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Expo visitato in carrozzella

Lo abbiamo fatto per voi e i risultati sono stati soddisfacenti. Guardate il voto che abbiamo dato ai singoli padiglioni rispetto all'accessibilità.

Ne hanno parlato un po’ tutti: chi pro, chi contro, chi con vero entusiasmo e chi con altrettanta reale indignazione. Sta di fatto che non capita tutti i giorni (e neppure tutti gli anni) di avere un’esposizione universale praticamente sotto casa. Così ci siamo armati di buona volontà e, in una calda domenica di giugno, siamo andati a constatare con mano quali fossero le meraviglie – o gli orrori – della tanto pubblicizzata Expo 2015, chiaramente in un’ottica legata all’accessibilità. Iniziamo col dire che le vie d’accesso sono piuttosto comode. Che si arrivi in auto, col treno o con la metropolitana, gli spazi sono talmente ampi da non dare difficoltà alcuna anche in caso di fortissima affluenza. Il capolinea della MM1 Rho Fiera è totalmente accessibile, dotato di ascensore e tapis roulant per chi ha problemi di deambulazione. Anche le casse sono ben organizzate: per comprare il biglietto (scontato per disabili e gratis per accompagnatori), si fa una coda abbastanza scorrevole, dopo ciò ci si reca ai tornelli per entrare –  nel nostro caso – dall’ingresso Ovest. Tantissimi gli accessi, tutti rigorosamente dotati di metal detector e personale in divisa gentile e professionale. Per i disabili una corsia riservata. Una volta dentro si cammina ancora un po’ per arrivare al Decumano, l’arteria principale dell’Expo che la percorre in tutta la lunghezza. Armatevi di buona volontà poiché si tratta di una via lunga circa 1,5 km, ma sufficientemente larga da contenere agevolmente la folla dei visitatori, le auto – tutte rigorosamente elettriche – di polizia, carabinieri e guardia di finanza, i tricicli dei gelati e le varie ed eventuali del giorno. Sul decumano si affacciano tutti i padiglioni e i cluster, per un totale di oltre centoquaranta paesi.

Premesso che tutti gli spazi e tutti i bagni sono accessibili, dato per scontato che in una giornata non è possibile visitare tutta l’esposizione, il consiglio è quello di informarvi prima, cercando di capire quale potrebbe essere la vostra playlist ideale. In una giornata intera (dalle 10.00, orario d’apertura, alle 22.30) siamo riusciti a entrare in una quindicina di padiglioni. Questi i nostri giudizi.

Barhein. Su un unico livello, a pian terreno. Riproduce una sorta di giardino nel deserto, con piante e prodotti tipici del Paese. Nel bar interno è possibile gustare un ottimo dolce con datteri e spezie. Unico neo i giunti architettonici a terra, spesso delle vere e proprie scanalature, non sempre adatti al transito delle ruote. Giudizio 8.

Nepal. Completato con fatica anche a causa del disastroso terremoto che li ha colpiti. L’accesso è costituito da un’unica rampa che si snoda attraversando piccole pagode e scalini, a riprodurre lo stile dei villaggi del Paese. Giudizio 9.

Vietnam. Più bello fuori, con alberi sopraelevati grazie a strutture di bambù, che dentro, dove si possono però seguire spettacoli tipici. È su due livelli, ma il piano superiore si può raggiungere solo grazie ad un ascensore. Voto 6.

Brasile. Divertente come solo lo spirito carioca sa essere. Diviso su tre piani, raggiungibili grazie ad ascensori, ha come via d’accesso principale una rete sospesa che porta i visitatori dal livello del suolo fino al secondo piano. I bambini impazziscono, un po’ meno gli addetti alla sicurezza. Purtroppo non utilizzabile da chi ha disabilità motorie. Voto 8.

India. All’interno del cluster dedicato al riso. Sembra un bazar, in fondo al quale è possibile gustare i loro piatti. Un po’ angusto per un paese grande ed emergente, è sempre piuttosto caotico. Accessibile ma, causa folla e spazi ridotti, piuttosto complicato. Voto 5.

