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Correndo in Africa per un sogno

In Etiopia con Africa&Sport la corsa diventa un’occasione di solidarietà.

E’ stata una bella avventura durata una decina di giorni l’ennesimo viaggio in Etiopia dell’associazione varesina Africa & Sport, a sostegno di progetti tra il sociale e lo sport concentrati sul mondo dei runners che in quel Paese ha generato fior di campioni del mezzofondo e della maratona. Dalla base di Addis Abeba, nel seminario dei Padri della Consolata di Torino, la spedizione varesina capitanata dal presidente di Africa & Sport Marco Rampi si è spostata per qualche giorno di circa 220 km, ai 2800 metri dell’altopiano di Bekoji dove soffia aria più fresca e senz’altro migliore di quella iper inquinata della capitale, su bambini e ragazzi che corrono ma non per fame.

“E’ vero, molti di questi ragazzi mangiano solo una volta al giorno ma la corsa non c’entra niente”.

La risposta è dell’insegnante di educazione fisica ma soprattutto maestro di sport Sintayehu Eshetu, per tutti “Coach Sintayehu”, autentico guru per intere generazioni nate e cresciute a Bekoji, poi decollate sul tetto del mondo per mettersi al collo medaglie olimpiche e titoli mondiali.

“Per questi bambini la corsa è un’attività naturale - continua Sintayehu - corrono per giocare, per andare a scuola, per dare una mano ai genitori occupandosi degli animali. Su ogni terreno, con calzature o senza”.

E infatti sulla strada fatta di saliscendi che porta e taglia in due Bekoji non è difficile vedere qualcuno che corre. Al mattino presto anche insegnanti e impiegati in giacca e scarpe eleganti. Ma non per sport, a volte anche solo per non arrivare tardi al lavoro. La giornata dei più giovani inizia prima, insieme al risveglio del sole. Come i circa 200 ragazzi agli ordini di “Coach Sintayehu”, una mattina sul prato e la pista in terra infarcita di ciuffi d’erba di quello che viene chiamato “stadio”, un’ altra sul prato alla base di una collina e un altra ancora nel famoso bosco di eucalipto dove gli allievi si intrecciano su e giù per i percorsi improvvisati fino alle terribili ripetute con le ginocchia alte in sincronia con il movimento delle braccia. Maschi e femmine divisi sì per età ma soprattutto per il numero dei pasti giornalieri che hanno la possibilità di consumare. I più meritevoli, ma forse è più giusto dire fortunati, ai piedi hanno scarpe decenti, magari solo con qualche presa d’aria di troppo causate dall’infinito uso di chi le ha donate. Altri hanno i piedi in scarpe si decenti e anche di marca ma di tre o quattro numeri più grandi. Altri ancora le scarpe non le hanno proprio e quindi si arrangiano con croste di gomma monostampate che fanno cuocere i piedi solo a guardarle. Poi ci sono anche ragazze che corrono calzando le classiche “ballerine” e i ragazzi che tengono il passo del gruppo armati di infradito. L’allenamento nel bosco di Bekoji ha più di una valenza. Oltre a quelle tecniche ed educative anche quella abientale visto il continuo passaggio degli atleti fa si che il sottobosco si perfettamente pulito a parte la sporgenza delle radici sfiorate senza problema da grandi e piccoli.

Oltre a perdere la parola, assistere o partecipare a qualsiasi allenamento porta inevitabilmente il pensiero ai nostri bambini, quelli del mondo occidentale, ma anche solo a quelli di Addis Abeba, quelli delle scarpe ammortizzate, quelli che corrono sul tartan o sul sintetico d’ultima generazione incespicando in se stessi, con le mani lungo il corpo o appoggiate sui fianchi. Quello di Bekoji è un altro mondo.

 

“Non veniamo in Africa per cambiare il mondo - dice Marco Rampi - semplicemente siamo un gruppo di amici sempre più numeroso che vuol impegnarsi nel sostenere progetti utili e per quanto possibile dare una mano a questi ragazzi che rincorrono una vita migliore. Anche in questo viaggio, grazie a tanti varesini abbiamo consegnato a Coach Sintayehu oltre 200 paia di scarpe e abbiamo premesso ad una decina di ragazzi di tornare con noi ad Addis Abeba per partecipare alla Great Ethiopian Run, un evento che per un fine settimana colora le strade della capitale con oltre 50.000 runners protagonisti sui 10km di un percorso misto cittadino con l’handicap dell’inquinamento e i 2400 metri di altitudine”.

Una sorta di “Domenica di Carnevale” per adulti preceduta dall’allenamento sui gradoni della leggendaria Piazza Meskel e dall’evento dedicato ai bambini.

“Altrettanto colorato e festoso dove non mancano i disabili, in uno scenario molto diverso da quello che resta nel cuore e negli occhi dopo aver lasciato Bekoji”.

 

Oltre che in Etiopia siete presenti anche in Tanzania e Kenia.

“Sì è il tris di Paesi dove sosteniamo questo tipo di progetti portati avanti da realtà locali perché solo chi vive questa quotidianità può indicarci i reali bisogni. Nel corso degli anni l’impegno è cresciuto sfociando nei confronti di molte persone in un profondo rapporto di stima e amicizia. In Africa come nella nostra Varese, dove gli amici sono sempre di più e ci permettono di organizzare iniziative di raccolta fondi ed eventi come quello del ritiro di scarpe sportive usate che ormai si ripete in occasione di diverse manifestazioni sportive”.

 

Info: www.africasport.it

 

Roberto Bof

18/02/2016