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Tribunale per i diritti del malato

E’ importante aiutare le persone a far valere i propri diritti. E’ questo uno degli obiettivi del Tribunale per i diritti del Malato. Ne parliamo con il responsabile di Varese Daniele Bonsembiante.

All’ingresso dell’Ospedale di Circolo di Varese, (entrando da via Tamagno) si trova sulla destra un piccolo edificio. È la sede del Tribunale del Malato nel quale trovo ad aspettarmi per una breve intervista il responsabile di zona, Daniele Bonsembiante.

L’ufficio nel quale ci fermiamo a parlare è semplice, spartano, eppure ad esso si riferiscono sempre più persone che cercano un aiuto e delle risposte per vicende legate a episodi di possibile malasanità.

 

- Innanzitutto: che cos’è il Tribunale del Malato?

«È una della quattro reti  che fanno parte di Cittadinanzattiva (ndr. Cittadinanzattiva onlus è un movimento di partecipazione civica che opera in Italia e in Europa per la promozione e la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori. Per maggiori informazioni si può visitare il sito: www.cittadinanzattiva.it).

Con le altre tre reti (giustizia scuola e consumatori) il Tribunale del Malato ha una sua autonomia legata alla funzione di salvaguardare  i diritti dei  malati nei casi di  malasanità e anche di effettuare un controllo civico sulle prestazioni e i servizi che la sanità offre alla cittadinanza».

 

- Da quando tempo opera a Varese?

«A Varese il Tribunale del Malato era stato operativo  fino al 2001. In seguito, per problemi interni, la sua attività ha funzionato a sprazzi e non sempre bene. Dal 2007 l’attività è cessata per poi riprendere nel 2009 quando alcune persone (per lo più ex dipendenti ormai in pensione dell’ Inps) hanno deciso di riprenderla in mano avendo già  alle spalle una certa preparazione amministrativa. E il Tribunale  è stato riaperto.

Inizialmente eravamo una succursale di Milano poi, nel marzo 2010, dopo aver accumulato una certa esperienza e raggiunto un numero discreto di associati, siamo diventati un’assemblea territoriale autonoma. Da allora operiamo “purtroppo” con buoni risultati, dico “purtroppo” perché abbiamo lavoro che gradiremmo non avere…»

 

- Di che cosa vi occupate?

«Di casi di malasanità, ma non solo. Ci occupiamo anche di prevenzione e controllo, sotto l’aspetto civico, dei servizi forniti dalle strutture sanitarie.

Abbiamo anche collaborato con  il Ministero della Sanità, per una sua indagine,  finalizzata alla verifica delle prestazioni offerte da alcune strutture sanitarie, sempre e solo però sotto l’aspetto civico.

Quindi abbiamo esaminato l’Ospedale di Circolo valutando ad esempio la capacità recettiva, la funzionalità, se le esigenze dei degenti fossero rispettate,  la disposizione dei  locali… Questo escludendo il Pronto Soccorso per il quale ci sarà  in seguito un’ indagine  particolare essendo i Pronto Soccorso in Italia gravati da molto lavoro e da problemi propri.

Poi, primo caso in Italia, siamo riusciti ad esaminare insieme alla dirigenza amministrativa e sanitaria dell’ Ospedale i risultati di questa indagine, cercando delle strategie per provare a risolverli».

 

- Quali problemi avete riscontrato nella realtà varesina?

«Per quanto riguarda l’Ospedale varesino le difficoltà maggiormente riscontrate riguardano il Cup e  il cosiddetto  “consenso informato”

Bisogna anche dire che le specifiche fornite dal Ministero della Sanità e da Cittadinanzattiva nazionale per le nostre valutazioni erano abbastanza generiche. La segreteria regionale  di Cittdinanzattiva sta allora pensando ad un indagine più specifica,  indirizzata solo agli ospedali della regione per valutare le esigenze delle strutture e  la loro capacità di fornire i servizi richiesti, anche perchè tali esigenze, strutture e capacità  sono diverse da regione e regione.

