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Raccont...AVO - Associazione dei Volontari Ospedalieri

Il presidente di Avo Varese Ambrogio Bandera racconta l'impegno e la costante presenza dell'Associazione accanto al malato.

A me è toccato di intuire che nella medicina moderna, di grande livello tecnologico e quindi anche nella divisione medica che guidavo, non si curava il sintomo più frequente denunciato dalle persone malate: la solitudine nella contingenza della malattia. Mancava un amico del malato, cioè di colui che è disposto a dare il proprio tempo per l’amico/a. Queste le parole scritte da Erminio Longhini, fondatore dell'Associazione Volontari Ospedalieri (Avo), nata in un pomeriggio del 1975. Erminio Longhini, Primario della Divisione Campani dell'Ospedale di Sesto San Giovanni, camminando in corsia sentì una voce che chiamava. Era una donna che chiedeva un po' d'acqua. Al centro della corsia, una ragazza con il camice bianco lavorava senza mostrare interesse per quanto le succedeva intorno. Interrogata risponde: “non tocca a me, non sono un'infermiera”. Il piccolo episodio l'aveva lasciato sconcertato. “Non tocca a me” continuava a ripetersi. Allora a chi tocca? Tocca a tutti! E così è nata l'idea di Avo. Un servizio, gestito da FederAvo, che oggi coinvolge oltre 240 sedi in Italia, oltre 500 strutture (ospedali, Rsa, case di riposo), oltre 30.000 volontari in attività e oltre 3 milioni di ore di servizio gratuito prestate in un anno.  

L'Avo è una delle più importanti e riconosciute realtà nel settore del volontariato socio-sanitario: può fare parte di questa associazione chiunque abbia il desiderio di mettere al servizio degli ammalati degenti negli ospedali parte del proprio tempo. Si propone di intervenire attivamente con un servizio qualificato, gratuito e disinteressato allo scopo di contribuire ad umanizzare la vita in ospedale, testimoniare la solidarietà della comunità e offrire sostegno nella solitudine e nelle difficoltà. Il volontario Avo è accanto all’ammalato e all’anziano, accogliendo i loro bisogni di ascolto e compiendo tutti quei gesti che un autentico sentimento di solidarietà consente. È un modo discreto, ma di grande concretezza, per testimoniare che indifferenza e individualismo si possono superare.

A Varese l'Avo nasce nel 1981 e oggi presta servizio all'ospedale di Circolo Fondazione Macchi, all'Ospedale Filippo Del Ponte, all'Ospedale di Cittiglio, alla Fondazione Molina Onlus e presso la Rsa Maria Immacolata. Ambrogio Bandera, presidente dell'Avo Varese ci parla dell'impegno costante dell'Associazione e dei progetti.

 

- Su quanti volontari può contare l'Avo di Varese e che attività svolgono?

«Abbiamo 160 volontari che si alternano presso gli ospedali, dove siamo presenti in quasi tutti i reparti, e le strutture sanitarie per anziani. Il nostro servizio consiste nel donare una presenza amichevole e attenzione ai malati a livello umano. Li aiutiamo ad esempio durante i momenti del pasto, soprattutto in geriatria o dove ci sono persone che non sono in grado di alimentarsi autonomamente».

 

- C’è una presenza di giovani tra i volontari?

«Abbiamo un gruppo di una quindicina di giovani. Sono una presenza importante che cerchiamo di incrementare e valorizzare. Stiamo lavorando affinché possano costruire dei momenti particolari con un servizio specifico. Uno di questi, ad esempio, è il servizio “camomilla” che consiste nel coprire la fascia oraria dalle 19 alle 20, quando, ormai terminate le attività mediche, si possono svolgere attività di intrattenimento con canti, musica o semplicemente….servendo una camomilla».

 

- I volontari devono seguire un corso di formazione...

«L'aspirante volontario deve fare una domanda di iscrizione e dei colloqui informativi per capire la disponibilità e le attitudini. Successivamente deve seguire un corso di formazione base con lezioni di psicologia, di informazione generale, sull'organizzazione dell'ospedale, sui problemi socio assistenziali e sulle tecniche organizzative. Al corso segue un periodo di tirocinio di tre/quattro mesi dove l'aspirante volontario inizia ad operare in ospedale accompagnato da un volontario esperto. Al termine sono previsti dei colloqui per capire anche in quale reparto potrà essere inserito e, se il volontario dimostra disponibilità e convinzione, entra a pieno titolo nell'associazione».

 

- I progetti e le attività sono tanti...

