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Oftal: L'ammalato al centro

Da Lourdes difficilmente si torna come si è partiti. A 150 anni dalle apparizioni un volontario dell' Oftal racconta la sua particolare esperienza…

Nel 1912 un giovane prete della zona di Vercelli accompagnò il suo primo malato a Lourdes. Il viaggio non fu certo privo di disagi, ma “seminò” nel suo cuore una certezza: il pellegrinaggio al santuario mariano era una grande opportunità, sia per l’ammalato che per chi lo accompagnava, di “incontrare la consolazione di Dio”. Nacque così nel 1932 l’Oftal, l’Opera Federativa Trasporto Ammalati a Lourdes. Ne parliamo con Roberto Franchin, responsabile del gruppo Oftal di Varese.

 

- Quando ha conosciuto l’Oftal e di conseguenza Lourdes?

«In quel periodo della mia vita devo dire che la religione non “entrava nella mia agenda”.  Un giorno mi misi a parlare con una donna che incontravo per lavoro e il discorso cadde sulla chiesa e i cosiddetti praticanti che ad entrambi sembravano un po’ incoerenti. A quel punto dissi che le uniche cose che mi attiravano nell’ambito religioso erano Lourdes e s. Bernadette.

La persona che parlava con me prese subito la palla al balzo e mi chiese se volevo fare il barelliere a Lourdes. Lei infatti era una dama dell’Oftal.

In quel momento la parola Oftal non mi diceva niente ma dopo quattro mesi mi sono ritrovato a Milano, davanti al treno dei pellegrini e dei malati, e sono partito come volontario.

Il primo approccio è stato traumatico. Non sapevo che l’Oftal fosse una associazione ecclesiale. Quando è iniziato il rosario sul treno mi è preso un colpo. Al mio ritorno  avevo però in mano una corona del rosario e  ce l’ho ancora».

 

- Cosa è cambiato nella sua esistenza?

«C’è stato un cambiamento nel mio rapporto con gli altri. Prima di Lourdes ero solito dare del lei praticamente a tutti. Era per me una sorta di difesa, un po’ per timidezza e forse per non coinvolgermi troppo. Ma sentirmi dare subito del tu con amicizia e con un vero interessamento  mi ha cambiato. Da quel momento ho cominciato a vedere gli altri come fratelli. Forse può sembrare banale ma per me è stato importante.

Poi devo dire che il  primo viaggio ha messo un “tarlo” nella mia testa. Ho iniziato a osservare gli ammalati e i volontari.  Io non sapevo ancora cosa stavo cercando, ma ho cominciato ad entrare nel mistero della sofferenza e a comprendere il valore della preghiera.

Tornato a casa per prima cosa ho ripreso ad andare a messa la domenica.

Nei viaggi successivi mi sono confessato e ho fatto il famoso “bagno”. Nei primi pellegrinaggi dunque la cosa più importante non è stata tanto l’aiuto che davo materialmente ai malati ma il mio cammino interiore di riscoperta di Dio  e della fede.

Dopo il terzo viaggio ho iniziato a chiedermi: “Cosa faccio ora?”, “Come mettere a frutto il dono ricevuto?”  Un giorno improvvisamente ho deciso di andare dal mio parroco per chiedergli se poteva mettermi a disposizione dei locali per dare vita a Varese ad un gruppo Oftal. Mi sono ricordato di aver conosciuto dei varesini a Lourdes, li ho contattati e abbiamo iniziato ad incontrarci».

 

- Ha parlato di dame e barellieri. Chi sono esattamente?

«Sono persone che si offrono per accompagnare e per assistere i malati lungo il viaggio e nell’ospedale interno al santuario. Insieme  a loro ci sono poi anche medici, infermieri  e farmacisti.

Tutti riceviamo una formazione pratica, più che altro sul posto, in cui ci viene spiegato ad esempio come mettere le persone sulle carrozzine o sui lettini. 

Ma quello su cui  si cerca di riflettere molto nell’Oftal è l’approccio con il malato, ci si interroga su come condividere la sua sofferenza. Poi c’è la formazione spirituale. Ci sono serate in cui si affrontano vari temi e ci sono giorni di ritiro. Per ora il tutto avviene soprattutto a Milano, più volte durante l’anno».

 

-          Come è strutturata l’Oftal?

«Ci sono diverse sezioni in alcune regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria, e Sardegna. Le sezioni sono legate alle diocesi. Il “capo” è sempre il vescovo che poi delega un sacerdote per seguire più da vicino l’associazione. Gli associati principali sono le dame e i barellieri.

