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Come realizzare marciapiedi accessibili ai disabili

Alcuni accorgimenti nella costruzione dei marciapiedi possono consentire anche ai disabili di muoversi in autonomia.

Dovrebbe essere scontato che i marciapiedi debbano essere accessibili (con regolari rampe) e percorribili senza difficoltà da parte dei disabili fisici e sensoriali. Ciò però non sempre accade, neanche se è avvenuto un intervento di adeguamento. Questo fatto è anche dovuto a qualche errore contenuto nelle legge, errore che consente la cattiva esecuzione dei lavori come ad esempio la presenza di due misure sbagliate contenute nel testo del DM-236/89: quella relativa all'altezza della soglia di 2,5 cm e quella relativa all'altezza massima del marciapiede di 15 cm.

E' difficile ricostruire come un errore così grossolano abbia potuto essere presente in tutte le leggi e circolari finora emesse (a partire dalla prima Circolare n. 4809 emessa dal Ministero dei Lavori Pubblici nel lontano 1968); evidentemente, per quanto riguarda molti dati tecnici, una norma ha copiato quelli contenuti nella norma precedente e così via fino ai giorni nostri.

I motivi di obiezione a questa prescrizione sono dovuti primariamente al fatto pratico per cui una ruotina di carrozzina (diametro di 20 cm per quasi tutte le carrozzine del mondo) non può superare che dislivelli ben raccordati.

Chiunque usi o spinga una carrozzina sa che per superare il dislivello anche solamente di un paio di centimetri deve sollevare, o far sollevare, le ruotine anteriori esattamente come di fronte ad un ostacolo di vari centimetri. Sa anche che i dislivelli devono essere superati solo frontalmente e che quindi una carrozzina, che percorre normalmente in senso longitudinale il marciapiede, per superare ad esempio la soglia di un negozio, deve disporsi a 90 gradi e, per fare questa manovra, deve avere lo spazio retrostante sufficiente, il che non accade quasi mai. Senza dislivelli ovviamente la carrozzina potrebbe entrare nello stesso negozio obliquamente senza problemi: come fa in sostanza il comune pedone.

Nella normativa estera, si danno come "massimi" per i citati dislivelli le seguenti misure:

- Australia: 5 mm arrotondati

- USA: 6 mm se non smussati e da 6 a 13 mm se smussati

- Canada: 13 mm se smussati

Questi dati si riferiscono non tanto a irregolarità riscontrabili nei percorsi quanto alle soglie di accesso ai luoghi di interesse in generale (abitazioni, negozi, ecc..).

Per un progetto di pista ciclabile non verrebbe mai in mente a nessuno di considerare accettabili dislivelli dell'entità citata nelle nostre leggi contro le barriere; eppure le biciclette, è noto, hanno le ruote con diametro tre volte superiore, quindi con minori problemi di superamento dei dislivelli.

La prescrizione dell'altezza di 2,5 cm senza rampe è oltretutto in netto contrasto con quanto affermato in altri punti dallo stesso DM-236 come di seguito riportato testualmente:

..... deve essere previsto almeno un percorso, preferibilmente in piano, con caratteristiche tali da consentire la mobilità delle persone con ridotte o impedite capacità motorie .....

..... i percorsi devono presentare un andamento quanto più possibile semplice e regolare ..... ..... le eventuali variazioni di livello dei percorsi devono essere raccordate con lievi pendenze ovvero superate mediante rampe in presenza o meno di eventuali gradini ......

..... ogni qualvolta il percorso pedonale si raccorda con il livello stradale, o è interrotto da passo carrabile, devono predisporsi rampe di pendenza contenuta e raccordate in maniera continua .....

..... gli elementi costituenti una pavimentazione devono presentare giunture non inferiori a 5 mm, stilate con materiali durevoli, essere piani con eventuali risalti non superiori a mm. 2.

Dopo affermazioni di principio e norme applicative di questo tipo, presenti nel DM-236,  come è possibile ammettere uno scalino di 2,5 cm, cioè un dislivello non superabile normalmente senza una raccordatura adeguata?

II progettista e il tecnico comunale, sulla base di quanto erroneamente stabilito nella Legge, considerano la citata misura accettabile per la soglia di un qualsiasi ingresso: stabile, negozio, supermercato, che sia; ma è chiaro che il buon senso dice tutt'altra cosa. Certe volte addirittura la rampa viene costruita con il salto anziché essere raccordata con il piano stradale.

Per quanto riguarda l'altezza del marciapiede, consentita fino a un massimo di 15 cm, occorre rilevare che le amministrazioni comunali adottano sempre il massimo di legge come misura standard, spesso oltrepassandola, privilegiando l'azione di dissuasione verso le macchine che parcheggiano sui marciapiedi invece di colpire i cittadini maleducati con rimozioni e multe salatissime.

Ma, visto che le citate leggi sono nate per abolire le barriere, sarebbe stato meglio non prescrivere alcuna altezza del marciapiede ma stabilire invece che, a seconda dei casi, il marciapiede stesso debba essere allineato alle soglie di entrata dei luoghi di interesse anche se queste dovessero trovarsi a quote diverse dai 15 cm stabiliti.

Consultando accuratamente le leggi anti-barriere americane, canadesi e australiane non si trova infatti traccia di prescrizioni di altezza dei marciapiedi ma accurate precisazioni sulla costruzione delle rampe per salire e scendere dai marciapiedi.

La maggior parte delle persone percorre i marciapiedi perché prima o poi entra in qualche luogo: la stessa precisa cosa che vorrebbe fare chi è in carrozzina se non fosse impedito dall'ostacolo costituito dalla soglia sopraelevata. Se il marciapiede invece seguisse i livelli delle soglie non ci sarebbero problemi per nessuno.

Nelle città costruite su terreni moderatamente ondulati, come ad esempio Varese, le quote a cui si trovano le soglie degli ingressi di diversi fabbricati disposti in successione, sono inevitabilmente diverse ma se il marciapiede si adattasse a queste quote e non a quella costante riferita al piano stradale si otterrebbe l'auspicata accessibilità.

Un discorso a parte meritano le zone pedonali. In queste aree, già esistenti o di nuova realizzazione, spesso vi sono dislivelli tra il piano del traffico pedonale e la soglia dei luoghi di pubblica utilità. Ciò avviene in quanto, in passato, non era mai stato realizzato il necessario marciapiede ed ora lo si ritiene superfluo. Seguendo però la logica dell'accessibilità, sempre affermata nei discorsi e regolamentata dalle leggi, sarebbe invece necessario costruire i marciapiedi ove ci sono i dislivelli, anche se ci si trova all'interno di un'isola pedonale e anche se il pedone non deve più essere protetto dai veicoli,  proprio per rendere accessibili i luoghi di interesse.

Certo che meglio ancora sarebbe se fosse l'ingresso dell'attività commerciale ad essere allineata o raccordata al livello esterno ma questo è un altro discorso e anche in questo la legge non aiuta.

 

Bruno Biasci
(CCSB di Varese)

20/01/2017