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Arete, un aiuto per uscire dalla depressione

Un associazione di volontariato aiuta i molti varesini che ne soffrono.

Si calcola che siano 10mila i varesini che soffrono di ansia e depressione, una patologia  destinata a diventare – secondo l’Organizzazione mondiale della sanità - la seconda causa di mortalità e invalidità nel mondo, dopo le malattie vascolari.

Di loro si occupa la sezione varesina di Arete, Associazione regionale per la tutela e l’emancipazione delle persone con depressione e ansia, un‘organizzazione di volontariato sorta nel 2005 in Lombardia e diretta da pazienti che hanno sperimentato la malattia e sono riusciti a curarla.

Ma tecnicamente quando si parla di depressione? Ce lo spiega l’ingegner Luigi Guenzani, vice presidente della sezione varesina di Arete: “In genere parliamo di depressione quando la persona per un tempo sufficientemente lungo perde interesse per le attività quotidiane, sviluppando una serie di sintomi e comportamenti, quali: sensazione di tristezza, vuoto, disperazione, pensiero volto al suicidio, isolamento sociale, ecc.”

Un studio americano ha evidenziato come la depressione sia il disturbo mentale più diffuso ed in costante aumento negli ultimi vent’anni, in particolare tra i giovani adulti.  Attualmente interessa ogni anno il 10.3% degli americani e il rischio di svilupparla nel corso della propria vita per una donna va dal 10 al 25% contro una percentuale cha va dal 5 al 12% degli uomini. La depressione può manifestarsi a qualsiasi età e in qualsiasi fase della vita. La fascia di età  in cui si manifesta con maggiore evidenza, va dai 25 ai 44 anni, sia per gli uomini che per le donne.  Nella sola Lombardia si stima che  nel corso di un anno (considerando  anche le sindromi ansioso-depressive  e i disturbi dell’adattamento) soffrano di depressione circa 700mila persone.

“La larga diffusione di questi disturbi nella società – commenta Guenzani - pone la depressione come una reale emergenza sociale, in particolare per la dimensione “sommersa” del fenomeno. Troppo spesso la malattia si risolve nelle mure domestiche senza consapevolezza del soggetto sofferente e talvolta anche nell’incomprensione di parenti e amici. La scarsa considerazione nei confronti degli effetti invalidanti della patologia da parte del tessuto sociale conclude un quadro desolante che porta ad un sempre maggiore isolamento, che aggrava  il problema. Non tutti hanno  risorse proprie per fronteggiare da soli il problema. Invece quando le persone vengono aiutate, riescono quasi sempre e in tempi non lunghissimi a recuperare una accettabile qualità della vita perché la depressione è una malattia curabile. La medicina ha reso disponibili tantissimi farmaci e tanti altri ancora più efficaci  saranno disponibili nei prossimi anni ed è importante diffondere storie positive che aiutino a coltivare e diffondere la speranza. Tanto prima si diagnostica il problema, tanto è più alta la possibilità che i farmaci funzioneranno. Inoltre è fondamentale sapere che sul territorio esistono molte strutture sanitarie e associazioni (tra cui la nostra) che possono fare tanto per alleviare le sofferenze della malattia e indirizzare verso la totale guarigione. Vanno inoltre sfatati i pregiudizi che i mass media tendono a diffondere che vedono la depressione come causa di comportamenti aggressivi. Spesso i giornalisti tendono ad dare come motivazione di fenomeni criminali la depressione, quasi che la depressione sia qualcosa che spinge ad odiare e ad uccidere. In realtà la depressione  non è causa di comportamenti aggressivi verso terzi e persino per quanto riguarda il suicidio, è assodato che oltre il 75% dei suicidi non è legato in alcun modo a nessun disturbo mentale.”

Ma quali sono i servizi offerti dall’associazione?

Oltre a svolgere un’azione finalizzata a favorire una maggiore consapevolezza e informazione sull’argomento,  Arete indirizza le persone alle strutture che forniscono cure adeguate, offre poi dei servizi di counseling psicologico, anche a livello domiciliare organizza dei gruppi di auto aiuto finalizzati a migliorare le capacità di relazione dei soggetti e a ridare alla persona responsabilità e protagonismo. “C’è qualcosa di straordinario nella condivisione di sensibilità che si instaura tra coloro che soffrono di questa malattia - si legge sul sito di Arete – Persone di diversa estrazione sociale, differenti per cultura e per censo, si ritrovano simili davanti alla malattia e si aiutano con spontaneità e disinteressatamente”.

 Per informazioni: Associazione Arete, via Maspero 20, 21100 Varese, cel. 335/1026265, www.depressionearete.it. 

M.C.

Lisdha news n 69, aprile-giugno 20111

 

18/11/2013