Per il consenso informato stiamo preparando un modulo da inserire nella struttura universitaria per l’insegnamento perché i medici imparino ad avere un approccio più umano con il malato e a spiegargli  con parole più chiare e semplici la sua situazione di salute.  E per fare questo stiamo appunto operando per collaborare direttamente con l’università».

 

- Chi si rivolge a voi e come vi regolate con le richieste delle persone?

«Il primo contatto può essere telefonico, ma poi noi le invitiamo a venire di persona. Noi desideriamo che si sentano accolte nella loro difficoltà.  La parte più  importate del nostro lavoro è permettere alle persone di raccontare la loro esperienza, di sfogarsi e di presentare i loro problemi.   E a volte ci capita di riuscire a vedere quel problema sotto una luce diversa e di conseguenza aiutiamo anche il nostro interlocutore a fare altrettanto. All’inizio si cerca di togliere o alleviare l’astio che la persona prova per quanto si è trovata a vivere.

Poi il “racconto” deve essere accompagnato dalla documentazione medica.

Si passa così tale documentazione a un  medico legale che ha una convenzione con noi e offre la sua prestazione in pratica gratuitamente. Riceverà una parcella solo se la perizia stabilirà  che c’è materia per contendere e poi se si vincerà la possibile causa.

Alla persona che viene da  noi chiediamo solo di associarsi,  al costo di 20 euro annui. Se poi c’è un riscontro del medico legale  ci mettiamo in contatto con alcuni avvocati, anche loro in convenzione con noi, i quali  si impegnano a seguire la pratica. Anche per il loro “eventuale” compenso vale quanto detto per il medico legale il quale, va detto,  non risiede nella nostra provincia e così non ci sono rischi di commistioni con assicurazioni, ospedali o  altro...  Fa poi solo il medico legale e non ha altre attività e questo lo rende più libero ed imparziale.

I casi semplici con una perizia si possono risolvere anche in soli due mesi. La cosa diventa  invece più lunga per casi particolari anche perché a volte il medico legale deve consultarsi con altri specialisti che devono vedere direttamente la persona.

Ora i tempi di fanno più lunghi anche a causa  dell’ulteriore filtro della mediazione.

I casi che abbiamo portato a buon fine hanno impiegato un anno e qualche mese per risolversi da quando le persone sono venute da noi».

 

- Quali sono i problemi  o le difficoltà che notate maggiormente?

«I problemi maggiori sono legati alla mancata preparazione civica del cittadino, che non è sempre a conoscenza delle prestazioni cui ha diritto e delle possibilità che potrebbe avere. Manca l’informazione.

Un secondo problema per me è che i medici  non hanno più la preparazione umana e psicologica per  affrontare certi eventi . La pratica medica è una vocazione e non sempre questa vocazione c’è. Per cui il personale sanitario a volte porta sul lavoro i propri problemi e questo gli  impedisce di essere lucido ed attento.

Poi è anche vero che  le persone vogliono tutto e subito, ci sono pretese esagerate. Medici ed infermieri lavorano spesso in situazioni pesanti  e in ambienti difficili.

Devo dire che nel  50 per cento dei casi, al di là dell’errore medico che può capitare, le persone vengono da noi perché si sono sentite trattate male».

 

- Su cosa vi state impegnando ultimamente come Cittadinanzattiva e Tribunale del malato?

 

«Una campagna a cui teniamo molto è quella che abbiamo chiamato “VIP”, cioè “Very Invalid People” (vedi box).

Stanno uscendo norme che rendono complicate la pratiche per la richiesta dell’invalidità . Per colpire i falsi invalidi è stata resa difficile la vita anche ai veri invalidi e per affrontare la questione vogliamo collaborare con le altre associazioni che lavorano nel campo.

Poi c’è la campagna annuale, questo è  il quinto anno, per la giornata europea dei diritti del malato  ( il 18 aprile). Cittadinanzattiva ha presentato anni fa una carta dei diritti del malato, sottolineando  appunto 14 diritti inalienabili del malato. Questa carta  è stata presentata al Parlamento europeo che l’ ha esaminata  attraverso una commissione la quale l’ha ratificata ed  è stata così approvata. Ogni Stato ora deve impegnarsi affinché qualsiasi cittadino della Comunità Europea veda rispettati questi suoi diritti in qualsiasi stato dell’Unione si trovi. E goda quindi del medesimo trattamento di cui godrebbe in patria».

