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Paralimpiadi -Lo sport per disabili all'attenzione del mondo

Nate nel 1948 in Inghilterra le Paralimpiadi hanno trovato proprio a Londra la loro edizione epocale e sono state seguite da miliardi di telespettatori attenti più alle prestazioni e alla storia degli atleti che alla loro disabilità. Tra i 97 atleti italiani anche un tecnico e quattro atleti varesini.

Nell’estate del 1948 nella cittadina inglese di Stoke Mandeville, ad una cinquantina di km da Londra, il medico tedesco Ludwig Guttman organizzò una competizione sportiva dedicata a paraplegici e amputati reduci della seconda guerra mondiale. Sede prescelta fu il cortile dell’Ospedale dove il dottor Guttman era primario dell’Unità Spinale. Prima tra un mix di diffidenza e curiosità generale, poi con l’entusiasmo dei ricoverati e degli abitanti della zona, quattordici uomini e due donne diedero vita a quelle che con il passare del tempo sarebbero diventate le Paralimpiadi. Sessantaquattro anni dopo le Paralimpiadi sono tornate a casa e come nella parabola del figliol prodigo è stata festa grande, un’ edizione epocale. Nel suo saluto nel corso della cerimonia di chiusura dei giochi londinesi, il Presidente del Comitato Organizzatore Sebastian Coe ha evidenziato con legittimo orgoglio: “Da questa edizione dei giochi la gente e i media non guarderanno più allo sport paralimpico nello stesso modo.”

Alle gare delle 21 discipline previste nel programma delle Paralimpiadi di Londra hanno partecipato 4250 atleti  in rappresentanza di 166 Paesi. Undici giorni a gran ritmo con oltre 2.000.000 di biglietti venduti e miliardi di telespettatori. Il motto era “Inspire a generation”, ispirare le nuove generazioni. E nel corso della 14° edizione delle Paralimpiadi le nuove generazioni presenti provenienti da ogni parte del mondo hanno dimostrato di saper cogliere ogni particolare, ogni momento di riflessione ogni opportunità per guardare alla pratica sportiva delle persone con disabilità in un modo nuovo. Prima di tutto, mai come a Londra si sono visti in gara atleti di cui si sono esaltate solo le prestazioni. Le disabilità e le relative categorie sono passate quasi inosservate. Più frequenti le domande sulle regole delle discipline, necessariamente adattate, e sulle storie personali degli atleti. Inoltre, se nel 2008 a Pechino si ebbe la sensazione che non sarebbe più stato possibile una partecipazione alle Paralimpiadi per chiunque fosse nato o si fosse ritrovato con una disabilità improvvisandosi atleta, a Londra la sensazione è diventata una certezza. I nuovi record nazionali, dei giochi e mondiali non si contano. La crescita della tecnica è stata di pari passo agli ausili utilizzati dagli atleti. Ad accorgersene tra gli altri è stata la stella sudafricana Oscar Pistorius reduce dalla partecipazione ai suoi primi giochi olimpici. Pur con il suo status di normodotato il dominatore di Pechino 2008 (3 medaglie d’oro) per vincere l’oro nei 400mt, oltre a quello con la staffetta e all’argento nei 100mt, ha dovuto dar fondo a forza e talento stabilendo il nuovo record del mondo.

Che cosa abbiamo visto a Londra? L’atmosfera magica di villaggio olimpico per nulla disturbata dai severi controlli. Le bandiere dei diversi Paesi esposte ai balconi delle abitazioni degli atleti. Aree comuni dove carrozzine e “bipedi” arrivavano dagli stessi corridoi, dagli stessi ascensori e rampe d’accesso. Navette e bus che muovevano migliaia di accreditati secondo percorsi obbligati e orari definiti.  Strutture moderne e accessibili per lo più modificabili, smontabili e trasportabili realizzate in un immenso Parco Olimpico. Una macchina organizzativa immensa per proporzioni e costi che ha funzionato al meglio.

Tra i 97 atleti italiani dove spiccavano le stelle esordienti dell’ex pilota Alex Zanardi e della cantante ipovedente Annalisa Minetti, c’erano anche un tecnico e quattro atleti varesini. Paola Grizzetti, Responsabile della nazionale di canottaggio, alla sua seconda avventura paralimpica dopo l’esordio trionfale a Pechino 2008  dove l’allora “quattro con” fu capace di vincere la medaglia d’oro arrivando davanti a due corazzate come Gran Bretagna e Stati Uniti. Raggiunto il doppio e ambizioso obiettivo rinnovamento-ringiovanimento, penalizzato solo dal numero insufficiente di tesserati di un movimento che non ha saputo produrre singoli competitivi, entrambe le barche in gara all’ Eton Dorny Rowing Center hanno raggiunto la finale A classificandosi al sesto posto il “doppio” e al quinto il “quattro con” timonato dal biandronnese Alessandro Franzetti. Al rientro dopo l’esclusione nel 2008, la squadra di basket in carrozzina il valceresino Nicola Damiano era partita circondata da una buona d’ottimismo. Inserita in un girone impossibile il verdetto del campo è stato impietoso. Cinque sconfitte su sei gare hanno fatto rientrare la squadra in Italia con un desolante decimo posto che impone alla federazione una necessaria riflessione su cause e soluzioni. E infine il nuoto con i giovanissimi Federico Morlacchi e Fabrizio Sottile. Partito con il sogno di conquistare una medaglia al suo esordio in una Paralimpiade, il luinese “Morlacci” (così storpiava il suo cognome lo speaker della piscina olimpica) ex piccolino della Polha Varese e della Luino Verbano Nuoto ne ha vinte addirittura tre, di bronzo, qualificandosi per tutte e quattro le finali delle specialità a cui era iscritto. Un risultato che premia il suo impegno e quello dei diversi allenatori che l’hanno seguito nella sua crescita fino all’attuale staff della Polha e della Finp. Da non dimenticare la presenza costante e il supporto dei suoi genitori unitamente ai tanti volontari che animano la realtà storica varesina presieduta da Daniela Colonna Preti. Stessa speranza di una medaglia era nei pensieri dell’ipovedente di Samarate Fabrizio Sottile. L’impresa non è arrivata ma il talento e le potenzialità restano. Il tesseramento con le Fiamme Gialle e la cura del tecnico dell’Insubrika Nuoto Gianni Leoni sono garanzia di ripartenza ideale per ripresentarsi a Rio da protagonista. Spenti i riflettori sulla Paralimpiade più vista della storia con l’Italia che nonostante i cronici problemi di numeri e scarso ricambio generazionale è stata capace di portare a casa 9 ori, 8 argenti e 11 bronzi per un totale di 28 medaglie, ben 10 in più del già prestigioso carnet di Pechino 2008 (4,7,7), Coni, Cip, Federazioni paralimpiche e Scuola devono ora rinnovare impegno e investimenti mirati in  tema di informazione, promozione e progetti. Grazie anche a imprese di personaggi famosi come Alex Zanardi e Annalisa Minetti il seme dell’attività sportiva per persone con disabilità è arrivato più in profondità che in passato. Tra gli obiettivi delle Paralimpiadi di Londra c’era quello di “Inspirare le nuove generazioni” si può ragionevolmente affermare: missione compiuta!  

 

Roberto Bof

Lisdha News n 75, ottobre-dicembre 2013

03/12/2013