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Padre Franco Nascimbene e le prostitute di Castelvolturno

L'azione del missionario comboniano padre Franco Nascimbene in aiuto alle prostitute dei Castelvolturno. Il problema prostituzione - afferma il missionario - va affrontato in maniera complessiva, non dimenticando i clienti, una "categoria" di cui fanno parte circa 9 milioni di italiani. Ora ha scritto un libro dal titolo eloquente "Ci precedono nel Regno"

Durante la scorsa estate ha fatto scalpore la notizia dei due missionari comboniani incatenatisi ai cancelli della Questura di Caserta per protesta contro le retate della polizia nei confronti dei clandestini e piu' in generale contro l'attuale legge sull'immigrazione la Bossi Fini. Uno di loro è padre Franco Nascimbene, originario di Malnate (Varese), che dopo 12 anni trascorsi in Ecuador dal 1998 è rientrato in Italia per occuparsi di immigrati. La sua attivita' si svolge a Castelvolturno, cittadina in provincia di Caserta che è diventata luogo di conquista per le organizzazioni criminali. La camorra ha scelto Castel Volturno come luogo per sviluppare, tra le altre attivita' criminose, il traffico della droga e lo sfruttamento della prostituzione approfittando della situazione di molti immigrati senza lavoro e senza documenti che vivono nella zona. Così a Castel Volturno vivono alcune centinaia di ragazze straniere, soprattutto nigeriane che si prostituiscono sulle strade della Campania. Da alcuni anni a Castel Volturno è presente una comunita' di Missionari Comboniani (di cui fa parte padre Franco) incaricata dal vescovo di Capua di accompagnare pastoralmente gli immigrati. A loro si è affiancata in questo lavoro una comunita' di suore nigeriane. Padre Franco ha raccontato in un libro la sua esperienza pastorale a contatto con le ragazze che "lavorano sulla strada". Ce ne parla durante una breve visita a Malnate.

 

- Mi incuriosisce il titolo del tuo libro: "Ci precedono nel regno di Dio". Come mai la scelta del presente?
"Semplicemente perché nel Vangelo il verbo è al presente. Noi siamo soliti collocare il Regno di Dio nel futuro, invece è una realta' che comincia adesso. Ho potuto constatare che le ragazze vivono gia' degli sprazzi di Regno dei cieli. Vivono spesso una fede molto profonda, la certezza in un Dio vicino che il cristiano medio in genere non ha. Davanti alla loro fede spesso ti scopri piu' indietro. Così ho pensato: me le faccio amiche in modo che quando andrò in cielo mi possano aprire loro la porticina..."

- In cosa consiste la tua attivita'?
"Io cerco di trasmettere alle ragazze un po' di luce e un po' di speranza, indicando loro anche possibili percorsi per uscire dal "giro" e ricostruirsi una vita dignitosa. Cerco di offrire un momento di gratuita' a ragazze nella cui vita vale solo ciò che produce denaro.
In genere vado a visitarle ogni mese dove lavorano, in un raggio di cerca 30 chilometri intorno a Castel Volturno. Credo molto nell'importanza di un'amicizia che prosegue nel tempo con costanza. Quando incontrai Cecilia la prima volta mi disse: " Non parlarmi di lasciare questo tipo di vita. La mia madama mi ha fatto bere il suo sangue e io non la potrei mai tradire". Andrai a trovarla altre volte e un giorno mi disse: "Non ce la faccio piu': se mi ricevete sono qui". Ora è è riuscita ad uscire dal giro e vive ad Asti".

- Quando partono dalla Nigeria sanno che vita le aspetta qui in Italia?
"A differenza di alcuni anni fa, adesso le nigeriane che partono per venire in Italia di solito sanno che cosa andranno a fare. Quello che non sanno sono tanti aspetti che caratterizzano questa vita: le violenze, il freddo dovuto allo stare 10 in inverno all'aperto mezze nude. Le ragazze che ospitiamo hanno tantissimi problemi di salute dovuti alla vita che hanno fatto. E una volta arrivate qui non possono tornare indietro se non rischiando molto".

