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Il re balbuziente che infiammò l’Inghilterra

Ricordata in un famoso film la vita di Giorgio VI, il re balbuziente che guidò l’Inghilterra negli anni della Seconda Guerra Mondiale e fu amato dal suo popolo.

Il film “Il discorso del re”, uscito nel 2010 e di cui tanto si è parlato, ha portato in primo piano una figura poco conosciuta - il re d’Inghilterra Giorgio VI - e il problema che ne ha caratterizzato la vita – la balbuzie. La pellicola si è aggiudicata ben quattro Oscar: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura originale e  miglior attore protagonista. Colin Firth si è guadagnato quest’ultimo premio con la sua ottima interpretazione. Giorgio VI, padre dell’attuale regina Elisabetta II, era balbuziente. Durante il suo regno il mondo fu scosso dalla Seconda Guerra Mondiale e il re ebbe il duro compito di parlare al suo popolo dell’entrata in guerra dell’Inghilterra. Giorgio VI era terrorizzato all’idea di un discorso pubblico e fu il logopedista Lionel Logue ad aiutarlo a superare il problema della balbuzie, dandogli la possibilità di infiammare gli animi degli inglesi e dei soldati con un memorabile discorso: filato e con intensità regale, il re pronunciò le parole che dichiararono guerra a Hitler. Ma procediamo con meno fretta: Alberto Federico Arturo Giorgio Windsor nasce a Sandringham, presso Norfolk, nel 1985, durante il regno della Regina Vittoria. E’ il secondo figlio del duca di York – poi divenuto re con il nome di Giorgio V - e della principessa Maria di Teck. Come pronipote della Regina Vittoria, ebbe il titolo di "Sua Altezza il Principe Alberto di York", ma in famiglia tutti lo chiamavano "Bertie". Era il quarto in linea di successione al trono, dopo il nonno, il padre e il fratello maggiore: il Principe Edoardo. Non fu un bambino sereno e viene spesso descritto come pauroso e insicuro; soffrì di un problema di balbuzie e di dolori di stomaco cronici, forse perché crebbe senza i genitori – spesso lontani, come accadeva nelle famiglie aristocratiche dell'epoca –, perché era mancino ma fu forzato a scrivere con la mano destra e perché una leggera deformazione alle ginocchia lo costringeva a indossare delle steccature correttive. Nel 1901, quando Alberto aveva solo 16 anni, morì la nonna, la Regina Vittoria e le succedette lo zio - Principe di Galles - col nome di Edoardo VII. Il padre, invece, divenne Principe di Galles e, quindi, il secondo in linea di successione. Alberto, essendo solo al terzo posto nella linea di successione dopo il padre e il fratello, venne indirizzato alla carriera militare. Mentre frequentava il Royal Naval College di Osborne come cadetto e, in seguito, il prestigioso Royal Naval College di Dartmouth, morì Edoardo VII. Nel 1910 il padre divenne re con il nome di Giorgio V, il fratello Edoardo ebbe il titolo di Principe di Galles e Alberto divenne il secondo nella linea di successione. Bertie entrò in Marina nel settembre del 1913 e presto scoppiò la Prima Guerra Mondiale. Partecipò alla sua prima battaglia restando al sicuro sulla torretta di avvistamento della nave, poi si ammalò di ulcera duodenale. Nei cinque anni successivi ebbe degli incarichi come ufficiale e lavorò in Francia, nella Independent  Air Force, quindi nello staff della Royal Air Force. Nel 1919 Alberto decise di dedicarsi allo studio di storia, economia e diritto civile presso il Trinity College di Cambridge. Nel giugno del 1920 fu nominato Duca di York, Conte di Inverness e Barone Killarney. Poiché rappresentò il padre nella visita di alcune miniere di carbone, fabbriche e cantieri ferroviari, venne soprannominato "Principe Industriale". Nello stesso anno avvenne uno degli incontri più importanti della sua vita: fu più di un incontro, fu un vero e proprio colpo di fulmine. Alberto conobbe Elizabeth Bowes-Lyon, se ne innamorò follemente e pretese di sposarla: secondo le leggi inglesi Lady Elizabeth era una nobile di basso rango, anche se discendeva dal Re Roberto I di Scozia e dal Re Enrico VII d'Inghilterra. Considerando che in quegli anni i reali si imparentavano tra loro, l’unione venne considerata molto innovativa per l'epoca, segno del forte cambiamento in atto nelle dinastie europee. Ma Alberto poté scegliere liberamente la propria consorte perché non si pensava sarebbe mai diventato re d’Inghilterra. Elizabeth rifiutò ben due volte la proposta di Bertie - la vita di corte non le piaceva per nulla - ma, alla fine, vinse l’amore. I due si sposarono il 26 aprile 1923 nell'Abbazia di Westminster e la neonata British Broadcasting Company (BBC) trasmise l'evento in diretta via radio. La coppia ebbe due figlie - la principessa Elisabetta (che diverrà regina nel ’52 come Elisabetta II) e la principessa Margaret - e viveva in modo appartato nella propria residenza londinese a Piccadilly. Per aiutare Bertie nelle sue difficoltà con la parola, la moglie ne divenne tutrice. Elizabeth – che nel film è interpretata da Helena Bonham Carter - lo aiutava nella composizione dei documenti ufficiali e gli fece conoscere Lionel Logue, l’esperto di logopedia di origine australiana che tanto colpisce nella pellicola Hooper, nell’interpretazione del bravo Geoffrey Rush. E’ un incontro difficile quello tra un Re balbuziente e il suo maestro di eloquenza. Il balbuziente spesso è scettico rispetto alla soluzione e quando l’allievo è un Re il confronto è ancor più difficile. Re Giorgio infatti non abbandona la sua supponenza aristocratica, non confessa fino in fondo i traumi infantili e soprattutto non crede nella guarigione. Lionel però è un bravo maestro e sa che deve abbattere quella barriera sociale e instaurare un rapporto di amicizia alla pari. La prima prova del successo delle cure del logopedista risale al 1927 e al tradizionale discorso d'apertura del Parlamento Federale Australiano: fu un successo per il principe, segnato solo da una piccola esitazione emotiva. Nel gennaio del 1936, alla morte di Giorgio V, ne prese il posto il principe Edoardo, con il nome di Edoardo VIII. Ma il nuovo re non aveva figli, quindi Alberto ne divenne l'erede principale sin quando suo fratello non avesse avuto eredi legittimi. Meno di un anno dopo, Edoardo VIII abdicò al trono per poter sposare la propria amante, la divorziata miliardaria americana Wallis Simpson. Edoardo sapeva di non poter continuare a essere re e, piuttosto che abbandonare il suo amore, scelse di abdicare in favore del fratello. Alberto sembrava riluttante ad accettare la corona e non a tutti pareva indicato per essere re. Ma era il primo in linea di successione e aveva già dei figli – anche se femmine – e questo garantiva la continuità del trono. Così il 12 maggio 1937 Alberto salì al trono prendendo il nome di Giorgio VI e l’incoronazione fu trasmessa dalla Radio BBC. L’evento centrale del suo regno fu la Seconda Guerra Mondiale, combattuta dalla Gran Bretagna - alleata della Francia e poi degli Stati Uniti - contro l’Asse italo-tedesco. Durante tutta la guerra e nel difficile periodo dei bombardamenti su Londra, il re seppe conquistare la stima e l’affetto dei suoi sudditi, rimanendo sempre saldamente al suo posto e rifiutando ogni fuga. Nel dopoguerra Giorgio VI fu tra i principali promotori della ripresa economica e sociale della Gran Bretagna. Ma la sua salute era precaria: lo stress della guerra aggravò i suoi problemi.  Fumava troppo e sviluppò un cancro ai polmoni. Nel settembre del 1951 gli venne diagnosticato un tumore maligno. Il 6 febbraio del 1952 Giorgio VI morì di trombosi coronaria durante il sonno. Aveva 56 anni e venne sepolto nella Cappella di San Giorgio del Castello di Windsor.

