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Sognando un lavoro

Massimo è un brillante quarantasettenne affetto da tetraparesi spastica, tragica conseguenza di un parto “mal riuscito”. Dopo tante fatiche, premiate nel 1985 con una laurea in lettere moderne, ha collaborato alla traduzione dal francese ed inglese di brani di enciclopedie e pieghevoli pubblicitari. Oggi, il suo sogno è trovare un lavoro stabile che gli consenta di mettere a frutto le sue capacità e le sue conoscenze.

Come spesso accade, i luoghi più vicini, anche quelli più noti ed apprezzati, sono quelli che non si sono mai visitati. Quando, perciò, realizzo che per la mia prossima intervista dovrò recarmi a Casalzuigno, pur abitando in quel della Rasa, paesino alle pendici del Sacro Monte di Varese, non lontano dunque dalla mia destinazione, mi vedo costretta, cartina alla mano, a fermare dei passanti lungo la via per chiedere lumi. Nonostante tutto ciò mi perdo tra i bellissimi prati e sentierini alberati che circondano la zona e, benché l’auto sia quasi in riserva, non posso fare a meno di ammirare, grata per il contrattempo, la vegetazione rigogliosa e prorompente che invade l’asfalto, desiderando, a buon diritto, riprendersi ciò che le è stato sottratto.

Una ragazza dal dolce sorriso, Maura, la sorella di Massimo, viene ad aprirmi il cancello e mi accompagna nella cameretta del futuro intervistato. Sulla scrivania spicca l’insostituibile computer e gli scaffali sono affollati di pesanti tomi, libri e libretti; di fronte a me, seduto su una sedia che mi sorride amichevolmente, vedo finalmente Massimo “il letterato”. Dopo essermi presentata e scusata per il forte ritardo, incomincio subito con la mia consueta tempesta di domande. Dato che Massimo fatica a parlare, oltre che a camminare, ci viene in aiuto la sorella Maura ed in seguito la signora Annamaria, la madre di entrambi.

 

- Quale è stata la causa del male che ti ha colpito?

“A quell’epoca, negli anni cinquanta, – interviene la signora Annamaria - dominava in campo medico la convinzione che il parto dovesse essere naturale e ciò, posso affermarlo, purtroppo, per esperienza diretta, a qualunque costo! Massimo è stato il mio primo figlio e  io ero del tutto inesperta. Scaduto il termine, il bambino non voleva saperne di nascere ed il ginecologo che mi seguiva mi ha consigliato di attendere. Massimo è così venuto alla luce con un ritardo di circa venticinque giorni e durante il parto vi sono state molte complicazioni… Mio figlio è nato asfittico; in seguito ha avuto delle forti convulsioni e una emorragia cerebrale! L’hanno trattenuto presso l’Ospedale di Circolo per circa un mese e poi mi hanno consentito di portarlo a casa”.

 

- Eravate stati avvertiti degli eventuali problemi che il bambino avrebbe potuto riportare in seguito all’accaduto?

“Assolutamente no. Né il personale dell’ospedale, né il mio ginecologo ci hanno detto alcunché. Tutti in famiglia eravamo convinti che Massimo fosse sano. Sono state le nonne, con la loro maggior esperienza, a ventilare dopo qualche tempo  la possibilita' che vi fosse qualcosa di strano: il bambino, infatti, non dormiva di notte, spesso piangeva, non riusciva a restare seduto in posizione corretta, né ad afferrare con sufficiente forza gli oggetti. Ad un certo punto, quando Massimo aveva circa sette mesi, mio marito ed io l’abbiamo fatto visitare da un pediatra di Cittiglio, il quale, dopo avergli prescritto il sinalepsi, ci ha liquidati affermando che nostro figlio era sano ma un po’ pigro. Di lì a poco, però, il dottor T., pediatra dell’Ospedale di Circolo, da noi consultato, dopo un rapido sguardo al bimbo ci ha fulminati con queste parole: “Vostro figlio è spastico! Sospendete il sinalepsi ed incominciate con la fisioterapia: vi sono fondate possibilita' che migliori”.

