Home / DI COSA PARLIAMO / Associazioni / La rondine - Esportatori di pace

La rondine - Esportatori di pace

L’eccezionale esperienza della Rondine, un'associazione toscana che ha creato uno studentato internazionale dove sono ospitati ragazzi di Paesi in guerra provenienti da fazioni nemiche.

Mir= slavo; sala'am =arabo;  shalòm  = ebraico. Sono solo alcune delle  circa seimila lingue parlate nel mondo, ma tutte indicano un’unica parola, pace, il desiderio profondo che ogni uomo porta nel cuore. Dopo i gravi fatti newyorkesi e l’inizio della prima guerra del  nuovo millennio, tuttavia, parlare di pace rischia di diventare impresa ardua. Può accadere, infatti,  di essere  prontamente etichettati, in un crescendo di banalizzazioni, che non aiutano a capire ed impediscono di praticare strade diverse, che pure esistono.

Devo  confessare che in questi mesi, ho avuto la tentazione di non parlare più, perché vedevo molte persone  così certe dell’assoluta necessità di rispondere al terrorismo ed alla violenza con la guerra ed altra violenza, che stavo per credere di essere io a sbagliarmi. Nonostante  i dubbi, il disagio interiore cresceva e continuavo a cercare una conferma alle mie opinioni. Un giorno, rispolverando un libro sull’impero di Bisanzio e sulla figura di Costantino, ho trovato ciò che cercavo. Quando cominciò a progettare  Costantinopoli,  il grande imperatore fece costruire,  quasi al centro  della  citta', la prima grande chiesa cristiana della nuova capitale imperiale, Sant’Irene, dedicata non ad una santa o ad una martire, come si potrebbe ritenere, ma  alla “Santa Pace di  Dio”.

Ecco giungere dalla storia  un mònito molto netto: la pace non è né di destra né di sinistra, non è  prerogativa di una nazione o di un’altra, ma  riguarda la sfera spirituale ed appartiene al linguaggio universale: è strettamente legata alla giustizia. Non si raggiunge attraverso le guerre, ma si ottiene percorrendo altri sentieri,  dove non si avrà modo di assistere ad azioni da videogame, ma forse si potra' gustare il fecondo suono del silenzio. 

Qualche tempo dopo questa prima  conferma,  in un telegiornale  ho sentito parlare dell’Associazione Rondine Cittadella della pace studentato internazionale, che ospita giovani provenienti da zone di guerra ed appartenenti a fazioni nemiche. La notizia era troppo interessante e  volevo approfondirla. Navigando su  Internet ho trovato il recapito telefonico ed ho preso contatto con loro. Dalla ricca documentazione che mi hanno mandato, ho saputo che, nel 1985, i  giovani di tre comunita' parrocchiali  aretine, dopo aver partecipato ad un convegno su Giorgio La Pira, sindaco di Firenze ai tempi della guerra fredda, autenticamente cristiano, decisero di dar vita a questa associazione.   In seguito, sempre provocati dalla figura di La Pira, ritenuto oggi piu' che mai un profeta dell’unita' delle chiese e dei popoli, i fondatori di Rondine si sono ritrovati a trattare i temi dell’educazione alla pace ed ecco nascere la Cittadella della pace.

Il desiderio di  poter raccontare questa esperienza su Lisdha news cresceva.  Con qualche telefonata, in un clima di grande simpatia e cordialita', sono riuscita  ad intervistare il professor  Franco Vaccari, docente di psicologia all’Istituto magistrale di Arezzo  e presidente di Rondine.

 

- Solitamente, di pace parlano i Grandi, in luoghi  famosi e sotto migliaia di riflettori. Professor Vaccari, com’è successo che da un piccolo borgo medievale di una cittàtoscana sia nato  un  progetto che sta portando il suo messaggio nelle più insanguinate e lontane regioni del mondo?

