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Movimento per la Vita - Perché le donne non siano sole

Da 36 anni il Movimento per la vita, attraverso i Centri di aiuto alla vita, offre un aiuto concreto alle donne che sono in difficoltà nel proseguire una gravidanza. Incontro con Susanna Primavera, una volontaria del gruppo di Varese.

La professione di Susanna Primavera mi incuriosisce: è una… grafologa e così mi affretto a domandarle se di lavoro ce n’è in questo campo. Sì, mi racconta, nelle perizie giudiziarie e nell’ambito della selezione del personale. Ma lei ha lavorato anche come rieducatrice della scrittura dei bambini.

Toltami questa curiosità passo ad affrontare il motivo per cui l’ho incontrata: ossia parlare della sua attività come volontaria del Movimento per la vita. Quando mi racconta la storia di questa associazione nata in Italia nel ’78, sull’onda dell’approvazione della L.184 sull’interruzione volontaria della gravidanza, mi ritrovo a pensare che al di là dell’opinione che si può avere sul tema dell’aborto, bisogna riconoscere che questo movimento in 36 anni ha continuato non solo a svolgere un’azione di sensibilizzazione sulle tematiche della vita, ma ha scelto, con costanza, di essere vicino alle donne che si trovano di fronte alla drammatica scelta di  abortire. E continua instancabilmente a operare affinché nessuna donna si senta sola in quel momento e nessuna donna rinunci ad avere un figlio solo per la paura di non poterlo mantenere. Un’opera silenziosa, ma importante e piena di frutti, se è vero che, come mi racconta Susanna Primavera, sono tante le donne che con il certificato di aborto già in mano, dopo un colloquio  con le volontarie del Centro di aiuto alla vita, scelgono di continuare la gravidanza.

“ La verità - spiega Susanna - è che la maggioranza delle donne in realtà non vorrebbe abortire, ma si trova  a considerare questa scelta per le condizioni difficili, soprattutto a livello economico, in cui vive. Quando le donne scoprono che non sono sole e che da noi possono ricevere un aiuto concreto, spesso cambiano idea. Tra le donne che vengono da noi molte sono le straniere. Poi ci sono le giovanissime che sono però molto influenzate dalle famiglie il cui parere spesso diventa determinante”.

 

-                  Quando hai iniziato ad operare nel Movimento per la vita?

«Da quanto i miei figli, che ora hanno 23 e 28 anni,  sono entrati nel mondo della scuola mi sono fatta coinvolgere nelle associazioni dei genitori, nell’Agesc e nel Forum delle associazioni Familiari. Poi  6 anni fa ho cominciato a collaborare con il Movimento per la Vita, per il quale quest’anno ho coordinato  il Mese per la vita un’iniziativa che è stata riproposta a Varese per la quarta volta».

 

-                  A Varese come opera la vostra associazione?

«Il Movimento per la vita si occupa della promozione del valore della vita, attraverso incontri, conferenze ecc. Poi c’è il Centro di aiuto alla vita, il braccio operativo, che si trova  in via Dandolo 6, ed è un centro di accoglienza e di ascolto per le donne. Portiamo avanti due progetti, il progetto Gemma che si avvale di donazioni in cui si adotta una mamma per fare crescere un bambino e  che ha aiutato finora un centinaio di mamme e il progetto Nasko delle Regione Lombardia che aiuta mamme che hanno in mano la rinuncia al certificato di interruzione volontaria di gravidanza.

Nella nostra attività non lavoriamo da soli, ma collaboriamo con tante associazioni. C’è chi ci regala il corredino da portare in ospedale, chi ci offre, la lana, chi le scarpe… »

 

-        Avete anche uno sportello all’Ospedale del Ponte?

«Sì, questo sportello è aperto 3 mattine alla settimana  e vi si possono rivolgere le donne che si trovano in difficoltà nel proseguire la gravidanza. In questo modo la donna ha modo di incontrare un interlocutore attivo e propositivo. In genere il colloquio avviene subito dopo la pri­ma visita per l’interruzione volontaria della gravidanza, se non addirittura pri­ma, concludendosi sempre più spesso in un lieto fine. L'invio allo sportello avviene sempre più frequentemente  ad opera degli operatori dell'U.O. Ostetricia, in primo luogo la caposala all’accettazione, i medici ginecologi, sia obiettori che non obiettori, e la mediatrice culturale. Si configura così una buona prassi di inserire il colloquio con una nostra volontaria nel percorso del periodo di ripensamento successivo alla prima visita per l’ Interruzione volontaria della gravidanza o addirittura prima di iniziare tale percorso. In alternativa le mamme giungono a noi su indicazione di amici o parenti che conoscono il nostro servizio. Le motivazioni più frequenti  restano le difficoltà economiche e relazionali famigliari. L'incremento nel corso degli anni è stato costante con un netto aumento legato alla possibilità di accedere al progetto Nasko della Regione Lombardia che attinge a fondi regionali».

 

- Nella sua attività di volontaria c’ è una storia che ti ha particolarmente colpito?

«Poco prima di Natale si è presentata allo sportello una ragazza. Aveva 23 anni e un bambino di 8 mesi ed era incinta del secondo bambino. Era molto depressa anche a causa del fatto che il suo bambino, che era molto vivace, non la faceva dormire. Anche quando è venuto da noi il bimbo era molto agitato, ma poi gli  abbiamo dato un giochino e si è calmato rimanendo tranquillo tutto il tempo.  Alle mie proposte di aiuto questa mamma rispondeva “Non vogliamo l’aiuto di nessuno”.  Di solito le mamme che si rivolgono a noi, ritornano e rinunciano all’aborto, ma ti  accorgi subito dallo sguardo se ritorneranno. Ho capito subito che era difficile che quella mamma tornasse… Due giorni dopo era Natale e ho pubblicato su Facebook una preghiera collettiva per una madre che proprio a Natale sceglieva di abortire. Quel Natale l’ho passato male anch’io…».