 

- Posso immaginare che trauma per voi genitori…

“E’ stato terribile. Abbiamo subito trasportato il bambino in un centro specializzato in via Commenda, a Milano, dove purtroppo ci hanno confermato il tragico verdetto: paralisi cerebrale infantile. Fortunatamente, non vi è stata alcuna ripercussione a livello delle capacita' intellettive, anzi, Massimo è davvero brillante da quel punto di vista. Lì lo hanno immediatamente ricoverato per circa un mese per degli accertamenti e delle cure ed allorché è stato dimesso ci hanno consigliato di fargli fare della fisioterapia presso l’Ospedale di Circolo di Varese”.

 

- Poi che cosa è accaduto?

“Nel 1956, con l’inaugurazione del Centro di Casciago, la Provvidenza ci è venuta incontro: Massimo ha incominciato a frequentare il Centro prima solo per la fisioterapia, successivamente ha frequentato le scuole elementari ritornando a casa solo per il week-end. Ha sofferto per la lontananza da casa, ma si trovava bene. Ha ripetuto la quinta elementare unicamente allo scopo di proseguire con la fisioterapia… sa qui a Casalzuigno non esistevano strutture ad hoc. Le scuole medie, invece, le ha frequentate a Canonica, un paese nelle vicinanze…”

 

- Dato che non riesci a scrivere usando la penna chi ti ha aiutato a scuola? Sei stato seguito da un insegnante di sostegno?

“Mai. Gli appunti li prendevano alcuni miei compagni e a casa per i compiti utilizzavo una macchina da scrivere elettrica ricevuta in dotazione dal Centro di Casciago. Non ho mai fatto compiti in classe scritti, venivo solo interrogato oralmente. Nel complesso mi sono trovato bene: ho instaurato un buon rapporto non solo coi i miei compagni, ma anche con il personale della scuola. Ricordo che non possedendo una sedia a rotelle – anche perché l’ho sempre rifiutata fin verso i diciassette anni, potendo muovere qualche piccolo passo col sostegno di due persone - il bidello mi accompagnava in classe portandomi in braccio…

In seguito, dopo una spiacevole esperienza all’istituto Galileo Galilei di Laveno, dove mi ero iscritto a ragioneria, grazie all’incoraggiamento ed all’aiuto di mia cugina Carmen, insegnante di lettere, ho incominciato a studiare sodo recuperando da privatista in un solo anno il programma del biennio per poter così accedere al primo anno di liceo classico. Gli anni trascorsi al Cairoli di Varese sono stati davvero splendidi: il servizio di trasporto mi veniva garantito dal pulmino del Centro di Casciago, i compagni di classe facevano a gara nell’aiutarmi e nel prendere appunti per me, mi accompagnavano al cineforum e mi portavano a fare delle escursioni… D’altro canto durante i compiti in classe scritti, che potevo svolgere grazie alla mitica macchina da scrivere elettrica, qualcuno, con la scusa di aiutarmi a soffiare il naso, allungava gli occhi sul mio foglio sforzandosi di trarne qualche beneficio…”

 

- Sappiamo che non ti sei accontentato del diploma di maturita' classica…

“Forse per l’influenza di mia cugina e per una certa continuita' con gli studi classici ho deciso di iscrivermi alla facolta' di lettere moderne. A causa del notevole impegno studiavo tutto il giorno recandomi a Milano solamente per sostenere gli esami. Anche in questa occasione non è mancata la generosita' di colleghi che acquistavano i libri per me e mi iscrivevano agli esami. Ho dovuto, però, sospendere la fisioterapia per mancanza di tempo ed inoltre ho incominciato a percepire una certa solitudine dal momento che, purtroppo, qui a Casalzuigno non esistono centri di aggregazione e neppure l’oratorio… salvo qualche eccezione, perciò, gli unici amici che conservo ancora oggi abitano tutti in altre localita'…”

