Home / DI COSA PARLIAMO / Personaggi / Ermanno lo storpio e la Salve Regina

Ermanno lo storpio e la Salve Regina

Il piccolo monaco malato che ha lasciato un segno così profondo nella storia della fede. Appassionato di musica, introdusse una nuova scrittura delle note

La storia del monaco Ermanno inizia in quelli che sono definiti gli anni bui del medioevo. Siamo in Svezia, dove il conte Wolfrat di Altshausen sposa Hiltred. Entrambi appartengono a nobili famiglie che annoverano gentiluomini, crociati e alti prelati nei loro alberi genealogici. Pure noi tra tutti costoro ricordiamo solo il piccolo Hermann, che venne alla luce nel 1012 e fu soprannominato “il rattrappito”, tanto il suo corpicino era storto e contratto. Non poteva stare dritto e neppure camminare, faticava a stare seduto a lungo sulla sedia creata proprio per lui e le dita erano troppo deboli per scrivere. Anche il palato e le labbra erano così alterati da non permettergli di parlare in modo comprensibile

 

Hermann der Lahme, Ermanno lo storpio era uno dei quindici figli del conte e, in un mondo pagano, sarebbe stato lasciato morire o addirittura eliminato. Tanto più che gli esperti di allora sostenevano che anche la sua mente non funzionasse a dovere. Ma i genitori  ebbero coraggio - visto il periodo in cui vivevano - quando decisero di mandarlo in monastero e di pregare per lui.

 

E’ importante sapere che  i monasteri avevano raccolto e sviluppato quello che restava dell’antica cultura. In Germania, parlando di cultura del passato, ci si riferiva alle terra latine del sud e anche all’Inghilterra e all’Irlanda. C’erano traduzioni in tedesco dei vangeli, nelle chiese si predicava in tedesco ed erano noti ai più i grandi nomi della letteratura greca e latina. Nei monasteri c’erano le biblioteche e le scuole. Proprio in uno di questi monasteri, a Reichenau, venne mandato Ermanno. L’edificio sorgeva su una deliziosa isoletta nel lago di Costanza, dove il Reno corre impetuoso verso le sue cateratte. Era un monastero dalla storia antica, in quanto fondato da Carlo Magno più di duecento anni prima. Si trovava di fronte a un’importante strada per il traffico commerciale e anche per il passaggio di viaggiatori italiani, greci, irlandesi e islandesi. Le sue mura ospitavano dotti famosi e una scuola di pittura. Qui crebbe Ermanno e, nonostante le sue difficoltà fisiche,  la sua mente si aprì.

 

E’ importante sapere che, anche se nella sua vita non ebbe un solo istante privo di dolore, quando gli antichi cronisti parlano di lui, lo definiscono sempre: piacevole, amichevole, facile alla conversazione, ridente. Era tollerante e gaio e si impegnava per piacere a tutti, con il risultato che tutti gli volevano bene. Quindi, pur con tutte le sue difficoltà, il ragazzo iniziò a studiare matematica, greco,  latino, arabo, astronomia e musica. Scrisse persino un trattato sugli astrolabi, nella cui  prefazione si definisce: “Ermanno, l’infimo dei poveretti di Cristo e dei filosofi dilettanti, il seguace più lento di un ciuco, anzi, di una lumaca (...) è stato indotto dalle preghiere di molti amici a scrivere questo trattato scientifico”.

 

Con le sue dita tutte rattrappite riuscì a realizzare astrolabi, orologi e strumenti musicali.

 

Hanno detto di lui che fu il più moderno dei musicisti: introdusse una nuova divisione nel sistema delle note e inventò una nuova scrittura delle note stesse. Scrivendo di musica egli sottolineò che un buon musico dovrebbe essere capace di comporre un motivo, giudicarlo e anche cantarlo. Pochi, in realtà, riuscivano a farlo, non solo in passato ma anche oggi!

 

E’ quasi certo che tutti i seguaci della Fede debbano al monaco Ermanno la composizione dello stupendo inno Salve Regina, proprio con quella sua melodia in canto fermo che ancor oggi si sente risuonare in tutte le chiese cattoliche del mondo. Scrisse anche l’Alma Redemptoris e alcuni inni.

 

Ermanno era molto intelligente, conosceva tutte le tradizioni delle più importanti famiglie del suo tempo e poteva leggere molti libri antichi che noi oggi non conosciamo più a causa delle distruzioni che in anni successivi dispersero e rovinarono le biblioteche degli antichi monasteri.

 

Scrisse alcune opere poetico-didattiche soprattutto a scopo pastorale per i monaci e le suore della propria abbazia e di altri monasteri. Ebbe inoltre uno spirito aperto e attento a quanto avveniva nella sua patria. Fu molto stimato dall'imperatore Enrico III e da papa Leone IX, che visitarono il monastero di Reichenau rispettivamente nel 1048 e nel 1049. E’ quindi comprensibile che Ermanno abbia scritto due libri sulle gesta di Corrado II ed Enrico III; la Cronaca della Svevia sarebbe un lavoro giovanile, mentre in età  adulta scrisse un Chronicon di storia del mondo, dalla nascita di Cristo fino al Medioevo, che – per la sua accuratezza, obbiettività e originalità - gli valse le lodi degli esperti del tempo.

