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Una giostra per tutti

Come garantire la necessaria sicurezza e consentire anche ai bambini disabili l'accesso alle attrazioni dei parchi giochi? Una appassionata rete di esperti ha dato vita ad un grande progetto che rappresenta, prima di tutto, una sfida ai nostri limiti culturali e alle nostre chiusure mentali.

Quando arriva la telefonata di Gianni sono al mare, con nonni, famiglia e la irrinunciabile focaccia con i pomodori. Lui è passato a Roma ma non sa del mio status di vacanziero. Rintuzzo a fatica una serie di frecciate sul mio “meritato” riposo poi, dopo i chiarimenti, ecco prospettarsi, una nuova possibilità di incontro.

Domani sarà a Molfetta, al parco divertimenti di Miragica, per la presentazione del Progetto di ricerca “Una Giostra per tutti”. Non mi sembra vero. Io sono già a Bari e il progetto lo conosco bene.

Così, alle 18 in punto di venerdì 18 luglio, insieme agli ospiti d’onore (i ragazzi disabili e le loro famiglie), agli artefici del Progetto, alla direzione del Parco, alle autorità locali e ai giornalisti, c’ero anch’io, con moglie e figli “piccoli”, ben felici della allettante prospettiva di salire sulle attrazioni. Ma quello che abbiamo portato a casa, dopo essere finiti “in mezzo al gioco” – come dicono in Puglia - è stato ben superiore alle aspettative.

Una bellezza evidente, “splendore del vero” come giustamente diceva Platone, da ammirare, seguire e condividere. Provo quindi a raccontarla segnalando sin d’ora, per una visione più ampia e particolareggiata dei vari aspetti, la ricca documentazione già presente in rete (termini per la ricerca: “una giostra per tutti”, “accessibilità ai parchi divertimento”).

 

Il tema di fondo non è certo nuovo. L'accesso a strutture pubbliche e commerciali è uno dei diritti fondamentali delle persone diversamente abili.

Diritto sottolineato e precisato dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (Legge 3 marzo 2009 n. 18) che introduce i concetti di “accomodamento ragionevole” delle strutture ed impianti ai fini della massima inclusione, e della “progettazione universale”, finalizzata alla più ampia fruibilità di beni e servizi.

Parallelamente lo spettacolo, quale mezzo di espressione artistica e di promozione culturale, costituisce, in tutti i suoi generi e manifestazioni, aspetto fondamentale della cultura e dell’identità nazionale; ed è bene culturale di insostituibile valore sociale e formativo della persona umana.

 

Fino qui tutti d’accordo ma poi, nel concreto, come coniugare disabilità infantile e accessibilità ai parchi di divertimento e, soprattutto, alle varie attrazioni?

Non si può prevedere che tutti gli ospiti, a prescindere dalle loro condizioni fisiche o psichiche, possano fruire di ogni tipo di attrazione. I divieti però devono essere adeguatamente motivati e scientificamente fondati, come giustamente imposto dall’Onu.

Il rischio, come accertato dall’esperienza, è quello di episodi di discriminazione e stigma nei confronti di persone con disabilità. Troppi divieti alla fruizione di attività ludico-ricreative e socializzanti sono infatti giustificati da una prudenza aprioristica fondata – si fa per dire - sulla mancanza di conoscenza o su preconcetti.

Diversi gli esempi citabili, soprattutto nei confronti di persone affette dalla sindrome di Down, quindi con particolari somatici evidenti, fermate dal conduttore della giostra in quanto vietata, in generale, “a disabili e cardiopatici”. Eppure, secondo le statistiche solo il 35% delle persone affette dalla sindrome di Down soffre di patologie psichiche o cardiache. Che fare dunque, sapendo bene che il problema è tecnico ma anche giuridico?

 

Nasce così, su forte impulso del Coordinamento nazionale delle associazioni delle persone con sindrome di Down (Coordown), il Progetto "Una giostra per tutti" che, da subito, vede coinvolti, oltre alle associazioni dei disabili, costruttori di giostre, gestori dei parchi, giuristi, medici e, fra gli altri, l'Istituto Superiore di Sanità e il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

 

Alcuni obiettivi sono subito chiari. La progettazione delle nuove attrazioni deve anticipare il problema tendendo alla massima fruibilità delle stesse e le attuali limitazioni di accesso alle singole attrazioni devono essere riesaminate alla luce di esperienze concrete e solamente dopo un’attenta valutazione dei rischi.

