Home / DI COSA PARLIAMO / Esperienze / Le vittime dell'antipolio, storia di Orlando

Le vittime dell'antipolio, storia di Orlando

"Non mi fa paura la solitudine forse perché non l'ho mai veramente sperimentata". Orlando è un "ragazzo" cinquantenne in carrozzina a causa della vaccinazione anti-polio, che abita da solo in un bell'appartamento a Caidate di Sumirago.

Orlando è un "ragazzo" cinquantenne che abita da solo in un bell'appartamento a Caidate di Sumirago. L'impressione che se ne ricava, entrando nella sua casa, è proprio quello di una grande "ricchezza", di oggetti certo, ma soprattutto di presenze. Nella sala, mobili alti stipati di libri ed enciclopedie molto interessanti, nell'ufficio non manca nulla sia della tecnologia più avanzata che del materiale; la cucina rinnovata da poco è attrezzata e alla sua misura, alle pareti grandi puzzle (anche da 5000 pezzi!) da lui realizzati con paesaggi e castelli e, ovunque, oggetti e soprammobili caratteristici, ricercati nei mercatini.
Orlando sembra non voglia farsi mancare nulla delle cose belle e utili che possono rendere la sua vita da solo più piacevole e sempre più indipendente. L'appartamento è al primo piano di una palazzina e naturalmente è dotato di un ascensore interno che lo collega al piano terra, dove vi è la sua cantina, il deposito della carrozzina per le uscite e la carrozzina elettrica, da poco arrivata e che gli permetterà di andare fuori più spesso con l'arrivo delle belle giornate.
Molte sono le persone che girano intorno alla sua indipendenza e che offrono solo l'aiuto indispensabile per le attività non effettuabili con la carrozzina. Riordinare e spolverare gli ultimi ripiani della libreria, togliere le tende per lavarle e poi riappenderle sono naturalmente operazioni impossibili ad Orlando, ma tutto ciò che invece è alla sua portata Orlando lo compie ogni giorno e anche le operazioni più meccaniche e quotidiane lo aiutano a riempire le sue lunghe giornate da solo.
Orlando è un abilissimo costruttore, si dedica ai puzzles e al modellismo, ricavandone oggetti perfetti, ama fare un grande presepe, cura i pesci del suo acquario, legge il giornale e le riviste.


Quando mi presento per l'intervista noto che lui si è preparato un foglio con i suoi appunti: ha già deciso ciò che vuole raccontare di sé.
"All'età di nove mesi ho contratto la poliomielite in seguito a vaccinazione obbligatoria, la mia è una polio-tetraplegia. Ho avuto la febbre molto alta per due settimane; il medico diceva che stavo mettendo i dentini. Per fortuna mia madre non si è convinta di questa spiegazione e mi ha portato all'ospedale, evitandomi così una possibile meningite.
Ho subito un primo intervento alle anche, all'ospedale di Bologna, e quando sono stato dimesso ero tutto ingessato, sembravo una "mummia". I miei genitori, di origine trentina, mi hanno assistito con molti sacrifici, per sei mesi in quelle condizioni. Non si sono rassegnati e fermati a quel primo intervento. Volevano che avessi un futuro migliore e quindi, per me, dal 1954, è iniziato un peregrinare nei vari istituti di recupero allora esistenti.
Sono stato dapprima presso le suore Orsoline di Casciago, per poi entrare a far parte, dal 1962, della schiera di istituti legati al "Don Gnocchi"; così sono stato a Como, Parma, Torino, Marina di Massa, Genova e, da ultimo, Milano".

- Che cosa ti ha dato tutto questo tuo spostarti?
"Sicuramente mi ha insegnato ad essere sempre più indipendente e mi ha fatto raggiungere un buon grado di istruzione. Ho visto e conosciuto realtà simili alla mia, ma sempre con nuove sfumature che hanno arricchito le mie conoscenze.
Terminati gli studi ho potuto anche andare a lavorare e nel 1976 sono stato assunto alla Bassani Ticino di Varese e, in seguito, dalla ditta Sessa di Castronno (Va). Queste esperienze lavorative mi hanno permesso di maturare un minimo di pensione da lavoro".

- Anche per gli altri aspetti della tua vita privata e di relazione, mi sembra che tu non sia mai stato uno che rimane fermo: me lo confermi?
"Da quando abito a Caidate ho sempre cercato di impegnarmi nell'organizzazione di attività esterne: in parrocchia, ad esempio, lavorando con i ragazzi, oppure con l'Unitalsi, che mi ha dato la possibilità di inserirmi nei suoi viaggi organizzati; sono stato a Lourdes, Re, Loreto, Venezia, Assisi, Roma? in Belgio. In questi viaggi ho conosciuto tante altre persone, che tutt'oggi frequento, e ho visto posti interessanti.
Accanto a me ci sono sempre state sia persone disabili, che sane: da entrambe ho colto la fatica e la gioia di vivere, di muoversi, di stare insieme e divertirsi".

- Come è la tua vita oggi?
"Abito da solo, ma la mia casa è sempre piena di gente, soprattutto il sabato e la domenica, poiché in settimana tutti sono naturalmente occupati con il proprio lavoro. Mi piace che a casa mia si organizzino feste di compleanno, di carnevale o di Capodanno e che ci siano sempre persone nuove, oltre agli amici fedeli, che mi sono vicini da anni. So di poter contare in particolare su alcuni amici, con i quali ho un contatto quotidiano, anche se talvolta solo telefonico, e ai quali posso confidare ogni pensiero e ogni difficoltà".

-Sono loro, la tua famiglia?
"Devo proprio ammettere che è così. I miei genitori sono morti, le mie sorelle e le mie nipoti le vedo ogni tanto e non abitano vicino. Non mi fa paura la solitudine, ma forse solo perché non l'ho mai veramente sperimentata".

- Cosa manca alla tua indipendenza?
"Posso dire di sentirmi indipendente quasi completamente. L'unico vero ostacolo rimane il non poter uscire da solo. Metterò in funzione la carrozzina elettrica, ma anche quella so che non potrà farmi fare molta strada, non come vorrei, per poter andare io a trovare gli amici, magari che abitano a Varese. Così, per uscire, ho sempre bisogno di un amico che mi venga a prendere con la macchina e deve essere una persona con pochi limiti fisici poiché deve portarmi con la carrozzina fin vicino al sedile dell'auto, caricare la carrozzina nel portabagagli e aiutarmi nella discesa, una volta giunti a destinazione. Ho amici disabili che guidano l'auto e che volentieri verrebbero a prendermi, ma abbiamo sempre bisogno della terza persona che completi le nostre abilità per poter finalmente uscire.".

- Che cosa manca alla tua realizzazione sul piano umano?
"Se dicessi che ho tutto, mentirei. Sono circondato da molte persone e da molti affetti. Mi manca la persona che mi voglia bene in modo esclusivo per quello che sono, con cui condividere la vita di ogni giorno e scambiare un aiuto reciproco. Chissà, forse un giorno, la troverò!!!"



Donatella Mecca

09/12/2013