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La strada per immergersi nell'immaginario

Borges è stato uno degli scrittori e geni letterari del Novecento che ha segnato tutti i campi della cultura moderna… persino il pop!

Jorge Luis Borges nacque in Argentina, a Buenos Aires nel 1899: lo ricordiamo per essere stato uno dei maggiori scrittori e geni letterari del Novecento. Nato in una famiglia di studiosi e militari, ne ereditò un grande amore per la letteratura e il rimpianto per una mancata carriera nell’esercito. Le sue opere comprendono poesie, saggi e racconti. Tra questi ultimi sono particolarmente noti quelli fantastici, nei quali l’autore ha unito le sue conoscenze filosofiche e metafisiche alla fantasia.

 

Ma torniamo all’inizio: Borges era ancora piccolo quando si presentarono i primi sintomi di cecità, una malattia che, nella sua famiglia, si tramandava di padre in figlio da ben sei generazioni. Benché avesse sempre goduto di una buona vista, divenne totalemente cieco a partire dalla fine degli anni ’50, pur avendo visitato per ben nove volte la sala operatoria. Borges seppe utilizzare in senso creativo il suo handicap e la sua opera sarà caratterizzata da una grande potenza visionaria.

 

Secondo le abitudini dell’epoca, il futuro autore venne educato in casa e dimostrò ben presto di essere molto precoce. Scrisse infatti il suo primo racconto a soli sette anni e già a nove era in grado di tradurre Il principe felice di Oscar Wilde. La traduzione venne pubblicata sul quotidiano El Pais e, dapprima, tutti pensarono fosse opera del padre! A 15 anni si trasferì con la famiglia a Ginevra e vi restò per 4 anni, fino al 1918, quando si spostò dapprima a Lugano, quindi a Maiorca e da qui a Siviglia e a Madrid.

 

Proprio in Spagna, nel 1921, venne pubblicato il primo numero della rivista letteraria Ultra, che era l’organo di diffusione dell’Ultraismoe Borges scrisse tre manifesti di adesione a tale movimento. L’Ultraismo è un movimento poetico spagnolo poco conosciuto, fondato nel 1919 a Madrid, con l’intenzione di superare il Modernismo. Se quest’ultimo mutò il corso della poesia e della prosa in lingua spagnola - anche in Brasile e Portogallo - tra il 1880 e il 1914, ispirandosi ai modelli del simbolismo francese e arricchendo con tratti raffinati e persino sontuosi i testi dei suoi autori, l’Ultraismo tentò di rinnovare la tradizione poetica spagnola prendendo contatto con le avanguardie europee, in particolare col dada e il surrealismo.

 

Ma torniamo a Borges: sempre nel 1921, la sua famiglia rientrò a Buenos Aires. E in patria Borges fu attivo nella collaborazione con diverse riviste letterarie. Risale al 1923 la pubblicazione del suo primo libro di poesie: in Fervore di Buenos Aires l’autore immagina tutta la sua opera futura. È interessante sapere che del testo -la cui copertina fu illustrata dalla sorella dell’autore- vennero stampate solo 300 copie. Le poche che ancora restano vengono considerate dei tesori dagli esimatori di Borges, la cui penna apportò addirittura delle correzioni ad alcune di esse. La Bibilioteca Nazionale Argentina ne conservava una, che è stata rubata con altre prime edizioni di Borges nel 2000.

 

Negli anni successivi collaborò con la rivista Martin Fierro, considerata cruciale nella storia della letteratura argentina della prima metà del XX secolo, sulle cui pagine Borges fu addirittura critico cinematografico!

