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Il segreto di Marlee Maitlin

Sorda fin da bambina e con un passato difficile l’attrice americana racconta: “Ho sempre resistito alla tentazione di porre dei limiti alle mie possibilità, sia professionali che personali”.

Marlee Maitlin è nata nel 1965 a Morton Grove (Illinois - Usa). Era la terza figlia di Don e Libby Maitlin e perse quasi completamente l’udito a 18 mesi. A questo proposito le fonti sono discordi: alcune parlano di una malformazione genetica alla coclea, altre di rosolia. Quale ne sia la causa Marlee è sorda dall'orecchio destro e all'80% da quello sinistro; lei stessa afferma che sarebbe completamente sorda se non utilizzasse un apparecchio acustico.

Ma la sordità non è mai stata un freno al suo entusiasmo e alla sua gioia di vivere.

Già a sette anni Marlee inizia a recitare in una compagnia teatrale di bambini: era Dorothy ne “Il mago di Oz”. Studia Criminologia a Palatine, Illinois, senza mai dimenticare la sua passione per la recitazione perché, come lei stessa ricorda, “ho sempre resistito alla tentazione di porre dei limiti alle mie possibilità, sia professionali che personali”. E infatti, a soli 19 anni, si fa notare nel cast di una compagnia teatrale che portò in tournée a Chicago lo spettacolo “Figli di un Dio minore”. Le chiedono di recitare nell’omonima produzione cinematografica, dell’86, per la quale, grazie alla sua splendida interpretazione, è la donna più giovane a vincere un Oscar come Miglior attrice protagonista.

Nello stesso periodo Marlee è in una clinica di riabilitazione per vincere la sua dipendenza dall’alcool e dalla droga. Viene a sapere della nomination proprio in quei giorni dal suo agente che le chiede: non dici niente? “Anche il mio supporter psicologico mi fissava – racconta –. Ero senza parole e riuscii solo a dire: urlerò più tardi”. E proprio questo è il titolo che, anni dopo, Marlee ha dato alla sua autobiografia.

 

Tornando al 1986 e alle riprese di “Figli di un Dio minore”, per lei sul set inizia una relazione con l’attore William Hurt. Fu un rapporto difficile, caratterizzato da abusi fisici e mentali. Ai tempi Marlee aveva 19 anni, Hurt 35:  “Ero sempre spaventata – ha scritto - ogni giorno avevo nuovi lividi. Ma lo amavo, o almeno credevo di amarlo. Siamo stati insieme per due anni. William è una delle persone più complicate che abbia mai incontrato e vivere con lui è stata un’esperienza davvero molto intensa”.

Dopo la pubblicazione e il successo dell’autobiografia di Marlee – subito diventata un best-seller - William Hurt si è affrettato a fare pubblica ammenda dichiarando che gli dispiaceva molto per le cose che aveva fatto e che aveva voluto molto bene a Marlee. La reazione dell’attrice a queste parole è stata di incredulità e si è detta certa che fosse un’idea dell’ufficio stampa di Hurt.

 

Ma Marlee non si è mai fermata. Alla fine degli anni ’80 si aggiudica il Golden Globe come Migliore attrice nel film drammatico “Walker” (1987), realizzato in Nicauragua. In occasione delle riprese Marlee trova il tempo di visitare delle scuole per bambini sordi e con difficoltà auditive e da allora non ha più smesso di portare la sua esperienza in ogni angolo del mondo. Debutta in televisione recitando a fianco di Lee Remick  in “Bridge to Silence” (1989) della Cbs e riceve molteplici riconoscimenti da parte di esperti e anche del pubblico.

Gli anni di studi legali l’hanno aiutata nella carriera sul piccolo schermo, quando ha interpretato un’assistente legale nella serie “Ragionevoli Dubbi” del ’91. E proprio in quei giorni Marlee incontra e presto sposa il poliziotto Kevin Grandalski. Hanno 4 figli - Sarah, Brandon, Tyler e Isabelle.

 

Marlee partecipa poi al film “I protagonisti” (1992), ha una nomination all’Emmy Award per il suo ruolo di Laurie Bey in “La famiglia Brock” (1992-96). Gira “Hear No Evil” (1993) e “It’s My Party” (1996), prima di partecipare a “Professione Avvocati” (1997-2004), “Law and Order”, “ER”, “Desperate Housewives” e “CSI: New York”. Nel 1999 produce il film “Verità incoffessabili”, prima di recitatare in tutte le sette stagioni della serie televisiva drammatica americana “Tutti gli uomini del Presidente” (1999-2006).

Nel 2004 ha un ruolo nel film “What the Bleep Do We Know” e a partire dal 2007 e per tre stagioni ha fatto parte del cast della serie drammatica “The L World”.

Il Presidente Clinton ha voluto che Marlee presenziasse ad alcune cerimonie a favore del volontariato e per due volte ha avuto l’onore di interpretare per i sordi l'inno Usa in occasione del Superbowl.

