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Ponte del sorriso - Un ospedale a misura di bambino

Presto a Varese, grazie al Ponte del Sorriso, sorgerà un polo multispecialistico di eccellenza a livello nazionale dedicato ai bambini, con spazi su misura realizzati anche con la collaborazione dell'Accademia di Brera e e dell’artista Chicco Colombo.

La città di Varese vanta un’eccellenza per quanto riguarda la sua Azienda Ospedaliera, che ha una storia lunga 800 anni. Grazie al personale altamente qualificato l’Ospedale di Circolo Fondazione Macchi offre agli utenti un percorso di cura multidisciplinare per tutte le specialità cliniche, anche quelle dell'area materno-infantile ubicate all'Ospedale Del Ponte.

Proprio alla fine dell’agosto 2012 c’è stato un avvicendamento ai vertici dell’Azienda: il Direttore Generale uscente Walter Bergamaschi si è spostato all’Ospedale Niguarda di Milano e ha lasciato il testimone a Callisto Bravi.

Callisto Bravi, Laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Milano con  una specializzazione in Statistica Sanitaria, ha avviato la sua carriera nel ’94 nel ruolo di dirigente medico presso l’Azienda Ospedaliera di Vimercate – Ospedale di Desio. Da allora ha compiuto un cammino professionale ricco di esperienze e di successi, che l’ha portato a dirigere la nostra Azienda Ospedaliera.

 “Ho iniziato facendo le vaccinazioni ai bambini nella zona della Brianza, a Seregno – racconta - Da lì sono passato all’Ospedale di Desio; poi sono andato alla Asl di Lecco per occuparmi di Organizzazione del Lavoro. Quindi ho fatto partire il progetto pilota della carta Sis. Nel frattempo seguivo il progetto anche in Regione. Importanti esperienze in Clinica Mangiagalli, all’Ospedale Sacco e al Fatebenefratelli mi hanno permesso di conoscere sia l’attività ospedaliera sia quella dell’Asl”.

Affrontando il discusso tema del nuovo Ospedale del Ponte Bravi spiega: “In quest’ultimo periodo ho approfondito ulteriormente il progetto dell’Ospedale. Voglio qui ricordare una frase di Alexis Carrel, premio Nobel per la Medicina nel 1912: “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all'errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”. Il mio background di formazione è come statistico ed epidemiologo, quindi sono abituato a guardare la realtà e i fatti. Anche riguardo l’Ospedale del Circolo ho esaminato le carte, i tempi, tutti i passaggi precedenti,  arrivando a fugare ogni dubbio rispetto al  percorso fatto a partire dal 1999 per arrivare al  grande progetto dell’Ospedale del Ponte, che apre Varese a tutta la Lombardia e a tutto il territorio nazionale. Bisogna inoltre sottolineare che siamo un Ospedale Universitario,  quindi non stiamo costruendo una cattedrale nel deserto, stiamo crescendo piano piano. Nel nuovo piano di realizzazione ho istituito allo scopo il Dipartimento di Ricerca e Innovazione per favorire il percorso di miglioramento delle eccellenze basandoci sui tanti professionisti già disponibili all’interno”.

 

-       Ma qual è la storia di questo progetto?

 «Tutto è nato nel ’99: allora si parlava già del nuovo monoblocco. Per poter far questo si sono dovute trasferire la ginecologia, l’ostetricia e la neonatologia  all’Ospedale del Ponte. Sempre nel ’99 lo Stato ha deciso di dare dei fondi: esiste infatti un accordo Stato-Regioni per cui talvolta vengono dati dei soldi extra rispetto al bilancio, soldi dedicati solo agli investimenti. Nel 1999 Stato e Regione hanno deciso di mettere a posto l’ospedale dal punto di vista dell’accreditamento, della sicurezza, della qualità, del numero e dell’ampiezza delle stanze e degli spazi; sono stati stanziati dapprima quattro milioni di euro, quindi altri tre milioni, arrivando a sette milioni. Questo ha portato al primo lotto, alla ristrutturazione della villa antica che c’è all’interno dell’Ospedale del Ponte: qui stati rimessi a posto il Cup, alcuni uffici, degli studi ambulatoriali e un reparto. Questi lavori si sono aggiunti a quelli legati al trasferimento per i quali l’ospedale aveva investito a sua volta altri quattro milioni di euro. Sempre nel 1999, dopo sei mesi, è uscito il cosiddetto Quinto Atto Quadro, secondo il quale lo Stato, insieme con la Regione, ha deciso di mettere a disposizione altri venti milioni di euro per costruire il nuovo padiglione dell’Ospedale del Ponte. Siccome i tempi burocratici sono lunghi, si è arrivati all’aggiudicazione dei fondi da parte della Regione solo nel 2009 per il primo lotto e nel 2010 per il secondo lotto. La conclusione dei lavori è prevista per la fine del 2014 e ora siamo nel vivo delle operazioni.

Nel 2006 chi ha progettato l’Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze fatto uno studio di “fattibilità” a Varese prendendo in esame le ipotesi di ristrutturare l’Ospedale del Ponte piuttosto che di costruire una nuova struttura. La soluzione più adeguata è stata ritenuta la prima, anche perché si sarebbero contenuti i costi. Io stesso me ne sono convinto guardando le storie, i fatti e i tempi burocratici. I soldi ora a disposizione possono essere utilizzati unicamente per questo scopo, altrimenti dovranno essere restituiti a Roma. Con questi fondi, lo sottolineo, stiamo costruendo il primo ospedale pediatrico in Lombardia».

