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Due racchette e una pallina

Lo sport è una delle tante sfide di Alessio Pazienza, abituato a non fermarsi di fronte alle difficoltà

Fare sport è alla base di una vita sana e attiva: questa deve essere la frase preferita di Alessio Pazienza, giovane informatico di Varese, stellina di ping pong (o tennis tavolo, che dir si voglia) a livelli alti, collaborazione stretta con la Polha di Varese, la curiosità di provare un mondo di sport e di vivere tutto al massimo delle sue possibilità, lottando, se serve.

 

Alessio nasce nel 1983 a Varese. E’ il secondo di tre fratelli, in mezzo a William e Simone. Ha un lavoro che gli piace, all’Ospedale del Circolo di Varese, e vive a Calcinate del Pesce, un quartiere di Varese vicino al lago, con il padre Emilio. Alla nascita soffre di una piccola paresi spastica, che lo costringe a camminare usando delle stampelle. Questo però non l’ha mai fermato. Studia con i suoi coetanei ed è un bambino molto aperto, che non fa fatica a fare amicizia. Ce ne accorgiamo da come si pone quando risponde alle nostre domande: non si tira indietro, racconta volentieri di lui e della sua vita, che è piena di cose da fare e da vivere, battaglie comprese.

A scuola, la sua disabilità non è un ostacolo: “Ho avuto poche difficoltà, soprattutto all’inizio, ma ho superato tutto”. Alle superiori, sceglie i computer: si diploma perito informatico all’Itis di Gazzada (Va) e più tardi, nel 2013, prende una nuova specializzazione, stavolta a Varese.

Negli anni di scuola superiore pratica il primo dei tanti sport che sperimenterà: l’equitazione, con un’altra società per disabili: “Invece di fare le ore di educazione fisica, facevo equitazione. Mi piaceva, l’ho fatto per un paio d’anni. Mi piacciono gli animali.”

 

L’incontro con la Polha di Varese è una sorta di colpo di fulmine. La Polha è un’associazione polisportiva che ha come scopo incoraggiare i ragazzi e gli adulti con handicap ad avvicinarsi a uno sport. Offrono molte alternative, sono molto presenti sul territorio e negli anni hanno creato una rete di contatti e di conoscenza per portare lo sport sempre più vicino a chi pensa che questo non sia una faccenda che possa riguardarlo per via del suo handicap.  Alessio non si è mai posto questo freno. E' un attivissimo membro dell’associazione, della quale è anche revisore dei conti: “E’ una società grande, ci sono molte cose a cui fare attenzione, ma è un lavoro che faccio volentieri e che mi piace”.

Con la Polha, Alessio conosce sport che non sono poi così comuni: quando una persona si chiede che sport fare, del resto, non pensa ad attività particolari come la canoa, il kayak o il ping pong. “Ho fatto kayak per un paio d’anni. E’ uno sport all’aperto, e avevo voglia di stare fuori. Qui nei dintorni si va sul Lago di Varese”. E’ importante non confondere canoa o kayak, e infatti ci corregge subito quando gli chiediamo come si fa ad andare in canoa: “La canoa non è il kayak. La canoa è molto più faticosa nel remare, devi usare anche molto le gambe; il kayak è più agevole e facile, è praticamente tutto lavoro di braccia”.

Kayak, equitazione: tutti sport interessanti, ma ce n’è uno che è una costante nella sua vita: da quando aveva 13 anni (“Ho iniziato nel 1996, ero proprio piccolino…” ricorda con un sorriso) gioca a ping pong. Il nome ufficiale italiano è bruttarello, diciamolo: “tennis tavolo” non rende davvero quanto possa essere divertente un gioco come il ping pong, lo fa sembrare il fratellino piccolo e poco importante del tennis vero, quello da campo, quando non è così.

Alessio è un nome, nella competizione nazionale: partecipa a tornei regionali e nazionali: “Sono arrivato secondo alle giovanili regionali. Quest’anno però la classifica nazionale non è andata molto bene…” confessa con un sorriso un po’ imbarazzato.

“Non c’è stato un vero motivo per iniziare” spiega. “All’inizio mi sono avvicinato per curiosità. Alcuni amici della Polha giocavano e allora ho voluto provare anche io. Poi però mi è piaciuta molto la compagnia che giocava a ping pong, le persone che c’erano e allora sono rimasto”.

Gli allenamenti gli prendono due sere a settimana, il martedì e il giovedì dalle 8 alle 10 di sera, ai quali aggiunge una mattina, il sabato, dedicata al nuoto: “Prima facevo molto di più, sovrapponevo anche altri sport, poi ho iniziato a lavorare e con il lavoro il tempo è molto diminuito. Purtroppo…”.

La stagione agonistica di quest’anno è chiusa (“Va da settembre a giugno, come le scuole.”) per cui al ping pong viene dedicato il tempo necessario agli allenamenti ma senza (ancora) pensare alle gare che verranno e ricominceranno a settembre.

Nel frattempo, ad agosto si approfitta per andare in vacanza. La sua famiglia ha una casa in Sicilia, a Scicli, ma dall’anno scorso qualcosa è cambiato: prima, di fronte a casa sua si stendeva un campo incolto da almeno mezzo secolo e lui e i residenti lo usavano come passaggio diretto verso la spiaggia di Spinasanta. Nel suo caso, questo passaggio veloce e breve era l’unico modo per arrivarci, al mare, dal momento che percorrere con le stampelle il lungo tratto che ora è costretto a fare è praticamente impossibile. L’anno scorso, il 2015, l’amara sorpresa appena arrivato: il campo, che in cinquant’anni  era stato venduto e i nuovi proprietari lo avevano recintato. Di colpo, il mare diventa un sogno impossibile. Alessio e i residenti chiedono informazioni alle istituzioni, che però rispondono che “è tutto regolare” e non provano nemmeno a trovare una soluzione, senza peraltro pensare che un passaggio adatto a disabili sia altrettanto funzionale (se non di più, rispetto a quelli “regolari”…) per mamme con passeggini, persone anziane e persino per banali normodotati.

Dopo aver passato quasi tutta la vacanza senza aver potuto andare in spiaggia, (come dice in un articolo apparso nell’agosto ’15 su “La Provincia di Varese”:  “Io non posso camminare tanto. Certe giornate me la sono sentita di fare tutto il giro con le stampelle, e provare a raggiungere il mare. Altre ho dovuto rinunciare. Eppure, sarebbe bastato anche un piccolo varco nella rete per consentire il passaggio”.) Alessio decide di agire. Prepara alcuni cartelloni e protesta: “Hai preso il mio passaggio? Prendi anche il mio handicap!” “Abbattiamo tutte le barriere!” “Le istituzioni cosa fanno per tutelarmi?” scrive sui cartelli.

Ad oggi non sappiamo ancora come sia andata a finire e se l’amministrazione comunale sia riuscita a trovare una soluzione che possa mettere insieme il diritto di una persona disabile e dei residenti della zona a poter accedere al mare e il contemporaneo diritto dei nuovi proprietari di recintare una loro proprietà.

C’è ancora una cosa che ci tiene ad aggiungere.

Quando abbiamo intervistato Alessio era il 14 giugno: lui sorride e mi dice: “Sai che sono anche donatore di sangue? Lo sono dal 2012. Ho già fatto 17 donazioni. Ho deciso di diventarlo perché è un modo semplice e banale per aiutare gli altri, anche per un disabile.”

Il 14 giugno è la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue.

 

Dana Della Bosca

21/07/2016