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Difendersi dai pensieri negativi

I pensieri negativi ci portano ad assumere comportamenti che ci danneggiano.

Capita alle volte che guardandomi indietro faccio delle considerazioni su cosa avrei potuto fare o dire in certe situazioni. Cosi mi sono accorto come certi miei pensieri e comportamenti mi hanno danneggiato. Questi pensieri li chiamo Pensieri Negativi, mutuando un termine della filosofia.

Cosa sono i pensieri negativi? Sono pensieri e quindi comportamenti che consapevolmente o inconsapevolmente noi assumiamo nel corso della vita e che ci danneggiano.

Dove troviamo i pensieri negativi? I pensieri negativi sono caratteristici di patologie come la depressione e gli stati ansiosi, ove hanno la massima espressione, fanno la parte del leone, sono particolarmente evidenti e persistenti, ma li possiamo trovare anche in altre forme di disagio mentale o fisico. In generale i pensieri negativi sono ovunque, attraversano gli strati sociali e possono non essere legati nemmeno a un disagio.

Sono solo pensieri o sono anche azioni? Sono entrambe le cose perché le azioni nascono dai pensieri. Se una persona è cosciente di avere un disturbo mentale può pensare di essere etichettato come matto e l’azione conseguente è isolarsi per non mostrare agli altri il problema, perdendo cosi le relazioni sociali. Se perdo un arto sul lavoro diventando inabile posso pensare di essere inutile per la società e l’azione conseguente è sviluppare un comportamento passivo e rinunciatario. In entrambi i casi, un pensiero iniziale ha sviluppato un comportamento dannoso.

Qual’è il punto? Il punto è che quando i pensieri negativi si accompagnano a qualche disabilità già presente sono ancora più nocivi perché danneggiano ulteriormente un organismo già danneggiato. Indeboliscono ulteriormente qualcosa di già debole, aggiungono sofferenza a sofferenza. Scrivo partendo dalla mia esperienza della depressione ma i concetti sono espandibili ad altre problematiche fisiche o mentali.  Supporto la mia esperienza con spunti dal manuale di psichiatria “La salute della mente” di Dianne Hales e Robert E. Hales  e da “autodifesa psichica” edizioni Efis.

Paragono questi pensieri a dei pesi morti perché inevitabilmente finiscono per portare le persone in basso, sempre più, come la pietra legata al piede porta in basso la persona nell’acqua.

Di pensieri negativi ce ne sono tanti e spesso quando si parla di depressione si pensa a disperazione, apatia,  senso di vuoto.. Io però vorrei parlare di un altro tipo di pensieri negativi.

Questi pensieri non sono propriamente nostri, non nascono con la patologia, ma ci sono stati trasmessi da persone tramite le loro parole o i loro comportamenti. Non ci accorgiamo ma questi pensieri entrano nella nostra testa e fanno sempre e solo danni come fossero minuscoli parassiti. Volendo fare un paragone direi che come nel raffreddore c’è un animaletto invisibile, un virus che riesce a entrare nel corpo e fa danni, cosi ci sono certi pensieri, invisibili, che riescono a entrare  in testa e fanno danni. Ad esempio in molte famiglie i figli sono caricati di tante  attività,  sono criticati, sono oggetto di osservazioni continue, sovente eccessive quando commettono un errore. Specie in società tecnologiche e competitive, i genitori vogliono figli perfetti, competitivi, brillanti dallo studio al lavoro e dunque mal sopportano se i figli sbagliano o manifestano qualche debolezza fisica o mentale. Forza, ricchezza, protagonismo a ogni costo, stare sulla cresta dell’onda, sono valori sociali forti. E sono valori trasmessi in molte famiglie, perché la famiglia media è molto diversa dalla famiglia del “mulino bianco” dove regna solo pace e armonia.  Ma non sono valori accessibili a tutti ma solo a una ristretta cerchia di persone, quelle più forti e geneticamente più dotate. Certamente non sono valori accessibili a chi ha qualche disabilità.