«Abbiamo un'attività di accoglienza presso il pronto soccorso dove una ventina di volontari fanno da interfaccia tra la struttura e i parenti che accompagnano il paziente. I  volontari Avo cercano di attenuare le preoccupazioni dei famigliari in quel momento di ansia e di stress in cui rimangono in sala d'aspetto mentre il loro caro è sottoposto alle visite. Presso il centro di genetica, poi, i volontari Avo accompagnano i pazienti che devono fare delle visite. Un servizio molto apprezzato in quanto alleggerisce il lavoro dei medici i quali, prima, dovevano interrompere le visite per accompagnare loro i degenti. Stiamo inoltre lavorando con l'ospedale, il Circolo della bontà e altre associazioni per organizzare in futuro un'attività di accoglienza per le persone che arrivano in ospedale e, una volta ritirati i documenti al cup, non sanno come muoversi o dove dirigersi. L'idea è quella di avere una guida all'interno dell'ospedale».

 

- Tutto questo fa parte della “nuova era” dell'Avo...

«Esattamente. Ora l'Avo non guarda più esclusivamente ai pazienti, alle persone a letto, ma cerca di uscire andando incontro ai nuovi bisogni che emergono. Ad esempio abbiamo supportato con il Comune di Varese un progetto di “screening scoliosi”: presso le scuole di Varese per identificare ragazzi e bambini con problemi di scoliosi. Altro progetto è  “un malato per amico”, sviluppato insieme allo Sportello Giovani Volontariato per promuovere il volontariato tra le nuove generazioni. L'obiettivo è portare a conoscenza dei bambini e dei ragazzi la malattia vista in maniera non negativa. Abbiamo coinvolto le scuole primarie e secondarie di primo grado e di secondo grado con la proiezioni di film, diversi in base alla fascia di età, seguite da discussioni. Nelle scuole superiori questi dibattiti sono stati sviluppati insieme ad uno psicologo e al termine i ragazzi hanno presentato i loro lavori all'interno dell'ospedale». 

Valentina Bertocchi

 

CONTATTI

La segreteria dell’Avo (telefono e fax: 0332-810376) si trova presso l'Ospedale di circolo di Varese (ingresso pedonale di via Tamagno). E' aperta il lunedì, mercoledì e venerdì dalle ore 16.30 alle ore 18.30. www.avovarese.it, avo@avovarese.it, pagina facebook: avo.varese

 

TESTIMONIANZE

Le  testimonianza di due volontari Avo, Luisa Bon e Francesca Roggero.

Luisa Bon è un ex insegnante, volontaria Avo da ventitré anni e opera presso il reparto di oculistica, mentre Francesca Roggero è volontaria Avo da quindici anni ed opera nel reparto di chirurgia prima.

- Che cosa vi ha spinto a diventare volontarie?

Luisa -  “Ho iniziato in un momento particolare della mia vita. Avevo subito un lutto e sentivo il bisogno di fare qualcosa così, incoraggiata da un'amica già volontaria, sono entrata nell'associazione”. 

Francesca - “Sono entrata in Avo per un mio desiderio di aiutare. Avrei voluto fare medicina così, nel scegliere un'attività di volontariato, ho scelto questa”.

 

- Come raccontate la vostra esperienza?                                                                                                       

Luisa - Il contesto ospedaliero cambia di giorno in giorno e anche di stanza in stanza. Trovi persone che ti accolgono o  chi  non se la sente di parlare. In questi casi basta un saluto ed una parola di conforto, senza insistere. Nel reparto dove sono io oltre ad un aiuto morale ci sono dei bisogni pratici, come accompagnare i pazienti che, avendo problemi alla vista hanno difficoltà a muoversi, o aiutarli durante i pasti.

Francesca - In chirurgia vivo con i pazienti i momenti prima e dopo l'operazione. Nella mia esperienza non ho mai trovato rifiuti, ma anzi un grande affetto nei nostri confronti. Forse anche perché poi inizi a capire dai loro atteggiamenti, dallo sguardo, di cosa hanno bisogno e riesci ad entrare in sintonia.

 

- Cosa direste a chi desidera diventare volontario Avo?

Luisa - Direi di essere aperto a questa esperienza e di vedere l'ospedale come un posto accogliente.

Francesca - Direi di non farsi bloccare dall'idea di operare in un ambiente particolare e delicato, perché il corso base per gli aspiranti volontari e la formazione permanente servono proprio a sedare i timore e ad acquisire le competenze. Siamo aiutati a non essere troppo coinvolti nel dolore proprio per vivere con serenità, per noi e per i pazienti, quello che facciamo. Fare volontariato fa bene ai pazienti e a noi!

 

 

29/10/2014