 

-                  C’è qualche storia che ricordi con piacere?

«Il caso più felice è uno dei primi che ho seguito. Si trattava di una donna ch era già molto avanti nella gravidanza. Dopo aver parlato con noi ha scelto di  partorire il suo bambino e ora sistematicamente viene a trovarci in ospedale e fare una chiacchierata».

 

-                  Quest’anno, nell’ambito del Mese per la vita, avete organizzato un incontro con Annalisa Minetti, che malgrado la sua condizione di non vedente si è distinta come cantante e atleta paralimpica: perché questa scelta?

«Abbiamo invitato Annalisa Minetti perché rappresenta una speranza nel valore della vita. Parla in modo molto moderno e molto spontaneo. Noi incontriamo spesso donne che non conoscono le proprie risorse, una come Annalisa Minetti può aiutare tutti noi a valorizzare le nostre risorse e utilizzarle al meglio, lei che in una situazione difficile ha voluto essere mamma. Può insegnarci a guardare i nostri punti di forza e non i nostri punti deboli, a guardare al di là dei  problemi. 

Peraltro Il problema dell’handicap è un problema di tutti, perché anche se magari non ci accadrà di diventare propriamente disabili, con l’andare del tempo  tutti perdiamo la nostra efficacia corporea. Dobbiamo pensare al nostro corpo come uno strumento, da curare, di cui occorre occuparsi bene, ma rimanendo consapevoli che  resta  uno strumento, e che noi siamo qualcosa di più del nostro corpo.

Anche il bambino non ancora nato ha  già le sue esperienze emotive, anche se è collegato con la madre. E’ talmente profondo il desiderio di vivere per sempre che è difficile pensare che tutto finisca con il corpo. Le donne quando invecchiano non riescono ad accettare  l’invecchiamento, perché siamo in una società che ci fa credere che quello che conta è il corpo e l’aspetto esteriore. Ma ciò che colpisce di una persona è la sua interiorità ed è importante credere nel valore della vita di ogni persona, di ogni vita in qualunque condizione».

Marcella Codini

Lisdha news aprile-giugno 2014

 

Il  Movimento per la vita

Il Movimento per la vita è la Federazione degli oltre seicento movimenti locali, Centri e servizi di aiuto alla vita e Case di accoglienza attualmente esistenti in Italia. Si propone di promuovere e di difendere il diritto alla vita e la dignità di ogni uomo, dal concepimento alla morte naturale, favorendo una cultura dell’accoglienza nei confronti dei più deboli ed indifesi e, prima di tutti, il bambino concepito e non ancora nato.

Il Movimento è articolato in 20 Federazioni regionali.

Presso la sede nazionale sono operativi un Comitato scientifico, un'Area comunicazione, la Fondazione Vita Nova, la Coop. G. La Pira, il Centro di documentazione e solidarietà

A Varese ha sede è in via Dandolo 6 (tel. 0332/283084), info@vitavarese.org, www.vitavarese.org.

Per le mamme che hanno bisogno di aiuto è attivo un numero verde gratuito di SOS VITA: 800 81 3000.

 

Come aiutare

Con Gemma sostieni una mamma in difficoltà e salvi il suo bambino.

Nel 1994 è nato Progetto Gemma, servizio per l'adozione prenatale a distanza di madri in difficoltà, tentate di non accogliere il proprio bambino. Una mamma in attesa nasconde sempre nel suo grembo una gemma (un bambino) che non andrà perduta se qualcuno fornirà l'aiuto necessario. ProgettoGemma offre ad una mamma un sostegno economico che le può consentire di portare a termine con serenità il periodo di gestazione, accompagnandola nel primo anno di vita del bambino. E' un'idea in più per collaborare con gli oltre 331 Centri di aiuto alla vita che offrono in tutta Italia accoglienza e sostegno alle maternità più contrastate. Il contributo degli adottanti è un segno tangibile di presenza e di aiuto concreto, nonchè una prima risposta per dare coraggio alle mamme. Attraverso questo servizio, con un contributo minimo mensile di 160 euro, si può adottare per 18 mesi una mamma e il suo bambino. Chiunque può fare queste adozioni: singoli, famiglie, gruppi parrocchiali, di amici o di colleghi, comunità religiose, condomini e classi scolastiche. Hanno aderito al Progetto anche Consigli comunali e perfino gruppi di carcerati. Spesso l'adozione viene proposta come dono per matrimoni, battesimi, nascite o in ricordo di una persona cara.

 

Hai vestiti, lettini, carrozzine che non ti servono più? Portali al centro di aiuto alla vita.

Il Centro di aiuto alla vita di Varese raccoglie invece lettini, seggioloni, fasciatoi, box, carrozzine, passeggini e vestiti per bambini fino a 6 anni (particolarmente utili quelli fino ad un anno di età) per aiutare le mamme in difficoltà. La sede è in via Dandolo 6 (tel. 0332/283084) e il materiale può essere portato il martedì, il mercoledì e il giovedì dalle 10 alle 12. Se non è possibile consegnarlo personalmente, i volontari dell’associazione su richiesta possono venire a ritirarlo (tel. 338/7468297). 

 

07/05/2014