 

- Vuole aggiungere qualcosa d’altro?

«È bello poter dare un aiuto alle persone. Noi siamo disponibili a “poco prezzo” perché vogliamo dare alle gente la possibilità  di vedere riconosciuti i suoi diritti, offrendo però sempre un aiuto professionale, serio.

Vogliamo in qualche modo “educare” le persone  a far valere i propri diritti. Ma cerchiamo pure di  far capire che a volte anche loro hanno sbagliato o hanno preteso l’impossibile. Il nostro è un lavoro più ampio del semplice cercare un risarcimento economico per un caso di malasanità. È un discorso più globale.. Se poi qualcuno vuole venire a “lavorare” con noi….»

 

Emanuela Giuliani

 Lisdha news n 71 - ottobre-dicembre 2011

 

Tribunale del Malato

Responsabile: Daniele Bonsembiante

cittadinanzattiva.varese@gmail.com

 

Sede di Varese

c/o Ospedale di Circolo

Viale Borri, 57, 21100 Varese

Tel 0332 278365

Orari di apertura: Lunedì 9-12; Mercoledì 15-18 ; Sabato 9-12

 

Sede di Gallarate

Piazza Giovane Italia  2 ( Ex scuola infermieri)

Tel 0331 714737

Orari di apertura:  MERCOLEDI 10-12;  VENERDI 15-17

 

Sede di Angera

c/o Ospedale di Angera

Tel 0331 961300

Orari di apertura: Lunedì  9-11

 

 

No agli abusi di potere.

Appello per la tutela degli invalidi civili

“SONO UN VIP” è la campagna promossa da Cittadinanzattiva per denunciare lo stato di estremo disagio in cui versano tutti i cittadini che, del tutto legittimamente, aspirano alle “indennità economiche correlate al riconoscimento delle minorazioni civili”.

 Non vogliamo difendere gli imbroglioni ma i “Very Invalid People”, cioè le persone che invalide lo sono veramente!

 E lo facciamo opponendoci alle nuove procedure contenute nella legge e nelle direttive dell’Inps, secondo cui, per vedere riconosciuta la propria invalidità , i cittadini:

-          devono attendere tempi lunghissimi a causa delle inefficienza delle procedure informatiche e dell’eccessiva burocrazia;

-          sono obbligati, nonostante la visita della Commissione Asl integrata con un medico dell’Inps, ad ulteriori accertamenti che violano il rispetto della dignità della persona;

-          sono costretti ad attendere a lungo i verbali degli accertamenti sanitari e a fare i conti con le procedure di pagamento bloccate da tempo;

-          incontrano in generale numerosi ostacoli all’esercizio del diritto di accesso alle indennità.

 E lo  stato cosa fa? I troppi casi le sue azioni si svolgono al di fuori del rispetto delle norme in quanto: 

-          strumentalizzano l’invalidità per raggiungere un obiettivo non dichiarato,ovvero il massimo contenimento possibile della spesa assistenziale;

-          riducono arbitrariamente  i requisiti previsti dalla legge per l’assegnazione delle indennità correlate al riconoscimento dell’invalidità civile;

-          calpestano i diritti dei cittadini realmente invalidi.

 La restrizione dei requisiti sanitari per la concessione dell’indennità di accompagnamento attuata dell’Inps avviene nel totale disprezzo delle norme, nel palese abuso di potere, poiché riduce le garanzie per i cittadini di accedere ai benefici previsti dalla Legge limitando ulteriormente i criteri di assegnazione dell’accompagnamento oltretutto già bocciati in Parlamento.

 Aderisci con una tua firma, apposta presso le nostre sedi, alla campagna “Sono un V.I.P”, ci aiuterai a fare pressione sul nostro Parlamento e sugli Enti preposti affinché i diritti dei cittadini siano rispettati.

www.sonounvip.it

 

 

 

 

 

 

 

 

20/11/2013