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Aimée Mullins, Splendidamente abile

L'entusiasmo e la forza di Aimée Mullins, campionessa paralimpica, attrice e modella. Il segreto: "Vedere una potenzialità dove gli altri vedono una limitazione".

Aimée Mullins è una grande atleta.  Ma ha anche sfilato per Alexander McQueen accanto alle top model più conosciute, apparendo sulla prima pagina di riviste prestigiose tra le quali Vogue, Harper 's Bazaar, W, Glamour ed Elle. E’ stata nominata da People una delle "50 persone più belle del mondo" e, nel febbraio 2011, è diventata ambasciatrice nel mondo de L'Oréal Paris.  Si occupa attivamente di pensiero innovativo, immagine del corpo e problemi legati alle opportunità e all'equità nello sport e nella vita. Su questi temi ha pubblicato articoli ed è stata oggetto di numerose interviste, e in più occasioni è apparsa come oratore in diverse radio e televisioni, e ha tenuto conferenze alle Nazioni Unite e al Ted (Technology Entertainment Design).

Investe gran parte del suo tempo in diverse organizzazioni non-profit, in particolare è stata per anni vicepresidente per Job, la più antica fondazione americana non-profit di servizi di occupazione per le persone con disabilità. Ha anche debuttato al cinema come protagonista del film di Matthew Barney “Cremaster 3”, acclamato dalla critica, che l’ha definito “una delle realizzazioni più fantasiose e geniali della storia del cinema d'avanguardia”.  Ha inoltre recitato anche in “Five Little Pigs” (2003), “Marvelous” (2006), “World Trade Center” (2006) e “Quid Pro Quo” (2008).   

 

Aimée Mullins ha perso le gambe dal ginocchio in giù quando aveva un anno. E’ nata con una emimelia peroneale (mancanza dell'osso perone). La prognosi medica era stata scoraggiante: le avevano detto che non avrebbe mai camminato e che, probabilmente, avrebbe trascorso la vita su una sedia a rotelle. Nel tentativo di darle la remota possibilità di potersi muovere di più, i medici le amputarono entrambe le gambe sotto il ginocchio per il suo primo compleanno. E’ stata la decisione giusta. Infatti Aimée, a soli due anni, aveva già imparato a camminare sulle protesi e ha trascorso l’infanzia facendo gli stessi sport dei suoi coetanei: nuoto, bicicletta, softball, calcio e sci.

Si è diplomata alla Parkland High School di Allentown  e laureata alla Georgetown University di Washington. Vista la sua bravura, è stata uno dei tre studenti negli Stati Uniti che, a 17 anni, hanno ricevuto una borsa di studio accademica dal Dipartimento della Difesa. Ha anche lavorato come analista di intelligence durante le vacanze estive. Proprio in questo periodo Aimée ha riscoperto il suo amore per gli sport competitivi. Frank Gagliano – uno dei più noti allenatori di atletica - decise di seguirla. Aimée è così diventata il primo atleta amputato della storia a gareggiare contro gli atleti normodotati della Ncaa - la National Collegiate Athletic Association, l'organizzazione sportiva universitaria più grande del mondo. Per gareggiare Aimée è stata dotata di protesi in fibra di carbonio modellate copiando le zampe posteriori di un ghepardo. Vista l’esperienza fatta da Aimée, il design essenziale delle sue gambe è diventato lo standard mondiale per quanto riguarda le protesi sportive. Nel '96 viene scelta per la squadra degli Stati Uniti nei Giochi Paralimpici di Atlanta e grazie alle sue protesi super-tecnologiche, Aimée ha stabilito i record mondiali nei 100 e 200 metri piani e nel salto in lungo.

Ecco i suoi record paralimpici personali: 15,77 secondi per i 100 metri piani, 34,60 secondi per i 200 metri piani, 3,5 metri per il salto in lungo.

