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Stop alle barriere "La città sia di tutti"

Anche sulla spinta di Expo, molte città inadempienti stanno realizzando i Piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche negli edifici pubblici previsti da una legge del 1986. Ma la città di Varese manca ancora all’appello.

In base ad una legge del 1986 (L.41/86) tutti gli enti pubblici dovevano essere impegnati a redigere un  Peba (Piano Eliminazione Barriere Architettoniche) in modo da raggiungere la piena accessibilità degli edifici pubblici in un arco di tempo ben definito. Con una legge regionale la Lombardia obbligava i comuni a dedicare annualmente una somma pari a un minimo del 10% degli oneri di urbanizzazione alla rimozione delle barriere architettoniche.

A Varese l’attuazione effettiva del Peba era iniziata solamente nel 1993 (6 anni dopo) e riguardava solamente una ottantina di edifici pubblici di proprietà comunale (prevalentemente scuole) solo in parte resi accessibili negli anni successivi.

Nel ’92 vi è stata l’emissione di una legge nazionale (la 104) che integrava il Peba con il Pisu (Piano Integrato per lo Spazio Urbano) riguardante cioè marciapiedi e piazze, ma di questa parte così importante non venne mai realizzato alcun piano.

Nel 95 il Ctba (Comitato per la Città Senza Barriere) prendeva l’iniziativa di fare una rilevazione nella zona centrale di Varese elencando tutti i punti (circa 170) richiedenti vari tipi di intervento e trasmettendo il tutto al Comune che però continuò come prima a fare piccole opere solo in occasione di lavori o di richieste specifiche.  Sempre il Ctba ripeteva la rilevazione nel 2008 facendo notare che la situazione era pressoché identica a quella precedente ma otteneva il medesimo risultato. Ad aprile dell’anno scorso il Ctba ha inoltrato formale richiesta al Comune di Varese di dar corso alla realizzazione sia del Peba sia del Pisu ottenendo questa volta una lettera di impegno che però, alla data odierna, è rimasta inattuata.

Ora fa piacere rilevare che la necessità di realizzare il Peba/Pisu si è  diffusa in molte città italiane inadempienti e in particolare nella vicina Milano, sulla spinta delle esigenze di rendere accessibile l’Expo a un notevole numero di possibili visitatori anche con problemi di mobilità.

Recentemente il Consigliere comunale Piero Galparoli ha formalmente inoltrato al Sindaco di Varese una mozione per chiedere l’adozione dei piani. «Il Comune di Varese - afferma - ha già fatto molto in questo campo. Manca però un progetto di insieme, in modo che ogni intervento pubblico in programma (come un normale rifacimento di un percorso pedonale, ndr) tenga conto della necessità di eliminare le barriere architettoniche. Abbiamo già fatto degli incontri coinvolgendo anche l'ordine degli architetti. Questa mozione vuole dare un segnale forte, imprimere un'accelerazione alle pratiche in essere, e spronare a completare il lavoro già intrapreso, che secondo me si è un po' arenato negli ultimi tempi».

Secondo Galparoli è  prioritario per la città adottare il Peba «che costituisce il principale strumento per la pianificazione, la programmazione e il controllo degli interventi di eliminazione delle barriere».

Il Peba è infatti uno strumento molto strutturato che dovrà garantire una mappatura dell'esistente, individuando le aree oggetto di interesse e censire le barriere architettoniche. Dovrà stendere un documento con l'elenco degli interventi, le priorità e la relativa stima economica, in modo che questi dati possano essere inseriti nelle opere già in programma. Galparoli chiederà anche all'amministrazione di coinvolgere i cittadini anche attraverso un apposito gruppo di lavoro. Occorre ricordare che l'eliminazione delle barriere avvantaggia non solo i disabili in carrozzella, ma anche gli anziani e perché no le mamme con passeggini, quindi coinvolge veramente un gran numero di cittadini.

Bruno Biasci

02/05/2015