 

Anche se la poesia ha un ruolo molto importante nella sua opera, ottenne il riconoscimento internazionale con altri due generi letterari:il saggio e la narrativa. A partire da una grande cultura personale riuscì a mettere a punto una prosa molto precisa e austera grazie alla quale “leggeva” la realtà che lo circondava, mantenendo un distacco dalle cose, ma salvando una certa ironia e il lirismo. Usò le parole facendone una forma d’arte: le sue strutture narrative scavalcano i consueti concetti di spazio e di tempo, creando mondi ricchi di contenuti simbolici, nei quali si trovano riflessi, inversioni e parallelismi. L’arte singolarissima di Borges consiste nell’inventare una trama su rari e complessi riferimenti libreschi ed eruditi. I simboli che primeggiano sono quelli del labirinto, della biblioteca, degli scacchi, degli specchi e un senso imprecisato dello spazio e del tempo. La sua opera può essere divisa in tre fasi, anche cronologicamente: la poesia (rappresentata da testi come il citato Fervore di Buenos Aires, Luna di Fronte e il Quaderno San Martin) il racconto (Finzioni e L’Aleph) e il saggio (Storia dell’eternità e Altre Inquisizioni).

 

Mentre Borges viaggiava per il mondo, la storia continuava il suo cammino: nel 1946 Peròn venne eletto presidente dell’Argentina, sconfiggendo l’Uniòn  Democratica che il nostro aveva sostenuto. L’autore prese duramente posizione contro il nuovo governo e venne immediatamente allontanato dal posto di bibliotecario che si era assicurato nella sua città: fu una scelta obbligata quella di intraprendere la professione di conferenziere e, quindi, di insegnare. Nello stesso periodo la madre e la sorella vennero incarcerate per aver dato scandalo: non sappiamo cosa avessero fatto, ma la sorella fu chiusa in carcere,  mentre l’anziana madre venne trattenuta agli arresti domiciliari.

 

Quando la rivoluzione portò alla caduta dal governo di Peròn, Borges fu nominato direttore della Biblioteca Nazionale Argentina. Mantenne questo ruolo dal ’55 al ’73.

 

Borges ha ottenuto numerosi riconoscimenti letterari: nel ’57 fu insignito del Premio nazionale di letteratura, nel ’61 del Premio internazionale degli editori, nel ’69 del Premio Formentor insieme a Beckett e del Premio “Cervantes” nel ’79. Oltre ad altri titoli importanti, nel 1983 il Governo Spagnolo lo insignì della Grande Croce dell’Ordine di Alfonso X il Saggio ed ebbe numerose lauree honoris causa da diverse università, tra le quali l’Università di Roma nell’84. Nonostante fosse il favorito di ogni edizione del Premio Nobel dagli anni ’50 in poi, l’Accademia di Stoccolma non l’ha mai premiato, preferendogli altri autori, forse per le sue idee politiche.  Borges prese infatti posizione in molte gravi questioni storico-politiche del suo tempo.

Morì a Ginevra nell’86 per un cancro al fegato.

 

L’eredità di Borges ha segnato tutti i campi della cultura moderna, persino il pop! Tra gli autori italiani da lui influenzati troviamo Italo Calvino, Osvaldo Soriano, Umberto Eco e Leonardo Sciascia. Ma non lo ha dimenticato neppure il mondo della musica con cantautori come Francesco Guccini, Roberto Vecchioni e Elvis Costello e – addirittura – quello del fumetto, dove viene citato da autori quali Alan Moore e Grant Morrison.

 

Terminando, è interessante sapere che Borges capiva alla perfezione la nostra lingua: veniva spesso in Italia e prendeva parte a degli incontri con studenti universitari, affascinati dalla sua personalità e dal suo coraggio nell’affrontare la cecità. Borges gestiva la sua difficoltà con disinvoltura e discrezione, facendo dimenticare di essere vicini a un cieco. In uno di questi incontri universitari volle quasi, con grande modestia e simpatia, sintetizzare tanta parte del suo lavoro in queste parole: “I miei racconti? Sono l’irresponsabile gioco di un timido che non ebbe coraggio di scrivere racconti e si divertì nel falsificare e nel tergiversare storie altrui”.

 

Chiara Ambrosioni 

Lisdha News n 58, luglio 2008

18/12/2013