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Asd Freerider Sport Event - Sport senza barriere

La passione per lo sci non trova limiti grazie anche ad associazioni come l’Asd Freerider Sport Event.

Con quelle facce un po’ così, quell’espressione un po’ così, che abbiamo noi che siamo nati a Genova…vista la sua frequentazione con Varese, il compianto Bruno Lauzi avrebbe potuto dedicare una canzone anche a noi. Per gli spunti la scelta è ampia. Soprattutto nel “sociale” dove anche i protagonisti più meritevoli hanno facce sconosciute ai più. Tra le tante, le facce di Nicola Busata, Fabrizio Tamborini, Paolo Panzarasa e Pino Mucci. In comune, i nostri tre moschettieri (anche gli originali erano in quattro…) hanno la grande passione per lo sci.

«Veramente hai dimenticato il nostro Presidente Giulio Broggini».

La precisazione è di Nicola Busata, maestro di sci e responsabile dei corsi dell’Asd  Freerider Sport Event.

«La nostra associazione  è nata in amicizia per sfogare la nostra passione per lo sci – spiega Busata – strada facendo è venuta la volontà di organizzare eventi promozionali che hanno ricevuto in pochi anni un notevole apprezzamento da parte degli addetti ai lavori e non solo. Poi l’incontro con la disabilità».

 

- Leggendo la vostra storia, ancora relativamente giovane in questo settore, più che un incontro sembra una vera e propria folgorazione.

«Il nostro staff continua i corsi e gli eventi con i normodotati. Quella con i disabili è però un’attività che ci ha conquistato. In grado ogni volta e sempre di più, di regalarci sensazioni senza pari. Un impegno in crescendo gratificato dalla collaborazione ormai consolidata con l’Inail e i Centri di Unità Spinale. Dall’anno scorso possiamo vantare con orgoglio anche la stretta collaborazione con il Centro Addestramento della Polizia di Stato di Moena (Trento)».

 

- Sinergie che avete messo in pratica nello Ski Tour celebrativo per il 50° anniversario del Centro Protesi dell’Inail del quale vi è stata affidata l’organizzazione.

«Lo Ski Tour organizzato per il Centro Protesi di Vigorso di Budrio si è svolto in tre tappe in tre Regioni diverse. La prima in gennaio a Sauze d’Oulx in Piemonte. 14 aspiranti sciatori tutti insieme non si erano mai visti. In febbraio siamo andati invece in Trentino, a Folgaria. dove 16 allievi più o meno esperti hanno affinato la tecnica per l’utilizzo del monosci. Per l’atto finale siamo tornati in Lombardia, a Bormio. In totale 9 giorni sulla neve con una cinquantina di giovani e meno giovani in carrozzina portatori sani di volontà ed entusiasmo».

 

- Promuovere lo sci da seduti è diventata la vostra missione. Il rapporto maestro/allievo è stato ampiamente superato da un legame ben più profondo.

«Certamente. Nelle tre tappe curate per Inail come nelle altre date del nostro calendario che vanno da novembre ad aprile, chiunque partecipa respira un aria particolare. Il nostro valore aggiunto è rappresentato dai dimostratori seduti. Sciatori disabili che mettono al servizio degli altri il proprio percorso e l’esperienza acquisita negli anni. Guide credibili perché nelle stesse condizioni di chi li segue in quella che spesso viene definita “una rinascita”. Pietro Trozzi, Paolo Tontodonati, Paolo Mazzacani, insieme ai campioni paralimpici Luca “Kino” Maraffio e Michael Stampfer. Esempi di tecnica, detreminazione e umanità”.

 

- Un impegno sulla neve al quale avete aggiunto ormai stabilmente quello “a secco”. Nelle scuole, nei Centri di Unità Spinale e in ogni altra occasione dove vi viene data la possibilità di promuovere lo sci per disabili.

«Ognuno di noi ha il proprio lavoro ma quando si è guidati principalmente dalla passione le ore del giorno diventano 48 e le settimane in un anno 104».

 

- Hai accennato agli sponsor. Se per i normodotati lo sci non è tra le pratiche sportive più economiche, per i disabili lo è ancora meno. Il monosci è un attrezzo complicato e di conseguenza costoso.

«I costi ci sono. Nel nostro piccolo mettiamo a disposizione di chi inizia attrezzatura e assistenza tecnica. I monosci li importiamo direttamente. Questo ci permette di venderli a prezzi contenuti, nell’ordine dei 5000€. In questo senso Inail è un punto di riferimento importante in quanto agli infortunati sul lavoro il monosci viene fornito gratuitamente. I tempi sono ormai maturi per realizzare progetti non limitati ad eventi o pochi fine settimana. Il nostro sogno è una vera e propria scuola itinerante, polo ideale per disabili, tecnici, operatori e medici, all’insegna della promozione, dell’informazione e della formazione. Con lo Ski Tour abbiamo raggiunto un risultato che sarebbe un delitto non sviluppare».

 

- Tra facce della stessa provincia ci si dovrebbe capire. Presidente dell’Inail è il bustocco Marco Sartori. Direttore Nazionale Protesi e Rieducazione è il varesino Mario Carletti.

«Il successo dello Ski Tour del 50° del Centro Protesi Inail è frutto proprio della fattiva collaborazione con il Prof. Carletti e con lo staff che lavora a Vigorso di Budrio. Senza sminuire il valore della varesinità, penso che per chi si ritrova a vivere seduto in carrozzina la risposta migliore possa arrivare dalle persone giuste al momento e al posto giusto. Se come nel nostro caso possiamo rispolverare anche il “parlar la stessa lingua”, tanto meglio».

 

Roberto Bof

Lisdha News n 69, aprile-giugno 2011

 

Dalla carrozzina al monosci

La montagna, se istruiti ed equipaggiati con adeguate attrezzature, può essere vissuta pienamente anche da sopra una sedia a rotelle. Utilizzando dispositivi c’è  la possibilità di provare a confrontarsi con uno sport "estremo" divertente, che risulta anche essere estremamente utile dal punto di vista formativo e riabilitativo.

La possibilità di praticare sci per i disabili può avvenire attraverso il monosci o il dualski. Il primo consiste in uno speciale scafo anatomico, comprendente l´attacco per uno sci normale, che permette allo sciatore di essere completamente indipendente e quindi di poter accedere agli impianti di risalita e di affrontare anche le piste più difficili. Il monosci di solito è indicato per disabili agli arti inferiori (paraplegici, post polio, spina bifida, amputazioni arti inferiori, ecc. ) che comunque non superino una lesione di D5. Il dualski è come il monosci, con l´unica differenza di avere due sci sotto lo scafo. Si adatta bene alle persone con lesione alta (sopra la D5 - tetraplegici) e ha una stabilità maggiore.

 

03/12/2013