Dai primi anni ‘90 Marlee è stata anche portavoce in tutto il mondo del Closed Captioning Institute, l’ente che si occupa di scrivere i dialoghi dei film in tempo reale su un canale a richiesta dell’utente. Il sostegno dell’artista ha favorito l’approvazione di diverse norme al Congresso, tra cui una legge che impone che tutti i televisori con uno schermo a partire dai 13 pollici di grandezza di contenere un chip in grado di fornire sottotitoli.

Marlee lavora anche nel Consiglio di diverse associazioni di beneficienza, come la Fondazione che aiuta i bambini malati di Aids.

 

E’ stato uno spettacolo di danza cui ha preso parte a fare nascere in lei la voglia di raccontare il suo difficile passato: “Ballando con le stelle”, lo spettacolo “ripreso” dalla televisione italiana con tanto successo. Prima Marlee ha chiesto ai suoi quattro figli il permesso di partecipare allo show. Loro sono stati entusiasti e l’attrice ha detto sorridendo: “Grazie allo show sono diventata una super-mamma!”. Oltre a entusiasmare la sua famiglia, ha anche ispirato tantissimi spettatori, volando come una ballerina al ritmo di note che non poteva sentire. Molti l’hanno contattata per congratularsi con lei e per conoscere meglio la sua vita. "Ho sempre pensato di scrivere qualcosa - ha detto -. L’entusiasmo di tante persone è stato decisivo”.

Alcuni dettagli del libro potrebbero sorprendere coloro che hanno sempre visto Marlee come un’attrice solare e felice. Prima di arrivare a Hollywood  ha vissuto momenti davvero difficili: "Ero molto ribelle – racconta –. Per dimostrare la mia indipendenza ho iniziato a fare uso di droghe. Volevo condividere questa esperienza con la mia famiglia e anche con gli altri”. In “Urlerò più tardi” si legge infatti che Marlee ha avuto un rapporto difficile con la madre, con la quale non riusciva a comunicare e la costringeva a prendere dei farmaci. E’ stata molestata dalla baby-sitter quando aveva 11 anni e da una maestra a 15.

Eppure, nonostante tutte queste terribili esperienze e sfidando ogni aspettativa, è diventata un’attrice capace e amata dal suo pubblico. In una recente intervista, alla domanda “quali sono le maggiori sfide che hai vissuto come madre sorda di bambini udenti?”  Marlee ha risposto: “Come madre sorda non ho incontrato più sfide di quelle che avrei trovato se avessi sentito, perché non accetto l’idea che per me debba essere diverso. E questo è il mantra della mia vita: il vero handicap della sordità non è nelle orecchie ma nella mente. Il mio desiderio è che i miei figli si sentano sicuri, accuditi e amati, come ogni altro bambino. E sono stata fortunata, perché mio marito è fantastico e nella mia famiglia tutti ci sosteniamo uno con l’altro. E tutti comunichiamo sia con le parole che con i segni”. “Ma i tuoi figli hanno avuto qualche problema sociale o emotivo perché tu non puoi sentire?” ha chiesto ancora l’intervistatore. “No, non mi hanno mai detto o fatto capire di averne. Li ho sempre incoraggiati a condividere con me ogni difficoltà. Credo sia tutta una questione di comunicazione”.  “I tuoi figli sentono di appartenere al mondo dei sordi, degli udenti o a entrambe queste dimensioni?”. “Gli ho insegnato a vedere il mondo come una realtà unica di cui tutti fanno parte. Esistono ancora delle forme di discriminazione verso le persone che fanno fatica a sentire e credo proprio che il primo passo verso l’uguaglianza sia riconoscere questa comunanza”.

L’intervistatore, dotato di scarsa sensibilità, ha chiesto ancora: “come hai spiegato ai tuoi bambini i le tue limitazioni?”. La risposta è stata vivace: “E chi dice che ho delle limitazioni?! Posso fare qualsiasi cosa, eccetto sentire. Non posso essere cantante, centralinista o pianista, ma c’è un’infinità di cose che posso fare. E la vita è piena di possibilità per tutti!”. Il colloquio si è concluso con una domanda più professionale: “Perché hai deciso di pubblicare la tua autobiografia?”. E la risposta mostra, ancora una volta, la forza d’animo dell’artista: “A un certo momento della vita tutti dobbiamo affrontare la verità. Il momento, per me, è stato quando ho preso parte alla trasmissione televisiva “Ballando con le stelle”.  Tutti erano curiosi di vedere chi fossi, al di là dell’Oscar  e dei miei ruoli cinematografici. La mia vita è ed è stata molto più che “essere sorda” e volevo che la gente lo sapesse. Inoltre, avendo avuto quattro figli, ho potuto riflettere sulla mia infanzia e sugli ostacoli che ho incontrato. Volevo raccontare la mia verità e condividerla con gli altri. Nessuno di noi è perfetto: l’importante è seguire il proprio cuore e oggi io sono qui a dimostrarlo come madre, attrice, attivista e autore”.

Chiara Ambrosioni

29/11/2015