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Cristiano Peterlini, avvocato in carrozzina

Cristiano Peterlini, giovane avvocato in carrozzina, vive con i genitori a Castellanza. La tetraparesi spastica che lo ha colpito subito dopo la nascita non gli ha impedito di studiare e raggiungere, dopo anni di fatica e dedizione, il suo traguardo professionale. Oggi, a trentadue anni, sogna di incontrare il vero amore e di costruire una famiglia tutta sua.

Dopo un breve viaggetto, giungo in quel di Castellanza: sulla mia destra, mi appare il complesso di abitazioni che sorge proprio dietro Villa Pomini, indicatomi al telefono da Cristiano. Si tratta di un residence appartato e silenzioso, in cui le costruzioni di colore chiaro sono ravvivate da una vegetazione non foltissima, ma certamente preziosa agli occhi di chi ama la natura. La signora Peterlini mi accoglie con un dolce sorriso, conducendomi nelle "stanze private" del figlio. Più che un'intervista, si tratta di una piacevole chiacchierata innaffiata da una gradita tazza di tè ed accompagnata da una soffice fetta di torta alle mele: la mia preferita. Il cagnolino di nome Gunny, dopo le prime incertezze, scorrazza felicemente per la stanza, dimostrandomi la sua simpatia.

- Allora, Cristiano, raccontami la tua storia...
"Generalmente sono "un fiume di parole", perciò bloccami tu."

- Non ti preoccupare, terrò saldo il "timone delle domande"... Partiamo dall'inizio: come mai "viaggi" in carrozzina?
"Sono nato settimino, senza particolari problemi ed ho trascorso i due mesi successivi al parto nell'incubatrice. Purtroppo, durante tale periodo, a causa di un inconveniente, per qualche secondo mi è mancato l'ossigeno. Il personale dell'ospedale è immediatamente intervenuto, ma nessuno ha chiarito ai miei quali conseguenze potessero verificarsi. Di lì a poco, i medici hanno fatto sapere che ci sarebbe stato unicamente un "ritardo" nell'apprendimento e nella deambulazione. In realtà, a seguito di un'accurata visita neurologica, attorno agli undici mesi di età, la diagnosi è stata ben differente: tetraparesi spastica. Il mio destino, in ogni caso, è stato certamente più felice di quello del mio gemellino Gabriele morto subito dopo il parto".

- Rimedi?
"Praticamente nessuno. Dal momento che mi mancava l'equilibrio, non riuscivo a camminare se non con il girello. In seguito mi spostavo sul "buggy": un passeggino ad ombrello ideato dalla Chicco per bambini più grandicelli. Giovava alla mia salute la fisioterapia che mi veniva praticata presso un centro dell'Aias di Busto ed a casa, con l'intervento della mia mamma. Inoltre, per mitigare l'irrigidimento dei muscoli, mi venivano somministrati dei miorilassanti. Verso l'età di nove anni, oltre ai notevoli problemi alla schiena, si è verificata la lussazione dell'anca sinistra. A quel punto, si rendeva necessario intervenire chirurgicamente".

- A chi vi siete rivolti?
"Tramite un mio compagno di scuola (dall'età di sette anni, infatti, avevo incominciato a frequentare la scuola elementare "Tommaseo" di Busto Arsizio) abbiamo avuto notizie di un validissimo chirurgo di nazionalità greca che viveva ed esercitava a New York. Naturalmente, la spesa era ingente ed i miei non disponevano della somma necessaria. Per fortuna, il Signor Borghi -sindaco di Busto in quel periodo - ha organizzato una raccolta di fondi, permettendomi, così, di essere operato - e con successo- da uno dei migliori chirurghi dell'epoca!"

- Risultati?
"Innanzitutto, i medici americani hanno confermato la diagnosi effettuata in Italia. Successivamente, mi hanno sottoposto a ben otto interventi nell'arco di sette anni. Oltre a risolvere il problema derivante dalla lussazione dell'anca sinistra prima e destra, in seguito, i medici sono intervenuti anche per allungare alcuni tendini "molli". Inoltre, mi praticavano molta fisioterapia e facevo alcuni esercizi per migliorare la respirazione.
Generalmente, mi recavo negli Stati Uniti assieme a mia mamma e, qualche volta, a mia sorella, durante il periodo delle vacanze estive. Grazie a queste cure, fino al 1987, riuscivo a camminare con l'ausilio delle stampelle o del "walker"".

- Poi, che cosa è successo?
"In quel periodo, avevo incominciato a frequentare il ginnasio di Busto Arsizio. Da sempre, avevo nutrito una passione per gli studi classici e, nonostante il parere non troppo favorevole di qualcuno - che, giustamente, mi metteva in guardia rispetto all'impegno notevole richiesto - mi sono iscritto lo stesso, confidando sulla mia determinazione e costanza e sul sostegno indispensabile fornito dalla mia famiglia".

- Ce l'hai fatta, però...
"E' stata una scelta di vita - interviene la signora Bruna, mamma di Cristiano: dal momento che nostro figlio era intelligente e dotato di grande memoria abbiamo preferito che studiasse e si realizzasse professionalmente... naturalmente, ciò ha comportato una drastica riduzione della fisioterapia e di quegli esercizi - che da soli avrebbero assorbito ore ed ore- indispensabili per il mantenimento della capacità di spostarsi senza ricorrere alla sedia a rotelle?"