 

- Dopo gli studi hai avuto parecchie esperienze lavorative…

“Dopo la laurea conseguita nel 1985, per un certo periodo mi sono sentito demoralizzato e senza speranze: avevo fatto grandi sforzi certamente fino allora ripagati, ma ora che mi affacciavo sul mondo del lavoro incontravo per la prima volta barriere che mi apparivano insuperabili! Subito ho inviato decine e decine di miei curricula vitae, ma senza ottenere neppure una risposta. Mi sono attivato anche per via telematica nella ricerca di un lavoro che si potesse svolgere da casa, ma niente da fare.  Dopo qualche tempo, per fortuna, incontro proprio nei pressi di casa mia una persona che lavorava come traduttore nel campo della pubblicita': Silvano Daniele. E’ stato lui a spingermi a studiare inglese e francese e mi ha offerto il suo sostegno coinvolgendomi nel suo lavoro. Ho potuto così collaborare alla traduzione e stesura di vari pieghevoli pubblicitari per conto di note marche svizzere di orologi, quali Breitling, Breguet, Omega, Vacheron Constantin. Successivamente ho collaborato traducendo dall’inglese brani di un testo di geografia economica per la casa editrice universitaria Unicopli di Milano. Ho tradotto sempre dall’inglese alcuni articoli e recensioni cinematografiche apparsi su autorevoli giornali anglosassoni per l’estrapolazione di dati finalizzati alla stesura di articoli da pubblicarsi sul quotidiano “La Repubblica” e sul magazine a questo allegato “Il Venerdì”. Impegni decisamente piu' importanti ed assorbenti, poi, anche per il notevole tempo impiegato, sono state le traduzione dal francese di parecchie voci della Enciclopedia della Musica Rizzoli-Larousse in tre volumi edita nel 1991 e della Enciclopedia della Letteratura Universale Rizzoli-Larousse in otto volumi edita nel 1993. Queste collaborazioni sono piovute dal cielo: non solo mi è stata data l’opportunita' di lavorare, ma soprattutto di mettere a frutto tutto ciò che ho appreso nei lunghi anni di studio dimostrando che, nonostante i maggiori limiti dovuti al mio handicap, posso conseguire risultati altrettanto brillanti di persone piu' fortunate di me. Al momento, però, considerata la scarsita' e la precarieta' di incarichi di questo tipo, desidero lanciare un appello attraverso il giornale per trovare un lavoro piu' stabile possibilmente nel campo delle traduzioni”.

 

- Quando non sei al computer impegnato nelle traduzioni, come trascorri le tue giornate?

“Leggo molto. Tutte le mattine leggo il Corriere della Sera e solitamente di pomeriggio trascorro alcune ore in compagnia di qualche buon libro di narrativa: i miei gusti spaziano da Milan Kundera ad Enzo Biagi, amo in particolar modo, poi, i libri gialli di Georges Simenon. Grazie all’Asl di Laveno, ora, posso, fortunatamente, praticare la fisioterapia restando a casa; inoltre, per conto mio, mi esercito per circa mezz’oretta al giorno sulla ciclette. Talvolta, giro per il paese sul mio scooter elettrico che riesco a guidare premendo alcuni tasti speciali con le dita... peccato che proprio qui a Casalzuigno abbia pochissimi amici… come ho gia' detto mi piacerebbe che vi fosse qualche luogo di aggregazione nei paraggi…”

 

E’ giunto il momento di congedarsi. Non si può non provare profonda amarezza per  la scarsità di opportunità lavorative che, ancora oggi, nel terzo millennio, una societa' incentrata sull’efficientismo e sull’apparenza offre a persone che presentano qualche “difetto di fabbricazione”, costrette sovente a “mendicare” quel diritto al lavoro pur sancito  con chiarezza dalla nostra Costituzione.

  Maria Cristina Gallicchio

Lisdha news n 31 - ottobre 2001

 

20/10/2001