“Sì, Rondine è veramente un minuscolo borgo medievale, a circa 10 Km da Arezzo. Piccolissimo, ma gia' segnato da un destino misterioso. Una leggenda non confermata racconta, infatti,  che Ponzio Pilato fosse stato il primo  signore  del castello. In questo luogo, inoltre, nel 1372, gli aretini  hanno combattuto l’ultima grande battaglia con i fiorentini, che  in seguito avrebbero dominato sull’intera regione. Ma qui, vincemmo noi!  E si dice che da Rondine, il grande Leonardo abbia copiato il paesaggio alle spalle de La Gioconda.

Poi, per Rondine vennero gli anni della decadenza e ben presto divenne un cumulo di macerie. Nel 1977, abbiamo  preso questa manciata di case in stato di abbandono e per tanti anni abbiamo lavorato con i giovani in campi estivi di ricostruzione, formazione e servizio ai poveri. Accoglievamo,  soprattutto anziani e portatori di handicap, ma  anche immigrati e persone con storie di difficolta'. Ultimamente,  è cresciuta una particolare sensibilita'  verso i temi della pace: si è costituita una piccola comunita' di obiettori di coscienza, e  l’anno di  servizio femminile di volontariato nazionale”.

 

-  Un giorno Rondine ha cominciato a volare sempre piu' lontano: dall’Italia al mondo intero. Siete stati protagonisti di un’azione di alta diplomazia, qual è stato il movente?

“Nel 1988-89, portammo in Russia, su invito di Raissa Gorbaciova, il messaggio di pace di Francesco d’Assisi, sotto forma di recital. In quell’occasione diventammo amici del grande letterato e perseguitato politico russo, recentemente scomparso,  Dmitrij S. Lickachev. Un giorno, egli  visitò la Toscana, conobbe la comunita'  francescana de La Verna, dove S. Francesco ricevette le stimmate. Colpito dall’alta spiritualita' e dal clima d’accoglienza dei luoghi, ritenne che le parti in guerra avrebbero potuto trarne beneficio e ci sollecitò a farci promotori di azioni diplomatiche.

Proprio nel 1995,  durante il  primo conflitto  russo-ceceno raccogliemmo la proposta dell’amico e preparammo un tentativo di mediazione tra Eltsin e Dudaev. Conducemmo delle trattative segrete, che portarono nel maggio del ’95, alla formulazione di una prima tregua, poi caduta drammaticamente. Rimase un’amicizia forte e quando la guerra terminò,  gli amici ci chiesero di ospitare i giovani ceceni che non sapevano piu' dove studiare, non avevano piu' nulla, perché il loro Paese era raso al suolo. A questa richiesta noi abbiamo risposto: sì, li accogliamo solo se vengono anche i russi. Dal sì della parte cecena e di quella  russa ha avuto inizio lo studentato internazionale, che ora ospita circa una decina di giovani che vengono dalla zona del Caucaso, dalla Georgia e dall’Abkhasia,  dove è in corso un conflitto interetnico; dalla  Transil- vania, dove è in atto un conflitto tra cattolici ed ortodossi,  dalla Bosnia, dalla Serbia. Siamo in attesa di studenti palestinesi ed israeliani”.

 

- Ci può spiegare chi sono e come vengono selezionati  i giovani che ospitate?

“Il nostro programma si attua in tre fasi. La prima  prevede un’attenta selezione nei Paesi d’origine, effettuata inizialmente dai nostri partner, docenti universitari, scuole, istituti di ricerca, organizzazioni non governative, vescovi, persone sensibili in genere; in seguito,  le nostre commissioni vanno sul posto ed operano una selezione diretta. Accettiamo  ragazzi tra i 18 e i 22 anni, segnati profondamente dalle guerre, ma una caratteristica è per noi fondamentale: devono essere rigorosamente nemici. Noi scegliamo ragazzi che la storia ha condannato ad essere nemici. Accogliamo un serbo, per esempio, solo se un bosniaco  accetta di percorrere lo stesso cammino. Vorremmo aiutarli a togliersi questa condanna che non hanno scelto loro di darsi, ma è come un’eredita' pesante.