Tailandia. Architettonicamente uno dei più interessanti. Una comodissimo scivolo porta tutti i visitatori, scaglionati in gruppi da alcuni addetti, all’ingresso della prima sala. I portatori di handicap hanno una corsia privilegiata. Nella prima sala si assiste ad una proiezione sui prodotti agroalimentari. Si passa ad una seconda, dove un’altra proiezione ci parla del futuro. Una terza sala racconta ai visitatori i progressi fatti dalla Tailandia grazie al suo re. Un po’ troppa propaganda. Voto: 10 per l’accessibilità, 5 per i contenuti.

Vaticano. Una vera sorpresa. Essendo uno dei paesi più piccoli al mondo, e non avendo produzioni alimentari, il Vaticano propone una sua visione del cibo e della sua ridistribuzione. Tutto a pian terreno, è più luogo di meditazione che fieristico, e regala ai visitatori anche la visione di un Tintoretto originale. È uno dei pochi padiglioni che offre gadget gratuiti (magnete con l’immagine di Papa Francesco). Voto 9.

Emirati Arabi. Su questo stand è già stato detto tutto. Architettonicamente uno dei più belli, accessibile con una comoda rampa, multimediale e interessante. Sempre molto lunga la coda per entrare. Voto 9.

Spagna. Comodo e accogliente, proiettato verso il futuro, con una visione artistica del cibo molto originale. Spazi ampi e adeguati, rampe in entrata e in uscita, vale la pena soffermarsi sulla stanza centrale formata da piatti alle pareti e sul pavimento: una serie continua di proiezioni racconta la Spagna e le sue peculiarità alimentari. Se potete, in uscita, fate una sosta al ristorante: non economico ma di qualità. Voto: 9,5.

Kuwait. I disabili e le famiglie con bambini hanno un accesso privilegiato che permette loro di saltare la fila. L’entrata riproduce le dune del deserto con un’inclinazione particolarmente comoda. Una volta dentro il padiglione, una prima stanza fa vivere ai visitatori il miracolo della pioggia nel deserto. Dopo la proiezione e gli effetti sonori, per un istante, si illuminano in teche fino ad allora nascoste delle piante stupende e dei fiori multicolori. Nel resto del padiglione prodotti tipici della tessitura e manifatturieri. Si conclude il percorso con un bar-ristorante dove vale la pena gustare del the. Voto 10.

Germania. Bello e architettonicamente divertente, ha un accesso principale composto da scalinate, così come sul retro, con la differenza che in uscita si possono usare anche degli scivoli. Per adulti bambini. Non fruibile da chi ha problemi di deambulazione, che può però utilizzare i soliti ascensori. Voto 8.

Stati Uniti. Non si sono sprecati. Anche qui scalinata – molto comoda, a questo punto potevano fare un grande scivolo – che conduce al piano, dove a parte giochini multimediali e interviste su quanto siano buoni gli ogm si possono vedere dei bei giardini verticali. A pian terreno una mostra multimediale sui prodotti alimentari americani il cui unico pregio è la proiezione su grandi prismi colorati. Voto 6.

Trentino Alto Adige. Tra tutti i padiglioni e gli stand che il Cardo, interamente dedicato al Paese ospitante, propone, abbiamo scelto quello che secondo noi presenta le maggiori difficoltà in un ottica di accessibilità. Personale gentile e stand organizzato come un locale alla moda, con una parete interamente coperta di mele di diverse varietà, ha come attrazione principale una “scalata in montagna”. Si sale fino a superare il piano della copertura del decumano e si ha, effettivamente, una splendida vista a 360°. In cima un ragazzo molto cordiale ci dà il benvenuto in vetta. Bella l’idea, peccato sia totalmente inaccessibile: scalini ripidi e stretti, senza alcuna possibilità per chi non cammina di godere della struttura. Voto: 10 per l’idea, 3 per l’attenzione.

Coop. È uno degli sponsor ufficiali. La menzioniamo perché il suo “supermercato del futuro” è davvero un gioiello. Automatizzato e totalmente accessibile, offre ai visitatori anche la possibilità di fare la spesa a prezzo popolari. Se avete sete o fame e volete spendere poco, andate là. Nel piazzale antistante alcuni chioschi – sempre coop – offrono servizio bar e gelateria, anche qui a prezzi decisamente bassi. Voto 9.

Chi volesse, può inoltre utilizzare per gli spostamenti una navetta che copre a intervalli regolari l’intero perimetro dell’Expo. Per saperne di più: www.expofacile.it

Fabio Simonelli

13/07/2015