Non è che i genitori non vogliono bene ai figli ma spesso critiche eccessive provocano una mancanza di autostima, un senso d’insicurezza in se stessi che prepara terreno fertile a tanti problemi che presto o tardi si manifestano nel corso degli anni. Osservazioni e critiche ripetute hanno un effetto psicologico dannoso sulla vittima. Nasce nella vittima un modo di pensare negativo del tipo “se sono criticato una ragione ci deve pur essere e quindi c’è qualcosa di sbagliato in me”, oppure “gli altri sono più bravi di me, perché non sono come loro?”.

Nasce un senso di colpa e inadeguatezza nei confronti degli altri difficilmente sradicabile. Diventano allora difficili i rapporti con gli altri, la vita diventa un’eterna sfida, un cercare di raggiungere sempre la perfezione. Ci si sente goffi in presenza degli altri, si ha timore a manifestare il proprio pensiero comportandosi da inferiori, restando tanto in casa, evitando attività sociale, restando passivi sul posto di lavoro. Questi comportamenti sono deleteri per noi stessi e portano sofferenza, è come avere una palla al piede che rende difficile qualsiasi cosa e se poi è già presente un qualche problema fisico o mentale, allora ben si capisce che questo modo di pensare aggiunge altra sofferenza.

Questi comportamenti sono frutto di un pensiero iniziale, un pensiero sbagliato e nella maggioranza dei casi i genitori non sono neppure consapevoli di trasmettere questi pensieri ai figli; ma comunque, intenzionali o non, gli effetti sono sempre  dannosi.  Molte persone sperimentano queste vicende non necessariamente coi propri genitori, ma anche con amici, parenti, colleghi di lavoro, partner.  

Sovente i pensieri negativi nascono non da osservazioni verbali ma da certi comportamenti di persone che ci sono intorno. Sono le loro azioni a far nascere in noi l’idea di essere inadeguati, stupidi o incolti. Ad esempio l’indifferenza è uno degli atteggiamenti che più hanno il potere di danneggiare le persone e nel mondo del lavoro è uno strumento usato per distruggere psicologicamente le persone. Un capo che non si interessa dei propri collaboratori, che non si preoccupa del proprio ufficio e di come vengono svolte le mansioni,  produce un ambiente di lavoro malsano, stressante che  genera nelle persone un senso di frustrazione e di inutilità, terreno fertile a problemi fisici e mentali. Ci sono tanti studi che attestano come vivere in un ambiente dove ci si sente svalutati, considerati pesi morti, genera sofferenza che può favorire tanti disturbi tra i quali anche la depressione. Specie in persone sensibili e inesperte può essere pericoloso lavorare in ambienti simili o subire questi atteggiamenti passivamente. Sono situazioni riproducibili anche in ambienti extra-lavorativi come quello familiare quando tra i membri di una stessa famiglia regna l’indifferenza entro le mura domestiche. In questi anni, frequentando l’ambiente del disagio mentale, ho visto come famiglie disastrate sono una fonte inesauribile di pensieri negativi e ho sentito frasi del tipo “a questo mondo era meglio non ci fossi tanto sono solo un problema”. Sono pensieri che nascono quando ancora i bambini sono piccoli e i loro danni durano per tanto.

Conosco bene il disagio mentale, meno quello fisico, ma non sono nato ieri e poco mi basta per capire che anche in certe situazione di disabilità fisica possano nascere pensieri negativi simili, essendo pensieri trasversali ai due mondi. Magari estirpare questi modi di pensare non è facile e forse non più possibile, ma attenuarli si può e si deve e sul come fare ci sarebbe tanto da dire.

Ma anche senza arrivare a casi estremi credo che molte persone sperimentano durante la propria esistenza situazioni analoghe perché sono situazioni che non dipendono dal credo politico, religioso, dalla condizione economica. Da questi atteggiamenti occorre assolutamente imparare a farsi uno scudo riconoscendo il pericolo. Lo scudo deve essere maggiore per chi ha già una qualche forma di disabilità. Personalmente la mia idea è che di pensieri negativi il mondo è pieno e si può solo imparare a conviverci altrimenti si subiscono i danni.

Luigi Guenzani

18/11/2013