La seconda fase si realizza a Rondine Cittadella della pace dove i ragazzi così selezionati condividono la vita di tutti i giorni. Dormono in camere comuni, collaborano nelle pulizie, mangiano insieme e partecipano a momenti di riflessione sulla guerra. La maggior parte studia all’universita' di Siena, mentre altri frequentano le scuole superiori. La domenica trascorre in attivita' di svago e volontariato insieme ad aretini  ed intanto si realizza la convivenza tra rappresentanti di etnie conflittuali nel rispetto di culture e tradizioni religiose diverse, cattoliche, ortodosse, musulmane. Neppure nello sport si ammettono deroghe: ciascuno pratica quello del suo luogo di provenienza  Studiare per convivere in pace non solo a Rondine, ma un domani anche nei loro Paesi. Questo è   l’obiettivo del nostro  progetto educativo”.

 

- Voi sostenete che l’amicizia sia in grado di trasformare l’anonimo nemico in un volto di persona non più estranea. Con quale metodo li aiutate a diventare operatori di pace?

“Certo, parliamo molto di amicizia, anche se stiamo attenti a non abusare di questa parola, non vogliamo  banalizzarla. Siamo un’associazione cristiana, ovviamente ci ispiriamo all’amore evangelico e riteniamo che l’amicizia  da offrire a piene mani sia la traduzione nel linguaggio universale di questo amore, della carita's. Noi, infatti, sosteniamo che  l’amicizia tiene il mondo unito lasciandolo libero. Il prodigio è questo: da una parte c’è il vincolo fortissimo, un impegno reciproco, dall’altra c’è una grazia di liberta' che tiene in piedi l’amicizia.  Noi chiediamo ai ragazzi che accogliamo di accettare questa sfida: superare le ragioni dell’odio, del rancore, per trasformare  il comune dolore vissuto nel cemento di un’amicizia nuova.

Ci pare che la convivenza quotidiana  in questa piccola comunità, in un luogo che si presta molto bene, sulle rive dell’Arno nella nostra campagna Toscana, dove anche la natura aiuta, riesca ad ottenere dei risultati. Siamo una goccia d’acqua in un oceano, ma continuiamo a sperare di realizzare qualcosa di positivo.

 La terza fase del programma è il ritorno. Siamo nel quarto anno di esperienza e questi ragazzi sono ormai diventati amici. Già vediamo avvicinarsi il momento del rientro in patria, perché il loro destino è tornare a casa, conservando questa amicizia, per generare i semi di una cultura di pace. Per la prima volta, tra pochi mesi sperimenteremo questa fase. Certo, il ritorno sara' molto duro, sara' un momento impegnativo, che attendiamo con trepidazione.

Per ora, le fasi che stiamo vivendo, stanno dando segnali incoraggianti, nonostante alcuni inevitabili insuccessi, qualche ragazzo è tornato a casa non ha accettato, ma il gruppo storico sta andando avanti . Proprio stamattina sono arrivati due ragazzi dalla Georgia, domani dovrebbe arrivare un altro abkhaso, l’operazione, dunque, prosegue”.

 

- Giovanni Paolo II, nel suo messaggio per la Giornata della pace, ha detto: Non c’è Pace senza Giustizia, non c’è Giustizia senza Perdono. Voi state lavorando molto bene per predisporre il terreno al perdono reciproco. Tuttavia sappiamo che la maggior parte dei conflitti scoppiano a causa di interessi economici, o per una pessima distribuzione dei beni e delle risorse, persino dell’oro blu, l’acqua.

Secondo Lei, esiste una terza via tra collettivismo marxista, che soffoca la libera iniziativa e  neoliberismo  sfrenato, un’economia pacifica, rispettosa  della proprieta' privata e nello stesso tempo non apportatrice di squilibri sociali ed ecologici?

