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Dall’estate africana di Varese a un angolino di Paradiso a portata di mano!

Tutto bene, a parte qualche episodio sgradevole... Basterebbe davvero poco per rendere questi luoghi accessibili a tutti!

Non è facile vivere a Varese per le persone diverse, che si tratti di avere la pelle scura o di usare un bastone o una carrozzina o comunque si appaia fuori dalla norma statistica della provincia lombarda.  Chi, diverso, voglia vivere tranquillamente nel varesotto, non deve temere lo sguardo degli altri, può accettare la sua diversità, e soprattutto sviluppare quel senso dell’humour che colora la vita e dà una garanzia per rimanere libero. Ma davanti a un clima rovente come quello di quest’estate tutto ciò può non bastare.

 

Chi può allora fugge, come abbiamo fatto io e mio marito.  Per fortuna non è necessario andare lontano per respirare l’aria della montagna e rinascere!

La fuga che vorrei condividere con voi è avvenuta in una meravigliosa oasi di natura e freschezza, un paese della Val Grande, il parco naturale piemontese del Lago Maggiore, un autentico polmone verde a un’ora e mezza da Varese. Se desiderate andarci, basta prendere il treno o la macchina fino a Laveno; attraversate il lago con il traghetto; per chi non possiede la macchina, c’è poi a Intra un comodo pullman che fa la salita verso Premeno e Piancavallo, vicini al cuore del parco.  L’alternativa è fare il percorso autostradale dell’A 26, direzione Gravellona Toce e poi Intra-Premeno.

 

Noi possiamo usufruire dell’appartamentino nel retroterra di Pallanza che ci ha lasciato una nonna. Ci rendiamo conto che è la Provvidenza che ce l’ha dato e che siamo molto fortunati. Rimaniamo a dormire lì, all’inizio della Val Grande, e poi appena svegli ogni giorno saliamo in direzione di Piancavallo. Ci fermiamo di solito a Premeno. Ottocento metri di altezza e già ci sono quattro o cinque gradi di meno. Sostiamo spesso alla Chiesa di San Salvatore che lascia col fiato sospeso per la sua bellezza e per lo scrigno che la circonda: il panorama sul lago, la vallata selvaggia dell’Uncina, lo Zeda, le cime del Monte Rosa e della Svizzera. La piazza della chiesa con il suo manto di erba e le sue panchine di legno rustiche invita naturalmente al silenzio, alla meditazione, alla lettura, e per chi ha la fede, a pregare.

Dopo un po’ di solito andiamo da Francesco, il giovane padrone del bar della Villa Bernocchi. Non solo ci prepara un delizioso caffè, ma ci accoglie con un sorriso e un’attenzione pratica, precisa e veloce. Appena, ci vede scendere nel parco, toglie la sedia di mezzo per lasciare il posto alla carrozzina e ci fa accomodare sotto un faggio secolare con la sua ombra che batte ogni climatizzatore.

 

Dietro il bar nell'atrio della "Villa" c’è la Pro loco, di cui fanno parte non solo abitanti della comunità, ma anche forestieri che vengono in vacanza. Le attività culturali, naturalistiche, ludiche sono di qualità e gratuite. Chiunque si presenta è accolto con gentilezza dalla giovane segretaria e dalla signora Maria, un’anziana milanese che ha deciso di vivere tutto l’anno a Premeno ed è uno dei pilastri dell’istituzione. Ti accoglie come se fosse un po’ la nonna di ciascuno; ti parla di quel che il comune offre ai villeggianti come una padrona di casa fa con l’ospite. 

Per chi si muove in carrozzina non ci sono ostacoli perché gli spettacoli –  concerti, opere di teatro, cabaret – si svolgono nel parco della villa dove non c’è nessuna barriera e c’è sempre un buon posto.  E bello ritrovare in quegli spettacoli i bambini che giocano in tutta libertà, senza che questo disturbi, e poi, uno accanto all’altro, l’imprenditore facoltoso e il muratore, l’operaio in cassa integrazione e il medico o l’avvocato. E lo stesso avviene anche sulle panchine nel parco in cui pensionati e studenti discutono con signore anziane fuggite come noi da Varese, Milano o Torino e con immigrati e turisti tedeschi e svizzeri con i loro tanti bambini... Sembra per due mesi che qui non ci siano barriere né pregiudizi fra le persone che riscoprono il gusto di parlarsi, di condividere cose belle. Un'altra Italia. C’è un posto per ciascuno!