In particolare, sempre per tutelare la incolumità dei passeggeri senza ricadere in nuovi episodi di discriminazione, occorre ripensare i “drastici” divieti in una prospettiva ribaltata, ovvero definendo le “abilità necessarie”.

Detto fatto. Al parco di Leolandia, fra i primi ad aderire al Progetto, viene realizzata la “Leo Mappa Accessibilità”, a disposizione del pubblico, con la classificazione delle giostre compatibili con le diverse tipologie di disabilità fisica e, per gli ospiti con disabilità cognitive, con la descrizione delle particolari sensazioni ed emozioni che si possono provare. La mappa, naturalmente, si riferisce a qualunque forma di disabilità, anche solo temporanea, o allo stato di gravidanza.

Un bel passo avanti ma il reale confronto fra le abilità richieste e le disabilità reali non è semplice. Per conoscere meglio le disabilità riferibili a ogni particolare patologia considerata occorre infatti un approccio sistematico e completo sotto l’aspetto tecnico, scientifico e giuridico.

 

Questa è la sfida del Progetto annunciato nel Seminario internazionale del 12 giugno 2013, a Dalmine, presso il Polo Didattico Regionale dei Vigili del Fuoco, alla presenza dei migliori esperti internazionali del settore provenienti da Canada, Usa, Francia, Germania, Olanda, Belgio Regno Unito.

 

Nel secondo semestre del 2013 sono stati svolti numerosi test scientifici su “passeggeri” affetti dalla Sindrome di Down e altre persone con disabilità fisiche anche gravi (Leolandia nel giugno 2013 e Miragica nell’ottobre 2013) e, in parallelo, è stato avviato il lavoro di redazione delle “Linee guida accessibilità e fruibilità parchi di divertimento per persone con esigenze speciali”.

Quest’ultimo si è concluso nei primi mesi di quest’anno e le Linee Guida sono state ufficialmente presentate, fra giugno e luglio, sia a Reggio Emilia che a Molfetta.

 

Particolarmente significativa la presentazione di Gianni Chiari, responsabile tecnico del Progetto complessivo. Poche pennellate efficaci, sufficienti a comprendere, fra l’altro, la grande dedizione di tutti i suoi protagonisti.

Una esperienza tecnico-scientifica a oggi unica nel suo genere,– dice Gianni pensando ai suoi rapporti con tutte le Persone con Esigenze Speciali, e i loro familiari, incontrate nel cammino – ma, prima di tutto, un’esperienza umana senza pari”.

 

 

Le Linee Guida sono il primo importante risultato ma il Progetto guarda avanti, ha già avuto un’eco internazionale notevolissima, con significative ripercussioni anche a livello di normativa tecnica europea e ha dimostrato da subito, sul campo delle prime sperimentazioni, una grande valenza educativa per tutti iniziando dal personale preposto all’accoglienza e alla informazione di ogni visitatore.

 

Chiudo ricordando la testimonianza della mamma di Davide, un ragazzo che ha preso parte alla fase di sperimentazione: «L'allegria di questi ragazzi e di Davide è la dimostrazione di come, se si vuole, non esistono ostacoli alla felicità... Credo che guardarlo basti per capire come possa sentirsi: l'immagine della felicità. Sereno e divertito guarda suo padre e me e sorride, si gusta il panorama dall'alto... abbiamo dimostrato che gli handicap sono soprattutto nelle nostre menti, perché Davide e tutti i ragazzi come lui possono volare, basta solo fornirgli le ali giuste per farlo».

 

Parole che, in quella serata magica, sono state una emozionante conferma di come il Progetto si collochi fra “le strategie e le azioni” effettivamente tese “a rimuovere quelle forme di esclusione sociale di cui le persone con disabilità soffrono nella loro vita quotidiana” (come la scarsa partecipazione alle attività sociali e di tempo libero), tese cioè a realizzare il principio di inclusione (una volta inserimento o integrazione), così importante per il mondo della disabilità.

 

Giulio De Palma

Lisdha news n. 83, Ottobre 2014

 

04/11/2014