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I miracoli di Helen Keller

L'incredibile vicenda di Helen Keller, diventata celebre grazie al film “Anna dei miracoli”.

La storia di Helen Keller è affascinante, colma di una grande desiderio di fare, di agire, piena di amore per la vita. E’ la storia di una donna che, pur avvolta dal buio della cecità e dal silenzio della sordità, riuscì a fare cose grandi: piene di entusiasmo per la vita e del desiderio di aiutare gli altri.

 

Helen nacque in Alabama, negli Stati Uniti, nel 1880. Erano anni nei quali la scienza medica non era ancora arrivata ai vertici odierni. Aveva solo 19 mesi quando fu colpita da una forma di meningite o scarlattina, che i medici del tempo non seppero curare e descrissero come “un’acuta congestione dello stomaco e del cervello”. La malattia fu di breve durata, ma portò la bimba alla sordità e cecità totale.

Dimostrando già un notevole acume Helen, ancora bambina, per comunicare con i suoi genitori mise a punto una serie di segni. Erano 60 quando aveva sette anni.

I genitori le furono sempre vicini in ogni modo possibile. Nella loro ricerca delle novità che potessero rendere migliore la vita della figlia, furono colpiti da un resoconto di Charles Dickens che, su American Notes, scriveva la storia a lieto fine di una bimba cieca e sorda che era riuscita a frequentare la scuola a Boston.

Desiderando che anche la figlia avesse la possibilità di andare a scuola, la mamma di Helen contattò l’Istituto Parkinson per i ciechi di Boston, dove Helen fu affidata alle cure e agli insegnamenti di Anne Sullivan. La Sullivan era parzialmente cieca, aveva vent’anni e  proprio in quell’istituto aveva acquisito le sue competenze nell’ambito dell’insegnamento.

Divenne l’educatrice della bambina. Le insegnò il linguaggio dei segni e il Braille e le fu accanto per  oltre mezzo secolo!

Subito la Sullivan chiese di isolare Helen dal resto della famiglia – che fino ad allora l’aveva molto viziata. Si stabilirono in una dependance nel giardino di casa Keller e qui la bambina compì il primo passo significativo nella comprensione e nella capacità di comunicare: l’insegnante le fece scorrere sulla mano dell’acqua fredda e la piccola comprese il concetto di “acqua”. Da quel momento cominciò a chiedere alla sua maestra il nome di ogni oggetto a lei familiare: per aiutarla la Sullivan disegnava le lettere sulle sue mani e continuò a farlo anche in seguito, per aiutarla nella comprensione dei libri di testo e delle lezioni universitarie.

 

Negli anni Helen imparerà a leggere non solo l’inglese, ma anche il francese, il tedesco il greco e il latino in Braille! Per la  conversazione Anne Sullivan utilizzava il metodo Tadoma, che prevede di toccare le labbra e la gola di chi sta parlando.

 

Tornando indietro nel tempo scopriamo che quando Helen aveva soli 10 anni, venne a conoscenza della storia di una ragazzina norvegese che, cieca e sorda come lei, era riuscita a imparare a parlare. Decise allora di imparare anche lei a parlare e lo fece con l’aiuto di Sarah Fuller, anche se la Sullivan continuava ad esserle vicina.

Nel 1888 la Keller iniziò a frequentare una scuola specialistica – la Perkins School For The Blind - quindi si trasferì con la Sullivan a New York per accedere a una seconda scuola – la Wright-Humason School For The Deaf.

Nel 1898 Helen entrò nella Scuola per giovani dame di Cambridge-Massachussetts. Nell’autunno nel 1900 venne ammessa al Radcliffe College e 4 anni dopo conseguì la laurea in arte magna cum laude, divenendo la prima persona cieca e sorda a laurearsi in un college.

A partire dal 1903 questa donna piena di determinazione pubblicò ben 11 libri e numerosi articoli. La Keller divenne un’autrice e oratrice famosa in tutto il mondo.

Come avvocato si impegnò in molte cause per i diritti dei disabili e in cause progressiste. Fu anche una suffragette – quindi tra coloro che conducevano la campagna per il voto alle donne - una pacifista e ancora un’attivista nel controllo delle nascite.

Oltre a tutto ciò, la Keller entrò a far parte del Partito Socialista d’America, partecipando attivamente alle sue iniziative e scrivendo articoli a favore della classe operaia.

Mentre in un primo momento tutta la stampa aveva mostrato aperta ammirazione per il suo coraggio e la sua intelligenza, quando Helen adottò posizioni socialiste molti giornalisti iniziarono a sottolineare le sue disabilità.