 

 

-   Quali sono le innovazioni previste?

“«Ci saranno una Chirurgia Pediatrica con venti posti e la Neuropsichiatria. I posti letto aumenteranno da 120 a 180 – con sei posti di terapia intensiva pediatrica e quattro posti in più nella terapia intensiva neonatale. Ci sarà poi un percorso interno su una grande eccellenza di Varese a livello nazionale, l’Audiovestibologia – per i pazienti con problemi di udito. Ci sarà, infine, il Pronto Soccorso Pediatrico».

 

Il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera varesina lavora con gioia ed efficienza con Emanuela Crivellaro, presidente dell’Associazione Ponte del Sorriso Onlus, per il quale la Federazione Italiana Medici Pediatri ha voluto istituire un’onorificenza specifica in quanto “miglior messaggio mediatico a favore dell’infanzia”. Il Ponte del Sorriso è nato nel ’92, ma diamo spazio alle parole della Crivellaro stessa:

“Oltre vent’anni fa ci siamo ritrovate in cinque mamme che avevano vissuto l’esperienza del proprio bambino malato in ospedale. Abbiamo visto che c’erano delle carenze importanti, quindi abbiamo iniziato a lavorare insieme per migliorare le cose. Oggi come Ctbo – Comitato per la Tutela bambino in Ospedale - siamo in quasi tutti i reparti pediatrici non solo di Varese ma anche della provincia. Siamo oltre 400 volontari.”

 

-              Perché avere una struttura dedicata ai bambini?

«Gli ultimi due Piani Sanitari Nazionali sono molto precisi su come dev’essere accolto un bambino in ospedale: deve esserci una struttura adeguata - quell’accreditamento di cui parla Bravi - quelle peculiarità dei reparti pediatrici che sono diverse dagli ospedali per gli adulti. Quindi è necessario che a Varese e anche in altre città, si comincino a progettare delle strutture che possano far fronte alla salute e al benessere del bambino. Al di là del nuovo Ospedale del Bambino di Parma, del Ponte di Varese e dell’ospedale in via di progettazione a Milano,  strutture come il Gaslini di Genova e il Meyer di Firenze hanno almeno un secolo di storia. Quindi è una scelta innovativa quella che porta alla nascita di ospedali multispecialistici per bambini. In questi anni, infatti - come affermano la Società Italiana di Pediatria e la Federazione Italiana Medici Pediatri - le malattie infettive del bambino sono cambiate e sono diventate malattie croniche complesse. Si salvano tanti neonati che un tempo avrebbero avuto difficoltà a sopravvivere: piccoli nati molto prematuri, bimbi malati di cuore e anche l’oncologia pediatrica è una scienza molto recente. Questi piccoli pazienti hanno bisogno di essere accompagnati e seguiti da una serie di specialisti, non più solo dal pediatra. Quindi c’è bisogno di strutture multispecialistiche come Il Ponte del Sorriso e come altri ospedali già nati o che nasceranno sul territorio. Il Ctbo ha poi costituito la Fondazione Il Ponte del Sorriso Onlus. Noi ci occupiamo dei piccoli pazienti a partire dell’accoglienza. Perché il bambino ha delle esigenze e peculiarità nell’affrontare la malattia e la sofferenza che non hanno niente a che vedere con il rapporto che ha l’adulto. Il bambino ha bisogno di essere accompagnato in questo momento delicato della sua esistenza senza che le sue peculiarità vengano disperse. Quando un bambino entra in ospedale non smette di crescere: la sua parte sana, nonostante la malattia, deve continuare a essere stimolata, a svilupparsi, per tutto il tempo in cui la malattia occuperà il suo corpo. Quindi, fino al momento della guarigione devono essere garantiti al bambino degli stimoli visivi, tattili e di apprendimento. Proprio perché nessuna delle sue risorse vada dispersa».

 

-       Quindi lavorerete molto sul garantire un’adeguata accoglienza al bambino che entra in ospedale?

«L’Ospedale del Ponte coniugherà l’eccellenza sanitaria con un percorso di accoglienza unico e innovativo. L’arrivo al Pronto Soccorso Pediatrico – al di là dell’aspetto sanitario - è un momento cruciale dell’ingresso del bambino in ospedale. Se noi riusciamo ad avere un bambino collaborativo sarà più facile per i medici intervenire e non avremo un paziente traumatizzato. E’ molto importante anche l’impatto visivo entrando in ospedale, quindi stiamo lavorando con l’Accademia di Brera e con Chicco Colombo – il celebre artista varesino che sa mettere l’arte al servizio del sociale. Inoltre ci prendiamo cura dell’aspetto scolastico, ormai da 17 anni. Abbiamo ottenuto dal Provveditorato la maestra in ospedale a Varese, a Tradate e a Busto. Perché anche l’aspetto scolastico ha una sua valenza: il bambino sa che, se va anche a scuola, tutto tornerà come prima».

Chiara Ambrosioni

Lisdha news 77, aprile-giugno 2012

21/11/2013