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Una diversamente intervista

Un’esperienza inaspettata e singolare raccontata da tre studenti dell’ISIS “E.Stein” di Gavirate ospiti a Bormio dell’iniziativa dedicata alla promozione e all’insegnamento dello sci da seduti promossa dalla direzione sociale dell’Asl di Varese in collaborazione con le associazioni Sestero onlus, Freerider Sport Events e il Centro Addestramento Alpino della Polizia di Stato.

Avremmo dovuto fare un’intervista, ma senza accorgerci ci siamo ritrovati su una pista da sci. Siamo tre liceali dell’istituto “E. Stein” di Gavirate. Nel mese di marzo eravamo alle prese con un progetto riguardante il mondo dello sport ai giorni nostri e nell’antichità greco-romana. Il nostro gruppo avrebbe dovuto occuparsi del giornalismo sportivo e l’ultima fase del nostro lavoro prevedeva l’intervista ad un giornalista. Una mattina il nostro professore di lettere, dopo averci comunicato il nome dell’intervistato, ha aggiunto, creando una discreta suspance, che si era presentata la possibilità, per un gruppo molto ristretto della classe, di affrontare un viaggio. Di essere i prescelti non ci era nemmeno passato per la mente, eppure eravamo noi. Il nostro intervistato, Roberto Bof, giornalista e cofondatore dell’associazione Sestero, non solo aveva accolto con grande disponibilità la richiesta di rilasciarci un intervista, ma ci avrebbe ospitato a Bormio, come testimoni della tre giorni di sci per disabili organizzata dalla sua associazione in collaborazione con un’altra associazione sportiva varesina: la Freerider Sport Events. All’inizio ci siamo sentiti spiazzati dalla notizia: non sapevamo nulla della persona e della situazione che avremmo incontrato! Due settimane dopo la proposta, alle quattro del pomeriggio eravamo pronti per partire, accompagnati dal nostro prof di educazione fisica.

                Dopo quattro ore di viaggio e di musica anni ’80, siamo arrivati all’hotel che ci avrebbe ospitato, dove, effettuato il check-in, abbiamo finalmente conosciuto Roberto. Ci è subito parso molto simpatico e alla mano e ci ha invitato a raggiungere gli altri in sala da pranzo. Qui si è creata un’atmosfera del tutto particolare e piacevole. Siamo entrati in contatto in prima persona con situazioni e stati d’animo con cui non ci eravamo mai confrontati prima di quel momento. Dopo aver cenato e aver fatto due passi nel centro storico, siamo tornati nella nostra stanza e stanchi per il lungo viaggio ci siamo subito addormentati. Il giorno successivo è iniziata davvero la nostra avventura: dopo un’abbondante colazione in hotel siamo usciti alla volta di Bormio 2000.

                Arrivati lì, sia noi che i ragazzi disabili abbiamo iniziato a prepararci, pronti per iniziare la giornata sugli sci. La prima cosa che ci ha colpito è stata sicuramente la loro preparazione: nonostante avessero bisogno dell’aiuto garantito da alcuni assistenti, hanno dimostrato una grande naturalezza nelle loro azioni e in poco tempo sono riusciti ad entrare nei rispettivi “gusci”, dirigendosi rapidamente sulle piste. Dopo aver osservato la loro partenza, anche noi abbiamo avuto la fortuna di mettere gli sci, sotto la guida lo sguardo vigile di un maestro. Tra cadute e tuffi nella neve, ci siamo resi di essere paradossalmente più in difficoltà rispetto ad alcuni ragazzi disabili, nonostante sia per noi che per loro fosse la prima volta sugli sci.  La sera, la già piacevole atmosfera creatasi in sala da pranzo il giorno precedente, si era “scaldata” ulteriormente per il tempo passato insieme durante la giornata, ma soprattutto grazie ai commenti e alle battute che Roberto "sbraitava" attraverso il suo megafono per coinvolgere l'intera compagnia.

                Il giorno successivo le nostre divergenze con gli sci si sono appianate e, con grande sollievo del nostro osso sacro, siamo riusciti a rimanere in piedi per più di cinque minuti filati. Al termine della mattinata e della nostra ultima discesa ci siamo uniti agli altri per la foto di gruppo proprio alla fine di una pista, da dove abbiamo potuto vedere gli ultimi sciatori, i più esperti, completare la loro discesa con grande eleganza e inaspettata abilità.

                La mattina dell'ultimo giorno ci siamo svegliati con una sorpresa: la neve! Il paese durante la notte era diventato completamente bianco. Chiaramente, nonostante l'euforia iniziale, abbiamo capito che non avremmo potuto sciare, come del resto gli altri del gruppo. Dopo una veloce visita a Bormio 2000 per salutare e dopo aver giocato per un momento nella neve fresca, siamo tornati in paese per preparare le valigie. Verso le due del pomeriggio era arrivata l'ora di partire. Il nostro viaggio era ormai volto al termine. Non sapevamo cosa ci sarebbe mancato di più, ma a dire la verità non sapevamo nemmeno cosa avessimo veramente imparato.

                Solo successivamente abbiamo capito quanto fosse stato importante per noi misurarci con quella realtà così diversa e lontana da noi. Avevamo avuto modo di conoscere storie di persone che hanno preso in mano la propria vita e hanno avuto il coraggio di cambiarla nonostante le avversità. Più di ogni altra cosa,  questa esperienza ci ha permesso di venire a contatto con lo sport italiano per disabili, che purtroppo può contare solo sulle straordinarie energie del volontariato e sull'impegno di poche persone, mentre invece all'estero spesso sono avanti anni luce rispetto a noi. Il disinteresse e la disinformazione che gravano sullo sport per disabili in Italia non deve lasciarci indifferenti. Per cambiare le cose è necessario intervenire su più fronti e l'esperienza che abbiamo vissuto a Bormio è la prova concreta che questo è possibile. L'epicentro di questo cambiamento, secondo noi, dovrebbe essere la scuola, perché bisogna passare attraverso le nuove generazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica e modificare il sistema. Per questo siamo dell’avviso che iniziative come quella promossa dall’Asl di Varese tramite la Sestero dovrebbero essere potenziate, soprattutto con il concorso più attivo delle istituzioni pubbliche. Questo non gioverebbe solo agli studenti, ma anche alle Associazioni e soprattutto ai disabili, che non sarebbero più abbandonati a se stessi e troverebbero molto più sostegno da parte di tutti.

                Un'esperienza diretta come quella che abbiamo potuto vivere in quei tre giorni a Bormio possiede un valore educativo che non può essere raggiunto in un’aula scolastica o attraverso lo schermo di un televisore. Per questo ci teniamo a ringraziare Roberto Bof e l'intera associazione Sestero per la grande opportunità che ci hanno offerto.

 

Matteo Vavassori, Alice Mari e Valentina Pastorello

Istituto ISIS “E.Stein” Gavirate

Lisdha news n. 82, Luglio 2014

11/07/2014