- Sei riuscito ad integrarti bene nel mondo scolastico/universitario?
"Direi benissimo dal punto di vista umano, soprattutto negli anni universitari. Per quanto riguarda le barriere architettoniche, mentre devo riconoscere che l'Università Cattolica era all'avanguardia (ho avuto anche la possibilità di utilizzare l'ascensore progettato appositamente per Padre Gemelli!), alle scuole superiori c'è stato qualche problemino? Le lezioni della mia classe si dovevano svolgere obbligatoriamente al piano terra perché l'ascensore, che pur era stato costruito, non era stato mai collaudato e, perciò, risultava inutilizzabile! Il fato, poi, ha voluto che la figlia dell'onorevole Speroni si iscrivesse presso la mia scuola... Così, grazie all'intervento del suo autorevole padre, l'ascensore è stato ripristinato, collaudato e messo in funzione. Per me, che solo da quel momento (aprile dell'ultimo anno) ho potuto visitare i "piani alti" dell'edificio scolastico, è stata davvero una festa, tanto che la mattina dell'"inaugurazione" ho indossato addirittura la giacca e la cravatta!"

- Amicizie?
"Oltre a quelle coltivate a scuola ed all'università, conservo un toccante ricordo in relazione agli incontri "speciali" fatti durante una splendida gita in Norvegia, nel 1995. Come ogni anno, infatti, i Lions avevano organizzato un "campo mondiale per disabili": un periodo, cioè, di quindici giorni di vacanze gratuite per ragazzi portatori di handicap tra i 18 ed i 30 anni e per i loro accompagnatori. Da subito, ho intrecciato una meravigliosa amicizia con il mio accompagnatore: uno studente in filosofia anche lui di nome Cristiano, che attualmente abita a Cremona. Inoltre, mi sono pazzamente innamorato di una bella ragazza olandese, disabile anche lei, di nome José, tanto che l'anno successivo mi sono recato in Olanda con i miei a trovare lei e la sua famiglia".

- E poi c'è stata la laurea e l'ingresso nel mondo del lavoro?
"Esattamente il 21 dicembre 1998 ho discusso la mia tesi di laurea, attorniato da parenti e amici. In seguito, dopo aver spedito numerosi curricula, ho trovato, tramite i frati minori della Parrocchia di Busto, uno studio legale "accessibile" nel quale fare pratica. Al termine del 2002 ho sostenuto con successo l'esame scritto e nel dicembre dell'anno successivo, dopo aver trascorso cinque mesi di "clausura stretta" nella nostra abitazione di Cuasso a studiare, ho superato gli esami orali, conseguendo il titolo di avvocato. Una gran faticaccia, ma una soddisfazione senza paragoni! Nel marzo del 2003, poi, mi sono trasferito in uno studio di avvocati penalisti di Busto, nel quale lavoro tuttora come unico avvocato civilista".

- Mi parlavi prima dei frati minori: come è il tuo rapporto con la religione?
"Fin da piccolo, ho avuto la grazia di una fede forte e profonda; grazie, poi, alla frequentazione della chiesa dei frati minori di Busto, ho nutrito fin da sempre una particolare venerazione per S. Francesco di Assisi. Dal momento che mi trovavo a New York il giorno designato per la prima comunione comunitaria, al rientro, ho ottenuto di poter ricevere il Sacramento nella chiesa dei frati il 3 ottobre 1981, giorno che precede la festa del Santo a me carissimo. In seguito, dopo una breve "crisi" religiosa coincidente con il periodo dell'adolescenza (come spesso succede), ho riscoperto la spiritualità francescana trovandola così affascinante ed a me congeniale che ho deciso di entrare nell'ordine dei terziari, trascinandovi, in seguito, anche mio padre."

- E il tempo libero?
"Amo moltissimo la musica leggera: in particolare, Vasco Rossi. Spesso, mi reco anche al Palazzetto dello Sport di Varese per assistere alle partite di pallacanestro. Un altro sport che ho spesso praticato e che rappresenta una valida terapia, soprattutto nei casi come il mio, è l'ippoterapia. In particolare, oltre al contatto con gli animali e la natura, che amo molto, trovo affascinante il cambio di prospettiva: per me, disabile seduto in carrozzella, costretto sempre a guardare il mondo e le persone che mi circondano dal basso verso l'alto, il cavallo, con la sua altezza e robusta stazza, rappresenta l'occasione  unica - per poter ammirare il mondo dai "piani superiori"!"

- Come immagini il tuo futuro?
" Del mio lavoro, anche se incontro qualche ostacolo, soprattutto a livello di barriere architettoniche (ad esempio, per l'ingresso nel Tribunale di Milano) sono soddisfatto. Oggi, mi manca una famiglia tutta mia, da costruire con la persona giusta. Durante il periodo universitario, sono stato fidanzato per un breve periodo; purtroppo, in seguito, per diversi motivi, il rapporto si è interrotto. Mi auguro di poter incontrare presto una persona sensibile che non "si arresti" alla disabilità, con cui condividere interessi, gioie e responsabilità della vita!" 

Maria Cristina Gallicchio
Lisdha news n 44 - gennaio 2005

07/12/2013