La cosa che mi piace dell’Oftal è il voler dare a tutti la possibilità di recarsi a Lourdes: se uno ha problemi fisici particolari si vede se è tecnicamente trasportabile e si  fa di tutto perché possa andare in pellegrinaggio; se la persona ha problemi economici le si viene incontro. A questo scopo ogni anno vendiamo le uova pasquali e il ricavato viene usato per aiutare proprio chi ha difficoltà economiche».

 

- Qual è per lei la differenza tra turismo e pellegrinaggio religioso?

«La parola pellegrinaggio a me dice che non deve essere una cosa comoda, senza nessuna fatica.  Noi proponiamo il viaggio a Lourdes anche in aereo per chi non se la sente di affrontare il viaggio in treno, ma viaggiare in treno ha un significato tutto particolare.

Per me il pellegrinaggio è qualcosa che tocca lo spirito attraverso le fatiche del corpo. Un pellegrino “sano” che viaggia con i malati sicuramente impara molto da loro».

 

- Il vostro fondatore diceva: “Lourdes con gli ammalati è tutto, senza ammalati è nulla; è sprecato un pellegrinaggio a Lourdes  che non porti con sé gli ammalati”. Come commenta questa frase?

«Qualcuno ha detto che Lourdes è il centro mondiale della santificazione della sofferenza. Ci sono ammalati che vanno lì ma non pregano per sé. Accettano il loro problema e lo offrono per altri. Lourdes ti aiuta a  sopportare e ad accettare la sofferenza, che non significa negarla.. Non è dire: “come sono contento di soffrire”, ma quando non la si può togliere dalla propria esistenza si impara a darle un valore».

 

- Lei viaggia in treno con i pellegrini. Qual è lo spirito che accompagna chi parte, volontari compresi?  E quando tornano che cosa li ha colpiti maggiormente?

«Chi è già stato a Lourdes ci torna per ricaricare le pile o per ringraziare o per cercare ancora. Ci si torna sempre con speranza. Chi non c’è mai stato non ha idea di quanto sperimenterà, delle emozioni che proverà. Di solito è la grotta e l’atmosfera spirituale che la circonda a toccare i cuori, all’inizio. Quando poi si è sulla via del ritorno alla maggior parte delle persone il tempo sembra essere passato troppo in fretta:  per una settimana sei stato fuori dal mondo ma nelle stesso tempo “ci sei”. A Lourdes il malato è al centro dell’attenzione.

C’è un’aria particolare, i tuoi problemi in quel momento non li senti. Sei lì a “succhiare” energia per dopo. Non è un fuggire i problemi, ma un nutrirsi di Altro.

Poi le dame e barellieri dicono tutti la stessa cosa: “Sembra che tu sei lì per aiutare i malati ma sono loro che aiutano te”. Anche i volontari stanno cercando qualcosa».

 

- Come Oftal , oltre i pellegrinaggi, voi vi impegnate anche sul territorio. Come?

«Noi vogliamo continuare il rapporto con gli ammalati anche dopo il pellegrinaggio: aiutarli, là dove vivono, nei loro problemi pratici, materiali, spirituali. Fermarsi al pellegrinaggio può dare l’idea di prendere come dei “pacchi” per portarli a destinazione. A Varese abbiamo contattato altre realtà, come un centro di accoglienza per disabili o come il Movimento Apostolico Ciechi, con cui cerchiamo di mantenere rapporti costanti nel tempo».

 

- Alla fine di questa intervista cosa si sente di aggiungere?

«Personalmente avverto molto il desiderio di condividere  la gioia che ho scoperto a Lourdes con gli altri, ma sento anche mie queste parole di Bernadette: “Io non ho l’obbligo di farvi credere ma di dirvelo.” Io invito tutti, il resto è nelle mani di Qualcun' Altro».

Emanuela Giuliani

 

Chi volesse maggiori informazioni o desiderasse partecipare ad un pellegrinaggio (non solo a Lourdes), anche come dama o barelliere, può rivolgersi ai seguenti recapiti:

 

Sede Centrale Oftal: Via Gioberti 9, 13039 Trino (Vc) 

                                    Tel 0161.801290 – fax 0161.804177

                                    Email: info@oftal.org

                                    Sito Web: www.oftal.org

 

Sezione di Milano:  Via S. Antonio 5, 20122 Milano

                                 tel: 02. 58316255 – fax: 02. 58316265

                                Email: oftal.milano@tin.it

                                Sito Web: www.oftalmilano.it

 

Gruppo di Varese: Roberto Franchin

                               Cell: 3356025957

24/01/2014