Tra questi l’editore del Brooklyn Eagle arrivò a scrivere: “i suoi errori (politici) scaturiscono dalle sue manifeste limitazioni fisiche”! La stessa Keller rispose con grande ironia che, quando aveva conosciuto l' editore e lui non conosceva ancora le sue posizioni politiche, “i complimenti che mi tributò furono così generosi che ancora arrossisco al solo ricordarli. Ma adesso che ho reso pubbliche le mie posizioni socialiste, lui ricorda a me e al pubblico che sono cieca e sorda e soggetta a compiere molto facilmente errori. Evidentemente mi si deve essere ristretta l’intelligenza dall’ultima volta che ci siamo visti…” L’autrice definì il suo avversario socialmente cieco e sordo, difensore di un sistema intollerabile.

Vedendo poi che il “pantano della politica” stava facendo affondare il socialismo parlamentarista, la Keller nel 1912 aderì a un sindacato dei lavoratori. In una successiva intervista rilasciata al New York Tribune spiegò che il suo attivismo derivava sicuramente dal suo interesse per le disabilità, ma anche dal fatto che – come spiega lei stessa - “fui nominata per una commissione per studiare le persone cieche. Per la prima volta, proprio io che pensavo che la cecità fosse una malattia non dipendente dall’ uomo, ho scoperto che troppe volte le cause sono rintracciabili in condizioni di lavoro insostenibili”.

Nel 1915 fondò l’associazione no-profit Helen Keller International per la prevenzione della cecità.

Nello stesso anno, 35enne, entrò a far parte del Consiglio di Amministrazione del Fondo di guerra per il soccorso dei ciechi permanenti.

Nove anni dopo istituì il Fondo di dotazione Helen Keller e divenne il consigliere delle relazioni nazionali e internazionali della Fondazione Americana per Non Vedenti.

Nel 1925 parlò a una convention dei Lions Club International in Ohio e li persuase a diventare “i cavalieri dei non vedenti nella crociata contro le tenebre”. Proprio il Consiglio d’Amministrazione dei Lions ha stabilito che il primo giugno sia la “giornata di Helen Keller”, spesa nell’attuazione di progetti legati alla vista.

 

Nel corso della sua vita questa donna sorprendente viaggiò in ben 39 paesi insieme con Anne Sullivan ed incontrò tutti i Presidenti degli Stati Uniti da Grover Cleveland a Lyndon Johnson. Divenne anche amica di personaggi di rilievo come Alexander Graham Bell, Charlie Chaplin e Mark Twain.

 

Negli ultimi anni, per la precisione nel 1964, ricevette dalle mani del presidente Johnson la Presidential Medal of Freedom/la Medaglia presidenziale della libertà, ovvero la più alta onoreficienza civile negli Stati Uniti.

La Keller morì il primo giugno 1968 a 87 anni.

Riguardo i tributi alla sua persona, il primo film muto su di lei è datato 1919 e portava il titolo Deliverance. Non è difficile pensare che, nel 1955, il film Helen Keller in Her Story ricevette un Oscar come miglior film documentario a lungometraggio.

E ancora il rapporto tra Helen Keller e Anne Sullivan divenne il tema di una rappresentazione teatrale e del film  Anna dei miracoli di William Gibson. A questa pellicola furono attribuiti due Oscar: il primo – come migliore attrice protagonista - andò ad Anne Bancroft, che interpretava la Sullivan, il secondo – come miglior attrice non protagonista – fu per Patty Duke, nelle vesti di Helen Keller.

Anche l’Italia ricorda con gratitudine l’impegno della Keller. Proprio a Messina, nel 2001, è stato istituito il Centro Regionale Helen Keller della Unione Italiana Ciechi, che ha lo scopo di arricchire il sistema dei servizi sociali e le sfera delle pari opportunità delle persone non vedenti e ipovedenti.

 

Per concludere è bello citare due bei pensieri della Keller che possono entrare nella nostra vita:

“Desidero grandemente compiere un’opera grande e nobile, ma è mio dovere compiere opere piccole come se fossero grandi e nobili”

e ancora

“La vera maniera di crescere è aspirare di andare oltre i propri limiti, nutrendo sublimi desideri di grandi cose e lottando fino in fondo per realizzarli. Quando agiamo al massimo delle nostre possibilità, non sappiamo mai quale miracolo sia scritto nella nostra vita e nella vita di un altro”.

Chiara Ambrosioni

Lisdha News n 61, aprile-giugno 2009

 

 

18/12/2013