 

Chiara Ambrosioni

Lisdha News n 70, luglio-settembre 2011

 

 

La balbuzie è un difetto che ha afflitto e continua ad affliggere molte persone, anche note. Ecco i nomi di alcuni personaggi  il cui difetto è confermato da testimonianze e dichiarazioni autografe; si spazia in ogni ambito: Mosé, Esopo, Demostene, Aristotele, Cicerone, Virgilio, Nicolò Cavallaro, Carlo Borromeo, Alessandro Manzoni, Thomas Becket, Lewis Carrol, Winston Churchill, Charles Darwin, Thomas Jefferson, Lenin, Somerset Maughan, Marilyn Monroe, Theodore Roosevelt e George Washington. Nel mondo della musica troviamo Carly Simon e il grande Jimi Hendrix, nel mondo dello spettacolo di intrattenimento odierno anche Paolo Bonolis. A tutt’oggi la balbuzie è molto diffusa e affigge, in Italia, circa un milione e mezzo di persone. Ma a che punto è la ricerca su questo problema? Un recente studio ha mostrato come la balbuzie possa avere una radice genetica: secondo una ricerca presentata dall'American Association for the Advancement of Science il 75% dei bambini che balbettano ha dei familiari balbuzienti. Questo porta a pensare che i geni giochino un ruolo determinante nello sviluppo della balbuzie. A partire da queste conoscenze, come si può affrontare questo deficit della parola? Nell’85% dei casi si manifesta tra i 18 mesi e i 4 anni e ha una incidenza superiore tra i maschi. Nella maggior parte dei bambini la balbuzie scompare in modo spontaneo. Se il problema persiste deve intervenire il logopedista, fare una diagnosi e proporre le terapie adatte. Ad esempio, partecipare a corsi di recitazione può rivelarsi inaspettatamente utile: calcare un palcoscenico può favorire la scioltezza del linguaggio.        

 

E proprio parlando di recitazione, torniamo al cinema e al film pluripremiato di Tom Hopper. Il regista, esperto di film biografici, ha deciso di girare “Il discorso del re” spinto dalla madre. Lei, per prima, ha attirato la sua attenzione sulle vicende di re Giorgio VI e, alla consegna degli Oscar, il regista l’ha ringraziata dicendo: «La morale della storia è che bisogna ascoltare la mamma!». La pellicola è nata come un film “di nicchia”, con un budget di soli 13 milioni di dollari. Non è una vicenda celebrativa della vita della famiglia reale inglese. Narra, al contrario, delle difficoltà di un sovrano che affrontò una corona non voluta, una guerra aborrita e, una balbuzie tanto più mortificante in quanto doveva rivolgersi all’Impero Britannico in giorni di grande tribolazione. Giorgio VI doveva essere una figura pubblica con voce forte e sicura, in grado di comunicare via radio i suoi pensieri. “Il discorso del re” è un film avvincente ed educativo, ben bilanciato tra commedia e dramma, che merita i premi che gli sono stati conferiti.

 

19/12/2013