“Noi crediamo che esista ed è improrogabile che nasca. I nostri studenti, che studiano materie economiche, sono continuamente sollecitati in vario modo, sia con la riflessione culturale sia prendendo contatto con persone dell’economia che  tentano di non arrendersi a queste leggi, che sembrerebbero immutabili, o di estrazione marxista e collettivista o di matrice liberista o neoliberista. Fin dall’inizio, infatti, circa trenta operatori economici aretini, animati dallo stesso spirito di Rondine,  hanno costituito il Gruppo imprenditori per la pace, per sostenerci moralmente e finanziariamente, ma soprattutto per dimostrare già nelle loro aziende la possibilità  di rispettare l’ambiente,  applicare la giustizia nelle condizioni di lavoro, operare scelte coraggiose come rifiutarsi di commerciare in armamenti, ed essere ugualmente produttivi e competitivi. Questo per noi è importantissimo e farebbe parte della terza fase del progetto.

Quando questi ragazzi torneranno, infatti, dovrebbero diventare i protagonisti di attività di cooperazione internazionale in stile veramente collaborativo equo e solidale e non secondo i vecchi modelli. Stiamo lavorando in questo senso, speriamo di poterci riuscire. Non vorremmo che l’esperienza dell’amicizia da cui siamo partiti rimanesse una sorta di stagnazione affettiva. Vorremmo che divenisse lo spunto per una nuova cultura in grado d’impregnare  ogni settore dell’azione umana con un nuovo punto di vista, che è quello della pace”.

 

- Pace significa veramente “nuova primavera”. Promuovete moltissime attivita': da momenti di preghiera ecumenica, cui partecipano autorita' religiose anche musul- mane ad incontri piu' squisitamente culturali. Ho letto che state pensando addirittura ad un parco-percorso lungo l’Arno accessibile ad anziani e disabili. Immagino che dietro questa scelta ci siano ragioni ben precise. Quali?

“Il sogno è grande, vorrebbe tener presente tutti questi aspetti. L’idea della Cittadella è questo luogo geografico, certamente benedetto da Dio  nella sua piccolezza,  nella sua bellezza , ma soprattutto si propone come stimolo di relazioni rinnovate e pacificate, perché riteniamo che la questione della pace non  riguardi solo alcuni, ma sia veramente di tutti e di ciascuno.

Nella nostra tradizione, per vent’anni abbiamo accolto anziani e disabili, per cui abbiamo il desiderio di realizzare questo progetto, affinché molte piu' persone possano unirsi a noi ed insieme far sentire piu' forte la nostra voce.

Tra poco, inoltre,  apriremo una nuova iniziativa: la Scuola di pace. Si tratta di realizzare un’offerta formativa ad alto livello, rivolta alla Toscana e all’intero territorio nazionale.  I nostri studenti incontreranno giovani e meno giovani, docenti, mondo del volontariato e dell’asso- ciazionismo, per approfondire i problemi inerenti alla cultura della pace”.

 

- La vostra storia sembra una favola. Invece è realta' e come ogni progetto concreto, anche voi dovrete sostenere delle spese. Quali sono i vostri bisogni, chi vi aiuta?

“Siamo un’associazione di volontariato, che si avvale di finanziamenti pubblici e privati:    partecipano il  Comune e la Provincia di Arezzo, la Regione Toscana, il Ministero degli   affari esteri per le borse di studio, le diocesi e comunita' religiose, oltre al consolidato  aiuto del Gruppo imprenditori per la pace”.

 

- Ed infine, diamo uno sguardo al futuro, vostro e dell’umanita'. Tutti sostengono che dopo i fatti dell’11 settembre, il mondo non è piu' come prima. Come vivete questo momento storico in cui molte speranze sembrano essere soffocate da rumori di guerra sempre piu' forti?