 

La novità in quel testo è il suo prendere le mosse non dalla morte di Abramo ma da quella di Cristo: in questa storia Ermanno, per primo, sfruttò ed elaborò scientificamente materiale tratto dagli annali monastici ed imperiali, vite dei santi, liste episcopali e molte altre fonti.

 

Ma questa vita straordinaria si stava avviando alla fine dell’esperienza terrena. Il suo amico e biografo Bertoldo scrisse: “Quando alfine l’amorevole benignità del Signore si degnò di liberare la sua santa anima dalla tediosa prigione del mondo, egli fu assalito dalla pleurite e trascorse quasi dieci giorni in continue e forti tribolazioni. Alfine un giorno, nelle prime ore del mattino, subito dopo la santa messa, io, che egli considerava il suo più intimo amico, mi recai da lui e gli chiesi se si sentisse un poco meglio”. Ermanno disse di aver ripensato per tutta la notte  alle osservazioni sul bene e il male riportate nell’Hortensius di Cicerone “e sotto la forte ispirazione di quella lettura – continua Bertoldo riportandone le parole - tutto il mondo presente e tutto ciò che ad esso appartiene, questa stessa vita mortale, era divenuta meschina e tediosa e, d’altra parte il mondo futuro, che non avrà termine, e quella vita eterna, sono divenuti indicibilmente desiderabili e cari, così che io considero tutte queste cose passeggere non più dell’impalpabile calugine del cardo. Sono stanco di vivere”. Mentre Bertoldo piangeva, Ermanno aggiunse, indignato: “Amico del mio cuore, non piangere, non piangere per me! Ricordando ogni giorno che anche tu dovrai morire preparati con ogni energia per intraprendere lo stesso viaggio, poiché, in un giorno e in un’ora che tu noi sai, verrai con me - con me, il tuo caro, caro amico.”

 

Era il 24 settembre del 1054 – giorno in cui, ancora oggi, il calendario benedettino ricorda il monaco – quando Ermanno morì, a soli 51 anni e circondato dagli amici, dopo aver ricevuto il corpo e il sangue di Cristo nella santa comunione. Fu seppellito proprio nei possedimenti paterni di Altshausen ai quali aveva rinunciato da così lungo tempo, ma la sua tomba è oggi sconosciuta. Se ne conservano reliquie ad Altshausen, a Zurigo e altrove. Anche se nel calendario benedettino è ricordato come beato. Il vescovo di Friburgo dichiarò inammissibile il culto pubblico verso Ermanno come beato, pur permettendo la continuazione del culto nel territorio in cui fino allora vigeva. Il suo culto fu confermato dalla Chiesa cattolica nel 1863, grazie al Bucelino.

 

Ci restano rappresentazioni di Ermanno nel coro di Zwiefalten e ad Andechs. In un dipinto del soffitto della distrutta chiesa di Montecassino era raffigurato come Doctor marianus.

 

Scrivendo del monaco Ermanno lo storico Martingale sottolinea ”Senza dubbio allevare bene il corpo è cosa importante, tuttavia subordinata; l’educar bene la mente è la cosa principale - e questa educazione, credetemi, deve essere fondata su due elementi essenziali: l’amore e la religione - e le due cose sono strettamente unite. In questo povero, contorto ometto del medioevo, brilla il trionfo della fede che ispirò l’amore e dell’amore che fu leale alla fede professata. Ermanno ci dà la prova che il dolore non significa infelicità, né il piacere la felicità”.

 

Delle parole molto belle. D’ora in avanti ascoltando il Salve Regina, sapremo chi ne fu l’autore e quando e dove l’invocazione fu pronunciata la prima volta.

 

Chiara Ambrosioni

Salve Regina

Salve, Regína, mater misericórdiae, vita, dulcédo et spes nostra, salve.

Ad te, clamámus éxsules fílii Hevae.

Ad te suspirámus geméntes et flentes in hac lacrymárum valle.

Eia ergo, advocáta nostra, illos tuos misericórdes óculos ad nos convérte

Et Jesum benedíctum fructum ventris tui, nobis post hoc exílium osténde.

O clemens, o pia, o dulcis Virgo Maria.

 

Salve, o Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve.

A te ricorriamo, noi esuli figli d'Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime.

Orsù, dunque, Avvocata nostra rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi.

E mostraci dopo questo esilio Gesù, il frutto benedetto del ventre tuo, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria

 

Alma Redemptoris Mater

Alma Redemptóris Mater quae pérvia coeli porta manes,

et stella maris, succúrre cadénti, súrgere qui curat, pópulo:

tu quæ genuísti, natura miránte, tuum sanctum Genitórem,

Virgo prius ac postérius, Gabriélis ab ore Sumens illud Ave, peccatórum miserére.

 

O santa Madre del Redentore, porta del cielo sempre aperta,

stella del mare, soccorri un popolo decaduto, che desidera risorgere,

tu, che nello stupore della natura, generasti il tuo Genitore,

tu, vergine prima e dopo, che dalla bocca di Gabriele  udisti quell'Ave, abbi pietà dei peccatori.

 

26/11/2013
ermanno monaco, salve regina, ermanno lo storpio, Hermann der Lahme