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La malattia come stimolo

Depressione: l'esperienza di chi ne è uscito.

Ultimamente mi è capitato di ripensare alla mia esperienza della depressione e ho pensato di condividere i miei pensieri con chi ne è afflitto o ne è stato afflitto. 

Premetto che, (come la maggior parte delle persone), ho sempre considerato le malattie in generale come esperienze negative, esperienze dalle quali non può mai nascere qualcosa di buono, esperienze che fanno sempre e solo male, esperienze magari da dimenticare alla svelta una volta guariti, e far finta che non siano mai esistite.

In particolare consideravo le malattie come qualcosa di totalmente estraneo al mio percorso di vita, quasi che si trattasse solo di un incidente di percorso, quasi da vergognarsi di esserci incappati quasi fosse una colpa da nascondere, da rinnegare.

Effettivamente è un punto di vista ampiamente incoraggiato dagli stili di vita moderni, stili tutti tesi al bello, al benessere, alla massima efficienza, all’essere sempre in forma, all’avere sempre il sorriso sulle labbra. In un ambiente simile la vita diventa davvero dura per chi soffre di qualche malattia o per chi non riesce a tenere i ritmi moderni. Le cose sono ancor più complicate per il genere maschile che deve anche fare i conti con i tipici modelli culturali maschili, particolarmente orientati al successo, al dinamismo e alla sicurezza in sé. Diventa ancor più difficile per un uomo fare i conti con un problema di tipo depressivo di quanto non lo sia per una donna.

Con il trascorrere del tempo però ho lentamente cambiato il mio punto di vista e voltandomi indietro non considerò più la mia esperienza come qualcosa di totalmente estraneo e negativo a me, come a qualcosa che ha demolito la mia immagine, che mi ha reso inferiore rispetto agli altri, ma rivedo l’esperienza come una semplice tappa del mio percorso di vita. Certamente una tappa dolorosa, dolorosissima, ma una tappa al pari delle altre tappe della mia vita, come lo sono state la scuola, il lavoro, le amicizie, ect .Una tappa che mi appartiene, che è mia, da mettere a frutto in tutte le maniere possibili perché nulla deve andare sprecato ma anzi da mettere a frutto per migliorare la propria esistenza e per affrontare il futuro con qualcosa in più. E proprio nella frase “nulla deve andare sprecato” il senso dei miei pensieri che vorrei comunicare. In queste poche parole sta la chiave per trasformare qualcosa di brutto in qualcosa di bello. Ovviamente parlando di come far fruttare le proprie esperienze ciascuno di noi ha tanti modi. Il mio modo può non essere adatto per un’altra persona e viceversa; ma quel che mi preme comunicare è che è possibile farlo. Si può ad esempio essere più solidali con gli altri, ma, ripeto, ci sono tanti, tantissimi modi.

Gli appassionati di cinema ricorderanno un attore famosissimo, Yul Brinner, interprete dei dieci comandamenti. A un certo punto della vita perse tutti, ma proprio tutti i capelli. La maggior parte degli uomini vive un simile evento come una disgrazia, una grossa tragedia. Yul Brinner non fece nemmeno una piega e della sua testa totalmente calva ne fece una bandiera, un motivo di successo, un marchio di fabbrica.  Riuscì a trasformare in fortuna la sua calvizia.

Luigi Guenzani

18/11/2013