Home / DI COSA PARLIAMO / Sport / Hilary Lister - Sfidando l'impossibile

Hilary Lister - Sfidando l'impossibile

Aveva 15 anni quando la distrofia simpatica riflessa, una malattia neurodegenerativa, l’ha costretta su una sedia a rotelle prima e l’ha resa quadriplegica poi. Ora riesce a muovere solo la bocca, la testa e gli occhi. Ma non darsi per vinta è la scommessa di Hilary, che è riuscita a diventare una navigatrice in solitaria. Il suo prossimo progetto è la circunnavigazione della Gran Bretagna.

“Quando passi 24h al giorno confinata su una sedia a rotelle, o a letto,  navigare è la libertà assoluta. Ho il vento fra i capelli e gli spruzzi d’acqua sul viso. Mi sento viva.”

 

Hilary Lister

 

Hilary Lister è una giovane donna inglese con un sogno: riuscire a circumnavigare in solitaria la Gran Bretagna. Detto così non sembra poi un granché, come sogno: non è un’impresa, molti ci sono già riusciti più volte, in fondo.

Ciò che rende questo un sogno grande, invece, è proprio Hilary: nonostante sia affetta da una malattia degenerativa che negli anni l’ha resa quadriplegica, è già riuscita ad attraversare in solitaria il Canale della Manica e a circumnavigare, sempre in solitaria, l’Isola di Wight con la sua Artemis 20, la barca modificata in modo da poter essere guidata da Hilary grazie a un sistema di cannucce. Nel giugno 2008 Hilary aveva pianificato l’inizio della sua nuova avventura, ma ha dovuto rinunciare per via di condizioni meteo avverse e per problemi tecnici, ma la cosa non l’ha fermata: il “Round Britain Dream” è ancora vivo e lei non ha nessuna intenzione né di dimenticarlo, né di fermarsi lì e le sue intenzioni sono chiaramente espresse anche nel suo sito (www.hilarylister.com), ricco di dettagli sulle sue imprese e sui premi che ha ottenuto negli anni, sia da accademica che da navigatrice.

Una vita intensa, la sua, che a molti sarebbe sembrata finita ai suoi 15 anni, quando, dopo una vita passata a praticare sport ad alti livelli, Hilary si ritrova su una sedia a rotelle a causa di una malattia neurodegenerativa. Non si da per vinta, riesce a studiare Biochimica all’università e a iscriversi ad un dottorato, mentre la malattia le porta via poco a poco la sua indipendenza. Quando deve lasciare il lavoro perché non ha più l’uso delle mani, inizia per lei un periodo nero, durante il quale penserà più volte se davvero valesse la pena vivere così. Fino alla svolta: l’incontro con la navigazione a vela e la sua nuova rinascita.

Siamo riusciti a contattarla per un’intervista e questo è quello che ci ha raccontato.

 

- Ciao Hilary! Siamo molto felici di aver ottenuto un’intervista con te, dal momento che la tua vita e le tue esperienze possono essere di grande aiuto ai nostri lettori. Vogliamo cominciare?Eri molto giovane quando la tua malattia ha cominciato con il metterti su una sedia a rotelle. Come sei riuscita a reagire e ad andare avanti come una normale teenager?

«Sono stata molto fortunata. Nonostante praticassi un sacco di sport, mi piaceva anche studiare ed ero una musicista. Ho potuto andare avanti con la scienza e con la musica, solo su quattro ruote invece che su due gambe!»

 

- Sei stata discriminata per il tuo handicap?

«Sì, la scuola dove andavo non era attrezzata per una sedia a rotelle, così sono stata spedita a casa all’inizio del mio anno di esami – ho perso un sacco di lezioni. La scuola successiva mi ha accettata, ma poi ha deciso che ero troppo impegnativa, così ho perso un anno. Finalmente, il Radley College, una scuola vicina a casa mia che in genere iscrive solo ragazzi, mi ha accettata – c’erano due ragazze e 611 ragazzi!»

 

- Non deve essere stato facile vedere la tua indipendenza scivolare via lentamente. Sappiamo che hai vissuto anche un periodo di depressione. Puoi raccontarci qualcosa di questo terribile momento della tua vita?

«Quando ho dovuto smettere di lavorare perché avevo perso l’uso delle mani ero chiusa nella stessa stanza sette giorni su sette, guardando sempre lo stesso paesaggio dalla finestra. La mia vita era regolata su orari che altri avevano scelto per me: a un’ora gli assistenti venivano a tirarmi su dal letto, a un’ora mi veniva dato il pranzo, a un’ora venivo messa a letto. In un certo senso è ancora vero, ma ora ho giorni in cui posso evadere. Senza questa evasione è molto difficile vedere un motivo per andare avanti».