 

Tra gli eventi a cui abbiamo assistito ricordiamo in luglio lo spettacolo teatrale dei bambini diretto da Federico Gagliardi, in cui ogni giovanissimo attore dava un tocco individuale, a volte umoristico, altre volte poetico e saggio, per parlare della tutela del nostro pianeta, e la presentazione del giallo  “Vertigine” fatta da due amanti della Milano degli anni Cinquanta, la scrittrice Erica Arosio ed il giornalista Giorgio Maimone, e poi in agosto  la meravigliosa mostra fotografica sulla fauna della Val Grande del fotografo e cacciatore di immagini sorprendenti, Dino Perrotta. Ho ritrovato lì il pettirosso che mi viene a visitare a colazione, la volpe che minaccia la notte le galline del nostro vicino contadino, un tenerissimo cucciolo di cinghiale e tanti serpenti temibili di cui preferisco ignorare la presenza quando passeggio per i sentieri della montagna! Mi piacerebbe incontrare a Natale i camosci di cui ho visto i ritratti che scendono spinti dalla mancanza di cibo fino all’inizio del parco.

 

Quando è festa ci offriamo qualche volta un pranzo da gourmet alla “Stazione”. E una famiglia di Saronno che tiene il ristorante, nell’antica stazione del luogo restaurata a modo di piccolo bistrot. Il nonno accoglie ogni cliente all’entrata con un grande sorriso, lo chef dell’osteria prepara degli squisiti piatti di pesce fresco come se fossimo a Genova, la signora riceve con grande cordialità e non mancano il tocco della brillante figlia ventenne Valentina e dello spiritoso cameriere Giovanni. Durante la settimana c’è un menu fisso all’insegna della buona cucina casalinga. Il bagno è a norma e senza scalino per le carrozzine. Per entrare nel ristorante si può prendere la rampa vicino all’edicola anch’essa senza barriere e tenuta da persone molto accoglienti e aperte.

Un altro posto è la Pizzeria-Bar “Il Bivacco”con un accesso molto facile per chi è in carrozzina. L’ambiente è simpatico e rustico. Lo chef fa anche da panettiere e vende un pane fragrante e delle brioche squisite. Ha anche del latte e della frutta e verdure a prezzi competitivi.

Se invece fa molto caldo, conviene salire fino a Pian di Sole che è più fresco. Mi hanno detto che la pizzeria-bar in piazza è accessibile ma non l’abbiamo ancora provata. Prima che mio marito avesse bisogno della carrozzina andavamo alla ”Genzianella”, piccolo ristorante dove nel giardino pieno di fiori si mangiano piatti tipici e dove la vista sulle montagne è stupenda. Purtroppo, l’accesso comporta quattro o cinque scalini piuttosto ripidi.

 

Tutto è andato bene? Quasi. Il primo giorno abbiamo avuto un’esperienza alla Villa Bernocchi che ci è sembrata un fulmine a ciel sereno.

Era l’inizio di luglio, un giorno di caldo infernale anche lassù. Avevamo parcheggiato la macchina nell’unico posto ombreggiato. Mangiavamo tranquillamente un’insalata con un bicchierino di vino quando è apparsa una signora con l’atteggiamento di una preside in cattedra. Ha detto ad alta voce con in mano il cellulare: “Sto per chiamare i vigili perché multino tutte le persone che hanno parcheggiato fuori dagli spazi. Non se ne può più di questa mancanza di rispetto delle regole!” Le ho detto allora che ero uno degli imputati, ma che avevo parcheggiato nell’unico luogo ombreggiato dove l’auto non dava fastidio a nessuno. Le ho fatto anche notare che avevamo lasciato il pass dell’handicap vicino al volante. Ma lei mi ha risposto in modo duro che c’era un parcheggio per le persone handicappate e che dovevo subito spostare lì la macchina se non volevo la multa. Le ho fatto osservare che il posto riservato all’handicap era in pieno sole con una temperatura bollente che avrebbe reso l’auto un “forno” non proprio adatto a mio marito a cui il medico aveva prescritto di evitare il caldo. Ma la signora non ha voluto sentir ragione: “Se venite a Premeno c’è una legge che va rispettata. Abbiamo pensato all’handicap, punto.” Le ho fatto notare che il suo atteggiamento non era umano. Le ho chiesto di qualificarsi, ha rifiutato. Per fortuna poi ho trovato un altro posto nella salita di San Salvatore, all’ombra di pini centenari, lungo il giardino della casa che soprannominiamo "dei cocker" perché ai lati del portone, ci sono due statue di cocker sorridenti, da allora divenuto il nostro parcheggio estivo! Abbiamo riso spesso quest’estate quando  incrociavamo la signora “senza nome” - che poi abbiamo saputo essere impegnata in politica -  perché faceva finta di non vederci!

Un altro episodio sgradevole c’è stato con l’elevatore della Villa. Un nostro amico un giorno doveva andare in bagno e ha chiesto di essere accompagnato alla pedana. I responsabili della Pro loco hanno fatto finta che fosse tutto a posto per poi “scoprire” che non funzionava, ma era chiaro che era così da un pezzo!

Conclusione: basterebbe poco per rendere questi luoghi un paradiso per tutti.

Carine Cooreman

24/01/2014