“I nostri giovani, molti provenienti da regioni islamiche, hanno voluto pubblicare un comunicato stampa al fine di  prendere posizione contro il terrorismo. Come sempre, si mescolano angosce e speranze,  ma in questo momento, la questione dell’Islam è particolarmente seria. Noi abbiamo uno slogan: conoscere, capire ed accogliere. Per questa ragione siamo contenti quando vengono a far visita ai nostri ragazzi i sindaci delle citta' di provenienza ed i rettori delle universita'. Promuoviamo, inoltre, un rapporto  costante tra i ragazzi di diverse fedi con i loro leader religiosi: se sono musulmani viene l’Iman, se sono ortodossi, il vescovo ortodosso. In questo modo, la coscienza si sveglia, gli orizzonti si allargano e fiorisce la cultura del dialogo.

La nostra esperienza ci ha insegnato, per esempio, che conoscevamo poco il mondo islamico, così differenziato e variegato e possiamo dire di non conoscerlo ancora abbastanza nella sua complessita'. E’ tuttavia necessario dialogare in modo non superficiale, senza pregiudizi, mossi solo da una grande e sincera apertura reciproca.  Ma, il confronto deve avere anche il coraggio di porre con forza questioni serie come la necessita' di trovare l’equilibrio tra l’indispensabile difesa dei valori morali e della tradizione, da un lato, e la capacita' di rinnovarsi ed accogliere culture diverse, dall’altro.

C’è un lavoro da fare, noi lo vediamo nel quotidiano, i nostri ragazzi faticano in questo. Quando, però, il clima generale non è quello avvelenato della guerra e del conflitto, si vede come la crescita non è mai misurata su ciò che si perde, ma su quanto ognuno di noi guadagna.

I primi rientri ci saranno alla fine di quest’anno. In questi giorni è arrivata una bella notizia: il Comune di Arezzo ha deciso di dare la cittadinanza a questi primi giovani che se ne andranno e ritorneranno nelle loro citta'. Come dire: questa comunita' non è solo la nostra associazione, ma veramente tutta la comunita' civile e religiosa, la diocesi, le istituzioni locali che hanno accolto per alcuni anni questi giovani ed ora danno loro una spinta affinché portino nel mondo quello che qui hanno ricevuto. Ora si tratta di ridare al mondo quello che si è ricevuto.

Se credete che la questione possa interessarvi, conclude cordialmente il prof. Vaccari, vi rivolgo un invito. Perché non provocare un incontro, vi accogliamo, vi facciamo conoscere dal vivo questa esperienza, che credo possa essere anche piu' interessante di quanto le mie parole possano cercare di raccontare”.

 

- Avete barriere architettoniche, ribatto subito, perché siamo un po’ tutti conciati male?

“Possiamo studiare come organizzare la permanenza. Noi, conclude con una risata il prof. Vaccari,  siamo abituati con le persone conciate male”.

Mentre ripongo il registratore e cerco di riordinare i pensieri, mi tornano alla mente le parole di Teofane il Recluso, un padre spirituale russo. E’ con le sue parole che desidero ringraziare il professor Vaccari, i suoi collaboratori e soprattutto i ragazzi della Cittadella della pace: “E’ il Signore che vince se ci affidiamo a Lui. Egli non fa di noi delle marionette ma degli uomini nuovi che respirano liberta', lo servono creativamente e combattono armati della sua forza”.

Laura Belloni

 

Lisdha news n 33 -  aprile 2002

 

 

 

Per informazioni:

Associazione  Rondine

Cittadella della pace

Via G. Mazzini, 6/A

52100 Arezzo

Tel. 0575.299666 -

Fax  0575.353565

email: rondine@technet.it

Per  approfondimenti consigliamo anche il volume di Federico Battini, Tra realta' e utopia: per una educazione alla pace, Franco Angeli 2001.

 

04/12/2013