 

- Tuo marito, i tuoi amici, il tuo cane Lotti sono stati importanti per darti la forza di reagire e andare avanti?

«Ero molto isolata, non vedevo nessuno, nemmeno mio marito visto che gli assistenti mi alzavano dopo che lui era andato a lavorare e mi mettevano a letto prima che lui tornasse a casa. E’ stato molto prima che prendessimo Lotti, così lei non era in giro a farmi sorridere!»

 

- Come hai “incontrato” la vela?

«Sono stata fortunata; un vicino che avevo incontrato una volta ha bussato alla porta e mi ha chiesto se volessi andare a navigare su un lago della zona. E’ stato per puro caso».

 

- Hai subito capito che la navigazione avrebbe avuto un ruolo così importante nella tua vita?

Assolutamente sì».

 

- E’ difficile navigare a vela?

«No, chiunque potrebbe farlo. Imparare a farlo è un pochino più difficile».

 

- Qual è stata la cosa più difficile da imparare?

«Non posso sentire il vento e ho un limitato senso del movimento. Una gran parte della navigazione è “sentire” la barca e il vento, così se vuoi navigare bene queste cose sono importanti. Ho dovuto imparare a navigare in maniera diversa».

 

- Come ti senti quando stai navigando?

«Ho sempre detto che è come essere in grado di volare, perché è questo il senso di libertà che provo io. Se hai perso la possibilità di muoverti, quando realizzi che non hai più bisogno di appoggiarti agli altri per tutto… bene, questa è una cosa incredibile».

 

- In genere navighi da sola o anche con altre persone?

«Da sola è meglio. Per il “Round Britain Dream” avevo una barca di supporto in attesa. Lo stesso per il Canale della Manica e per l’Isola di Wight. Nessuno sembra volermi mettere in una barca e poi lasciarmi navigare per i fatti miei per il resto della giornata!»

 

- Sappiamo che Emma Richards (Emma è una navigatrice, la prima donna inglese e la più giovane persona ad aver completato l’“Around Alone”, un giro intorno al mondo di 29.000 miglia con una sola persona di equipaggio; ha voluto incontrare Hilary dopo aver saputo di lei e della sua storia e del suo desiderio di navigare, e l'ha messa  in contatto con il suo sponsor NdA) è la tua eroina. Come mai eri così affascinata da lei?

«Lei è una donna che sapeva ciò che voleva, è andata e l’ha ottenuto».

 

- Ti ha aiutata nella realizzazione del tuo sogno: sei ancora in contatto con lei?

«Non riesco a vederla molto, adesso vive in Spagna. Ci scriviamo delle mail e ci sentiamo via Skype».

 

- Leggendo la tua biografia sembri una ragazza che ha sempre amato le sfide, anche quelle difficili. E’ per questo che ti sei innamorata della navigazione?

«Sono sempre stata motivata da obbiettivi da raggiungere – sia che fossero entrare a Oxford per fare Biochimica o navigare attraverso la Manica – così sì, probabilmente hai ragione».

 

- Pensando alla tua prima “avventura”, perché hai deciso di navigare in solitaria attraverso la Manica? Volevi provare qualcosa a qualcuno o magari a te stessa?

«Era un obbiettivo, qualcosa a cui puntare. Vivo con la vista sulla Manica, così sembrava la cosa più ovvia alla quale aspirare. Avere la Manica significava che io avevo fatto la transizione da passeggera a navigatrice».

 

- Sei anche la prima donna quadriplegica ad aver circumnavigato in solitaria l’Isola di Wight, poi hai deciso di circumnavigare in solitaria la Gran Bretagna. Sembra davvero che tu debba sfidare te stessa di continuo…

«…e se riusciamo a completare questo progetto, c’è già qualche idea per la prossima sfida».

 

- Stai organizzando un nuovo tentativo di circumnavigazione della Gran Bretagna?

«Sto cercando uno sponsor, al momento, così che possa riprovare il Round Britain a maggio del 2009».

 

- E dopo questo “tour” hai già in mente un nuovo record da raggiungere?

«C’è sempre la prossima sfida nella mia testa».

 

- C’è qualche messaggio che vuoi diffondere fra i nostri lettori e ( perché no?) nel mondo?

«Non importa se sei disabile o no, tutti abbiamo delle carte per giocarci il nostro destino. Sta a noi decidere se vivere con quelle o se cercare di cambiare le cose e vivere il nostro sogno».

 

- Grazie mille, Hilary, per il tuo tempo e la tua gentilezza.

«E’ stato un piacere».

 

Dana Della Bosca

Lisdha News n 60, gennaio-marzo 2009

02/12/2013