 

Nel corso delle conferenze, abile affabulatrice, si presenta con semplicità e serenità davanti al suo pubblico affermando: Quando il dottor Hugh Herr e io veniamo menzionati, è perché abbiamo una condizione medica comune: siamo due esseri umani cui sono state amputate le gambe al di sotto del ginocchio. Ma la cosa veramente importante che abbiamo in comune è il modo in cui affrontiamo le difficoltà. Condividiamo il sogno di un potenziale infinito, perché vediamo una possibilità laddove gli altri vedono una limitazione. Possiamo distinguere tra il fatto oggettivo di essere degli amputati dalla sensazione, tutta soggettiva, di essere o meno dei ‘disabili’”. 

La Mullins così spiega le incredibili evoluzioni della vita dell’uomo: dal punto di vista scientifico e nell’aspetto legato alla sua esperienza e a quella di tanti disabili come lei. “Forse stiamo andando oltre la visione darwiniana dell’evoluzione umana – spiega -: gli umani possono farsi architetti della propria identità disegnando un corpo che prenda il posto degli adattamenti graduali tipici della natura. Proprio Darwin, scrivendo di evoluzione circa 150 anni fa, parlò di una verità relativa all’essere umano: «A sopravvivere non è la specie più forte, né la più intelligente. È quella che meglio si adatta ai cambiamenti». “Svantaggio” è un altro modo di definire un cambiamento. La nostra società tende a dare al concetto una connotazione negativa, come una “difficoltà”, ma noi possiamo ri-immaginare lo svantaggio come ‘un cambiamento al quale non ci siamo ancora adattati’. Oggi la scienza, studiando la disabilità, guarda alla realtà del potenziamento corporeo. E’ una scienza pronta a dialogare con chi voglia esplorare l’interazione tra i propri desideri e il proprio corpo. Artisti e scultori, stilisti, grafici della comunicazione, ingegneri aerospaziali, designer di mobili, artisti del make-up per effetti speciali… A prendere parte alla scoperta del potenziale delle protesi – la “prostetica” - sono invitati talenti provenienti dalle discipline più diverse. Il primo obiettivo è sicuramente quello di facilitare la mobilità e la vita di ogni giorno a milioni di disabili, ma bisogna ricordare che il potenziale dell’immaginazione collettiva porta sempre alle grandi innovazioni. I benefici, in definitiva, li avvertono tutti. C’è una sorta di effetto cascata al contrario, per cui un passo in avanti compiuto nel campo specifico del design e dell’innovazione tecnologica a beneficio dei disabili, comporta avanzamenti nel settore del design tradizionale per l’intera popolazione. Come gli occhiali da vista e le protesi articolari in titanio”.

E ancora spiega Aiméè:  “In tutti i gruppi socioeconomici, culturali o anagrafici ciascuno è sottoposto a sfide, cambiamenti, e quindi difficoltà. Penso sia corretto dire che le difficoltà provocano in tutti un senso di disagio. Ma se per molti questo comporta una sconfitta, un blocco, per altri – gli innovatori, i rivoluzionari, i provocatori – il disagio porta a una crescita, alla preziosa opportunità di scoprire un potenziale. Gli innovatori, che si parli di sport, scienza o affari, accettano le sfide. Imparano, insomma, a sentirsi a proprio agio dentro al disagio. Il seme dell’ispirazione spesso germoglia nel suolo fertile delle avversità, specie quando questo suolo è arricchito da ricerche e tecnologie all’avanguardia e da elementi nutritivi antichi come la poesia e l’ispirazione”.

 

Ma che vantaggi ha portato nella vita di Aimée Mullins l’evoluzione nella scienza che studia le protesi? Da un punto di vista materiale le ha dato tante gambe diverse da utilizzare nella corsa, nel nuoto e nei diversi sport che pratica. Gambe da indossare con scarpe con e senza tacco, fatte di legno intagliato a mano o con caviglie a propulsione. Da un punto di vista più generale il dibattito sociale sul progresso della prostetica porta con sé il potenziale di una rivoluzione nel pensiero comune; una di quelle rivoluzioni che precedono ogni cambiamento autentico.

Chiara Ambrosioni

31/03/2014