- Che cosa rischiano?
"I rischi naturalmente ci sono da parte di chi sfrutta la prostituzione, che è bene ricordarlo è sotto il controllo della nostra camorra. Molte di loro hanno paura che venga fatto quacosa alle loro famiglie che stanno in Nigeria. Ma ci sono altri rischi meno conosciuti. Le ragazze prima di partire vengono sottoposte riti vodu e qui in Italia bevono il sangue della madama. Tutto questo le lega in maniera profonda e fa loro considerare un tradimento ogni tentativo di lasciare questa vita prima di aver risarcito il loro debito che hanno con l'organizzazione criminale che le ha fatte partire e le ha pagato il viaggio e i documenti. Non poche ragazze escono di testa per questo. Per fortuna altre invece riescono a trovare una loro serenita', come nel caso di Angela che nel mese di agosto è venuta qui a trascorrere le ferie presso di noi. Ora lavora in una fabbrica ed è contenta."

- Esiste ancora la schiavitu'?
"Guarda, ti dico una cosa. Delle 13 ragazze che abbiamo presso di noi ora, 3 sono arrivate a piedi attraversando il Sahara e ci hanno raccontato che diverse lo compagne durante quel viaggio sono morte. Questo mi sembra che ricorda la schiavitu'. So per certo che a Castel Volturno, così come in altre citta' italiane, tra cui Torino e Modena vi sono vendite all'asta. Le ragazze vengono fatte sfilare nude e chi offre di piu' le compra. E' la situazione che vivono sulla strada è sicuramente di schiavitu'. Spesso dico che mentre una volta gli europei andavano in Africa a prendersi gli schiavi, ora sono gli africani che vengono da soli ad offrirsi in schiavitu'. Ma pensiamo anche ai molti stranieri illegali che si fanno sfruttare accettando di lavorare per 2 o 3 euro l'ora, o anche meno. E non possono neanche cercarsi un lavoro in regola perché la Bossi Fini lo impedisce".

- Che cosa pensi dei rimpatri forzati dei clandestini, spesso messi in evidenza dal nostro Governo?
"Per quanto riguarda la realta' che seguo non servono a nulla, anzi peggiorano la situazione. Quando ritornano in Nigeria le ragazze vengono messe in carcere. A quel punto interviene il racket che paga la cauzione per farle uscire a condizione che tornino in Italia. Naturalmente a questo punto il debito è aumentato...
L'Italia deve capire che non possiamo chiudere le frontiere vedendo nell'immigrato un nemico, uno che rovina la nostra cultura e che ci porta via il lavoro, oppure un criminale, dimenticando, tra l'altro, che la criminalita' africana è sottomessa a quella italiana e che costringere uno straniero a rimanere nell'illegalita' è il modo migliore per farlo cadere nella criminalita'. Ci si dimentica che i problemi sono a monte. Se l'immigrato viene in Italia è perché si trova in difficolta' e ciò a causa del fatto che il Nord del mondo si è arricchito impoverendo il Sud. Dobbiamo prepararci a vivere in un mondo multietnico".

- La vostra attivita' contro il fenomeno prostituzione non si rivolge solo alle ragazze?
"Certamente no. Sul problema cerchiamo di sensibilizzare anche le madam che sfruttano le ragazze, dopo essere state a loro volta sfruttate e i clienti. Uno studio nazionale condotto da ricercatori afferma che in Italia sarebbero circa 9 milioni gli uomini che vanno con prostitute. Togliendo i bambini e i "troppo vecchi" si arriva che almeno la meta' degli uomini italiani "va a puttane" almeno una volta l'anno. Tra questi 9 milioni il 70% sono sposati. Questo fa capire quale ruolo possono assumere la famiglia, la societa' e la Chiesa sul versante educativo per fermare o almeno rallentare la tratta di donne a scopo di prostituzione. Eppure si parla davvero poco di questo argomento. Tutti coloro che hanno responsabilita' educative, dai genitori alla scuola, dalle parrocchie ai gruppi di ogni tipo potrebbero aiutare gli uomini a comprendere la situazione di queste ragazze e ad affrontare i loro problemi psicosessuali, sentimentali ed esistenziali in un modo diverso dal fare del sesso a pagamento".

Marcella Codin

Lisdha news n 39 - ottobre 2003

06/12/2013