazione ha iniziato la sua attivita' nel ‘94 partendo dal Ruanda dove infuriava una drammatica guerra civile che ha portato in pochi mesi alla morte di un milione di persone, un milione di esseri umani che per qualche giorno sono stati ritenuti “degni” persino di comparire tra le prime notizie dei nostri telegiornali. Proprio nel corso del conflitto Emergency ha ristrutturato e riattivato l’ospedale della capitale Kigali. In quattro mesi è stata fornita assistenza chirurgica a oltre 600 feriti causati dal conflitto interno. Inoltre, è stato attivato il reparto maternita' che ha fornito assistenza medica e chirurgica ad oltre 2.500 pazienti.

Dopo il Ruanda, nel ‘95 è stata la volta della  Cecenia dove l’associazione  ha distribuito farmaci essenziali e materiale di pronto soccorso per aiutare la popolazione e i profughi interni in fuga dalla guerra civile.

Nel marzo 1995 è cominciato  l’ intervento umanitario nel Nord Iraq, la regione abitata da curdi. Inizialmente, è stato ristrutturato e attivato un ospedale abbandonato a Choman, villaggio di un’area densamente minata prossima al confine tra Iraq e Iran. Oltre all’attivita' chirurgica, si sono svolti interventi di medicina di base, aprendo distretti sanitari nelle zone piu' isolate e costruendo il Centro Chirurgico di Sulaimaniya, l’unico  nell’area meridionale della regione.

Nel febbraio 1998, Emergency apre il Centro di Riabilitazione e Reintegrazione Sociale a Sulaimaniya nel nord dell’Iraq, che include una officina ortopedica per la produzione di protesi di arti inferiori e superiori e di altri strumenti ortopedici e ausili per i disabili. Il Centro fornisce inoltre un addestramento finalizzato al reinserimento sociale e lavorativo dei pazienti handicappati. Il settanta per cento dello staff impiegato nel Centro è costituito da pazienti disabili, vittime di guerra o di mine antiuomo.

Nel gennaio 1999, presso il Centro Chirurgico Ilaria Alpi di Battambang, l’attività viene allargata alla chirurgia ricostruttiva e ortopedica, per poter far fronte ai numerosissimi casi di poliomielite (dovuti all’assenza di vaccinazioni durante la guerra) e di malformazioni congenite.

Nell’estate dello stesso anno inizia un’attività anche nell’Afganistan settentrionale con la costruzione di un centro chirurgico, due posti di Pronto Soccorso e un secondo ospedale a Kabul.

Iniziative analoghe vengono avviate anche in Cambogia; Kurdistan nella Federazione Yugoslava, in Eritrea e Sierra Leone. Complessivamente si calcola che Emergency abbia assistito in questi anni oltre 200.000 vittime di guerra.

Altrettanto intenso è stato però anche l’impegno in ambito culturale.

L’associazione interviene infatti nelle scuole di ogni ordine e grado per approfondire la conoscenza delle guerre in corso e delle situazioni che le caratterizzano (armi a effetto indi- scriminato, mine antiuomo, fondamenta- lismi, profughi, ecc.).  Attraverso questi argomenti si cerca di stimolare la comprensione di realta' diverse da quelle conosciute e di educare i giovani alla pace e alla mondialita'.

Dall’inizio della propria attivita', Emergency si è inoltre battuta per la messa al bando della produzione italiana delle mine antiuomo.  La campagna, che ha visto oltre 1000 iniziative di informazione e sensibilizzazione sul territorio nazionale attraverso conferenze pubbliche, seminari, interventi nelle scuole, partecipazioni a trasmissioni televisive e interviste con la stampa, ha raccolto un enorme consenso nell’opinione pubblica e in molte istituzioni.  Il successo della campagna è stato sancito dall’approvazione, da parte del Parlamento italiano, della legge di messa al bando della produzione, del commercio e dell’uso delle mine antiuomo (22 ottobre 1997) e dalla ratifica da parte dell’Italia della Convenzione di Ottawa.

La voce di Emergency si è fatta sentire con forza  in queste settimane di guerra. “Mi sento deluso e sconfitto perché ancora una volta si da' fiducia alla guerra, invece che al dialogo come strumento di risoluzione delle contese - ha commentato Gino Strada dall’ospedale di Anabah, nella valle del Panshir in Afganistan, nel corso del collegamento con la trasmissione televisiva Porta a porta.  “C’è un dato inconfutabile - continuato Strada - in tutte le guerre combattute negli ultimi decenni il 90% delle vittime è costituito da civili. Non si può dire che i civili vengono colpiti per errore”. 

L’uomo dalle “idee confuse” come l’ha definito il nostro capo del governo, non ha certo tempo da perdere nei salotti in cui si disquisisce di “guerre chirurgiche” e insieme alla sua associazione, ha scelto di rimanere la', ancora una volta, quando tutti scappano, ad assistere i feriti di questo ennesimo conflitto. Accanto agli ultimi come sempre. Con quale forza? Lo spiegava tempo fa in un’intervista:

“E' stato proprio in mezzo a questo orrore, in queste situazioni estreme dove adesso sei vivo ma tra un minuto potresti saltare in aria, che ho scoperto il senso dei rapporti veri, la forza di un'amicizia, il valore della solidarieta' concreta. Tutto questo, insieme alla mia famiglia, aiuta a trovare le ragioni per restare.  E' una strada in salita... ma la percorreremo fino in fondo con tutti quelli che credono che la pace è piu' forte di ogni guerra”.

 Marcella Codini

Lisdha news n 31 - ottobre 2001

 

Gino Strada

Pappagalli verdi

Cronache di un chirurgo di guerra

Gino Strada arriva quando tutti scappano, quando la guerra esplode nella sua lucida follia.

Guerre che per lo piu' hanno un lungo strascico di sangue dopo la fine ufficiale dei conflitti: quando pastori e donne vengono dilaniati dalle tante mine antiuomo disseminate per le rotte della transumanza, o quando i bambini raccolgono strani oggetti lanciati dagli elicotteri sui loro villaggi: pappagalli verdi li chiamano i vecchi afgani...

In questo libro, che ha venduto ben 80.000 copie, Strada mette a nudo le immagini piu' vivide, talvolta i ricordi piu' strazianti, le amarezze continue della sua esperienze, profondamente etica, in una fase storica che alcuni definiscono senza piu' valori. 

 "Le mine antiuomo [...] questi fiori metallici dell'infinita infamia umana, lacerano, accecano, sbrindellano, cancellano parti di vita, creano voragini di antimateria, progettano il non-uomo.  Ma è proprio in quelle assenze di carne, di vita, di luce, che l'umanita' esprime la sua intimita' piu' lancinante. In quei luoghi umani violati e negati, i Gino Strada costruiscono l'umanita' possibile del futuro, l'unica possibile.

 (Moni Ovadia)

   

Come contattare Emergency

Per chi volesse mettersi in contatto con Emergency l’indirizzo è: via Bagutta 12, 20121 Milano, tel. 02/76001104, fax 02/76003719. Consigliamo inoltre di visitare l’interessante sito dell’associazione:http://www.emergency.it/

03/12/2013